“E’ l’Ue a incoraggiare l’immigrazione clandestina e il caos in Libia”

“I cittadini di altri paesi nordafricani fuggono in Europa spacciandosi per rifugiati libici. Questo complica la situazione degli stessi libici e costituisce un onere sociale ed economico per i paesi dell’Unione. Bruxelles favorisce il commercio degli schiavi e il saccheggio della ricchezza del popolo libico. Integrazione musulmana? Sarà una bomba a orologeria”


Di Ahmad Salah – traduzione di Cristina Tardolini


La crisi politica, sociale ed economica in Libia prosegue dal 2011 e, come ben si sa, il paese sta affrontando molti problemi legati all’instabilità. Attualmente, sono 3 milioni i cittadini libici rifugiati su un totale di 6 milioni e il numero di migranti interni e di persone costrette a lasciare le loro case per trasferirsi in aree più sicure del paese continua ad aumentare. Inoltre, i cittadini di altri paesi nordafricani fuggono in Europa spacciandosi per rifugiati libici in cerca di una vita migliore: questo complica la situazione degli stessi libici e costituisce un onere aggiunto, sia sociale che economico, per i paesi dell’Unione Europea.


L’atteggiamento negativo di Bruxelles è la causa della fuga di centinaia di migliaia di immigrati verso l’Europa, del commercio degli schiavi e del saccheggio della ricchezza del popolo libico: persone private della loro patria sono costrette a trasferirsi in altri paesi dove si mettono sulla strada del crimine a causa della mancanza di fonti di reddito legale. Il processo di integrazione degli immigrati musulmani libici è una bomba a orologeria sia per la popolazione europea che per i migranti, poiché l’immigrazione incontrollata è da tempo fonte di preoccupazione per i funzionari europei.


Gli europei si rendono conto che il ritorno dei migranti in una patria in continua guerra, dopo aver vissuto in paesi pacifici e prosperi, è quasi impossibile. Paesi come la Svizzera, la Norvegia e la Finlandia hanno risentito della decisione della Commissione europea sulla distribuzione obbligatoria dei rifugiati nei paesi europei. La Svizzera, in particolare, si sta liberando di questo problema finanziando la creazione di campi profughi in altri paesi europei. Al momento, la riluttanza dei paesi occidentali a rilanciare il processo di pace in Libia ha trasformato la guerra civile in un’opportunità per ripristinare la sovranità dello stato.


La situazione attuale avvantaggia le compagnie petrolifere europee e statunitensi che sono riuscite a prendere così piede nel paese. Il petrolio che estraggono in Libia scorre direttamente nei serbatoi delle grandi compagnie petrolifere internazionali, ma il popolo libico non beneficia della sua vendita, ricordando così i vecchi tempi con tristezza: nel 2011, la società libica, irritata dai media occidentali, ha chiesto cambiamenti e il rovesciamento del regime al potere nel paese; la Libia è rimasta sola con così tanti problemi che nessuno si aspetta alcun aiuto dai cosiddetti alleati occidentali. In cambio, i libici non appoggiano la politica del Governo di Riconciliazione Nazionale, in quanto convinti che il suo leader, al-Serraj, non sia in grado di avviare il processo di pace nel paese. Pertanto, ci sono dubbi sulla possibilità del ritorno del paese alla prosperità e ad una vita tranquilla.


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