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Edoardo Zanchini, già vicepresidente e membro della segreteria nazionale di Legambiente, è stato nominato direttore dell’Ufficio “Clima” del Comune di Roma, emanazione del Gabinetto del sindaco. L’associazione appena qualche settimana fa aveva criticato la volontà di Roberto Gualtieri di avviare una stagione tutt’altro che attenta all’ambiente nella Capitale, con la previsione della costruzione di nuovi termovalorizzatori. Quale sarà la posizione di Zanchini sull’argomento? Non si sa, e comunque a passaggio avvenuto le acque si sono calmate e il clima si annuncia più che disteso.

Legambiente ha già inviato il suo bigliettino virtuale di felicitazioni: “Auguri di buon lavoro per il nuovo prestigioso incarico. Roma ha bisogno della sua competenza ed esperienza”. I termovalorizzatori ora non sono più un problema: il baricentro si è già spostato sulla “diffusione degli impianti a fonti rinnovabili, gli interventi per l’efficientamento energetico degli edifici e i progetti di forestazione per contribuire a combattere la crisi climatica”: questi i punti indicati dal presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani assieme alla “decarbonizzazione”.

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TVA Roma, Legambiente: “Salvaguardare monumenti e salute pubblica”

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TVA Roma, Legambiente: "Salvaguardare monumenti e salute pubblica" | Rec News dir. Zaira Bartucca

Ieri in aula Giulio Cesare nell’Assemblea Capitolina c’è stata in ordine del giorno la “Situazione della Tramvia Termini-Vaticano-Aurelio”. Sull’argomento è intervenuta Legambiente, che si è rivolta ai consiglieri di Roma Capitale.

“Chiediamo al Campidoglio di spingere per la realizzazione del Tram TVA e di tutte le linee programmate – ha dichiarato Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio – perché il Tram ridisegna la città, è il mezzo moderno che migliora le capacità del trasporto con efficacia ed efficienza, in grado di creare un nuovo paesaggio anche nel centro storico, dove salvaguarda i monumenti e la salute pubblica, unendo la città, a misura di persone e ambiente”.

“Invitiamo l’Aula a un chiaro segnale – ha continuato Sacchi – perché non si perda neanche un secondo per l’avvio di questo grande cantiere. La TVA sarà un salto in avanti positivo per la cura del ferro che la stragrande maggioranza di romane e romani sostengono con forza”.

Avanti con questo grande progetto – conclude Scacchi – contro il quale si schierano soltanto pochi vecchi potentati comunicativi e politici anti-ambientalisti che fanno solo il gioco delle potenti lobby del fossile e della mobilità automobilistica privata”.

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Emergenza casa a Roma, Rocca: “Gualtieri sgomberi immobili occupati, basta connivenza con abusivismo”

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Emergenza casa a Roma, Rocca: "Gualtieri sgomberi immobili occupati, basta connivenza con abusivismo" | Rec News dir. Zaira Bartucca
Comunicato stampa

“Gli unici sgomberi che si stanno facendo riguardano immobili dell’Ater, quindi è la Regione che sta liberando le strutture di sua proprietà per ripristinare la legalità, mentre Roma Capitale non sta sgomberando immobili di proprietà di Roma Capitale: anzi, in molti casi tutela le occupazioni abusive, perché c’è connivenza con i movimenti per la casa e addirittura in alcuni edifici ci avete messo dentro i richiedenti asilo“. Così Federico Rocca, Presidente della Commissione controllo, garanzia e trasparenza in Campidoglio, ai microfoni di Radio Roma Television riaccende la polemica sulle occupazioni abusive nella capitale.

Ospite del programma “La Voce di Roma” condotto da Luca Bedini, il consigliere comunale di FdI ha attaccato il Presidente della Commissione Politiche abitative Yuri Trombetti (Pd) sulla gestione delle occupazioni, tornando anche sulla recente approvazione del provvedimento che attribuisce la residenza agli abusivi: “A Roma il problema dell’occupazione è trentennale – spiega Federico Rocca – ma la questione è che chi occupa, ovvero chi grida di più, sottrae un diritto a chi è in graduatoria e civilmente e in silenzio attende una casa popolare. Regione Lazio sta sgomberando gli immobili occupati abusivamente per ripristinare la legalità mentre non altrettanto sta facendo il Campidoglio: Gualtieri chieda lo sgombero degli immobili di Roma Capitale, ma è evidente che c’è un problema politico perché la sinistra è solidale con chi tutela le occupazioni abusive, c’è convivenza con i movimenti della casa. E dei 57 immobili Ater assegnati a sedi politiche, 21 sono del PD e di queste 19 risultano morose“.

