Notifiche: t.me/recnews

© Rec News -

del

La chiamano “la Chicago della Cina”, perché è questo il territorio della Optics Valley dove risiedono le migliori startup tecnologiche e farmaceutiche. E’ Wuhan, la capitale di Hubei che molti hanno conosciuto in questi giorni solo grazie alla diffusione del Nuovo Corona Virus. Un agglomerato urbano cui forse Italo Calvino avrebbe dedicato un capitolo del suo “Le città invisibili” per le sue particolarità. Una di queste peculiarità è che qui, assieme a tanta ricchezza, si è sviluppato anche un centro studi e di comunicazione da cui parte e viene filtrata l’entrata e l’uscita di informazioni relative alla Cina, comprese quelle che vengono immesse in Occidente.

A inizio gennaio la Cina si preparava a gestire una situazione di emergenza complessa

Wuhan è città che non lascia nulla al caso, e non lo ha fatto neppure per il virus che i medici di uno studio scientifico dicono abbia avuto come focolaio importante il Huanan Seafood Market. Da qui proveniva il 66% dei primi 41 contagiati, per quanto una tesi ormai diffusa parli di un laboratorio in cui si lavora a virus letali, dunque armi biologiche. Si tratti dell’uno o dell’altro caso, già a inizio gennaio l’Amministrazione di Vigilanza del Mercato municipale di Wuhan, Sistema di licenze amministrative per Alimenti e Droghe, si preparava a gestire una situazione di emergenza complessa. E bisogna ricordare che il primo caso manifesto di Corona Virus non era stato del 31 dicembre 2019 – come si sta comunemente equivocando – ma del primo dicembre.

Il bando rivolto ai fornitori per i terminali self-service in grado di erogare a ciclo continuo cibo, bevande e medicine

L’otto gennaio di questo anno, l’ente pubblicava un bando (responsabile il funzionario Chen Xianghua) in cui chiedeva alle aziende fornitrici di rispondere alla manifestazione di interesse che riguardava un Progetto di approvvigionamento relativo a terminali self-service raggiungibili “24 ore su 24 in grado di erogare a ciclo continuo” alimenti, bevande e medicine”. Lo stesso Wuhan Market Supervision Administration da mesi si preoccupava di informare la popolazione sulla presenza di scorte di zucchero, di carne secca e in scatola e di petrolio raffinato, e rassicurava sul fatto che “la copertura delle scorte” fosse stata “raggiunta” e che dunque non esistevano “motivi di preoccupazione”. Frasi che, oggi, alle orecchie degli ignari europei – gli stessi a rischio contagio – suonano come emblematiche.

L’immagine dell’ospedale costruito in tempi record, ma potrebbe trattarsi di una fake news. A Wuhan è in costruzione la colossale base farmaceutica di Saerqun

Contemporaneamente, il sindaco Zhou Xianwang ha ammesso nel corso di un’intervista televisiva che già a inizio anno era stata avviata l’evacuazione di Wuhan, nel corso di cui cinque milioni di cittadini (la metà circa del totale) hanno preso il largo dalla capitale di Hubei. A dimostrarlo è anche un recente video pubblicato dai media commerciali, che vorrebbero far passare l’idea di una cittadina trincerata e in quarantena, ma in realtà assente da settimane: notare le numerosissime luci spente dei grattacieli nel video debitamente fatto diventare virale in cui due cinesi gridano “Forza Wuhan”. L’ospedale costruito in tempi record? Molti canali indipendenti la liquidano come una fake news, tanto che l’immagine della costruzione ultimata era già disponibile mesi fa negli stock di Alibaba. Le immagini delle ruspe, non ancora verificate, potrebbero allora essere riferite alla nuova costruzione del polo record della Optics Valley, dove nascerà la più grande base farmaceutica della Cina. Sarà tra le più influenti al mondo e si propone di rifornire i mercati esteri di medicinali contro il cancro e contro i disturbi al cervello. E’ riconducibile al colosso biomedico sudcoerano Saerqun.

