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I vaccini “sperimentali” sono “talmente invasivi da insinuarsi nel Dna, alterandolo in modo che potrebbe risultare irreversibile, con effetti ad oggi non prevedibili per la vita e la salute”. Sono lapidarie le parole del giudice civile Susanna Zanda, che ha emesso un provvedimento d’urgenza per il reintegro di una psicologa sospesa dal lavoro per il rifiuto di farsi inoculare il siero cosiddetto anti-covid.

Una provvedimento che dovrebbe come minimo indurre a una riflessione e permettere l’avvio di un serio dibattito sul tema, mentre quel che resta del governo è proiettato verso un nuovo round della campagna vaccinale e le Regioni riaprono gli hub per l’avvio di una nuova somministrazione di massa.

"Il vaccino può alterare il codice genetico", sentenzia il giudice. Ma il governo tira dritto con la campagna vaccinale | Rec News dir. Zaira Bartucca - recnews.it

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Lorenzo

Tutto continuerà come prima, peggio di prima. I mondialisti se ne infischiano delle sentenze, di tutto edi tutti!

SPECIALI

A settembre la Giornata per ricordare le persone decedute e rese disabili dai vaccini

Gli eventi promossi da Condav Odv. A Palazzo Santa Chiara a Roma cerimonia in memoria dei morti da vaccino, poi convegno e dibattito

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Flop vaccino, uno dei più quotati provoca "lesioni gravi" nel 20 per cento dei testati | Rec News dir. Zaira Bartucca

Si terrà sabato 10 settembre dalle 12.30 alle 17.30 la XIX Giornata per ricordare le persone decedute o rese disabili dai vaccini promossa da Condav Odv. Gli eventi si svolgeranno presso Palazzo Santa Chiara (Piazza di Santa Chiara n.14) a Roma.

Per le 12.30 è previsto il saluto del presidente Condav Nadia Gatti, per le 13.00 la lettura della preghiera in ricordo dei morti a seguito di somministrazione vaccinale.

Dalle 13.20 il Convegno “Covid e vaccini fra ricatti e imposizioni: il sottile confine fra verità e inganno”. Alle 16.45, in conclusione, il dibattito con il pubblico presente.

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VACCINI

Schiaffo alla memoria del sottufficiale Paternò: deceduto “a causa del vaccino”, la Procura archivia. Ma i dubbi rimangono

Il militare aveva contratto il covid. Non aveva sintomi, ma si era prestato alla vaccinazione in seguito alle disposizioni del ministero della Salute e del Cts, che stabilivano che le Forze dell’Ordine fossero classe prioritaria da vaccinare. Avrebbe potuto contare sugli anticorpi naturali? Se non avesse aderito alla campagna vaccinale, oggi Paternò sarebbe ancora vivo?

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"Voglio Giustizia, voglio sapere se a provocare la morte di mio marito sia stato il vaccino". Caterina Arena parla della morte sospetta di suo marito, il militare Stefano Paternò | RN dir Zaira Bartucca

Stefano Paternò, sottufficiale della Marina, è uno dei tanti militari che si sono prestati alla somministrazione del siero sperimentale “anti-covid” in forza alle disposizioni del ministero della Salute e del Cts. Uno dei tanti che dopo l’iniezione ha iniziato un breve e fulmineo calvario, che lo ha portato nel giro di poco al decesso. La moglie, Caterina Arena, lo scorso anno ha iniziato una battaglia legale per chiedere giustizia e per individuare responsabilità precise per quello che è accaduto al marito. Giovane, sano, aveva contratto una forma di covid che non gli provocava sintomi (“soggetto positivo asintomatico” lo ha definito il procuratore Sabrina Gambino), e forse avrebbe potuto contare sugli anticorpi naturali.

Ma il vaccino ha stravolto nel giro di poco la sua esistenza e quella della sua famiglia. Per Caterina Arena in questi giorni è arrivata la doccia fredda: secondo la Procura di Siracusa, pur essendoci correlazione, non ci sono responsabili perché – in soldoni – Paternò si è fatto vaccinare tenendo conto “delle prescrizioni delle massime autorità nazionali”. Se, insomma, ci è cascato – sembra di leggere in controluce al provvedimento di archiviazione – è un suo problema. Certo non di Speranza, dei virologi che invitavano alla vaccinazione di massa in nome di un virus che si poteva curare anche con l’aspirina: oggi, quando è ormai tardi, lo ammette anche il virologo Bassetti.

Ma i punti sono due: Paternò avrebbe potuto essere ancora vivo se non si fosse prestato alla somministrazione del vaccino? E in cosa è realmente consistito l’accordo intercorso tra il governo Conte, AstraZeneca e l’amministratore delegato dell’azienda Lorenzo Wattum, scagionato da ogni responsabilità? Esisteva l’obbligo di piazzare un certo numero di dosi in forza di accordi commerciali che poi si sarebbero ripercossi su chi, come Paternò, è corso all’Hub non in quanto soggetto fragile, ma per rispondere ai moniti martellanti delle istituzioni e per scongiurare il rischio annunciato di perdere il posto di lavoro? Domande che non sembrano aver sfiorato gli inquirenti, che hanno deciso di liquidare la morte del sottufficiale con un’archiviazione che non può che sollevare domande sulle reali responsabilità insite alla campagna vaccinale.

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VACCINI

I “vaccini” a mRNA saranno (finalmente) analizzati

La decisione del Tribunale di Pesaro, che potrebbe aprire un nuovo capitolo per i danneggiati che tentano invano di rivalersi per le lesioni e per i danni subiti in seguito alla somministrazione e dopo la sperimentazione umana promossa dai governi Conte e Draghi

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I "vaccini" a mRNA saranno (finalmente) analizzati | Rec News dir. Zaira Bartucca

Il Tribunale di Pesaro ha disposto l’analisi dei cosiddetti “vaccini anti-covid” a mRNA. La decisione è scaturita dalla vicenda di un libero professionista che, contratto il virus, si era rifiutato di farsi iniettare il siero genico. Dall’esercizio della libertà di scelta era però scaturita una illegittima limitazione della libertà di circolazione e, perfino, una sanzione, di fronte a cui il 50enne ha deciso di fare ricorso davanti al giudice civile.

Da qui, l’accoglimento da parte del Tribunale dell’istanza ricevuta: i periti dovranno ora accertare da cosa sono realmente composti i vaccini a mRNA. Da lì in poi si potrebbe aprire un nuovo capitolo per i danneggiati che tentano invano di rivalersi per le lesioni e i danni subiti in seguito alla somministrazione e dopo la sperimentazione umana promossa dai governi Conte e Draghi.

“Volevamo capire – ha detto il legale del denunciante al Messaggero – se il consenso informato alla cui firma sarebbe obbligato sia compatibile con l’obbligatorietà, se siano presenti eccipienti ad uso non umano o dannosi per la salute o enzimi già ritrovati in analisi recentemente pubblicate”. Casi analoghi a quello di Pesaro stanno proliferando un po’ ovunque in Italia.

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