Trombetti ha respinto gli attacchi politici e rivendicato il lavoro sin qui svolto dall’amministrazione comunale: “Abbiamo un tavolo composto da Comune, Prefettura e Ater che sta lavorando molto sugli sgomberi e, grazie al lavoro delle istituzioni e a un’azione coordinata e mirata, si stanno facendo sgomberi importanti che forse in passato non sono stati mai fatti. Tra l’altro al Dipartimento Patrimonio, su mio emendamento al piano casa, abbiamo approvato un tavolo che si è già riunito anche con la partecipazione della Regione, per definire con quali criteri fare gli sgomberi, perché diverse volte ci siamo trovati in situazioni drammatiche di difficoltà vera. Discorso diverso è la residenza: l’aver dato la residenza per permettere, anche a chi ha occupato una casa, di poter avere il medico di famiglia, la scuola e una serie di diritti, non inficia assolutamente sull’occupazione e non dà alcun diritto. Poi con l’Assessore regionale Pasquale Ciacciarelli stiamo portando avanti un grande lavoro per liberare insieme alla Regione via del Policlinico”.

Parole che però hanno riacceso la polemica con Federico Rocca davanti alle telecamere dell’emittente televisiva: “Il decreto Lupi del 2014, che vietava l’allaccio delle utenze agli occupanti abusivi, è uno strumento di deterrenza all’occupazione – ha attaccato il presidente della Commissione controllo, garanzia e trasparenza del Campidoglio -; se invece oggi a chi occupa viene consentito di allacciare le utenze, non solo le persone occupano ma da là non se ne andranno più. Voi avete reinterpretato il decreto Lupi laddove prevede che in casi di fragilità il Sindaco può disporre il riconoscimento della residenza, mettendo una casistica di situazioni di fragilità in cui praticamente ci rientrano tutti: addirittura ci avete messo – l’ho fatto presente al Prefetto e spero che intervenga – i richiedenti asilo che invece, per legge, dovrebbero stare nei centri messi a disposizione dallo Stato e attendere la risposta alla loro domanda, non occupare abusivamente una casa”.

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Lazio, se la fiera “eco green” la vince un inceneritore

L’associazione: “Trovata esilarante”

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Lazio, se la fiera "eco green" la vince un inceneritore | Rec News dir. Zaira Bartucca

L’associazione ambientalista Fare Verde ETS ODV ha espresso “forti perplessità” in merito alla premiazione ricevuta da Acea Ambiente per l’impianto di San Vittore del Lazio alla fiera eco-green sull’economia circolare Ecomondo 2023, anche in considerazione delle “numerose segnalazioni alla Commissione Europea e alla varie procure inerenti la scarsa sostenibilità dell’impianto e addirittura la presunta erronea classificazione ad “impianto a recupero energetico”.

“L’area dove è ubicato l’impianto – fanno sapere dall’associazione – è considerata area di risanamento per ciò che concerne i PM10. Lo stesso sembrerebbe non essere autorizzabile ad operazioni a recupero energetico e quindi assimilabile a “termovalorizzazione”, ma in maniera inverosimile risulta piuttosto essere un semplice inceneritore a terra.  Che un semplice inceneritore possa essere premiato ad una fiera “eco-green” – rimarcano gli interessati – è alquanto esilarante, soprattutto in considerazione del fatto che l’impianto è causa di un problema di doppio inquinamento, scaturito dal mancato utilizzo ogni anno di enormi quantitativi di energia termica che in Comuni ad alta densità di popolazione devono poi essere prodotti attraverso combustibili fossili, pellet, lega ecc., e di “triplo inquinamento” dovuto al fatto che la maggior parte dei rifiuti trattati provengano dal Comune Roma distante circa 150 km da San Vittore”.

“Circa 15.000 viaggi all”anno su appositi camion adibiti al trasporto di rifiuti conducono – concludono dall’associazione – a un’immissione in atmosfera di una quantità di anidride carbonica superiore a quella direttamente derivante dall’attività dell’inceneritore stesso. Senza alcun pregiudizio e convinti del fatto che gli organizzatori non potevano essere a conoscenza di quanto esposto, si invita gli stessi ad effettuare valutazioni più attente e conformi”.

