INCHIESTE
I veri interessi che si agitano attorno al Ponte sullo Stretto
Recnews.it | Cavallo di battaglia storico dei berlusconiani e dopo dei renziani, sono in molti a vedere di buon occhio la possibile realizzazione di un collegamento tra Calabria e Sicilia. Che, tuttavia, non sarebbe tutto rose e fiori
ARTICOLO DEL 03/09/20 – Cavallo di battaglia storico dei berlusconiani e dopo dei renziani (che è più o meno come dire la stessa cosa) sono in molti – e trasversalmente – a vedere di buon occhio la possibile realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina. Tanto che proprio oggi il ministro ai Trasporti Paola De Micheli ha parlato dell’ipotetica opera di collegamento tra Calabria e Sicilia.
Costi, infiltrazioni e limiti della rete viaria
E se l’uscita sulla “pista ciclabile” è stata accolta con ironia e ovviamente scetticismo, la questione della maxi-infrastruttura resta. Data come assodata per il futuro, in realtà la sua realizzazione pone di fronte a una serie di problemi legati ai costi esorbitanti già sostenuti e da sostenere (che secondo i sostenitori potrebbero essere coperti dal Recovery Fund o da iniziative economiche simili), alle possibili infiltrazioni della criminalità organizzata e al rafforzamento della rete viaria tra Sicilia e Calabria. Anche se il problema principale, rigorosamente sottaciuto, è un altro. Quello che non si dice è che il Ponte sullo Stretto viaggia di pari passo con un altro progetto: il cosiddetto TUNeIT, il ponte che potrebbe collegare la Sicilia alla Tunisia.
Afcfta e migranti, la minaccia non giungerà più solo dal mare
Senza, con questo, considerare la minaccia commerciale che si affaccia dall’Africa, che questo sito tenta di denunciare da anni e che è costituita dalla formazione del libero mercato africano (Afcfta). Si tratta di un accordo che coinvolge già almeno 54 Paesi africani, che secondo il FMI permetterà un incremento ragguardevole dell’export africano e il raggiungimento di un prodotto interno lordo pari o superiore ai 3000 miliardi di dollari. Nell’ottica di un possibile collegamento diretto tra Italia e Africa, degna di nota è anche la questione migranti: lo scorso 17 agosto il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese e quello degli Esteri Luigi Di Maio hanno annunciato “interventi strutturati” a favore del continente africano. Misure che, tuttavia, in anni caratterizzati da patti non rispettati da parte delle autorità africane non hanno portato a un ridimensionamento del fenomeno migratorio. Anzi. Con un collegamento via terra, la situazione non farebbe che peggiorare.
TUNeIT e Ponte sullo Stretto: il sogno del rilancio, ma senza considerare il corridoio degli affari cinesi
TUNeIT e Ponte sullo Stretto sono, tirando le somme, un’occasione ghiotta per l’Africa e per chi vi investe in maniera preponderante. Ma se il rilancio del continente nero è auspicabile (e del resto è già avvenuto da tempo), d’altro canto l’Italia con la produttività ferma ai livelli degli anni ’50, che consuma solo quello che importa e si trova di fronte agli obblighi commerciali imposti dall’Unione europea, non potrebbe che uscire sconfitta dal confronto con un territorio che – al contrario – è lanciatissimo. Senza contare che l’Africa da tempo è il corridoio privilegiato per l’espansione della Cina, che lì devolve decine di miliardi di dollari sotto forma di investimenti e prestiti. La minaccia commerciale del Dragone con un ipotetico collegamento non arriverebbe solo dal digitale e dal 5G, dal nord di Trieste, Venezia e più in generale della cosiddetta Via della Seta (Belt and Road Initiative), ma anche dal Mediterraneo.
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