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“Le forze armate della Federazione Russa e la milizia popolare della Repubblica Popolare di Donetsk hanno liberato Mariupol. I restanti nazionalisti si nascondono nella zona industriale dell’acciaieria di Azovstal. Mariupol è un importante centro industriale e il principale snodo dei trasporti sul Mar d’Azov. Nel 2014, il regime di Kiev ha dichiarato la città la capitale temporanea della regione di Donetsk, e durante i successivi otto anni è stata trasformata in una potente roccaforte e la base dei nazionalisti ucraini di estrema destra. In realtà, era la capitale del Battaglione Azov”.

“Una grande quantità di armi pesanti e hardware militare sono stati distribuiti in città, tra cui carri armati, i sistemi di lanciarazzi multipli Smerch e Uragan, sistemi di artiglieria pesante e complessi missilistici Tochka-U. Tochka-U ha una distanza di 120 chilometri, mentre la distanza da Mariupol alla città russa di Taganrog è di 94 chilometri e approssimativamente la stessa a Rostov, la capitale del distretto federale meridionale”.

“La città è stata rifornita di missili, munizioni, carburante e lubrificanti e provviste alimentari per lunghe ostilità. Le principali infrastrutture, tra cui il porto marittimo e il corso d’acqua, sono state minate e bloccate con gru galleggianti. La maggior parte delle navi appartiene a Stati stranieri”.

“Per quanto riguarda i veicoli corazzati, vi erano 179 carri armati e veicoli corazzati da combattimento, 170 cannoni e mortai vari, tra cui lanciarazzi multipli che ho già menzionato, i sistemi Smerch e Uragan. Quando la città è stata circondata l’11 marzo, c’erano più di 8.100 truppe delle forze armate ucraine e unità nazionaliste nella città, così come mercenari stranieri, che formavano un gruppo ampio. Durante l’operazione di liberazione della città, oltre 4.000 di loro sono stati neutralizzati, 1.478 si sono arresi, e il restante gruppo di oltre 2.000 è stato bloccato nella zona industriale dello stabilimento di Azovstal”.

“Nei loro sforzi di resistenza, i nazionalisti hanno usato quasi tutti gli edifici residenziali come postazioni fortificate. I veicoli corazzati e l’artiglieria sono stati posizionati ai piani terra e i cecchini hanno preso ai piani superiori. C’erano anche unità separate armate di ATGM. I residenti sono stati portati ai piani intermedi e negli scantinati e utilizzati come scudi umani. È stato fatto in quasi tutti i condomini”.

“Durante la ritirata, l’esercito ucraino e i battaglioni nazionalisti a Mariupol e in altre città ucraine stavano usando i civili come copertura. Siamo a conoscenza di quattro casi in cui, per coprire il loro ritiro, hanno fatto uscire le persone dagli scantinati. L’ultimo incidente è stato quattro giorni fa, quando stavamo liberando l’area portuale e hanno fatto quasi tutti lasciare grattacieli in modo che potessero fuggire lasciando dietro di sé rovine, compresi i siti socialmente importanti e culturali completamente distrutti”.

“Mentre liberava Mariupol, l’esercito russo e le unità della milizia popolare dal DPR hanno preso ogni precauzione per salvare vite civili. Dal 21 marzo sono stati creati quotidianamente corridoi umanitari per evacuare civili e cittadini stranieri”.

“I militari delle forze armate ucraine e i militanti dei battaglioni nazionalisti sono stati incoraggiati a deporre le armi. Naturalmente, gli sono stati garantiti la vita, la sicurezza e l’aiuto medico”.

“Siamo rimasti in comunicazione quotidiana con il vice primo ministro dell’Ucraina [Irina] Vereshchuk per quanto riguarda gli atti umanitari pianificati, che includevano corridoi e trasporti, sia ambulanze che autobus. Occasionalmente, sono stati messi a disposizione fino a 100 autobus di questo tipo e da 25 a 30 ambulanze al giorno”.

