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Quando le decisioni vengono prese in fretta, raramente si possono prevedere tutte le conseguenze. Qualunque sia l’impatto oltre l’obiettivo originale di eliminare “il cattivo”, (chi ha diffuso un virus), le cose che ne conseguono sono considerate conseguenze indesiderate. Tuttavia, una volta che i fatti sono sul tavolo e gli effetti collaterali negativi sono documentati, è necessario adottare misure correttive. Se il decisore sa che le azioni intraprese influenzano profondamente il sostentamento delle persone al di là dell’obiettivo originale e non prende misure per mitigare l’impatto negativo, allora queste non sono più conseguenze indesiderate. Il diritto internazionale le qualifica come danni collaterali.

Dobbiamo ricordare che la Corte Internazionale di Giustizia qualifica gli effetti indesiderati come danni collaterali sulla base di tre parametri: (1) necessità; (2) distinzione; (3) proporzionalità. In primo luogo la Corte determina se il dolore inflitto era necessario e inevitabile in determinate circostanze. Quindi afferma se le decisioni sono state prese intenzionalmente per raggiungere un obiettivo specifico (ridurre il numero di persone infette) e per differenziare l’impatto negativo sul resto della popolazione. Infine, il numero degli effetti negativi (in particolare il bilancio delle vittime) deve essere notevolmente inferiore rispetto ai benefici ottenuti per la società in generale (numero di persone salvate).

Mentre tutti riconoscono che queste tre condizioni sono all’altezza di interpretazioni arbitrarie, la seguente valutazione indica che la stragrande maggioranza dei responsabili politici non comprende i danni collaterali che hanno causato (e stanno causando) nel tentativo di gestire questa pandemia. Peggio ancora, sembra che alcuni responsabili politici abbiano deciso di condurre una guerra ideologica “per proteggere la gente” ignorando che stanno causando ancora più danni, anche al di là dei loro obiettivi. Guardiamo la realtà davanti a noi.

1. L’ONU avverte: 1,2 milioni di bambini potrebbero morire nei prossimi sei mesi

Tre quarti dei bambini del mondo vivono in un Paese dove è stato ordinanto di chiudersi in casa. Questo ha scatenato il pericolo più letale della pandemia: la paura. Gli ospedali di tutto il mondo riferiscono che sono vuoti, ad eccezione del reparto di emergenza convertito in un reparto coronavirus. Le ostetriche non consegnano più bambini, le future mamme hanno paura di avvicinarsi troppo e i controlli di routine per madre e figlio sono crollati nella maggior parte dei Paesi. Le madri in attesa, i genitori di bambini piccoli, semplicemente non vanno più dal medico per paura, o quando lo fanno è troppo tardi.

I mass media creano una psicosi della paura con un’attenzione singolare e persino ossessiva su quattro numeri semplicistici relativi a: (1) il numero di persone infette; (2) il numero di pazienti in terapia intensiva; (3) il numero di persone recuperate; e, (4) il numero di persone decedute. Tuttavia la gestione della pandemia si traduce in dure nuove statistiche che non sono mai segnalate: il tasso di mortalità infantile causato dalle decisioni di contenere il virus. La John Hopkins University (USA) stima che altri 1,2 milioni di bambini potrebbero morire prima del loro quinto compleanno nei prossimi 6 mesi! Il tasso di mortalità delle madri aumenterà di un terzo. Questo è il peggior numero assoluto dal 1960. Questo si traduce in 1,5 milioni di morti (in aumento), 5 volte l’attuale numero di morti del virus (in aumento).

I politici che affermano di “salvare i poveri dalla morte imminente” condannano di fatto le persone a condurre una vita nella paura e causano un numero di vittime superiore all’impatto del virus. Questo è un danno collaterale.

2. 135 milioni di persone stanno marciando verso l’orlo della fame

L’imposizione di un arresto domiciliare che si traduce come standard a 10 persone in 20 metri quadrati in baraccopoli senza acqua corrente o l’accesso a qualsiasi cibo con la polizia messa a far rispettare il blocco, crea condizioni di vita disastrose. I Lockdown stanno bloccando l’accesso al cibo e all’acqua. Queste misure impediscono anche ai poveri di guadagnare la loro indennità giornaliera, in particolare alle madri single che si occupano della pulizia e della cucina. I venditori ambulanti che forniscono un cuscino all’economia dei più poveri dei poveri, hanno visto evaporare la loro base di clienti. I beni deperibili che vendevano direttamente dalle fattorie stanno marcendo, privando il lato del Paese di un denaro necessario per sopravvivere. Le distanze sociali hanno disastrosamente ridotto il loro reddito a zero.

