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OPINIONI

Evitare di colpire il settore agricolo e quello edile migliorando le condizioni dei lavoratori

I modi per mitigare gli effetti della calura estiva potrebbero essere tanti, senza multare gli imprenditori che già scontano gli effetti della crisi o avviare i dipendenti alla CIGS in una sorta di limbo da pre-licenziamento

Evitare di colpire il settore agricolo e quello edile migliorando le condizioni dei lavoratori | Rec News dir. Zaira Bartucca

Non bastavano i lockdown e l’aumento della robotizzazione del settore manifatturiero confermata nel scorsi giorni dal ministro al Lavoro e alle Politiche Sociali Andrea Orlando. Non era sufficiente l’azione di governatori troppo zelanti che credono che l’agricoltura possa essere limitata per decreto. A dare uno schiaffo ulteriore a settori occupazionali già in crisi arrivano ora le campagne di vigilanza per stanare pericolosi workers agostani che si ostinano a voler generare introiti nella stagione estiva. Perché lo fanno? Il dubbio attanaglia l’intera classe politica, che negli scorsi giorni si è mobilitata – prima delle corse verso le spiagge di San Teodoro, della Versilia e di Portofino – per preservare il proprio vitalizio.

Il problema oggi è “il caldo”, in inverno sarà il freddo e per le stagioni più temperate forse “la fatica”. L’importante è dare badilate sempre più violente al Made in Italy senza che ci sia alcuna reale esigenza, visto che l’unico governo europeo sfiorato da idee del genere è stato il nostro: farà caldo anche in Spagna, Germania e Francia o lì si sta come in Lapponia? Ma è chiaro che, picconata dopo picconata, gli introiti delle multinazionali saranno finalmente salvi dalla “concorrenza sleale” delle piccole e medie imprese (lo hanno detto davvero, parlando degli autonomi) dove – guarda un po’ – si annidano i problemi più insidiosi per la sicurezza. Mica come per i riders sottopagati o i dipendenti Amazon che non possono neppure andare in bagno: lì si che tutto procede come deve.

Al netto dell’ironia

Al netto dell’ironia: è normale che si applichi “tolleranza zero” verso le aziende edili e gli imprenditori agricoli che (ovviamente) hanno bisogno di manodopera anche in estate per portare avanti produzione e costruzioni? E’ giusto punirle in nome di una fantomatica “insostenibilità” delle temperature? Non passeggiamo sempre più sul crinale di quanto aveva immaginato Orwell, con le regole da strapazzo volute dal Grande Fratello? Il tutto avviene, per inciso, a ridosso delle vendemmie autunnali, con gli imprenditori del settore vitivinicolo che necessariamente devono schierare maestranze tra agosto e ottobre.

E’ giusto – è chiaro – tutelare i lavoratori e tentare di preservarli da possibili malori, sempre che questo sia il reale intento, ma forse prima di tutto sarebbe il caso di ammettere che la mascherina con 35 gradi all’ombra non è una grande idea, perché limita l’afflusso di ossigeno al cervello e perché potrebbe causare quei “malori” che da un anno a questa parte si continuano ad attribuire al caldo. Se ne registrano centinaia di casi non solo nei cantieri edili e nelle campagne, ma anche a mare, al fresco, nell’acqua, in montagna, al volante di veicoli. Ovviamente a ben guardare non ci sarà “nessuna correlazione”, così come nessun nesso intercorrerà con i vaccini.

Qualche suggerimento

Eppure i modi per mitigare gli effetti della calura estiva potrebbero essere tanti: anziché multare gli imprenditori che già scontano gli effetti della crisi o avviare i dipendenti alla CIGS in una sorta di limbo da pre-licenziamento, si potrebbe prevedere l‘installazione di pensiline o di gazebo dove i lavoratori possono trovare riparo all’occorrenza, si potrebbe aumentare la distribuzione – a carico del datore – di acqua o integratori salini e, infine, dovrebbe essere garantita per contratto la possibilità di fare pause tra una sessione e l’altra. In un Paese normale ci penserebbero i sindacati, ormai completamente appiattiti sulle posizioni del governo. Non serve neppure scrivere che ogni ambiente interno dovrebbe essere dotato di aria condizionata a temperature adeguate o di altri sistemi di refrigerazione, ma questo vallo a dire agli Amish dell’Agenda che individuano nei due gradi in più di temperatura la causa dell’inquinamento e disastri climatici globali.

Rec News dir. Zaira Bartucca – recnews.it

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