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Paul Connett, chimico e tossicologo che si è formato alla Columbia University, lo teorizza da sempre: bruciare rifiuti è un autogol. Termovalorizzatore e inceneritore sono grossomodo due scelte simili, solo che il primo produce assieme alla combustione energia. Le emissioni, infatti, restano in ogni caso. E mentre in Italia si discute come bruciare i propri prodotti di scarto, cioè come rinunciare al riciclato e a importanti tornaconti economici, all’estero si fa tutt’altro. Le varie economie nazionali pensano, cioè, alla spazzatura come uno dei metodi per ricavare materie prime. Vetro, carta, alluminio, asfalto, ferro, tessuti, plastica, rifiuti organici vengono lavorati fino a farne qualcosa di utile. Impensabile, inoltre, pensare di bruciare i rifiuti organici senza dare una chance a un’agricoltura già depressa, che dal compost trarrebbe vantaggio.

Diossina è uguale a “Aids chimico”,  infertilità e tumori. Il Tcdd, noto come diossina, è una delle sostanze più tossiche che l’uomo produce con la combustione di rifiuti, anche domestici. Si tratta di sostanze, per riproporre di nuovo gli studi di Connett, in grado di alterare o sopprimere le funzioni vitali. Inducendo, anche, tumori o quello che nei Paesi dell’Est ma non solo è noto come “Aids chimico”. Interferiscono con la funzione riproduttiva, rallentando la pubertà e portando a infertilità femminile e maschile. Penetrano nel corpo umano tramite acqua e cibo, addirittura con aria e polvere e con la pelle. Queste sostanze circolano nel sangue, e attraverso la placenta e con il latte materno vengono trasmessi al feto e al bambino.

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L’esempio della Russia. Come evitare tutto questo? In molti stati della Federazione russa, per esempio, la mentalità votata al riciclo ha portato ad ambienti salubri, ordinati e puliti, oltre che a serie e durature ricadute occupazionali. Qui la carta viene riutilizzata nella cifra considerevole del 75 per cento, e permette la produzione di cartone semplice e ondulato, contenitori. Assai vantaggioso è lo smaltimento dei metalli lavorati nelle fonderie. Soggetti al trattamento sono anche prodotti elettronici, da cui vengono estratti  oro, platino e rame.

Anche il riciclaggio dei pneumatici è di vitale importanza, perché l’80 per cento della fornitura mondiale è costituita da gomma sintetica che deriva dal petrolio, una risorsa non rinnovabile. Sostituire l’incenerimento con il riciclaggio è di grande impatto economico, perché permette la conservazione delle riserve naturali, stimola lo sviluppo di tecnologie a basso costo ed elimina la perdita di vaste aree di terra per le discariche. I pneumatici riutilizzati hanno diversi impieghi, tra cui quello interessante del rivestimento stradale e di calcestruzzo per costruzione (fibrobeton).

La Svezia, invece, in netta controtendenza, porta avanti la politica della termovalorizzazione. Qui ben trenta centrali elettriche operano sui rifiuti, bruciandone 5,5 milioni di tonnellate all’anno circa. E’ il Paese in cui il presidente della Repubblica Sergio Mattarella si è di recente recato per parlare di superflue politiche europee, mentre Premier, vicepremier e ministri, potrebbero pensare di aprire un dialogo assai più fruttuoso per la vendita di rifiuti, da inserire nella strategia “Rifiuti zero” prevista dal Contratto. Perché spendere miliardi per dannosi termovalorizzatori se il paese (i paesi) pronti all’acquisto ci sono già? Il ritorno in termini economici ci sarebbe, la tutela della salute, anche.

E l’Italia? Le piattaforme ecologiche, se rapportate a strutture complesse per cui non è possibile eliminare l’inquinamento (il medico pugliese specializzato in inquinanti Agostino Di Ciaula afferma che non esistono al mondo filtri in grado di trattenere inquinanti come la diossina, composta da particelle infinitamente piccole, ndr), sono molto economiche. Già da sole, avrebbero importantissime ricadute occupazionali, visti gli operatori, trasportatori, addetti alle macchine che vi si potrebbero impiegare. Il risparmio avverrebbe anche nel settore delle costruzioni e della viabilità, visto che i materiali utilizzati potrebbero venire in percentuali importanti dagli stessi rifiuti che gli italiani generano.