“Le missioni diplomatiche straniere si sono messe in contatto con noi in vari modi perché i loro cittadini erano lì. Siamo stati in grado di liberare ed evacuare molti di loro da Mariupol come parte di queste iniziative umanitarie. Abbiamo inviato notifiche ufficiali all’Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, alle strutture competenti dell’OSCE, al Comitato internazionale della Croce Rossa e ad altre organizzazioni internazionali, indicando l’ora e il luogo di tali iniziative. In alcuni casi, abbiamo persino insistito sulla loro presenza per assicurarci che tutte le regole umanitarie fossero rispettate nella misura del possibile, considerando il fuoco costante e senza fine proveniente dai battaglioni nazionalisti e dalle forze armate ucraine”.

“Nonostante la resistenza dei combattenti e di tutti gli altri, siamo stati in grado di evacuare 142.711 civili da Mariupol dopo che sono state emesse istruzioni in questo senso. Abbiamo liberato tutti gli ostaggi al porto, compresi gli equipaggi marittimi. Coloro che li hanno presi in ostaggio hanno danneggiato i loro sistemi di comunicazione in modo che non potessero entrare in contatto con nessuno”.

“A partire da oggi, l’esercito russo e la milizia popolare della Repubblica Popolare di Donetsk controllano tutta Mariupol, bloccando in modo affidabile il territorio Azovstal con ciò che rimane delle forze nazionaliste e dei mercenari stranieri”.

“Negli ultimi due giorni abbiamo dichiarato un cessate il fuoco tra le 14 e le 16, fermato tutte le azioni militari e aperto corridoi umanitari per consentire ai civili che potrebbero essere ad Azovstal di andarsene”.

“Abbiamo preparato circa 90 autobus per loro, e 25 ambulanze. Naturalmente, considerando tutte le distorsioni che affrontiamo, abbiamo installato le telecamere delle forze aerospaziali russe e abbiamo ricevuto il flusso quasi in tempo reale qui al centro di comando. Nessuno ha lasciato Azovstal. Tuttavia, altri civili, oltre 100, sono stati in grado di evacuare. Si è trattato di uno sforzo importante per noi negli ultimi giorni e lo abbiamo portato avanti insieme a tutte le organizzazioni internazionali competenti”.

“La città è ora calma, il che ci consente di iniziare gli sforzi per ripristinare l’ordine, consentire alle persone di tornare alle loro case e riportare la vita pacifica in città. Per quanto riguarda coloro che si nascondono ad Azovstal, abbiamo sigillato in modo affidabile il suo perimetro e abbiamo bisogno di tre o quattro giorni per completare questo sforzo ad Azovstal”.

E’ quanto ha affermato il ministro della Difesa Sergej Shoigu nel corso della relazione fatta al presidente della Federazione russa Vladimir Putin.

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CONFLITTO RUSSO-UCRAINO

Lavrov sulla durata dell’operazione russa in Ucraina

Il ministro degli Esteri russi rassicura: “nessuna terza guerra mondiale”. Poi critica gli USA: “utilizzano gli ucraini per colpire la Russia e rifiutano il disarmo nucleare”. L’annuncio dell’apertura di un fascicolo sulla stampa italiana di sistema per “violazione dei diritti fondamentali”

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Lavrov su quanto durerà l'operazione russa in Ucraina | Rec News dir. Zaira Bartucca

Il ministro degli Esteri della Federazione Russa Sergej Lavrov ieri ha partecipato a un programma tv italiano di fascia serale. Il format televisivo nelle puntate delle scorse settimane aveva dato spazio solo alla versione di Kiev, mentre questa volta ha dato modo alla parte russa di replicare e di fornire la propria versione dei fatti. Ecco cosa ha detto Lavrov.

Sulla presunta “terza guerra mondiale” menzionata dai media occidentali mainstream

“Nessuna terza guerra mondiale, solo tutto il mondo occidentale e i media occidentali lo credono. La Russia non ha mai smesso di agevolare gli accordi. Una guerra mondiale non avrebbe vincitori, quindi non sarà mai iniziata.

Sugli accordi violati dagli USA sulla non proliferazione delle armi nucleari

“Putin e Biden su iniziativa russa lo scorso anno hanno chiuso accordi contro la guerra nucleare. Putin chiede di creare un summit con i cinque membri permanenti dell’Onu contro la guerra nucleare, ma gli Stati Uniti stanno frenando.

