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“L’Unione europea, purtroppo, è morta. Capisci cosa quello che sto dicendo? E se (facendo i dovuti scongiuri) l’UE scomparisse in questo momento? È spaventoso pensare a quale sarà lo scandalo, perché quali sacrifici sono stati fatti sull’altare dell’adesione all’Ue e quale inganno delle aspettative degli sfortunati ucraini?”. Sono le esternazioni di questa mattina del  vicepresidente del Consiglio di sicurezza della Federazione russa Dmitry Medvedev.

Il riferimento è alle promesse fatte all’Ucraina dai vari capi di Stato europei, non da ultimi gli stessi Draghi, Macron e Sholz che si sono recati a Kiev negli scorsi giorni. Velleità poi trasmesse da Zelensky a quella fetta di popolazione sempre più convinta del possibile ingresso in Ue, che tuttavia è stato smentito dagli stessi vertici europei e dalla stessa NATO. Il processo richiede infatti, com’è noto, l’adesione unanime di tutti e 27 gli Stati membri. Se si arrivasse, per assurdo, a mettere tutti d’accordo, i tempi potrebbero essere di oltre un decennio. Prova ne sia che Paesi come la Turchia, l’Albania e la Macedonia del Nord (candidata nel 2005) stanno ancora aspettando. Per allora, secondo Medvedev l’Europa per come la conosciamo potrebbe non esistere.

Tesi suffragata anche dagli sconvolgimenti geo-politici degli ultimi mesi: crolla l’ascendente del G7 e avanzano i BRICS, che si starebbero coalizzando in un organismo autonomo. La NATO non è più sola ma ora gli fa da sponda il CSTO. Si affaccia anche l’idea dell’U24, nata come Unione per la pace ucraina che però nel lungo termine potrebbe trasformarsi in qualcosa di diverso.

POLITICA

Valditara sulla vicenda dei tredici funzionari del Miur indagati

I fatti contestati riguardando il 2017 e un Concorso per dirigenti scolastici

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Valditara sulla vicenda dei tredici funzionari del Miur indagati | Rec News dir. Zaira Bartucca

“Seguo con estrema attenzione la vicenda dei tredici funzionari del Ministero indagati per falso ideologico. Nel rispetto più assoluto della cultura liberale e garantista in cui mi sono sempre riconosciuto, e quindi in attesa che la specifica vicenda giudiziaria segua il suo corso, tengo da subito a riaffermare un principio-cardine: il Ministero deve essere una casa trasparente e chi ci lavora deve avere sempre come riferimenti la responsabilità istituzionale e la condotta inappuntabile che ne deriva. La trasparenza dell’amministrazione pubblica verso gli altri organi dello Stato e verso i cittadini è un valore fondamentale”. È quanto ha detto Giuseppe Valditara, Ministro dell’Istruzione e del Merito, sulla vicenda che vede coinvolti 13 funzionari del Miur accusati di aver pilotato il risultato del concorso per dirigenti scolastici nel 2017.

Nel mirino degli inquirenti sono finite anche sei delle nove commissioni giudicatrici del Lazio. Secondo le ipotesi, gli indagati avrebbero pilotato un concorso per dirigente scolastico, inserendo nel sistema CINECA i risultati delle prove ancor prima che queste venissero effettuate. Il Concorso DS 2017 prevedeva – per la prima volta dopo venti anni – una selezione su scala nazionale per la copertura di quasi 2500 posti da dirigente scolastico da assegnare nel corso del triennio successivo. Stando a quanto desunto dai sostituti procuratori Laura Condemi e Alessandra Fini, che coordinano le indagini, tra febbraio e marzo del 2019 gli indagati avrebbero truccato almeno 64 verbali di correzione delle prove.

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DOC

Un report fotografa l’aumentare dei NEET, i giovani che non studiano e non lavorano

L’Italia è il Paese europeo con il più alto numero di NEET, cioè giovanissimi e giovani dai 15 ai 34 anni che non lavorano e non studiano: nel 2020 sono più di 3 milioni, con una prevalenza femminile di 1,7 milioni

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Un report fotografa l'aumentare dei NEET, i giovani che non studiano e non lavorano | Rec News dir. Zaira Bartucca

L’Italia è il Paese europeo con il più alto numero di NEET, cioè giovanissimi e giovani dai 15 ai 34 anni che non lavorano e non studiano: nel 2020 sono più di 3 milioni, con una prevalenza femminile di 1,7 milioni. L’incidenza dei NEET raddoppia nel Sud rispetto al Nord, è maggiore tra le donne, nelle due fasce d’età più adulta, 25-29 anni (30,7%) e 30-34 anni (30,4%). Più si cresce con l’età, più aumenta la loro quota. Un quadro preoccupante caratterizzato da disuguaglianze territoriali che ActionAid e CGIL hanno analizzato nel  Rapporto “NEET tra disuguaglianza e divari. Alla ricerca di nuove politiche”, presentato a Roma.