Si parla tanto della ricostruzione del ponte di Genova: il risparmio più grosso potrebbe venire dalle materie prime impiegate, che in un’ottica sbagliata si pensa debbano essere bruciate. Se, poi, la Chiesa in questi giorni si impegna a fare eventi-parata che riguardano i poveri, la soluzione pronta c’è anche per loro. Chi, purtroppo, nella spazzatura ci vive o ci cerca dentro, con la spazzatura (pulita e trattata), ci potrebbe lavorare. Questo significherebbe privilegiare progetti sociali che contribuirebbero a eliminare in un colpo solo degrado cittadino e drammi legati all’indigenza.

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Ha svolto gli studi presso il College professionale dell'Università Nazionale di Dnipropetrovsk, specializzandosi in Managment e Marketing (sviluppo economico-territoriale, ricerca di mercato, sviluppo nuovi prodotti, politica dei prezzi e distribuzione, pubblicità, pubbliche relazioni, sviluppo nuovi mercati e segmenti di mercato). Già manager Import/Export e appassionato di Economia. Per Rec News è Autore e si occupa del reperimento di fonti internazionali.

OPINIONI

Se i galoppini dei partiti accusano gli astensionisti del disastro italiano

Pur di non essere complici di un sistema distorto, in 16 milioni non sono andati a votare. Se ne facciano una ragione un po’ tutti, da destra a sinistra, ricordandosi che una democrazia può dirsi tale solo se si rispetta la maggioranza. E la maggioranza degli italiani oggi non si sente rappresentata da nessuno

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Se i galoppini dei partiti accusano gli astensionisti del disastro italiano | Rec News dir. Zaira Bartucca

L’Italia è quel Paese in cui i diritti si possono esercitare solo se sono in linea con i programmi della classe dirigente. Puoi esprimere la tua opinione, ma devi rimanere in quella griglia di pensiero buonista e progressista, se no gli squadroni punitivi ti schedano come “fascista” tentando di negarti la libertà di espressione. Puoi esercitare la tua libertà di scelta, però devi essere consapevole che questa non può essere tale se esiste un trattamento sanitario imposto dal governo. Puoi muoverti, ma devi sempre tenere a mente che il diritto alla mobilità in alcuni periodi può essere sotteso al possesso di un certificato sanitario.

Puoi lavorare e puoi scaldarti in inverno, ma devi comprendere che non sei altro che un parassita che impatta sull’ambiente che pretende di mantenere se stesso e la sua famiglia in un momento in cui impazzano i disastri climatici. Puoi tenere aperto il negozio, sempre che tu riesca a essere più forte delle bollette. Puoi votare il partito di cui ti fidi con le schede di carta e la matita (poi parlano di digitalizzazione), ma devi essere consapevole del fatto che le manipolazioni sono dietro l’angolo e che ci sarà sempre un vincitore ombra che si farà il suo governo su misura, oppure che i vecchi partiti si alleeranno tutti insieme vanificando ogni singola preferenza.

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Puoi – e qui arriviamo al punto – non votare se non ti senti rappresentato, ma devi essere conscio del fatto che faranno di tutto per trascinarti alle urne, perché il tuo non-voto può avere effetto su un sistema elettorale-farsa che deve permettere il riciclo delle solite facce e il buon vecchio motto del “cambiamo tutto per non cambiare niente”. Puoi fare, insomma, quello che ti viene concesso per grazia ricevuta, perché sennò ti devi sobbarcare le colpe di tutto. E’ colpa del fatto che non ti sei voluto prestare alla somministrazione di un siero sperimentale se il covid “tornerà”. E’ colpa del calorifero acceso se c’è la guerra in Ucraina e, ovviamente, è colpa del fatto che non sei andato a votare se l’Italia è un regime neocoloniale.