Non bisogna tuttavia sottovalutare i rischi che esistono. Zelensky ha detto che l’Ucraina si è sbagliata a rifiutare le armi nucleari. Ci sono state anche dichiarazioni di questo tipo da parte della Polonia.

Anche la Francia ha armi nucleari, ma questi aspetti non attirano l’attenzione dei media occidentali. Questo non gli fa onore. Tre anni fa il presidente Putin ha presentato delle nuove armi ultrasoniche che hanno cominciato ad attirare la nostra attenzione quando gli Stati Uniti hanno stracciato gli accordi sulla non proliferazione del nucleare.

Sappiamo che le armi americane se verranno usate saranno rivolte contro la Russia e contro la Cina. Eravamo pronti per un nuovo accordo sui nuovi sistemi che sono comparsi e che compariranno, ma i negoziati sono stati interrotti”.

Sulle frange neo-naziste in Ucraina e sul battaglione Azov

“I target dell’operazione russa sono state le infrastrutture militari utilizzate per fare pressione sulla popolazione civile e sulla Russia. Attacchiamo i target militari per colpire i radicali ucraini. I colpi deliberati non provengono dalla Russia ma dai missili ucraini Tochka U che hanno colpito le abitazioni civili e sono chiaramente utilizzati per terrorizzare la popolazione civile dell’Est”.

La maggior parte delle persone è stanca di questa oppressione che ha dovuto subire dopo il sanguinoso colpo di stato del 2014 ai tempi di Yanukovich, con l’instaurazione del regime nazista ucraino supportato dagli americani e con l’introduzione di leggi neo-naziste. Il regime ucraino ha violato gli accordi di Minsk e gli accordi di non ricorso alle armi. Cn nostro grande rammarico, non ci è restato altro che avviare le azioni di contrasto”.

Su Hitler e sul fatto che “avrebbe avuto origini ebraiche”

“La nazificazione esiste. Sono stati i militari del battaglione Azov che hanno sul loro corpo e sulle divise simboli riconducibili alle SS e che inneggiano al Mein Kampf. Anche Hitler come Zelensky avrebbe avuto origine ebraiche, quindi non significa assolutamente nulla. I maggiori antisemiti della storia sono stati proprio gli ebrei.

Questi neo-nazisti si sono infiltrati nelle linee regolari dell’esercito. Il battaglione Azov è un’organizzazione dichiaratamente neo-nazista. Zelensky ha detto del battaglione Azov che “sono come sono” e il giornalista che ha fatto l’intervista non ha mandato in onda questa frase. I media utilizzano i neo-nazisti per la lotta contro la Federazione Russa.

Il battaglione Wagner è un corpo privato che non ha a che fare con lo Stato russo. Assieme ad altri battaglioni ora si trova in Africa per condizioni commerciali”.

Sui mercenari stranieri che stanno supportando i neo-nazisti

“In Ucraina mercenari e ufficiali occidentali sono tra le fila dei militari ucraini. Le leggi neo-naziste sulla lingua, sulle tradizioni e sulla cultura non riguardano qualche decina di migliaia di radicali ma tutti gli ucraini, così come le feste dedicate a Stephan Bandera” (un collaborazionista nazista nato nell’attuale territorio dell’Ucraina dell’Ovest che fondò l’OUN, partito di ispirazione fascista, ndr).

Sull’Italia e sui media di sistema italiani: “Aperto un fascicolo per violazione dei diritti”

“L’Italia è in prima fila tra coloro che non solo adottano sanzioni anti-russe, ma promuovono anche tutte le iniziative anti-russe. Pensavamo che l’Italia avesse un approccio diverso sulla giustizia e sui diritti fondamentali per la sua storia, oltre che buone norme diplomatiche ed etica giornalistica. Forse ci siamo sbagliati.

La nostra ambasciata ha inviato i materiali e ha aperto un caso riguardo alla violazione dei diritti fondamentali da parte della stampa italiana”.

Sui programmi anti-russi della NATO

“Ho letto molto sui legami con la famiglia Biden e l’Ucraina, ma io credo che ci siano da parte degli USA programmi a lungo termine portati avanti da tutta la dirigenza americana per trasformare l’Ucraina in una minaccia.

