Locarno, “Niente cittadinanza, non parlano italiano”

In Svizzera, contrariamente a quanto accade in Italia, le richieste che riguardano gli stranieri si portano in consiglio comunale e davanti a una Commissione preposta

In Svizzera, contrariamente a quanto accade in Italia, le richieste che riguardano gli stranieri si portano in consiglio comunale. Lì, prima di parlare a vanvera di integrazione, si procede con i piedi di piombo. A Locarno, nel cantone geograficamente, culturalmente e linguisticamente vicino all’Italia, di recente ha fatto discutere il caso di una coppia e di un uomo. I tre hanno richiesto di essere naturalizzati, cioè di ottenere la cittadinanza svizzera.


Come riportato dal Corriere del Ticino, i tre risiedono e lavorano in Svizzera da più di dieci anni ma, ha lamentato Marco Bosshardt del Partito liberale radicale, non hanno raggiunto una conoscenza sufficiente dell’italiano, tanto da non essere stati in grado di rispondere alle domande di una Commissione preposta. Sì, in Svizzera c’è anche quella. Stando ai dati forniti nel corso della seduta in oggetto, a fronte di oltre 16mila abitanti Lugano avrebbe concesso solo 55 naturalizzazioni.



Anche lì i numeri si stringono per forza di cose, dato che gli stranieri hanno superato il 34 per cento della popolazione residente, che supera di poco le 16mila unità. Tanti sono, com’è noto, i frontalieri, cioè quelli che fanno la sponda dai paesi vicini (compresa l’Italia), pur non integrandosi nel tessuto svizzero. Una situazione che lì è considerata inaccettabile.


Chissà cosa ne pensano i cugini svizzeri di tutti gli stranieri in Italia che non conoscono una parola di italiano, spediscono i guadagni al paese di origine o utilizzano l’Italia come un ponte per solcare altre mete, pur restando a carico degli italiani.



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