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Ci giunge in redazione una testimonianza che ha dell’incredibile: a un paziente – per giunta anziano – è stato negato un esame (regolarmente prenotato) che riguarda il cuore. Il fatto è accaduto in Puglia, per la precisione all’Ospedale San Paolo di Bari. L’autore della segnalazione si firma con nome e cognome, ma li omettiamo per questioni di Privacy. “Desidero parteciparvi – scrive l’interessato – il caso che personalmente ho vissuto il giorno 11 corrente mese: munito di idonea prenotazione, mi sono recato presso l’ambulatorio di Cardiologia dell’Ospedale San Paolo di Bari per l’esecuzione di Ecodopplergrafia Cardiaca”.

“Giunto allo sportello accettazione, mi è stato negato l’accesso alla prestazione sanitaria in quanto non in possesso del Green Pass: non mi sono sottoposto ad alcun tipo di “vaccino”. Ho chiesto in virtù di quale disposizione tale rifiuto, ma non mi è stata fornito alcun riscontro. Mi sono chiesto, allora, perché mi hanno fatto accedere al reparto dall’ingresso principale dove era presente il personale di sorveglianza? Se mi fossi sentito “mancare” proprio nel reparto di cardiologia cosa sarebbe accaduto?.

Uniamo alle domande del cittadino vittima di un caso di negligenza e malasanità che per fortuna non ha causato danni immediati, anche i nostri quesiti: è questa l’idea di tutela della salute pubblica portata avanti dal governo, dal ministero della Salute, dal Sistema Sanitario Nazionale e dagli ospedali? Si muore solo di covid, esiste solo il covid, oppure chi si vede negare un esame, un ricovero, perfino un’operazione chirurgica può andare incontro a peggioramenti che in alcuni casi possono rivelarsi anche letali?

CALABRIA

Cosenza, la rabbia di una paziente oncologica a rischio: “I nostri mali non aspettano che sparisca il covid”

La storia clinica da carcinoma, il rischio aumentato del 70% di ricontrarlo a causa di un gene mutato, il gonfiore, il dolore e il monito dell’oncologo di eseguire una Tac total body “nell’immediato”. Ma l’Annunziata di Cosenza le chiede di aspettare fino al 22 giugno. “Non so se arriverò a quella data”

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Cosenza, la rabbia di una paziente oncologica a rischio: "I nostri mali non aspettano che sparisca il covid" | Rec News dir. Zaira Bartucca

L’Odissea di Flora Caruso – pubblichiamo il nome su sua indicazione – inizia quattro anni fa. Le viene diagnosticato un carcinoma al seno e inizia la sua lotta. Lo tiene a bada con terapie e i controlli continui tipici di queste patologie, sballottata da un nosocomio all’altro. “Cetraro, Praia a Mare, Castrovillari, ho visto quasi tutti gli ospedali della provincia. Ora non ce la faccio più a spostarmi, il mio corpo non me lo consente”. Ma l’Annunziata di Cosenza non è in grado di garantirle una visita in tempi brevi, neppure ora che il male si sta ripresentando. “Ho un gonfiore e sono dolorante”, ha raccontato afflitta. “Ho un gene mutato che mi causa oltre il 70% di possibilità di ricadere nel tumore, ho bisogno di esami tempestivi: quando il mio oncologo ha constatato il gonfiore del tessuto, mi ha detto di fare nell’immediato una Tac total body”.

Ma quell’immediatezza per il nosocomio cosentino si traduce nel 22 giugno. “Non posso aspettare cinque mesi. Non so cosa mi può accadere nel frattempo”. Domandiamo se l’ospedale è informato della gravità del suo caso. “La loro unica risposta è che non c’è posto. Io non do la colpa a loro, a chi prenota l’esame, perché è tutto il sistema non funzionante. Ho provato a prenotarmi anche con la richiesta con la dicitura “Urgenza”, ma non cambia nulla”. A Lecce c’è un polo oncologico distaccato dal resto degli ospedali, sono stata anche lì. Perché non si può fare anche in Calabria? Perché non si dà priorità alle malattie gravi? Non esiste solo il covid anzi a me, malata oncologica, del covid non me ne frega nulla”.

La rabbia verso un virus piuttosto insignificante ma fruttuoso, che viene prima della sua patologia, è tanta: “In questi quattro anni la mia prognosi non è mai stata sciolta, ma il covid ha fatto in modo che i miei controlli venissero bloccati. Non ho fatto visite per tutto il 2020, la prima, in due anni, è stata a marzo del 2021. Chiedo al governatore Occhiuto se tutto questo è normale, se in un momento in cui si straparla di Sanità sia giusto che il CUP di CosenzaCentro Unico di Prenotazione, nda – faccia fare quattro ore di fila allo sportello a persone disabili, a donne incinta, a gente che non si regge in piedi a causa delle malattie che devono sopportare. E’ vergognoso“.