E’ per questo che hanno ampliato la militarizzazione dell’Ucraina e hanno organizzato esercitazioni sotto l’egida della NATO, sempre in chiave anti-russa. Questo progetto anti-russo si nota anche quando sentiamo che la Russia deve essere sconfitta”.

Sui negoziati abbandonati dalla parte ucraina

“Abbiamo iniziato le trattative su iniziativa di Zelensky e a marzo c’erano i presupposti per pensare che il presidente ucraino fosse pronto a rendere l’Ucraina neutrale. Noi abbiamo risposto che a queste condizioni eravamo d’accordo, tolti i territori di Crimea e Donbass. A loro andava bene, ma poi le condizioni sono state modificate”.

Su Bucha

“Il 30 marzo i militari russi sono usciti da Bucha e il sindaco ha detto che la città era libera. Due giorni dopo è stato costruito tutto ed è palese che si tratti di una fake news. Vogliamo che Zelensky dia l’ordine di cessare le ostilità e di tutelare la sicurezza delle persone a Est, che non devono essere più minacciate.

Noi non vogliamo un cambio di regime in Ucraina, in queste sono cose sono specializzati gli Stati Uniti, non noi”.

Sull’acquisto di gar russo da parte dell’Europa

“Le banche occidentali hanno rubato un sacco di soldi in euro e dollari a Gazprom. Volete pagarci tenendo i soldi nelle vostre banche occidentali? Noi abbiamo proposto di pagare in rubli. Per i clienti delle forniture non cambia assolutamente nulla, non cambiano i prezzi”.

Sui tempi dell’operazione russa in Ucraina

Il 9 maggio è una tradizione sovietica, ma quest’anno nel corso della ricorrenza concentreremo i nostri sforzi per difendere la sicurezza della popolazione civile ucraina dell’Est. I nostri militari non pianificheranno le loro azioni in base a una data.

I tempi e i ritmi dipendono dalla necessità di minimizzare i rischi per la popolazione civile ucraina e per i militari russi”.

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CONFLITTO RUSSO-UCRAINO

A chi andranno i 610 milioni stanziati dal governo per l’Ucraina

Supera il mezzo miliardo di euro lo stanziamento del governo che dovrebbe andare a beneficio “dei profughi ucraini”. Mentre in tutta Europa è corsa alla speculazione e alla capitalizzazione dei rifugiati, è lecito domandarsi se e in che modo i fondi andranno a coprire le spese vive e urgenti di chi ne ha davvero necessità. Anzitutto, come saranno ripartiti?

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A chi andranno i 610 milioni stanziati dal governo per l'Ucraina | Rec News dir. Zaira Bartucca

Supera il mezzo miliardo di euro lo stanziamento del governo che dovrebbe andare a beneficio “dei profughi ucraini”. Mentre in tutta Europa è corsa alla speculazione e alla capitalizzazione dei rifugiati, è lecito domandarsi se e in che modo i fondi andranno a coprire le spese vive e urgenti di chi ne ha davvero necessità. Anzitutto, come saranno ripartiti? Stando a quanto si è potuto apprendere, il blocco più cospicuo di finanziamenti di circa 450 milioni sarà teoricamente devoluto agli ucraini che giungono in Italia.

Non a tutti (per esempio non a chi può provvedere con una sistemazione autonoma), ma solo a chi è disposto ad entrare nel regime di accoglienza dei CAS e delle strutture convenzionate e, soprattutto, alle organizzazioni che proliferano sull’accoglienza, in Italia come in Ucraina. In particolare, 6 milioni andranno all’Unicef ucraino; altri 6 milioni allo “Ukraine Humanitarian Fund” dell’Ocha (Onu), 4 milioni andranno al Comitato Internazionale della Croce Rossa in Ucraina, 8 milioni all’Unhcr nei Paesi della regione e 2 milioni alla Federazione Internazionale delle Società della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa. Tanto ha fatto sapere il viceministro agli Affari Esteri Marina Sereni.

