La Farnesina “sforna” un gruppo di pizzaiole africane

Il progetto mandato avanti al grido di “facciamo come ci pane”, gioco di parole che ricalca i principi di chi giunge clandestinamente in Italia e dei partiti che ignorano il sentire popolare

“Facciamo come ci pane”. Con questo gioco di parole – che ricalca i principi di chi giunge clandestinamente in Italia e dei partiti che ignorano il sentire popolare – si è aperto il progetto “Pizza per la pace” promosso dalla Farnesina. Un ministero, quello degli Esteri, che dopo la recente attività del Senato ha ancora più mano libera: ha infatti fagocitato mansioni che prima erano a pannaggio del Mise, e sembra si proponga di fare altrettanto con altri dicasteri chiave.


Se, infatti, in Patria è scontro aperto sul fronte migrazione di massa, nel corso della loro attività istituzionale Di Maio e gli altri sembrano infilare una perla dietro l’altra. Solo che non fabbricano collane, ma cappi. Così hanno già sbeffeggiato le mancanze del Sistema sanitario nazionale regalando altrove ambulanze e milioni, hanno regalato frantoi agli afghani mentre i pugliesi colpiti dalla Xylella stavano a guardare e sono andati in Cina a svendere i porti di Trieste e Taranto farneticando di passeggiate commerciali sulla “Via della seta” – eufemismo che nasconde i piani insiti alla BRI.


Ma non è abbastanza, perché se c’è una cosa che contraddistingue l’Italia è il buon cibo. Allora perché non regalare agli africani, messi da parte i 35 euro pro-die pro-capite, i pocket money e tutto il resto, anche il modo di farci una concorrenza che sia più sleale di quella prevista con l’Afcfta? Un’idea davvero geniale, “sfornata” (è proprio il caso di dirlo”, dall’ambasciata d’Italia a Niamey con il placet del ministero di Di Maio. Vediamo di cosa si tratta.


L’ambasciata d’Italia a Niamey inaugura la Settimana della Cucina italiana in Niger con il progetto “Pizza per la pace”. Un’eccellenza pugliese, “Fornosammarco di Antonio Cera, organizza un corso di panificazione e di preparazione di impasti per la pizza per un gruppo di donne rifugiate ospiti di UNHCR e donne nigerine beneficiarie del progetto “IDEE” sullo sviluppo dell’imprenditoria femminile, realizzato da Oim. “La pizza, alimento semplice e nutriente, è il simbolo italiano per eccellenza – ha ricordato l’ambasciatore d’Italia in Niger Marco Prencipe – e la sua ricetta napoletana è stata dichiarata nel 2017 dall’Unesco Patrimonio Immateriale dell’Umanità. Per tale motivo l’abbiamo scelta come simbolo della prima edizione della Settimana della Cucina italiana in Niger, per il suo valore altamente simbolico di unione tra i popoli”. La settimana della Cucina italiana in Niger proseguirà con la realizzazione di serate tematiche dedicate alla gastronomia italiana cui parteciperanno i principali ristoranti di Niamey.
comunicato stampa ministero degli Esteri del 07/11/19

La pizza, “simbolo italiano per eccellenza”, è indiscusso che la possa fare chiunque, anche chi con diverse forzature ideologiche viene considerato al pari di chi in Italia ha da generazioni le proprie radici. L’Unesco l’ha definita “patrimonio immateriale dell’Umanità”, ma nei fatti è una ricchezza più che materiale – simbolo del nostro Made in Italy – i cui segreti vengono custoditi gelosamente dai maestri pizzaioli, soprattutto in quel di Napoli. Saranno senz’altro contenti della gentile concessione.


Lascia una recensione

avatar
  Subscribe  
Notificami
error:

Consigliati

Let’s face it, no look is really complete without the right finishes. Not to the best of standards, anyway (just tellin’ it like it is, babe). Upgrading your shoe game. Platforms, stilettos, wedges, mules, boots—stretch those legs next time you head out, then rock sliders, sneakers, and flats when it’s time to chill.