Nel Sud Italia c’è la più alta presenza di giovani che non studiano, non lavorano e non si formano: sono il 39% rispetto al 23% del Centro Italia, al 20% del Nord-Ovest e al 18% del Nord-Est. Tutte le regioni italiane superano l’incidenza media dei NEET sulla popolazione giovanile in Europa nel 2020 che resta al 15%. Ai primi posti ci sono tutte le regioni del Sud, con quote molto alte per Sicilia (40,1%), Calabria (39,9%) e Campania (38,1%). Per il Centro Italia, il Lazio ha la più alta incidenza con circa il 25,1%. La prima regione del Nord per incidenza dei NEET è la Liguria (21,1%), a seguire il Piemonte (20,5%) e la Valle d’Aosta (19,6%).

Il rapporto fotografa una tendenza ad essere inattivi soprattutto tra i diplomati (32%) o con un titolo di studio minore (16%). Rispetto ai disoccupati (coloro che cercano regolarmente un lavoro) il dato preoccupante è relativo al tempo: il 36,3% dei disoccupati è in cerca di un lavoro da più di un anno. Quasi 1 su 2 ha avuto precedenti esperienze lavorative e tra questi il 54,3% è donna, nonostante i proclami continui sull’integrazione lavorativa femminile. Per quanto riguarda il tema della cittadinanza e delle migrazioni, la maggioranza dei NEET presenti in Italia con cittadinanza straniera (48,4%) ha solo la licenza media.  

In questo Rapporto l’analisi dei dati quantitativi ha reso possibile la definizione di alcuni cluster (sottocategorie) che aiutano a raccontare e fotografare meglio il fenomeno NEET, con tendenze e ricorrenze che aiutano a delineare gruppi di interesse per giungere alla definizione di politiche e interventi specifici. Il primo cluster raccoglie i giovanissimi fuori dalla scuola: hanno dai 15 ai 19 anni, senza precedenti esperienze lavorative e inattivi. Non percepiscono un sussidio, hanno soltanto la licenza media e vivono in un nucleo familiare composto da coppia con figli. Si tratta di un gruppo abbastanza residuale, ma allo stesso tempo significativo rispetto alla popolazione.

La seconda sottocategoria racchiude i giovani dai 20 ai 24 anni, senza precedenti esperienze lavorative e alla ricerca di una prima occupazione. Sono residenti in via prevalente nel Mezzogiorno, hanno la cittadinanza italiana e il diploma di maturità. In media si trovano in un nucleo familiare monogenitoriale, sono in prevalenza uomini e vivono in una città metropolitana o grande comune. Questo è il cluster più numeroso e mette in luce la fragilità del mercato del lavoro del Sud, dove nonostante le azioni di ricerca e l’immediata disponibilità, i giovani continuano ad avere difficoltà a integrarsi per la prima volta nel mercato occupazionale. 

Il terzo gruppo descrive invece gli ex occupati in cerca di un nuovo lavoro. Hanno tra i 25 e i 29 anni, hanno perso o abbandonato un lavoro e ora sono alla ricerca. Sono principalmente uomini, con un alto livello di istruzione, appartenenti a un mono-nucleo familiare e percettori di sussidi di disoccupazione. Vivono nelle regioni centrali del Paese. Infine, ci sono i cosiddetti “scoraggiati”: giovani dai 30 ai 34 anni con precedenti esperienze lavorative ora inattivi. Sono principalmente residenti nelle regioni del Nord Italia e in aree non metropolitane.   