Ben 110 milioni sul totale devoluto di 610 milioni andranno poi nelle casse della governo ucraino per “assistenza finanziaria”. Lo ha specificato il premier Mario Draghi nel corso dell’intervento che ha tenuto nell’ambito della raccolta fondi internazionale “Stand Up for Ukraine”.

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CONFLITTO RUSSO-UCRAINO

Ucraina, il Parlamento europeo promuove una “war room” per censurare la versione dei fatti da parte russa

Proprio il 25 aprile, giorno della Liberazione dal nazi-fascismo, in Ue si pensa di infliggere un duro colpo alla libertà di espressione, al diritto di critica e a quello di cronaca. Si terrà proprio in questo giorno presso il Parlamento europeo un vertice in cui verrà discussa la creazione di una “war room” sull’informazione e sui modi approvati di trattare il conflitto russo-ucraino

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La "war room" dell'Ue per censurare la versione dei fatti da parte russa | Rec News dir. Zaira Bartucca

Proprio il 25 aprile, giorno della Liberazione dal nazi-fascismo, in Ue si pensa di infliggere un duro colpo alla libertà di espressione, al diritto di critica e a quello di cronaca. Si terrà proprio in questo giorno presso il Parlamento europeo un vertice in cui verrà discussa la creazione di una “war room” sull’informazione e sui modi approvati di trattare il conflitto russo-ucraino. Le premesse sono – apparentemente – buone: “contrastare la disinformazione e i modi per rafforzare le voci di fatto e di libertà di parola”, ma i presupposti dimostrano la politicizzazione dell’iniziativa.

Tutto, infatti – si legge nell’invito inviato ai giornalisti – verrà esaminato “alla luce dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia”. Perché “è chiaro che c’è uno Stato sovrano attaccato e uno invasore”, è il mantra di un mainstream che si appella di continuo alla sovranità degli Stati sistematicamente ignorata dall’Unione europea e perfino alla terminologia cara al centrodestra in altri contesti bandita.

Ma cosa impareranno i giornalisti che correranno a Bruxelles nella “stanza della guerra” o si collegheranno in streaming per apprendere il giusto scrivere e il giusto parlare? Probabilmente, a riportare pedissequamente quanto proviene da Kiev senza approfondimento e verifica, a ignorare questioni cardine come la presenza documentata di biolaboratori in Ucraina promossi dal Pentagono, a definire i nazisti del battaglione Azov “difensori” e “nazionalisti” e – ovviamente – a forgiare epiteti sempre più dispregiativi per descrivere il presidente della Federazione russa.

Nessuna imposizione, sia chiaro, solo una serie di raccomandazioni. Che succede se i giornalisti non dovessero seguirle? Intanto la censura dei principali social funziona a gonfie vele, e se qualcosa dovesse andare storto sono sempre a disposizione gli squadroni di “fact-checker“, i vari somministratori di olio di ricino digitale e le liste di proscrizione in cui vengono inseriti i comunicatori dissidenti.

L’iniziativa è promossa dal gruppo del PPE, lo stesso del presidente del parlamento europeo Roberto Metsola. I lavori saranno ospitati dall’eurodeputata Eva Maydell e aperti dal presidente del gruppo PPE Manfred Weber.

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CONFLITTO RUSSO-UCRAINO

Ucraina, in alcune zone è iniziata la ricostruzione

Sono 918 gli insediamenti che in questi giorni sono interessati da interventi di ricostruzione e dal ripristino delle forniture

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Ucraina, in alcune zone è iniziata la ricostruzione | Rec News dir. Zaira Bartucca

Si è parlato a lungo di una possibile fine delle ostilità tra Russia e Ucraina per il 9 maggio, data che nei Paesi dell’ex Unione Sovietica coincide con la Giornata della Vittoria sul nazismo. E’ difficile fornire previsioni azzeccate in uno scenario così mutevole, ma alcuni segnali di distensione stanno già giungendo. In Ucraina è infatti già iniziata la ricostruzione di alcune zone. Sono 918 gli insediamenti che in questi giorni sono interessati da bonifiche territoriali e dal ripristino delle forniture di energia elettrica, luce e gas.