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Il depuratore di Anagni, gli stop e gli avvicendamenti politici

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Il depuratore consortile di Anagni, gli stop e gli avvicendamenti politici | Rec News dir. Zaira Bartucca

La trentennale storia del depuratore consortile di Anagni potrebbe (condizionale d’obbligo) avviarsi a conclusione. Almeno questa è la convinzione che si può ricavare dalle affermazioni del sindaco Natalia durante la trasmissione “Buongiorno Regione” di questa mattina. Natalia ha informato sugli esiti del tavolo tecnico del 12 settembre scorso e sull’intenzione della Regione Lazio di finanziare con circa 15 milioni di euro le operazioni necessarie per la messa in esercizio dell’impianto. Durante la trasmissione sono intervenuti i rappresentanti delle associazioni di categoria (Unindustria e Coldiretti) e le associazioni ambientaliste che non hanno mai cessato di sollecitare la classe politico-amministrativa sul tema.

“Se fosse in esercizio, il depuratore consortile sarebbe un sicuro vantaggio per il patrimonio naturale, a cominciare dal miglioramento della qualità delle acque del fiume Sacco”, ha dichiarato Rita Ambrosino, presidente del Circolo Legambiente di Anagni: “La mancata messa in opera di questo impianto è l’esempio lampante di decenni di rimpalli di responsabilità, costati alla collettività decine di milioni di euro oltre agli incalcolabili danni per l’ambiente già pesantemente gravato. Ci aspettiamo che questo rinnovato interesse porti anche ad una ricerca delle negligenze e delle responsabilità che hanno causato tale inqualificabile ritardo”.

Per capire la vicenda, si deve tornare al novembre 1992, quando la Regione Lazio consegna alla città il depuratore “ultimato”, nonostante importanti problemi impiantistici che ne rendevano impossibile l’utilizzo. Undici anni dopo, nel 2003, la Regione (Presidente Storace) decide di adeguare l’impianto affidandolo ad ACEA ATO5 che nel 2005 realizza la prima fase del progetto con una spesa di circa 4 milioni di euro. Nel marzo 2005 il Sacco assurge agli onori della cronaca con la dichiarazione di stato di emergenza ambientale per il ritrovamento di elevati livelli di beta-esaclorocicloesano (β-HCH) nel latte proveniente da alcune industrie zootecniche di nove comuni attraversati dal fiume.

Viene istituito il SIN e tra le attività decise dal Commissario delegato per l’Emergenza c’è anche l’avvio del Depuratore Consortile di Anagni. Con delibera del 3 agosto 2007 la Giunta della Regione Lazio (Presidente Marrazzo) stanzia 4 milioni di euro per i lavori di completamento. Nel marzo 2012, la Regione (Presidente Polverini) affida la gestione provvisoria dell’impianto al Consorzio per lo Sviluppo Industriale Frosinone (Consorzio ASI), che segnala la necessità di ulteriori lavori di adeguamento dell’impianto, aggiuntivi rispetto a quelli decisi dall’ufficio commissariale che saranno effettuati, conclusi e collaudati, con esito positivo, il 3 luglio 2014.

Il consorzio ASI, quindi, presenta un nuovo piano di lavori che verranno finanziati solo due anni dopo, nel 2016, con circa 130mila euro. Nel marzo 2017 viene approvato dalla Regione Lazio (Presidente Zingaretti) uno “Schema di Protocollo d’intesa con il Consorzio per lo Sviluppo industriale Frosinone per la presa in carico ed avviamento dell’impianto di depurazione di Anagni”.

In questi anni ai lavori di adeguamento dell’impianto non è mai seguita la messa in funzione. Sono stati numerosi, al contrario, i saccheggi del sito del depuratore, evidentemente poco controllato, con l’asportazione di materiali ed apparecchiature. La storia del depuratore e dei suoi interminabili lavori è stata oggetto di interrogazioni parlamentari, articoli di giornale, servizi TV, mentre contemporaneamente il fiume Sacco veniva ripetutamente colpito da sversamenti abusivi, anche con effetti molto appariscenti, che ne hanno peggiorato la qualità delle acque.

Una emergenza decennale che ha travalicato i confini nazionali entrando a far parte dei casi di mala-depurazione sui quali l’Europa ha richiamato più volte il nostro Paese, destinatario di ben quattro procedure di infrazione per la mancata conformità alla Direttiva Acque Reflue (91/271/CEE).

“Restiamo in attesa degli sviluppi dell’impegno della Regione (presidente Rocca) – conclude Legambiente – e siamo pronti insieme a tutta la cittadinanza attiva e ambientalista, a vigilare e incalzare amministrazione e gestori perché, dopo più di 30 anni, sia finalmente la volta buona che nel depuratore consortile di Anagni, oltre ad un fiume di soldi pubblici, entrino anche reflui da depurare per restituire acqua pulita e dignità al territorio.”

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