“La libertà personale è inviolabile”, giudice dichiara illegittimi i Dpcm


La sentenza, destinata a fare giurispridenza, che richiama alla proprie responsabilità i governi Conte e Draghi



I Dpcm che hanno istituito e rinnovato i lockdown sono illegittimi. Lo ribadisce – dopo il pronunciamento analogo del Tribunale di Roma – il Giudice per le indagini preliminari Dario De Luca in una sentenza destinata a fare discutere e anche a fare giurisprudenza. Il pronunciamento è giunto dopo il caso di due emiliani, che sulla scia dell’idea del governo Conte di auto-certificare gli spostamenti hanno presentato un documento non veritiero. “Non è reato” perché – è spiegato nella sentenza – era la stessa richiesta di presentare un certificato a non essere regolare. “Gli imputati – sancisce De Luca – sono stati costretti a sottoscrivere un’autocertificazione incompatibile con lo stato di diritto del nostro Paese, dunque illegittima”.


“Trattandosi di Dpcm, cioè di atto amministrativo, il giudice ordinario non deve rimettere la questione di legittimità alla Corte costituzionale – scrive il giudice – ma procedere direttamente alla disapplicazione dell’atto amministrativo illegittimo per violazione di legge” perché “la libertà di circolazione non può essere confusa con la libertà personale”. L’avvocato del popolo, il suo governo e lo stesso governo Draghi, infilando nelle varie Gazzette Ufficiali un Dpcm dietro l’altro non avrebbero dunque tenuto di una fonte normativa primaria, che – semplificando – per sua natura non può essere oscurata da provvedimenti estemporanei.


Si tratta della Costituzione e dell’Articolo 13 in particolare, che sancisce in maniera irrevocabile e irrinunciabile che “La libertà personale è inviolabile“. L’obbligo di permanenza domiciliare è, dunque, illegittimo, perché applicabile solo ed esclusivamente su persone che devono scontare per punizione o in via precauzionale una misura restrittiva, per esempio gli arresti domiciliari. Viene, chiarisce De Luca, “irrogata dal giudice penale per reati e all’esito del giudizio, in ogni caso nel rispetto del diritto di difesa”. Nessuno, riassumento, è costretto a stare in casa, a non spostarsi e a presentare auto-certificazioni, perché è quanto stabilisce l’insieme dei diritti dei cittadini contenuto nella carta costituzionale. Limitazioni, divieti, presunti obblighi con la sentenza del giudice finiscono ufficialmente nel secchio. Il problema si continua a porre anche con i decreti legge che il governo Draghi si appresta a varare, gerarchicamente posti al di sotto della Costituzione.

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