Al cognato la casa popolare, all’amico l’associazione “di comodo”

Il 2008 è l’anno d’oro di Lucano. Città Futura, fondata assieme alla moglie e gestita dai vicinissimi consiglieri, incassa cifre da record. C’è pure la famiglia cui pensare, e per accontentarla l’ex sindaco sollecita l’Aterp. Intanto una cooperativa denuncia il sindaco che “decide” chi deve lavorare e chi no

Abbiamo già parlato delle origini del Sistema Riace, ripercorrendo l’insediamento e i primi anni della Giunta Lucano, delle somme gonfiate e dell’utilizzo inusuale del bus della scuola con relativo autista. Riprendiamo dunque il filo dal 2008. É l’anno in cui le casse di Città Futura (lo ricordiamo, fondata dallo stesso Lucano e dalla moglie e gestita di volta in volta da vicinissimi consiglieri comunali della maggioranza) vengono di nuovo foraggiate da un contributo ministeriale di 60.480 euro. Dell’ascendente sul ministero dell’Interno su cui Lucano avrebbe più tardi contato abbiamo scritto qui e qui. La liquidazione avviene con una determina del 10 marzo, senza però che vengano previsti gli ovvi rendiconti sulla somma assegnata. Il Comune, a meno di un anno di distanza, farà poi transitare sulle casse del sodalizio la cifra considerevole di 163.505 euro.


Il metodo è collaudato, ma non basta. La possibilità di ottenere contributi è sterminata, quelle legate alla ricettività limitate o percepite come tali. Lucano insiste con quelle che i critici verso la gestione dei migranti a Riace definiscono “associazioni di comodo”. Su suo impulso viene costituita A Sud di Lampedusa, gestita da quel Franco Cosimo che nella campagna elettorale del 2009 si rivelerà essenziale. Intanto, si deteriorano i rapporti con la cooperativa Mysia, che ingaggia una lite giudiziaria e dalle colonne della stampa locale nel tentativo disperato di denunciare le ambiguità del modus operandi di Lucano. Il sindaco, è quanto lamentavano i responsabili, aveva operato delle “pressioni per segnalare cinque dipendenti da assumere”, tra cui figurava Cosimo stesso. La rete di espedienti e benefici, del resto, era vasta.


I fondi utilizzati per “finalità personali” da Lucano e dal suo entourage, almeno stando al dispositivo della Procura della Repubblica, ne erano parte importante. Però, a un certo punto, non bastavano. Servivano le case. E case erano quelle di chi si era allontanato da Riace e aveva lasciato gli appartamenti abbandonati, case erano quelle popolari. Il 9 ottobre l’ex sindaco invia all’Aterp  e al Prefetto di Reggio Calabria e al comandante dei carabinieri di Riace una missiva “urgente” che sollecita la “consegna di alloggi Aterp al Comune di Riace”. La richiesta è motivata dal “carattere di urgenza per pericoli di ordine pubblico” che l’opposizione in consiglio non riesce a ravvisare. “A Riace – scrivono in un’esposto – non esistono sovvertimenti di ordine pubblico, barricate, scioperi o occupazioni tali da sollecitare l’assegnazione delle case popolari”. Ma tant’è. Le case arrivano chiavi in mano e sono dieci (mentre gli abitanti di Riace non arrivano a duemila) e in graduatoria finisce – coincidenze – Leonardo Sgrò.


Se il cognome vi dice già qualcosa è perché Leonardo è il fratello dell’ormai ex moglie Giuseppa Sgrò. Il cognato, dunque, che si piazza undicesimo in graduatoria, ma esce dalla porta per rientrare dalla finestra. Nel gioco di favoritismi e sfavoritismi c’è, infatti, chi entra e chi esce, e così Sgrò si ritrova ben presto decimo. All’ultimo posto utile, in pratica, per l’assegnamento della casa popolare. L’opposizione parla di “false dichiarazioni in atto pubblico” e di “interessi privati negli atti di ufficio”. Inconsapevoli, allora, del fatto che il Sistema Lucano fosse appena agli inizi. Ne leggeremo l’epilogo e giungeremo ai giorni nostri nella terza e ultima parte della nostra crono-storia.


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