Il mondo sta affrontando un’ondata di fame indotta dalla pandemia. Le statistiche delle Nazioni Unite hanno aggiunto nel maggio 2020 più di 135 milioni di persone che soffrono di fame! L’ONU si aspetta che un prolungamento del blocco raddoppi il numero. Il che significa che nel 2020 il mondo conterà 1,15 miliardi di persone che soffrono la fame, rispetto a 880 milioni di solo un anno fa. La successiva drammatica crescita della malnutrizione porta a un bilancio delle vittime dieci volte più alto dalla fame causata da politiche che avevano lo scopo di proteggere le persone dal coronavirus. Questo è un danno collaterale.

3. La morte per suicidio e violenza domestica supera il Coronavirus

Mentre le morti indotte sopra descritte possono colpire principalmente L’Africa, L’Asia e l’America Latina, il terzo dramma che si svolge è il suicidio e la violenza domestica. Questo è anche il peggiore in Europa e Nord America. In primo luogo, il blocco costringe milioni di donne ad essere confinate in uno spazio limitato con i loro abusatori. In secondo luogo, è stato stimato che il numero di suicidi colpisce tutti i tempi. Il numero di queste vittime in metà dei 118 paesi che impongono il rigoroso ordine “state a casa” e il distanziamento sociale supera quello delle vittime da coranavirus. Il caso della Colombia è scioccante: con solo 525 vittime registrate dal virus fino ad oggi, il numero stimato di suicidi aggiuntivi e omicidi domestici è almeno il doppio di quello! Il sindaco di Bogotà sta combattendo il governo centrale per consentire una vera e propria apertura del paese e dell’economia.

La violenza domestica raggiunge ora una stima di 100 ogni 100.000 cittadini a Bogotà (dai 69/100,000 riportato nel 2015). Un terzo della violenza danneggia i bambini. Stiamo parlando di 3.000 ulteriori casi gravi di violenza causati da questo blocco obbligatorio di persone in case piccole, anche di 20 metri quadrati! Si stima che il numero di suicidi raddoppi nella fascia di età più colpita da questo drammatico blocco: 500 giovani tra i 20 e i 24 anni! L’aumento del numero totale di suicidi in Colombia supererà quelli che hanno ceduto al virus.

Dobbiamo stare molto attenti al numero di suicidi e vittime della violenza domestica, poiché la maggior parte dei governi censura i media. La raccolta informale dei dati sembra confermare che i numeri sono sparati dal tetto, ma ai media è vietato parlarne. La censura e l’oppressione delle notizie reali, è peggiore della diffusione di notizie false.

Come possono i politici attenersi rigidamente al soggiorno forzato a casa e persino alle distanze sociali ossessive per combattere il virus, quando le statistiche del suicidio e della violenza superano le statistiche eccessivamente semplificate del virus? Questo è un danno collaterale.

4. La mafia sta prendendo il controllo della situazione

Il rigoroso blocco imposto dai governi taglia le entrate alle organizzazioni criminali (la mafia) il cui sostentamento tradizionale deriva dalla prostituzione, dalla droga e dall’estorsione. Tutto sembra paralizzato dal blocco, ma questo mancato “guadagno” è pieno di compiacimento. La mafia guadagna sempre forza quando c’è crisi. L’ordine di stare a casa elimina il reddito di coloro che vivono giorno per giorno. L’incapacità di raggiungere la strada “vendere, pulire i finestrini dell’auto o rubare” crea una penosa carenza di denaro. La mafia è un finanziatore disponibile, in particolare verso le micro imprese. Essi fanno incetta degli operatori delle nascenti imprese, lasciati in strada senza clienti. La mafia fornisce prestiti, cibo, clienti e consegne. Poi chiede a coloro che hanno ricevuto denaro l’assunzione di qualcuno: un favore che è difficile rifiutare.

In pochissimo tempo la nuova persona gestirà l’attività con o senza la volontà del proprietario. Il beneficiario dei “prestiti generosi” viene convertito in un front-man. La mafia ne sfrutterà posizione, relazioni, finanziamenti governativi e relazioni bancarie. Una volta che la situazione si è spostata, la prostituzione, la droga e l’estorsione conteranno su una nuova rete di business.