Riprende anche il lavoro delle forze dell’Ordine, riaprono banche e uffici e viene nuovamente garantita l’erogazione di cure mediche all’interno degli ospedali. Inizia di nuovo l’attività del personale scolastico e si restaurano le ferrovie e le principali arterie che collegano le città. Da ieri è di nuovo attivo il tratto tra Chernihiv e Nizhyv. Anche a Sumy riprende la circolazione dei treni. Sono molti, inoltre, gli ucraini che stanno facendo marcia indietro e dall’Europa stanno rientrando nelle loro abitazioni. La situazione rimane comunque critica in alcune città, come Kharkiv e Mariupol.

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CONFLITTO RUSSO-UCRAINO

Biolab del Pentagono in Ucraina, il ministero della Difesa russo pubblica altri nomi di soggetti coinvolti

Il ruolo dell’UNCT, il Centro Scientifico e Tecnologico Ucraino e dell’appaltatore del Pentagono Black & Veatch. Così gli USA avrebbero promosso la sperimentazione umana sui malati psichiatrici di Kharkiv e la contaminazione dei principali corsi e specchi d’acqua di Ucraina e Russia

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Biolaboratori in Ucraina, il ministero della Difesa russo pubblica altri nomi di soggetti coinvolti | Rec News dir. Zaira Bartucca
Il ministro della Difesa russo Sergej Shoigu

Il Ministero della Difesa russo ha pubblicato l’elenco di altri soggetti coinvolti nella creazione di laboratori biologici in Ucraina che fanno capo al Pentagono. Come abbiamo già avuto modo di precisare, la presenza di biolaboratori è stata confermata dalla stessa Organizzazione mondiale della Sanità, che l’11 marzo scorso raccomandava all’Ucraina – come riportato da Ansa – di distruggere gli agenti patogeni ad alto rischio nei laboratori sanitari per prevenire potenziali fuoriuscite. Tra i soggetti coinvolti resi ora noti compare anche un ex dipendente del Dipartimento di Stato russo che in passato ha avuto a che fare con le forze nucleari strategiche sovietiche. Secondo quanto reso noto dai militari russi, gli americani stavano pianificando di infettare il Mar Nero e il Mar d’Azov, Russia, Bielorussia, Polonia e Moldavia con tifo, epatite ed altri patogeni.

Il ruolo dell’UNTC, il Centro Scientifico e Tecnologico Ucraino

Un ruolo cardine in questo contesto era ricoperto dal Centro Scientifico e Tecnologico Ucraino (UNTC), organizzazione intergovernativa internazionale che si occupa della distribuzione di sovvenzioni nel campo delle armi biologiche. “A prima vista si tratta di un’organizzazione non pubblica che non ha nulla a che fare con il Pentagono”, ha detto il capo delle Forze di protezione dalle Radiazioni e dalla contaminazione Chimica e Biologica Igor Kirillov nel corso di un briefing, prima di delineare le caratteristiche della struttura. L’UNTC – è quanto è stato documentato nel corso dei lavori – conta su uffici di rappresentanza a Baku, Chisinau, Tbilisi, Kharkov e Lviv. Quel che inquieta, tuttavia, è che gli scienziati hanno effettuato campionamenti in alcune aree di interesse come i fiumi Dnepr, Danubio e Dniester e nel canale della Crimea settentrionale, trovando agenti patogeni riconducibili al colera, al tifo e all’epatite A ed E. Ma c’è di peggio.

Malati psichiatrici utilizzati come cavie per la sperimentazione umana

L’UNTC avrebbe inoltre condotto una campagna di sperimentazione umana su malati psichiatrici. Un orrore che sarebbe avvenuto tra il 2019 e il 2021 nella città di Merefa, nella regione di Kharkiv, nei reparti dell’ospedale psichiatrico clinico n.3. Le persone con disturbi mentali sono state selezionate per gli esperimenti in base alla loro età, alla nazionalità e allo stato immunitario. Il risultato del monitoraggio dei pazienti è stato scoperto consultando alcuni moduli. Le informazioni non erano inserite nel database dell’ospedale, perché al personale dell’istituto medico è stato fatto divieto di divulgazione”, ha detto Kirillov.
Attualmente le attrezzature e i preparati del presidio sanitario sarebbero state trasferite nell’Ucraina occidentale con l’ausilio e la compiacenza dei Paesi coinvolti. “Solo negli ultimi anni – ha detto ancora Kirillov – oltre 350 milioni di dollari sono stati spesi per realizzare i progetti UNTC promossi da Washington. I clienti e gli sponsor sono il Dipartimento di Stato e il Ministero della Difesa. Il finanziamento viene effettuato anche attraverso l’agenzia per la protezione dell’Ambiente, il Dipartimento dell’Agricoltura, della Salute e dell’Energia degli Stati Uniti”.

