Crimi, riformatore delicato

Prima agguerrito sostenitore dell’abolizione dell’Ordine dei giornalisti, oggi uomo dei tavoli tecnici. I cambiamenti di uno dei componenti dello zoccolo duro del Movimento cinque stelle, che oggi vuole delegare il cambiamento

“Lo aboliremo”, “Cambieremo il sistema”, “l’Ordine dei giornalisti non deve esistere, fa parte di un sistema superato”. A sentire il Vito Crimi dei tempi andati c’era da immaginarsi che, una volta salito su uno scranno da sottosegretario, la grande rivoluzione sarebbe avvenuta. Che, cioè, quanto affermato da lui e dal vicepremier Luigi Di Maio sulla cancellazione dell’Odg prima della formazione del governo Conte  sarebbe diventato realtà. Sia chiaro: Crimi non ha cambiato idea. Crede ancora, come ha fatto sapere lo scorso 6 luglio, nella “libertà dei giornalisti”, e crede che questa passi da una gestione più equa dei fondi all’Editoria e da una profonda riforma degli organismi di settore. Però non vuole essere avventato: “l’abolizione – ha affermato nel corso dell’ultima audizione della commissione Cultura – non si può fare dall’oggi al domani. Aspettiamo il progetto di auto-riforma di ottobre dell’Ordine poi, se esistono ancora i presupposti, parleremo di abolizione”.

L’autoriforma che non può esistere

Insomma Crimi crede che proprio dall’ordine dei giornalisti e dagli organismi collegati possa arrivare la volontà di auto-cancellarsi. Soprattutto quella di riformarsi laddove tutto, negli ultimi decenni, è rimasto quasi immutato. Senza contare che il procedimento di riforma di un ente di diritto non può essere ordinario, ma deve passare per forza dall’azione politica. Quella di Crimi non sarà, se così staranno le cose, una vera linea di intervento incentrata sul cambiamento tanto promesso agli elettori pentastellati (che proprio per la presenza di punti come l’abolizione dell’ordine hanno concesso la loro fiducia a una parte della compagine di governo), piuttosto un appiattamento rispetto a quanto già c’è . Poco importa che il presidente del Consiglio Conte  e il vicepremier Di Maio abbiano delegato a Crimi lo sbroglio della matassa, sia per quanto la questione dei fondi dell’editoria che quella, più complessa, dei dispendiosi e altrove inutili organismi di categoria. Crimi ringrazia e spedisce al mittente. Anzi ai destinatari: la riforma per richiamare ai propri doveri l’Ordine se la faccia l’Ordine stesso, e come meglio crede.

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