La Cina è più viva che mai. Il problema, semmai, è di una stolta e impreparata Europa che pensa ai rimpatri

L’emergenza cinese deve diffondersi? A destare sospetti in queste ore è il no del Dragone all’offerta di aiuti di diversi funzionari sanitari esteri, tra cui l’americano Alex Azar. Quel che è certo è che la controllatissima capitale di Hubei, avanzatissima da tutti i punti di vista, non perirà e non collasserà economicamente assieme alla Cina, al contrario di quello che si vuole far credere. Lo dimostra il gioco d’anticipo a cui ha lavorato. Il problema, semmai, è di un’Europa che non è stata preparata e che è stata messa al corrente solo a cose fatte, e che è ormai satura di presenze cinesi che vanno e vengono. Un’Europa stolta che, nonostante la messa in guardia dell’Oms, sta lavorando a circa 600 rimpatri. La stessa Farnesina, che all’inizio aveva manifestato il lampo di genio del “rientro via terra” domani dovrebbe far rientrare una settantina di connazionali tramite un volo.

Il virus prolifera da mesi. E ora i guardiani degli interessi di una Cina colpita dai dazi sperano nella psicosi. Servirà a legittimare il 5G

Riassumendo, il Corona Virus – come Già la Sars e la Mers del 2013 – prolifera da mesi, senza che nessuna autorità sia riuscita a confinare il virus, tanto che i contagi extra-orientali sono quasi tutti stati importati grazie ai turisti. E’ proprio alla (preparata) Cina, contemporaneamente interessata dai dazi, che la situazione torna comoda. Il pretesto è ottimo per vantare la presunta bontà del 5G che, fanno sapere i guardiani degli interessi cinesi, sarebbe stato usato al posto dei “fallevoli” scanner per il rilevamento automatico della temperatura, come quelli presenti all’aeroporto di Fiumicino. Il salto logico è semplice: abbiamo bisogno del 5G anche per prevenire pandemie ed epidemie, e per curarci se qualcosa va storto. O almeno, è quello che vogliono farci credere.

Continua a leggere
Commenta

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

COVID

Costa: “Via le mascherine, non prorogare lo stato di emergenza e tornare alla normalità”

Il sottosegretario alla Salute intervenuto a Un giorno da pecora di Rai Radio 1: “Aperture discoteche e ritorno ai concerti”

© Rec News -

del

Costa: "Via le mascherine, non prorogare lo stato di emergenza e dopo il 31 marzo tornare alla normalità" | Rec News dir. Zaira Bartucca
Immagine Jessica Pasqualon (Ansa)

Il sottosegretario alla Salute Andrea Costa è intervenuto nel corso della trasmissione radiofonica “Un giorno da pecora” di Rai Radio 1 per parlare di un covid ormai al tramonto. “L’obiettivo – ha detto – è quello di assolutamente non prorogare lo stato di emergenza il 31 marzo e per quel periodo tornare alla normalità”. “In un momento molto prossimo – ha detto ancora il sottosegretario – si arriverà anche a togliere le mascherine, presumibilmente l’11 febbraio. Questo è un obiettivo che possiamo sicuramente darci. Se i dati continueranno a essere positivi – ha aggiunto – si potranno riaprire anche le discoteche”. Anche entro il prossimo weekend? La domanda che gli è stata rivolta. “Non mi sento di escludere – la risposta – che alla fine di questa proroga si possa dare in automatico una risposta anche alle discoteche”.

Affermazioni incoraggianti anche per quanto riguarda il settore dei concerti, devastato da una gestione della pandemia che ha demonizzato le attività all’aperto. Il paradosso: mentre la Cina, dove tutto è iniziato, festeggia con le Olimpiadi Invernali inaugurate oggi, l’Italia patisce la chiusura dei luoghi in cui si praticano attività ludiche e l’assenza degli spettacoli all’aperto, che causa danni incalcolabili agli operatori del settore. Ma tutto potrebbe ben presto finire. “I dati dell’andamento di Covid-19 sono positivi – ha detto ancora Costa – e ci fanno guardare al futuro con fiducia. E’ ragionevole pensare che febbraio possa essere il mese in cui quei settori che non hanno avuto risposte potranno averne”.