Non si tratta di critiche sterili, ma di constatazioni oggettive, tanto più che la famiglia della signora Caruso ancora patisce i segni dell’abbandono degli altri malati:La figlia di mia cugina è morta perché il suo intervento è stato rimandato causa covid. Aveva 32 anni. Ci dicano di che morte dobbiamo morire e se il diritto a essere curati esiste ancora, ci diano delle risposte immediate perché le nostre malattie non aspettano che il virus sia scomparso”.

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ATTUALITA'

Malati di serie B: con lo spettro del virus, c’è chi aspetta operazioni anche vitali. La segnalazione

Il premier Conte congela tutto, anche i reparti di chirurgia. E ora da Nord a Sud c’è chi aspetta interventi sanitari che in alcuni casi non sono rimandabili

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Malati di serie B: con lo spettro del virus, c'è chi aspetta operazioni anche vitali. La segnalazione | Rec News dir. Zaira Bartucca

Si possono bloccare i reparti di Chirurgia dei nosocomi per dodici morti (reali) per Coronavirus? Qualcuno starà rileggendo la frase, ma tale è la cifra che l’altro ieri è stata sfornata dall’Istituto Superiore di Sanità, che riguarda il numero di decessi attribuibili unicamente al virus cinese. Per gli altri è valso dunque l’assioma di essere morti “con il coronavirus” e non “per il coronavirus”. Malati oncologici e terminali, anziani in fin di vita: nel calderone della Protezione Civile di Angelo Borrelli a sentire l’ISS è finito tutto, con il risultato immediato che per gli ospedali è stato disposto il fermo di ogni attività che non si ritiene urgente.

Chi sceglie che il “malato” di coronavirus venga prima degli altri?

Ma con quale criterio viene stabilito che un positivo al Covid-19, magari asintomatico, debba essere privilegiato rispetto a una persona – anche in condizioni piuttosto gravi – che attende un intervento chirurgico da giorni? I dodici morti di Coronavirus censiti dall’ISS, farebbero pensare che si tratti più di pretesti che di reali esigenze sanitarie. Il motivo si può immaginare e fa parte di un disegno iniziato con i tagli selvaggi alla sanità pubblica per favorire, in ultima analisi, quella privata. Per giungere all’obiettivo di far crescere l’utilizzo della telemedicina e – alla fine – lasciare il posto a una sanità iper-digitalizzata.

Ci arriva una segnalazione che ha dell’assurdo

Peccato che gli interessi dei burocrati non sempre corrispondano con chi – per insindacabile diritto – deve ricevere delle cure. Prendiamo un caso che ci è stato segnalato. Si tratta di un signore di mezza età che è stato sballottato tra gli ospedali di Ostia e Tor Vergata perché il secondo nosocomio “non si assumeva la responsabilità di fare un’operazione”. Da quanto ci racconta la moglie, si tratta di un soggetto cardiopatico a rischio, che da giorni ha l’urgenza di un catetere che permetta il drenaggio dei liquidi. Le sue pulsazioni – deboli – raggiungono appena il 20%, e il catetere che gli ospedali si rifiutano di mettere le farebbero salire all’appena bastevole 35%.

L’attesa dei malati gravi ai tempi del “coronavirus”: affanno, preoccupazione e impossibilità di muoversi

Il risultato è che il signor Daniele, come lo chiameremo, in questo momento è su una sedia a rotelle impossibilitato a muoversi, in affanno, in preda alla preoccupazione, e potrà essere operato per il cambio delle batterie del pacemaker e per il catetere solo il 6 aprile. Aspetta la sua operazione dallo scorso giovedì. La sua patologia gli ha anche provocato “delle piaghe agli arti inferiori” che prima erano medicate dal personale sanitario: ora è il fratello – ci racconta la moglie – a dedicarsi a questo, per come può e come sa e con quello che riesce a reperire in tempi di chiusure e limitazioni.

Al Niguarda non si opera dal 24 febbraio, ma si fanno le visite psicologiche

C’è poi il caso dell’ospedale Niguarda, quello che secondo il direttore del Reparto di Malattie Infettive Massimo Puoti non ha subito alcun mutamento di sorta al subentrare della (presunta) emergenza. Eppure il nosocomio milanese dal 24 febbraio ha annullato tutti gli interventi chirurgici ma, per esempio, continua a erogare tramite l’ambulatorio le visite psichiatriche per adulti e bambini. Un po’ in tutta Italia, inoltre, si stanno continuando a praticare aborti. Quali sono – verrebbe da domandarsi – i criteri di priorità adottati? Esistono dei bonus per la gestione dei pazienti classificati come Covid? Perché un malato non può essere operato a causa di un virus che al 18 marzo ha provocato 12 morti accertati mentre altri possono accedere a consulenze psicologiche in sede? Qual è la ratio di tutto questo?

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