5G, baratteremo la nostra salute con lo 0,3% del Pil?


Nel Paese che guarda con disgusto all’1% dell’Ilva, alla sua possibile riconversione e al fatto di trasformarla in un’azienda italiana, le onde vengono vissute come la soluzione a ogni problema



“La guerra del 5G lascerà un mondo di macerie, ma da quelle macerie potrebbe nascere un nuovo ordine tecnologico globale”. Con questa premessa inquietante inizia un articolo pubblicato dall’Agi dal titolo eloquente: “Il nuovo ordine mondiale creato dalla guerra del 5G


Leggendo di aziende, guerre tra Stati e colossi aziendali, sicurezza e (presunte) possibilità di sviluppo, ci si imbatte ben presto nell’amara rivelazione: il governo – questo e i successivi – potrebbero decidere di barattare la salute comune con lo 0,3% cento del Pil.


dati desunti da “Cosa aspettarsi dal 5G nel 2020: le novità e la copertura”

Mentre molti Stati come il Belgio stanno bloccando la sperimentazione (proprio così: i politici di Bruxelles non vogliono patire gli effetti del 5G, che per molti medici espone al rischio concreto di cancro), in Italia l’Agenzia di stampa di Eni si sente rassicurata dai possibili ritorni economici, che sono – manco a dirlo – l’unica cosa che interessa alle varie consorterie.



“Si prevedono – scrive Ugo Barbara – ritorni molto significativi per il sistema-Paese, pari a circa lo 0,3% del Pil all’anno in media per 15 anni a partire dal 2020”. E pazienza se l’Ilva da sola (alla cui nazionalizzazione ogni compagine politica ha sempre guardato con disgusto) stando agli esperti vale l’1% del Pil nazionale, cioè più di tre volte tanto quello che si racimolerebbe col 5G.


Senza contare ovviamente le spese elefantiache, che secondo lo stesso autore dell’articolo toccherebbero i 25 miliardi per la sola Italia, per raggiungere – nella migliore delle ipotesi – un ritorno di 5 miliardi l’anno. I costi, quindi, verrebbero ammortizzati solo dopo anni, a fronte di rischi incalcolabili dal punto di vista salutare e della sicurezza delle informazioni: la corsa sarà gestita direttamente o indirettamente dalle cinesi ZTE e Huawei. Anche guardando a realtà nazionali o europee, del resto, i rischi rimarrebbero.


Baratteremo la nostra salute per lo 0,3 per cento del Pil, per i ritorni di qualche azienda e, in definitiva, per avere connessioni più veloci?


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