Governo: “Al lavoro sull’olio afghano”. Con buona pace dei produttori pugliesi colpiti dalla Xylella

Oltre il danno anche la beffa: la Farnesina ha finanziato e trasportato in Afghanistan un impianto che sarà in grado di lavorare fino a mille chili di olive all’ora. Il progetto guarda ai 1500 ettari di uliveti della provincia di Nangarhar, che a differenza di quelli italiani sono “da riabilitare”

Che l’attuale ministero degli Esteri di Luigi Di Maio (quello che voleva sconfiggere la massoneria a colpi di video ignorando i legami della “perla rara” Conte) fosse in realtà un presidio esterofilo volto a far volare l’Africa e il Medio Oriente e dunque le varie Repubbliche islamiche, si era capito. Pochi giorni fa avevamo anzi dato conto delle misure paradossali promosse dalla Farnesina, che dall’Italia delle liste di attesa infinite, delle file ai pronto soccorsi e della malasanità, ha inviato all’estero milioni (116) e ambulanze (dieci).


Da oggi i malati che da Nord a Sud non hanno digerito la misura promossa da Emanuela Del Re – viceministra grillina vicina a esponenti del Pd come Laura Boldrini e Lia Quartapelle – saranno in buona compagnia. Potranno, cioè, condividere rabbia e amarezza con i produttori di olio pugliesi – quelli martoriati dal batterio killer prima sconosciuto della Xylella – e più in generale con quelli italiani affossati dall’olio tunisino e dai miscugli di olio europeo a basso costo. Perché? Leggiamo Il dispaccio reso noto dallo stesso ministero degli Esteri:



E’ cominciata la produzione di olio alla Nangarhar Valley Agriculture Corporation a Jalalabad che dal 26 agosto può contare su un frantoio (in alto, nella foto) donato dalla Cooperazione Italiana. Accanto alle operazioni di assemblaggio e collaudo dell’impianto, trasportato in Afghanistan dal Ministero della Difesa Italiana, si è svolta la fase di addestramento del personale afghano, a cura dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo.
Ora è cominciata la prima fase di produzione, in cui le olive non hanno ancora raggiunto la piena maturazione. Il frantoio sta lavorando circa 700 kg di olive all’ora con una resa d’olio dell’8%. Ma una volta che le olive raggiungeranno la piena maturazione, la spremitura potrà arrivare ad un massimo di 1.000 kg all’ora con una resa di circa il 10%, considerata ottima per questa provincia. Il progetto mira al miglioramento del settore olivicolo, in particolare alla produzione di olio d’oliva nella provincia di Nangarhar, dove ci sono 1.500 ettari di uliveti, di cui una buona parte da riabilitare.
comunicato del Ministero degli Esteri, 25/10/2019


Con buona pace, dicevamo, dei produttori di olio italiani e in particolare pugliesi, che in piena stagione patiscono gli effetti della strage di ulivi provocata dal noto morbo importato. A Carovigno (provincia di Brindisi) ieri, proprio mentre Matteo Salvini rilanciava in vista delle elezioni regionali la bellezza degli alberi umbri (per carità, da preservare), venivano abbattuti ottanta esemplari maestosi e secolari. E intanto il morbo che si diffonde come la peste medievale si prepara a travalicare province e regioni. Un dramma economico, su cui si era già espresso il presidente di Coldiretti Ettore Prandini. La posizione del governo del premier (pugliese) Conte? Un po’ quella di Maria Antonietta prima della presa della Bastiglia: se non riescono a produrre olio, si diano all’ippica, ché tanto i sei della Farnesina guardano ai produttori afghani.


Ma c’è chi è d’accordo con la misura
E’ il caso di Giuseppe Basile, un olivicultore calabrese che ci ha contattato via Twitter (@giuseppebasile2) offrendoci nuovi particolari sul frantoio (“usato”, ci dice) e sul suo costo, pari a 20-30 mila euro”. Inquietati dal precedente del frantoio di Riace (costato 320mila euro, pagato con i soldi dei migranti e acquistato dal marito dell’attivista e scrittrice Chiara Sasso, in quota Fatto Quotidiano) abbiamo chiesto al signore come fosse venuto a conoscenza di questi particolari che la Farnesina non ha reso noti. Non abbiamo ancora ricevuto risposta e, per inciso, nessuno “aizza” nessuno: chi ci legge di sicuro sa pensare con la propria testa.



Lascia una recensione

avatar
  Subscribe  
Notificami
error:

Consigliati

Let’s face it, no look is really complete without the right finishes. Not to the best of standards, anyway (just tellin’ it like it is, babe). Upgrading your shoe game. Platforms, stilettos, wedges, mules, boots—stretch those legs next time you head out, then rock sliders, sneakers, and flats when it’s time to chill.