Parte #1 – Le radici del Sistema Riace

I primi anni della Giunta Lucano. Tutto è concesso al sindaco e alla moglie, con cui fonda una nota associazione e una cooperativa. Il pulmino della scuola si usa per andare a spasso e sui bancoposta passano cifre gonfiate senza il via libera del ministero dell’Interno

Per capire le radici di un sistema capillare e articolato come quello messo in piedi dall’ex sindaco di Riace Domenico Lucano, sospeso dalla carica e allontanato dalla cittadina del Reggino dopo le prime indagini relative all’operazione Xenia, si deve fare un salto indietro. Un passo doveroso, per comprendere e lasciare passare il fatto che non è di accoglienza che si è trattato; il modello c’era, ma era criminale e clientelare. Lo ripercorriamo anno per anno in due appuntamenti.


2004 – Dove vanno le nuvole? Tra le righe delle delibere utili. 2003. Lucano è a un passo dalla carica di sindaco, che fino al 2004 è ricoperta da Cosimo Salvatore Comito. Quest’ultimo, forte del quadro normativo, è convinto che la gestione del progetto “Arcobaleno” (che fa passare dalla Regione Calabria alle casse dell’ente 14.136 euro, niente se paragonati alle cifre stratosferiche raggiunte dopo) debba essere demandata al Municipio di Riace senza interferenze esterne. Un’ovvietà, che mette nero su bianco con una delibera. Lucano la mette in discussione appena insediato.


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Il 14 ottobre fa approvare alla sua giunta il documento che stabilisce che deve essere la cooperativa Il borgo e il cielo a dover gestire il progetto. Una scelta non da poco, se di considera che Lucano e l’allora moglie Giuseppa Sgrò ne sono i soci fondatori. La prima, in particolare, ne è rappresentante legale. La determina del 21 ottobre dello stesso anno permette poi il passaggio dei fondi alla sola Riace anziché a diversi borghi del Reggino interessati dai progetti di accoglienza. A beneficiarne, però, è il Bancoposta dell’Associazione Città Futura, che incassa 90.748 euro. Anche questa è stata fondata da Mimmo Lucano e dall’allora moglie, e poi gestita dal consigliere di maggioranza Cosimo Curiale.


2005 – Le somme gonfiate ed erogate senza l’accredito del ministero dell’Interno. Passa un anno.La Giunta rispolvera una convenzione del 2002 firmata dall’allora assessore ai Lavori pubblici e dal responsabile dell’ente gestore, ma solo per modificarla nella sostanza. In questa si stabiliva che le somme pattuite per l’attuazione dei servizi finalizzati all’accoglienza dei richiedenti asilo e alla tutela dei rifugiati e degli stranieri dovessero essere erogate dal Comune all’ente gestore solo dopo l’accredito del ministero dell’Interno. Accredito che nel 2005 non è ancora pervenuto. Lucano, lo stesso che viene dipinto come il sindaco ignaro dei cavilli burocratici, come al solito procede per deliberazione. Cancella le vecchie misure e anche le cifre stabilite. Con un semplice gioco addizionale, e cioè sommando degli importi diversi, i 44.480 euro stabiliti diventano 137.897. I documenti deliberati il 24 e il 30 maggio di quell’anno mettono a posto e fanno formalmente archiviare l’intero illecito.


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Intanto, il Borgo del cielo di Giuseppina Sgrò Lucano nello stesso anno acquisisce una sede in via Fontana. Il costo pattuito è di appena 408 euro l’anno, ma la moglie del sindaco non li paga neppure. Arriva anche un’altra delibera, che stabilisce che l’associazione Città Futura fondata dai due coniugi può utilizzare lo scuolabus comunale con relativo autista per scopi propri. Il documento reca la data del 18 luglio. E’ troppo per l’opposizione, che presenta istanza formale per la costituzione di un organismo di vigilanza. L’amministrazione, però, non ne approva il regolamento, di fatto rendendone impossibile la nascita e il lavoro di controllo.


2007 – Trascorsi tre anni dall’insediamento, l’amministrazione Lucano non è salutata con favore dalla parte più resistente e ligia al dovere dell’opposizione, che continua a prodursi imperterrita in denunce indirizzate alla Procura e alla autorità, alla Cgil “amica” di Lucano, a un Consiglio che per ovvi motivi di interesse rimane silente. (Leggi anche: A Riace c’era (c’è) pure la Parentopoli). Finché arriva un parere imparziale a darle ragione. Quello del sindaco di Camini, che in una lunga missiva del 22 febbraio correttamente protocollata lamenta “l’indebita appropriazione da parte del sindaco di Riace di somme di denaro destinate anche ai Comuni di Camini e di Stignano”. (continua).


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1 Comment

  1. Avatar
    Daniele
    03/11/2018 - 14:09

    Gli unici che leggo per quello che riguarda lucano. nessuno ha dato spazio ai documenti solo parole e mitizzazione. Gente non è stupida. Bravi

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