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ESTERI

Propaganda Lgbt e benefici fiscali, la Florida inchioda Disney

Il pacchetto di leggi varato il 28 marzo di quest’anno che impone limiti ai soggetti pubblici che percepiscono contributi

Propaganda Lgbt e benefici fiscali, la Florida di Ron DeSantis inchioda Disney | Rec News dir. Zaira Bartucca

Il Parlamento della Florida l’altro ieri ha approvato il disegno di legge che abolisce il “Reedy Creek Improvement District”, il provvedimento che garantirà ancora per poco alla Walt Disney Company e al Walt Disney World Resort (comunemente chiamato “Disneyland”) privilegi fiscali e uno status privilegiato. E’ la conseguenza più vistosa dell’approvazione del pacchetto di leggi varato il 28 marzo di quest’anno, che vieta ai soggetti pubblici che percepiscono contributi di promuovere campagne di propaganda.

La misura è stata fortemente voluta dal governatore conservatore Ron De Santis (nella foto), che più volte ha espresso preoccupazione per l’indottrinamento di matrice lgbt che negli States come altrove si ripercuote sui minori all’interno dei luoghi ricreativi e di formazione. Il caso della Disney è quello di una multinazionale che risiede nel territorio della Florida, che è in grado di veicolare messaggi a miliardi di persone nel mondo e che è ormai tristemente nota per la politicizzazione estrema e per le prese di posizione omosessualiste.

A partire dal 1° giugno 2023 non potrà più beneficiare delle esenzioni fiscali speciali. Il colosso dell’intrattenimento si è sviluppato a partire dagli anni ’60 proprio grazie al Reedy Creek Improvement District, che ha permesso la fondazione del noto parco di Orlando. Una sorta di paradiso fiscale, un regime economico da favola (è proprio il caso di dirlo) che faceva sì che Disney bypassasse le commissioni di pianificazione locale e versasse tributi esigui. Dal prossimo anno non sarà più così.

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