Continua a leggere

COVID

Che fine ha fatto Trudeau dopo la fuga dalle proteste dei Freedom Convoy

Il primo ministro canadese costretto a darsela a gambe levate dopo il dissenso manifestato da decine di migliaia di camionisti che hanno attraversato il Paese

© Rec News -

del

Che fine ha fatto Trudeau dopo la fuga dalle proteste di Ottawa contro il regime sanitario | Rec News dir. Zaira Bartucca

Non è un buon momento per gli autori del regime sanitario globale. Lo sa bene Justin Trudeau, il primo ministro canadese che da giorni tenta di sedare le proteste animate dai Freedom Convoy, i convogli della Libertà. Decine di migliaia i manifestanti che hanno presa di mira i palazzi istituzionali e che hanno attraversato il Paese, di fatto bloccandolo e facendo tremare le stanze del potere. Tutto è partito dal dissenso degli auto-trasportatori, i camionisti, in protesta per le imposizioni legate ai tamponi, al vaccino e al pass vaccinale.

Una protesta inizialmente isolata la loro, che poi però ha radunato attorno a sé fette sempre più crescenti di popolazione, tanto che ai camionisti in viaggio per oltre una settimana verso Ottawa è stato garantito vitto e alloggio gratuito da parte degli aderenti alla protesta. Il risultato è stato praticamente immediato. Ai deputati è stato intimato di serrarsi in casa per preservare la loro sicurezza e Trudeau è stato praticamente esiliato. Si direbbe che chi di lockdown ferisce, di lockdown perisce. E sembra essere solo l’inizio di moti popolari realmente risoluti e motivati che si vanno moltiplicando un po’ ovunque.

Ma che fine ha fatto il primo ministro canadese? Dopo il climax delle proteste e dell’invasione di Ottawa da parte di decine di migliaia di mezzi pesanti, Trudeau ha annunciato subito dopo di essere “positivo al covid” e di essere costretto a lavorare da remoto. Mai “contagio” fu più provvidenziale.

Leggi anche cosa succede intanto in Francia.

Continua a leggere

COVID

Covid, anche la Francia dice addio a tutte le imposizioni

Via mascherine, telelavoro e distanziamento, come già in Danimarca, Gran Bretagna e altri Paesi. Si entra quasi ovunque senza Green Pass. Intanto l’Italia è ancora ostaggio del regime sanitario globale

© Rec News -

del

Covid, anche la Francia dice addio a tutte le imposizioni | Rec News dir. Zaira Bartucca
Il gruppo "I Patrioti" e una dimostrante vestita da "Marianna" protestano contro il pass sanitario - EPA/CHRISTOPHE PETIT TESSON

Da domani anche la Francia, come già la Danimarca, la Gran Bretagna e numerosi altri Paesi, dirà addio a tutte le imposizioni legate al regime sanitario globale. Via mascherine, telelavoro e distanziamento. Dal 2 febbraio quasi ovunque si entrerà senza Green Pass: i francesi – a differenza dell’Italia che continua a tardare nonostante i numeri più che confortanti – appenderà tutto al chiodo e si lascerà la cosiddetta pandemia alle spalle. Merito, anche, delle proteste che si sono moltiplicate nel corso degli ultimi mesi, che hanno visto una partecipazione sempre più alta da parte di cittadini francesi.

Continua a leggere

COVID

“Tempi maturi per mettere da parte Green Pass e mascherine”

Il presidente della Società Italiana di Virologia e direttore del laboratorio di Microbiologia e Virologia del San Raffaele Massimo Clementi chiede “l’eliminazione” del certificato verde: “Dati in discesa. Non si tratta di discussione scientifica ma politica. Togliere anche in tempi brevi anche l’obbligo di mascherine”

© Rec News -

del

"Tempi maturi per mettere da parte Green Pass e mascherine" | Rec News dir. Zaira Bartucca

Eliminazione del Green Pass e delle mascherine. E’ quanto ha chiesto la SIV-ISV – Società Italiana di Virologia – tramite il suo presidente Massimo Clementi. Il medico (che è anche direttore del laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’ospedale San Raffaele di Milano) ha rilasciato alcune dichiarazioni sul certificato verde su cui si ostina in queste ore l’azione di governo, chiedendone la sospensione. “Siamo più o meno al picco, calcolando i dati sull’intero paese. Se invece scorporiamo quelli di Lombardia e dell’Emilia Romagna, notiamo che i dati stanno già diminuendo: l’apice qui è già stato raggiunto. Ora dovremmo andare verso la generale discesa: la tendenza ci arriva da altri paesi, dove la nuova variante è circolata all’inizio”, ha detto il medico all’Huffington Post.

