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Green Pass, scoppiano le proteste nazionali
Non è un’Italia divisa in due come sostiene il mainstream. Il “no” al Green Pass è un coro unanime, che travalica le divisioni politiche e da giorni attraversa lo Stivale. Non è composto solo da “no-vax”, ma anche da gente vaccinata che ora guarda con preoccupazione alle decisione di far crollare l’economia nazionale per decreto
Non è un’Italia divisa in due come sostiene il mainstream. Il “no” al Green Pass è un coro unanime, che travalica le divisioni politiche e da giorni attraversa lo Stivale. Non è composto solo da “no-vax”, ma anche da gente vaccinata che ora guarda con preoccupazione alle decisione di far crollare l’economia nazionale per decreto. Milano, Roma, Torino, Firenze. Poi Napoli, Bologna, Genova e ancora Cagliari, Lecce, Messina, solo per ricordare le grandi città. Per dire no alla certificazione verde sono scesi in piazza a centinaia di migliaia, in un fine settimana (quello seguito alla conferenza stampa-annuncio) che si è rivelato infuocato per il governo Draghi. Quello che ha messo nero su bianco nell’ennesimo Dpcm (mica in una legge votata in Parlamento, come accade nei Paesi democratici) la volontà di imporre fino a cinque giorni di chiusura alle attività e servizi che garantiscono il libero accesso alla propria clientela.

La discriminazione del non vaccinato, “l’Apartheid” – come l’ha chiamata qualcuno – che diventa decreto. Il lasciapassare fascista che cambia colore e diventa verde, ma rimane immutato: un foglio di via che discrimina chi non si piega alla dittatura costituita. Una volta razziale e politica, oggi squisitamente sanitaria. Intanto, è boom di esercenti che si dichiarano sfavorevoli alle imposizioni sulle loro attività private e annunciano battaglia legale in caso di sanzioni e chiusure.

Una guerra che si gioca su diversi terreni: uno è senz’altro quello dei ricorsi. E tanti sono stati, già, quelli vinti a man bassa da semplici cittadini costretti all’auto-certificazione, multati da agenti compiacenti o costretti ad allontanarsi – negli scorsi mesi – dal loro posto di lavoro. Poi c’è la disobbedienza civile, sostenuta da fior fior di giuristi soprattutto ora che il governo ha infilato nel Dpcm sul Green Pass il rinnovo (illegittimo) dello stato di emergenza, che (formalmente) durerà fino al 31 dicembre del 2021. Non da ultima, la spinta popolare, l’espressione delle piazze, il sentire comune e la voglia di cambiamento che sta spingendo i cittadini di ogni regione a mobilitarsi e a riversarsi in tutte le vie.

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