Questo dicono i galoppini dei partiti nelle loro sfuriate che questa volta sono contro 16 milioni di italiani che non si sono voluti recare alle urne. E’ singolare, ma in questa crociata contro l’italiano medio vessato da misure draconiane a da ogni sorta di ristrettezza, giornalisti e opinionisti prezzolati sono affiancati dai cosiddetti “anti-sistema”, cioè da coloro i quali pretendevano di essere votati solo perché per 24 mesi hanno cavalcato il covid con il fine ultimo di accaparrarsi un posto in Parlamento. Nascondendo, per giunta, la loro appartenenza ai vecchi partiti o la loro vicinanza a contesti massonici e think thank sovranazionali. Ora si ritrovano con un pugno di mosche in mano, certo, ma più che accusare chi non si è voluto (liberamente) fidare, dovrebbero fare un po’ di autocritica e comprendere che la mancanza di trasparenza non paga mai.

Il fallimento dei partiti vecchi e nuovi non risiede né nelle caratteristiche dei soggetti di rappresentanza, né nelle mancanze dei leader, né nell’incompletezza dei programmi ma – semplicemente – nella realtà oggettiva. Una realtà in cui il cittadino è abbandonato di fronte a problemi che, addirittura, sono causati dalla classe politica stessa. L’Italia era e sarà – con l’ennesimo governo accomodato su posizioni europeiste – il Paese della disoccupazione, dell’inflazione, delle speculazioni, delle persecuzioni ideologiche e sanitarie, della Giustizia impantanata. Nessun tra i partiti vecchi e nuovi ha dimostrato di voler porre rimedio in maniera concreta a questi problemi, e gli italiani – semplicemente –se ne sono accorti. Notando incoerenza, doppiogiochismo, menefreghismo, egocentrismo e un insano istinto di auto-conservazione da parte di partiti autori o corresponsabili del disastro.

E’ per questo che, pur di non essere complici di un sistema distorto, in 16 milioni non sono andati a votare. Se ne facciano una ragione un po’ tutti, da destra a sinistra, ricordandosi che una democrazia può dirsi tale solo se si rispetta la maggioranza, e la maggioranza degli italiani oggi non si sente rappresentata da nessuno.

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ECONOMIA

Paradosso caro bollette. Il governo anziché punire le speculazioni, le promuove

Con la scusa della fantomatica “crisi energetica”, il governo tenta di imporre nuovi divieti e di ottenere nuove privazioni. Le aziende “energifore” festeggiano l’aumento vertiginoso dei ricavi ma, paradossalmente, mandano bollette sempre più salate. Si pensa ad aumentare il debito pubblico regalando miliardi, ma nessuno parla di impianti di produzione di energia ecologici, poco costosi e in grado di generare migliaia di posti di lavoro: quelli che producono biogas

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Paradosso caro bollette. Il governo anziché punire le speculazioni, le promuove | Rec News dir. Zaira Bartucca

Metti un conflitto utile, che faccia passare l’idea – sotto l’ombrello dell’Agenda 2030 – che i rincari siano colpa di un presidente estero e che i sacrifici siano “necessari” e anzi inevitabili. Aggiungi miliardi che piovono a iosa sulle aziende in corsa per la transizione energetica e otterrai l’istantanea precisa dell’Italia in questo momento: un Paese dove ai cittadini non si vogliono garantire neppure i beni di prima necessità che servono al sostentamento dell’essere umano e alla sua sopravvivenza (acqua, gas, energia elettrica), e dove si costringono le aziende “energivore” a chiudere bottega perché hanno la colpa di “consumare troppo”.