I dati, insomma, non sono certo quelli di due anni fa, e tra la penalizzazione del diritto al lavoro e alle cure ai veti a fruire di servizi anche essenziali, comincia ad esplodere – prevedibilmente – la rabbia sociale. “Vediamo file interminabili di persone che hanno bisogno del tampone per lavorare. Bisognerebbe snellire questo percorso: se sei vaccinato e infetto, come negli Stati Uniti, resti 5 giorni a casa e poi con una mascherina FFp2 puoi uscire, senza bisogno di tampone”. Del resto, anche l’OMS inizia a parlare di auto-osservazione al posto di quarantena, i test rapidi (anche fai-da-te) prendono il posto di quelli molecolari e Paesi che sono stati interessati dalla variante Omicron come la Gran Bretagna hanno già detto addio a tutte le restrizioni.

E’ quello che si dovrebbe fare anche in Italia secondo Clementi, che non è certo l’unico ad appellarsi alla fine di tutte le imposizioni. Quella sul Green Pass, chiosa il presidente della Società Italiana di Virologia, più che una discussione scientifica è diventata per molti versi una discussione politica. C’entrano i rapporti tra controllo della pandemia e attività economiche. Per quello che mi riguarda, il Green Pass può essere considerato utile se considerato straordinario, da utilizzare nei periodi in cui non se ne può fare a meno. Se dovessero scendere i contagi, considerando che stiamo andando verso una stagione primaverile e dunque più avversa al virus, bisognerebbe a piano a piano eliminarlo”. Discorso analogo per le mascherine: “sarebbe auspicabile che venisse tolto l’obbligo in tempi brevi se i contagi scendessero. Tra le misure è quella meno utile”. Senza contare, verrebbe da aggiungere, le vere leggi in vigore, che obbligano a non “travisarsi” quando si entra in un luogo pubblico.

C’è poi la questione spinosissima dell’abbandono dei pazienti non covid che devono essere operati o visitati. Un dramma umano e sociale che sta toccando centinaia di migliaia di italiani, tanto è vero che il caso di Pregliasco e del Galeazzi non è che la punta dell’iceberg di una situazione molto più radicata. “Una vera criticità – ha detto ancora Clementi – è rendere fruibile l’ospedale per tutti le specialità che in questi anni pandemici hanno sofferto, offuscati dalla pandemia. Gran parte delle politiche di prevenzione di malattie importanti sono state rallentate nel periodo Covid”.

Fonte: “Intravediamo la discesa, iniziare a ragionare sull’addio al Green Pass”

Continua a leggere

COVID

Covid, fioccano denunce e querele per Draghi e per Figliuolo

Il generale accusato di omicidio colposo, crimini contro l’Umanità, abuso di autorità, violenza privata, procurato allarme e diffusione di notizie false. Premier e governo denunciati a Messina, a Biella e nel Varesotto per sequestro di persona e per la discriminazione dei non vaccinati. La querela di ALI – Avvocati Liberi per i “delitti commessi contro la personalità dello Stato”

© Rec News -

del

Covid, fioccano denunce e querele per Draghi e per Figliuolo | Rec News dir. Zaira Bartucca

Fioccano denunce e querele per il presidente del Consiglio Mario Draghi e per il commissario all’Emergenza sanitaria Francesco Paolo Figliuolo. Provengono da tutta Italia e sembra si moltiplichino a ogni passo (falso), a ogni acuirsi delle restrizioni e a ogni protrarsi di provvedimenti anticostituzionali. Una bella gatta da pelare per i due, tanto che all’ex “generalissimo” prontamente è stato tolto il comando della Logistica dell’Esercito in salsa emergenziale. Il potentino che voleva “vaccinare chiunque passa“, tuttavia, continua a conservare l’incarico istituzionale all’interno del Comando Operativo di Vertice Interforze, senza rossore alcuno per il ministero della Difesa. Passando a Draghi, secondo gli osservatori mainstream dopo l’uscita di scena di Berlusconi (che avevamo anticipato e che non abbiamo mai considerato come opzione), si prospetterebbe la corsa al Colle, ma anche qui potrebbe trattarsi del solito bluff per spianare la strada al vero candidato che metterebbe tutti d’accordo. Insomma, messa da parte la politica, a restare sul tavolo sono le migliaia di pagine presentate all’attenzione delle Procure di tutta Italia, che comunque potrebbero avere ovvie ripercussioni anche sulle scelte di partiti che non intendono rimanere imbrigliati in affari giudiziari.

