Da zona rossa a nemico invisibile, le parole belliche che tentano di legittimare la fine dello stato di diritto
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OPINIONI

Da zona rossa a nemico invisibile, le parole belliche che tentano di legittimare la fine dello stato di diritto

Quante volte lo abbiamo sentito in questi mesi? “Siamo in guerra”, combattiamo un “nemico invisibile” che non è più quello della seconda guerra mondiale, ma un virus del raffreddore che travalica le barricate per fermarsi alle mascherine

Da zona rossa a nemico invisibile, le parole belliche che tentano di legittimare la fine dello stato di diritto | Rec News dir. Zaira Bartucca

Quante volte lo abbiamo sentito in questi mesi? “Siamo in guerra”, combattiamo un “nemico invisibile” che non è più quello della seconda guerra mondiale, ma un virus del raffreddore che travalica le barricate per fermarsi alle mascherine. Per Lui vale la pena fare “zone rosse”, locuzione che nella terminologia bellica rimanda ad aree ad alto rischio che non si possono valicare senza temere per la propria vita. Utilizziamo l’espressione di frequente, abituati come siamo a ripetere a pappagallo e acriticamente quello che ci viene propinato dai piani alti. E’ successo anche con il sibillino “Andrà tutto bene” di covidiana memoria. Ma riflettendoci, qual è quella persona in salute, giovane o di mezza età che rischia la pelle passeggiando sul corso, andando a fare compere o sedendo a tavola con i parenti?

L’impressione è che non ci sia. E l’impressione – forse sbagliata – è che la scelta dei termini non sia affatto casuale. Guarda caso, stando alla martoriata Costituzione, l’unica condizione che permetterebbe la sospensione dei diritti fondamentali è la proclamazione dello stato di guerra. Quel caso limite assolutamente da non valutare che permetterebbe di infilarsi nelle case degli italiani, di identificare definitamente il virus con il nemico da combattere e di legittimare – come conseguenza ultima – la somministrazione forzata di un vaccino che potrebbe essere erogato con ogni mezzo anche dall’esercito. Non dimentichiamo quanti – in questi mesi di incoerenze e di farse – si sono appellati perfino ai Tso.

Di una ipotetica proclamazione dello stato di guerra per per permettere l’irruzione delle forze dell’ordine nelle abitazioni private e dunque per legittimare indirettamente il direttorio tecnocratico sospinto dai Dpcm, avrebbe del resto parlato negli scorsi mesi lo stesso capo della Polizia. Suo interlocutore sarebbe stato il bypassatore di Parlamenti Roberto Speranza, almeno questo riporta la stampa citando una missiva. Ipotesi e tentativi che, messi insieme, danno l’idea di come il limite invalicabile dei diritti costituzionalmente garantiti sia stato già ampiamente superato, mentre l’opposizione non solo resta silente sull’essenziale (slogan a parte), ma sostiene le istanze del governo col voto.

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