Una narrazione, c’è da dire, tutta italiana, perché all’estero i governi non stanno utilizzando le guerre come una scusa per educare i cittadini alla povertà, al non avere a conti fatti nulla e a esserne pure soddisfatti. Vogliono che in Italia si impari – zitti e anzi contenti – a fare a meno di tutto. Ieri era in nome del covid, oggi del clima e dell’ambiente, domani chissà. Ma se guardiamo al pratico e mettiamo da parte la narrazione dei tg, scopriamo che il gas tradizionale non manca affatto (sono solo cambiate le rotte commerciali) e, soprattutto, le aziende “energifore” con la scusa della “crisi” stanno facendo affari d’oro. Enel nel primo semestre del 2022 ha aumentato i ricavi di oltre l’80%, Eni ha più che quintuplicato gli utili. Ma allora cosa sono questi nuovi costi in bolletta che vengono addossati a famiglie e a imprese? Mica qualcuno starà di nuovo speculando su crisi artefatte, mentre l’Antitrust dorme sonni tranquilli?

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Bisogna salvare il Paese dalla “crisi energetica” – quella reale, risolvibile accendendo il cervello e non facendo ulteriore debito pubblico – e anche da chi ci specula sopra. Basta caricare tutto sul groppone delle famiglie e delle imprese. Se si sta rischiando di passare un inverno più freddo del solito, non è colpa di Putin o di Zelensky, della Russia, dell’Ucraina, degli Usa o di Taiwan, ma – a limite – della mancanza di programmazione di questo governo e dell’incompetenza di molti politici.

E visto che a conti fatti non è cambiato quasi nulla a livello di approvvigionamento (perché la situazione non è come viene raccontata) se un’azienda ti fa pagare il triplo o il quadruplo di bolletta di luce e gas senza motivo, devi partecipare a una class action in cui chiedi di essere rimborsato o risarcito, non pagare e stare zitto nella convinzione che le tue tasse aumentate siano il riflesso di situazioni internazionali. Perché non è affatto così. E perché, poi, si dovrebbero regalare miliardi alle aziende per fare in modo che le speculazioni continuino, abbiano motivo di esistere e i cittadini si trovino sempre di fronte a costi insostenibili?

Se esiste un partito che non ha ancora interessi e azioni con le aziende energetiche, faccia il suo dovere e supporti i cittadini. Non servono altri 30 miliardi di debito pubblico, il progetto per aiutare l’Italia nel lungo periodo c’è già. Paesi europei come la Germania, la Francia e la Spagna utilizzano impianti con poco impatto ambientale per produrre gas biologico (biogas). Trasformano l’umido e gli scarti in energia a tariffa verde, che poi viene portata in migliaia di case e di aziende. La Germania ha più di 10mila fabbriche di questo tipo, in Italia aziende come la Tim o Sofidel e perfino o ospedali come il Niguarda e il San Raffaele hanno i loro impianti a biomassa che permettono loro grandi risparmi. Perché non estendere questo modello anziché piangere e cercare scuse per imporre ai cittadini nuove privazioni?

Il biogas si estrae dai rifiuti umidi, dalle erbacce, dagli scarti grassi e dai reflui animali, dai fanghi di depurazione (non solo dal mais, come dice, mentendo, qualcuno). Un solo impianto può alimentare anche 3000 abitazioni, può essere dotato di filtri che non fanno percepire cattivi odori dovuti al trattamento di liquami e può utilizzare i residui finali come concimi. Il costo per singolo impianto è di circa 20-30 milioni di euro. Quanti se ne farebbero con 30 miliardi? Quanto si risolverebbe, invece di creare ulteriore debito pubblico? Lo Stato guadagnerebbe autonomia energetica, creerebbe nuovi posti di lavoro e potrebbe contare su gas ed energia verde, come chiede l’Europa e anche un’Agenda applicata per favorire il depopolamento anziché un miglioramento ambientale e umano. Più impianti costruisci, meno dipendi dagli altri Paesi.

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OPINIONI

Povero Fazzolari. Cosa non si fa per accaparrarsi la simpatia dell’Ue e del Pd (e per andare a tutti i costi al governo)

Il senatore meloniano e il futuro possibile governo dei surrogati dei migliori. Due regimi – quello di Conte e quello di Draghi – contro cui Fratelli d’Italia non ha fatto neppure un minuto di opposizione

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Povero Fazzolari. Cosa non si fa per accaparrarsi la simpatia dell'Ue e del Pd (e per andare a tutti i costi al governo) | Rec News dir. Zaira Bartucca

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