La Sanità italiana è al collasso ma il governo pensa a quella africana

L’Italia che destina 113.131 milioni alla spesa sanitaria pubblica ne regala 116 all’Africa. La cifra si aggiunge al miliardo che altri esecutivi senza vergogna hanno destinato al Fondo Globale. E’ il Paese dell’ipocrisia, quello che fa morire i propri cittadini per strada e poi regala dieci ambulanze al Niger

La sanità italiana è quasi ovunque al collasso. Lo raccontano le sale d’attesa dei pronto soccorsi e le corsie d’ospedale affollate di malati che aspettano, in alcuni casi invano. Giuseppe Ramognino, il 78enne che negli scorsi mesi ha esalato l’ultimo respiro all’ospedale Santa Croce di Moncalieri (Torino) dopo 23 ore di attesa, è solo uno dei danneggiati che non potranno nemmeno raccontarla. Così come rimarrà per sempre muta l’espressione del bambino (non “feto”, come è stato liquidato troppo in fretta) morto nel grembo di una mamma 32enne che avrebbe dovuta essere sottoposta a cesareo. E’ successo a inizio ottobre a causa della mancanza di anestesisti all’ospedale Jazzolino di Vibo Valentia, nosocomio tristemente noto alla cronache per i frequenti casi di malasanità e per le carenze croniche.


Messa da parte la pur toccante questione umana sono, del resto, gli stessi dati a parlare. Gli ultimi di settore disponibili sono quelli del quarto rapporto Gimbe sulla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale, presentato lo scorso 11 giugno al Senato. Secondo la fondazione, la spesa sanitaria pubblica in Italia è di appena 113.131 milioni, cifra che peraltro è il risultato del declino – in termini di risorse impiegate – avviato dal 2010 e fotografato dalla Ragioneria di Stato.


Fonte: Rapporto 2018 sulla sostenibilità del SSN – fondazione Gimbe

Un “contenimento”, avverte lo stesso rapporto, speculare alle carenze di personale che si registrano da Nord a Sud, e che fa parte di una politica ben più ampia di definanziamento che ha sottratto alle risorse destinate ai pazienti italiani 37 miliardi negli ultimi nove anni.


I 116 milioni del Fondo globale per l’Africa rappresentano un aumento del 16% di quello che il popolo italiano ha finora destinato“.
Emanuela Del Re – viceministro agli Affari esteri

Stupirà, ma il Paese che centellina la spesa sanitaria pro-capite (che si stima che nel 2025 raggiungerà i 3800 euro, cifra ben al di sotto della media 2017 degli altri Paesi del G7) è – come al solito – largo di manica con l’Africa del rilancio economico. E’ qui che l’esterofila viceministro agli Affari Esteri Emanuela Del Re (in alto, nella foto) – la grillina vicina a esponenti dem come Laura Boldrini e Lia Quartapelle, testimonial dei diktat dell’Onu al pari di Elisabetta Alberti Casellati e Greta Thunberg, ha deciso di destinare 116 milioni al Fondo globale per l’Africa istituito proprio dall’Italia nel 2005. “Il contributo — ha detto Del Re — rappresenta un aumento del 16% che il popolo italiano destinerà per sconfiggere l’hiv, la tubercolosi e la malaria prima del 2030”.


Malattie per le quali, ovviamente, i governi non guardano assolutamente alla prevenzione, ma solo alle costose cure che rimpolpano le case farmaceutiche. E riposino in pace i desideri dei grillini della prima ora, quelli che hanno pensato che un movimento pilotato dai massimi potentati i cui esponenti si incontravano sul panfilo della Regina Elisabetta potesse essere davvero “anti-sistema”. Riepilogando: l’Italia che spende per la sanità pubblica del suo malcapitato popolo 113 milioni, ne destinerà tre in più all’Africa. Senza vergognarsi troppo di quello che succede in Patria, inoltre, i vari governi che si sono succeduti fino a oggi hanno donato al suddetto fondo 1,17 miliardi di dollari “collocandosi – fa sapere lo stesso ministero degli Esteri – tra i primi dieci Paesi donatori”. A fronte di risultati nulli, se si pensa che hiv, malaria e tubercolosi – assieme all’ebola che l’Oms ha deciso di non contenere – continuano (strumentalmente) a colpire sacche resistenti di indigenti, quelle che da più di un cinquantennio conviene mantenere anche nell’Africa dell’Afcfta.


Napoli, muore dissanguato perché l’ambulanza non arriva: “tanto ormai non serviamo più”
Globalist – 6 gennaio 2018

Torino, tre indagati per la morte di una paziente: “Ambulanza in ritardo e senza barella”
Repubblica – 16 gennaio 2019

Ambulanza non arriva, morto a 20 metri da ospedale
Ansa – 17 giugno 2019

Come se non bastasse, il “Belpaese” (fino a quando?) in cui si continua a morire per strada o tra le braccia dei familiari perché l’ambulanza non arriva in tempo a causa dell’elevato carico di lavoro che i mezzi sono costretti a gestire, ha appena donato dieci ambulanze al Niger (da non confondere con la Nigeria) “per rafforzare le capacità delle autorità nigerine nel soccorso dei migranti”. Proprio così. Dieci mezzi in grado di decidere della vita e della morte delle persone, sono stati donati per “aiutare” chi – ormai è chiaro come il sole – potrebbe rimanere tra le quattro mura confortanti della propria abitazione e all’interno di confini geo-politici tranquilli del proprio Paese senza maturare il desiderio di essere mantenuto o mantenuta a 35 euro al giorno da europei ignoranti che non sanno neppure dove vanno le proprie tasse.


C’è da dire, tuttavia, che la seconda di Di Maio almeno non è isolata nelle proprie scelte, tanto che la disponibilità di risorse italiane era già stata anticipata dallo stesso premier Conte nell’ambito del G7 di Biarritz. La sanità italiana? Finché c’è vita, verrebbe da dire, c’è speranza, anche quando il termine coincide col cognome di un ministro alla Salute che però è laureato in scienze politiche.


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