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Il covid e la carica dei 500. Intentano causa contro le Istituzioni, fissata la data della prima udienza

Salvo cambiamenti, è prevista per il 14 aprile. Richiamati alle loro responsabilità Presidenza del Consiglio, ministero della Salute e Regione Lombardia

Il covid e la carica dei 500. Intentano causa contro le Istituzioni, fissata la data della prima udienza | Rec News direttore Zaira Bartucca

È prevista per il 14 aprile (salvo cambiamenti) la prima udienza della causa intentata contro la Regione Lombardia, il ministero della Salute e la Presidenza Consiglio dei Ministri. Il procedimento è partito grazie alla denuncia di circa 500 familiari delle vittime del covid di Brescia e Bergamo, che adesso chiedono giustizia per i decessi che non attribuiscono in via esclusiva al virus o al destino: “Non si è trattato di fatalità”, lamentano. Ieri, contestualmente alla visita di Draghi a Bergamo, familiari e legali si sono radunati nei pressi del cimitero nel tentativo di avvicinare il premier. Non ci sono riusciti a causa del grado di blindatezza, che ha fatto in modo che venisse impedito l’accesso perfino ai giornalisti. Uno dei partecipanti del sit-in, Paolo Casiraghi, ha rilasciato una dichiarazione ripresa dal Fatto Quotidiano: “Siamo qui – ha detto – per dare testimonianza di quello che abbiamo vissuto: le chiamate alle ambulanze che non uscivano e i consigli di non portare i familiari in ospedale“.

Non sarebbe stato, lamentano i denuncianti, solo il virus a determinare i decessi che hanno caratterizzato la prima fase, ma anche la mancanza di cure tempestive. Quelle che – per seguire il protocollo previsto dal ministero della Salute – non potevano essere effettuate a domicilio e neppure presso i nosocomi fino a quando non avevano luogo una serie di procedure farraginose. “Dopo le commemorazioni si torni a parlare delle responsabilità“, ha affermato Consuelo Locati, coordinatore del team dei legali composto dagli avvocati Piero Pasini, Luca Berni, Alessandro Pedone e Giovanni Benedetto. “Quanto successo in Italia e in modo particolare in Lombardia non è stata una fatalità. A nostro parere, contro gli attori citati in giudizio – dunque Presidenza del Consiglio, ministero della Salute e Regione Lombardia – esistono fondate prove documentali”.

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