I nomi e i cognomi di alcuni dei soggetti coinvolti

Il ministro della Difesa russo ha dunque divulgato i nomi e i cognomi dei soggetti colpevoli di aver condotto campagne di sperimentazione umana in Ucraina. La posizione di direttore esecutivo dell’UNTC era ricoperta da Kurtis Belayach, statunitense nato il 27 agosto 1968 in California. Laureato presso l’Università della California, è titolare di un master in finanza internazionale e lavora in Ucraina dal 1994. Presidente del Consiglio di amministrazione dell’UNTC dell’Unione Europea nel dipartimento russo è invece Eddie Arthur Mayer.

Altro curatore Statunitense – ha reso ancora il ministero che fa capo a Sergej Shoigu – è Philip Dolliff. Al Dipartimento di Stato ha ricoperto il ruolo di vice assistente Segretario di Stato per la sicurezza internazionale e i programmi di non proliferazione delle armi di distruzione di massa. Il suo mandato è scaduto il 31 marzo, ma le informazioni sono state conservate sul sito del Dipartimento. Prima di entrare nel Dipartimento di Stato, ha studiato nelle forze nucleari strategiche sovietiche e ha partecipato a programmi per la riduzione delle minacce terroristiche.

Un ruolo rilevante era svolto anche dall’appaltatore del Pentagono Black & Veatch, strettamente connesso – è emerso – all’UNTC. I curatori americani erano al lavoro su diversi progetti come il 6166 sulla proliferazione di armi di distruzione di massa e il 9601, sul “trasferimento di tecnologie ucraine per la produzione di materiali complessi a duplice uso nell’Unione Europea“.

La minaccia delle basi biologiche militari

“Le basi biologiche militari statunitensi sono una vera minaccia. Se non chiudiamo questi laboratori, dagli Stati Uniti giungerà una minaccia costante alla sicurezza mondiale”, ha detto Gennady Onishchenko, medico onorato della Russia che a inizio del 2020 ha reso noto uno studio e una lista di farmaci raccomandati per la cura del covid19. Secondo Onishchenko queste basi hanno iniziato a formarsi dopo il crollo dell’Unione sovietica. A essere interessata non è solo l’Ucraina, ma anche altri territori dell’ex URSS come Georgia e Kazakistan. I fondi per il sostentamento dei laboratori provengono dal bilancio della Difesa degli Stati Uniti e sono consultabili apertamente.

Secondo le informazioni ufficiali, i laboratori dovevano servire a combattere le malattie infettive e prevenire i focolai delle epidemie, invece avrebbero avuto un ruolo attivo nella diffusione dei patogeni. Secondo il presidente della Federazione Russa Vladimir Putin, il Pentagono starebbe cercando di coprire le tracce di “programmi segreti, inclusi esperimenti con campioni di coronavirus, antrace e altre malattie mortali. Abbiamo tutte le ragioni di credere che nelle immediate vicinanze della Russia in Ucraina sono stati creati componenti di armi biologiche”, ha detto Putin.

La preoccupazione delle autorità russe risiede nel fatto che la legislazione degli Stati Uniti ha consente il lavoro nel campo delle armi biologiche. “Gli Stati Uniti hanno accompagnato la ratifica del protocollo di Ginevra del 1925 con una serie di riserve, una delle quali consente l’uso reciproco di armi chimiche e tossiche, ha detto il ministro della Difesa.
Mosca ha cercato per molti anni di rafforzare il regime della Convenzione sul divieto delle armi biologiche e tossiche, ma gli Stati Uniti continuano a mettere veti sul processo di ratifica. La situazione potrebbe cambiare con la pubblicazione – già annunciata – di nuove prove documentali.

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