Il Pd scende in piazza per dire no all’Italia

In centinaia a Roma per pensioni minime, sussidio ai poveri, banche e tagli alle pensioni d’oro. La memoria corta del segretario Maurizio Martina e il lavoro (ignorato) del governo in tema di dignità

Le panoramiche di Calenda lanciate dall’iphone sono solo il penultimo capitolo delle adunate fantasma che il Pd si ostina a fare. L’ultimo – forse in senso letterale – è quello di oggi a Piazza del Popolo, a Roma. Niente tricolori per le centinaia di persone giunte in piazza: gli arcobaleni e le bandiere europee in foto vengono decisamente meglio. I tre punti principali che hanno mosso la manifestazione smontati uno per uno.


Pensioni. Se è vero che la politica dell’Austerity è stata di respiro europeista e resa italiana dal “lacrime e sangue” di montiana memoria, è altrettanto vero che dalle fila dei renziani niente è stato fatto per rimettere a posto il quadro di interventi estremi che aveva fatto piangere Elsa. Stesso discorso per i sussidi ai meno abbienti che Maurizio Martina e (pochi) seguaci vanno ora reclamando: va bene la politica sussistenzialista, va bene parlare di aiuti ai poveri. Non vanno bene il Decreto dignità e il reddito di cittadanza, che contengono proprio quanto il partito democratico va reclamando. E’ un partito che non conosce passi indietro o di lato in nome dell’interesse dei cittadini, che però ci tiene a detenere misteriosi copyright quanto si parla di classi sociali. Purtroppo la sinistra si è estinta, e in ogni caso i “democratici” italiani non ne hanno mai fatto parte.


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I tagli alle banche. Martina, Calenda e lo zoccolo duro di quanto rimane del partito, devono avere la memoria corta se ancora hanno il coraggio di menzionare la parola “banca” senza provare quanto meno imbarazzo. Banca Etruria, come molti ricorderanno, è stata salvata nel 2015 proprio grazie all’intervento del governo Renzi. La procedura di bail-in provocò diverse perdite tra risparmiatori grandi e piccoli oltre che tra gli azionisti. Fu una “agevolazione” a tutti gli effetti, e il filone di inchiesta che ne è scaturito vede tuttora indagato Pier Luigi Boschi, padre di Maria Elena.


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Il taglio dei vitalizi. I maggiordomi del mainstream (qui una “tata”) negli ultimi giorni hanno schierato una serie di comparse (politici, avvocati, presunti esperti di legge), che ci spiegano come l’abolizione di vitalizi approvata a luglio sia stata incostituzionale. Tant’è che tra i quasi 1200 ricorsi firmati dagli ex parlamentari, una buona parte viene proprio dal Pd. Interessi personali a parte, nulla da dire nella sostanza di un provvedimento legittimo la cui logica, se estesa al di fuori dei palazzi istituzionali, potrebbe portare a un consistente risparmio per le casse dello Stato. A essere toccate sarebbero proprio le pensioni che superano una certa soglia, oltre a quelle dei “baby-pensionati“, soggetti che hanno salutato il mondo del lavoro in maniera precoce. L’Italia si conferma un Paese a rovescio anche politicamente: gli interessi di un popolo cui ridare dignità, oggi sono tutti interni a una parte del centro-destra e alla parte di pentastellati capeggiati da Luigi di Maio. La conservazione dell’elitarismo e delle vecchie logiche sono, con buona pace di Marx e compagni, vessillo di un centro-sinistra che si sente europeo, ma per nulla italiano.


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