Il generale accusato di omicidio colposo, crimini contro l’Umanità, abuso di autorità, violenza privata, procurato allarme e diffusione di notizie false

Per quanto riguarda Figliuolo, sono pesantissime le accuse formulate dall’ingegnere Giuseppe Reda, il ricercatore dell’Unical che ha denunciato l’operato del militare alla Procura della Repubblica di Reggio Emilia. Sotto la lente degli inquirenti finirà il papello di riferimenti alle misure controverse che secondo Reda ha reso colpevole Figliuolo dei reati di abuso di autorità, violenza privata, diffusione di notizie false atte a turbare l’ordine pubblico, procurato allarme, omicidio colposo, crimini contro l’umanità, violazione della Costituzione Italiana agli art. 2, 32, 54, 76, 78. Di più: Figliuolo ha ammesso candidamente di essere stato al servizio della sperimentazione umana in Italia dei preparati cosiddetti anti-covid: “Mai nella storia dell’uomo – sono le dichiarazioni gravi fatte dal militare in Piemonte alla presenza di Alberto Cirio – si è iniettato in pochissimo tempo decine di milioni di dosi di vaccini, senza saperne esattamente l’esito. Se non quello sperimentale che ha portato all’approvazione da parte della comunità scientifica”.

In fila per denunciare Draghi

A Biella, addirittura, pur di denunciare Mario Draghi e il suo operato ci si mette in fila. Nel mirino, la gestione della pandemia alla Conte, con un Dpcm dietro l’altro con il fine di introdurre una sorta di obbligo vaccinale di fatto e di estorcere la vaccinazione anche in chi – in realtà – non avrebbe voluto sottoporvisi. Una condotta che per i denuncianti avrebbe comportato la violazione dell’articolo 610 del codice penale, che recita che chiunque, con violenza o minaccia, costringe altri a fare, tollerare od omettere qualche cosa è punito con la reclusione fino a quattro anni”. E non è vero, come riporta La Stampa, che si tratta di istanze senza futuro, perché “dal 20 non si potrà più agire in giudizio per la propria tutela personale, in quanto per potervi accedere bisognerà esibire l’infame tessera verde”: perfino il decreto del 7 gennaio – nei fatti – specifica che denuncianti, testimoni e accusati sono esentati dalla presentazione del Green Pass. A Messina, Draghi e il governo sono stati denunciati per sequestro di persona e violenza privata, per aver impedito ai siciliani – perfino a chi doveva spostarsi per necessità chirurgiche – di raggiungere la Penisola in forza dei blocchi imposti all’imbarco dei traghetti tramite l’introduzione del Green Pass. A Varese, ancora, pioggia di denunce per le discriminazioni compiute dall’esecutivo e dal premier ai danni di chi non si è voluto o potuto vaccinare, ma la lista sembra essere più lunga e alimentarsi di ora in ora.

La querela di ALI contro Draghi, Conte Speranza per i delitti commessi contro la personalità dello Stato, tra cui eversione dell’ordine democratico, cospirazione, attentato contro la Costituzione e gli organi costituzionali

C’è poi – per ultima ma non da ultima – l’azione promossa dal team di legali che si sono uniti sotto la sigla ALI – Avvocati Liberi – che ha querelato il presidente del Consiglio Mario Draghi, il suo predecessore Giuseppe Conte e il ministro della Salute Roberto Speranza per diversi e gravi delitti “contro la personalità dello Stato”. Gli avvocati hanno presentato una querela di oltre 30 pagine, in cui si fa riferimento al reato di associazione con finalità di eversione dell’ordine democratico (articolo 270 bis c.p.), cospirazione politica mediante accordo (Art. 304 c.p.), Attentato contro la Costituzione dello Stato (Art. 283 c.p.), Attentato e atti violenti contro gli organi costituzionali e contro le Assemblee Regionali (Art. 289 c.p.), Attentato per finalità terroristiche o di eversione (Art. 280 c.p.), pubblica estorsione.

Continua a leggere

Ora di tendenza

Rec News dir. Zaira Bartucca

Copyright © 2022 Rec News - Lontani dal Mainstream. Direttore Zaira Bartucca P.IVA 03645570791 - Vietata la riproduzione anche parziale

error: Vietata ogni tipo di copia e di riproduzione