Il Rapporto dimostra che le disuguaglianze strutturali del Paese incidono sulla condizione di NEET, ma rivelano anche quanto la sofferenza vissuta da un’intera generazione di giovani sia trasversale, complessa e profonda. Nello stesso tempo proprio per la pluralità dei fabbisogni e dei target, l’analisi evidenzia la necessità di costruire percorsi integrati su misura di media-lunga durata che sappiano permettere l’esercizio del diritto fondamentale al lavoro per le nuove generazioni, quasi mai considerati quando si parla di occupazione. Percorsi che sappiano inserire concretamente nel mercato del lavoro, integrare misure di innalzamento delle competenze – laddove necessario – e innalzare i livelli di istruzione nei casi di abbandono scolastico o universitario.

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PRIMO PIANO

Nonostante le promesse continuano gli sbarchi

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Nonostante le promesse, gli sbarchi continuano | Rec News dir. Zaira Bartucca
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Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Proprio da lì, dalle nostre coste, continuano ad arrivare da giorni imbarcazioni colme di migranti, anche se il governo Meloni e il ministro dell’Interno Piantedosi avevano promesso un deciso cambio di rotta. Gli ultimi giorni sono stati particolarmente trafficati, nonostante i media mainstream continuino a porre l’accento sulla volontà del ministero dell’Interno di porre un freno agli arrivi. Tanto, del resto, era stato annunciato nel corso della prima riunione del Comitato per l’Ordine e la Sicurezza, dove si era parlato di ridistribuzione tra gli Stati europei e di impegno nel contrastare l’immigrazione illegale. Parole ben calibrate che per il momento non rappresentano un deterrente per scafisti e trafficanti, che continuano a fare affidamento sull’Italia come crocevia dell’accoglienza indiscriminata. Basta guardare, per rendersene conto, agli arrivi delle ultime 72 ore:

Il 27 ottobre a Crotone sono giunti 650 migranti a bordo della nave Diciotti (in alto, nella foto pubblicata dalla Gazzetta del Sud). Il primo contatto con la Guardia costiera era avvenuto al largo di Catania. Il pattugliatore d’altura è arrivato nei pressi delle coste calabresi intorno alle 10, con a bordo due cadaveri. Le persone sbarcate sono state trasportate a bordo di vari pullman presso il centro di accoglienza di Sant’Anna.

Il 28 ottobre, ieri, in 60 sono sbarcati a Isola Capo Rizzuto, sempre in provincia di Crotone. Al porto di Le Castella – località turistica di interesse paesaggistico e culturale – è giunto un veliero proveniente dalle coste turche, subito condotto al porto da una motovedetta CP 308 della Guardia Costiera. Le operazioni di sbarco sono state coordinate dalla Prefettura di Crotone e i migranti sono stati trasferiti al centro di accoglienza locale. La struttura è ormai al collasso: attualmente ospita più di 1500 migranti, ma ha una capienza di poco più di 600 posti.

Sempre ieri, un’altra operazione condotta dalla Guardia costiera ha permesso di far sbarcare 141 migranti di varia nazionalità presso il porto di Roccella Ionica. Si trovavano a bordo di un”imbarcazione di legno che è stata intercettata a oltre 30 miglia di distanza dalla costa.

Nonostante le promesse, gli sbarchi continuano | Rec News dir. Zaira Bartucca

Non si tratta di un problema esclusivamente calabrese

Sebbene le coste calabresi siano le più interessate dagli sbarchi in questo periodo, gli arrivi incontrollati non sono un problema solo per le regioni meridionali. I migranti spesso escono fuori dai centri di prima accoglienza (anche per le precarie condizioni igienico-sanitarie delle strutture) e si distribuiscono su base volontaria in vari territori della Penisola. Superato lo scoglio della pericolosità del viaggio e quello di foraggiare i trafficanti umani con migliaia e migliaia di dollari, le aspettative di chi attraversa il Mediterraneo si scontrano ben presto con la realtà, perché l’Italia è ormai – per tutti – un Paese a crescita e lavoro zero.

Il rischio di incorrere in chi specula sul fenomeno migratorio è inoltre alto, come documenta la cattiva gestione della cosa pubblica da parte di Comuni e cooperative noti alle cronache. Senza contare che dal punto di vista delle casse dello Stato, finanziare onerosi progetti SPRAR (che spesso non garantiscono integrazione economico-sociale) significa ormai sottrarre risorse a capitoli di spesa ben più urgenti. Perché, se ci sono altri Stati europei che possono contribuire alla gestione dei migranti, non c’è chi può provvedere alle urgenze delle famiglie italiane al di fuori dei confini nazionali. Una situazione ormai endemica che non può essere certo risolta con proclami di facciata, con i meme di propaganda che affollano i social o con slogan di partito.

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