REC EXCLUSIVE
Nuovo Coronavirus, era stato stabilito il divieto di pesca nei fiumi vicini a Wuhan
L’avviso diramato a luglio dall’organismo governativo Wuhan Market Supervision Administration. Poi la ripresa dal fermo e l’avvio delle vendite. Il primo dicembre del 2019 si registra il primo caso di nCoV collegato al Huanan seafood market: il 66% dei primi infetti aveva avuto accesso al mercato
Era stato stabilito il divieto di pescare, approvvigionarsi e commerciare prodotti ittici di acqua dolce prelevati dai fiumi Huang He e e Chang Yang a ridosso di Wuhan, la città cinese dove si è manifestato il nuovo ceppo del Coronavirus. E’ quanto rendeva noto il Wuhan Market Supervision Administration a luglio scorso, contestualmente alla pubblicazione di un avviso in cui faceva sapere che “Wuhan era stata messa alla prova”, ma finalmente poteva vedere “i commerci ripartire”.
Un luogo emblematico
Il luogo è emblematico perché è la sede della mastodontica Optics Valley, una sorta di Sylicon Valley in salsa cinese. E’ proprio in questa città che si è generata l’epidemia, come è stata definita. I dati tuttavia, non sembrano essere catastrofici come indicato dai media commerciali, senza contare che le possibilità di contrarre un virus così geograficamente circoscritto appaiono piuttosto ridotte. Stando allo studio “Clinical features of patients infected with 2019 novel coronavirus in Wuhan, China”, il 66% dei primi 41 contagiati aveva avuto contatti con il Huanan seafood market, prima colpito dallo stop alla pesca e successivamente tornato a pieno regime.
La verità sul Nuovo Corona Virus
E’ la rivista scientifica The Lancet, a puntualizzare come il Coronavirus si sia già manifestato attraverso forme gestibili e già note: la Sars e la sindrome respiratoria del Medio Oriente sono tra queste. La forma di nCov che sta interessando la Cina è considerata “nuova” perché i casi che si sono manifestati a partire dal primo dicembre 2019 hanno dimostrato una mutazione, cioè hanno dato luogo a varianti.
Si cura allo stesso modo dell’ebola e dell’HIV
Scandagliando le pagine dello studio, si può notare come vengano menzionati farmaci retrovirali in genere utilizzati per trattare malattie altamente debilitanti come l’HIV e l’ebola.
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