La frutta fresca sta marcendo, le forniture mediche scarseggiano a causa degli aeroporti chiusi, quindi la mafia intraprenderà una mossa aggressiva per controllare la catena di approvvigionamento di frutta, verdura e forniture mediche. Contraffazione, mascherine scadenti, guanti e prodotti farmaceutici, oltre a risky farm pick-up e consegne a domicilio. La mafia acquista fedeltà e dipendenza. Non si tratta di danni collaterali, ma di una grave perdita per la società civile. I politici che fingono di “salvare i poveri”, in realtà li consegnano alla mafia!

Continuare a contenere il virus senza danni collaterali

I governi devono comprendere che sono responsabili dei danni collaterali e dell’aumento di potere della mafia. Il numero di morti causate dalla fame, dalla mancanza di servizi medici ricercati, dal suicidio e dalla violenza domestica come risultato diretto della gestione della pandemia, supera di gran lunga gli individui che hanno contratto il virus.

Le tendenze stanno peggiorando di giorno in giorno. Di conseguenza, è urgente frenare gli impatti negativi con decisioni intelligenti. I governi che rifiutano di correggere il corso, un giorno potrebbero essere giudicati in tribunale per aver deliberatamente causato danni inutili causando un bilancio delle vittime palesemente sproporzionato rispetto all’obiettivo intenzionale originale, e per aver favorito l’ascesa della mafia. Nel momento in cui l’informazione lo dice, nessun politico può fingere di “non sapere”!

Per ulteriori informazioni si può scaricare gratuitamente il mio libro “100 domande” disponibile in inglese, francese, italiano e spagnolo.

Gunter Pauli è il fondatore della Blue Economy e della Strategia "Zeri". Economista belga, ha all'attivo decine di pubblicazioni sul rilancio dei territori e sull'economia sostenibile. Ultimo in ordine di tempo: "Piano A: La Trasformazione dell'Economia Argentina". All'Italia ha appena regalato "100 domande in 100 pagine". Su Rec News pubblica degli Editoriali in cui mette in campo idee e suggerimenti pratici per uscire dalla crisi, per aver cura di sé stessi e dell'ambiente.

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LETTERE

Obbligo vaccinale, depositati quattro interventi e tre pareri

di Roberto Martina*

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Obbligo vaccinale, depositati quattro interventi e tre pareri a sostegno dell'illegittimità costituzionale | Rec News dir. Zaira Bartucca

Avvocati Liberi unitamente al prof. Avv. Augusto Sinagra ha depositato alla Corte Costituzionale quattro interventi e tre opiniones in qualità di amici curiae a sostegno dell’accoglimento della illegittimità costituzionale dell’obbligo vaccinale per i sanitari di cui all’art. 4 D.L. 44-2021 sollevata dal Consiglio di Giustizia Amministrativa della regione Sicilia. Nei prossimi giorni pubblicheremo il contenuto degli atti affinché possano essere conosciuti da tutti.

Iniziamo con l’opinione di carattere scientifico che Avvocati Liberi ha depositato in nome e per conto del Dr. Sandro Sanvenero, presidente dell’Albo degli Odontoiatri presso l’Ordine dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri di La Spezia, che ha documentato lo svilupparsi nel tempo di una cosiddetta efficacia negativa dei farmaci vaccinali.

L’opinione è stata redatta da un collegio illustre di sanitati di altissimo profilo (prof. Giovanni Frajese; Dr. Sandro Sanvenero; Dr. Alberto Donzelli; Dr. Eugenio Serravalle; Dr.ssa Patrizia Gentilini) che ne hanno autorizzato la pubblicazione per fini scientifici e di condivisione (in basso).

L’efficacia negativa, al crescere della distanza temporale dall’ultima dose vaccinale, è supportata da prove sempre più forti e demolisce la finalità della norma: se il fine della vaccinazione dei sanitari è quello di proteggere i pazienti ed i soggetti fragili con cui entrano a contatto, allora per questi soggetti è più pericoloso essere assistiti da sanitari vaccinati da oltre 6-8 mesi, perché tendono a diventare più suscettibili all’infezione dei sanitari non vaccinati.

Una possibilità è che i farmaci vaccinali impattino negativamente sul sistema immunitario del somministrato che, dopo alcuni mesi dalla vaccinazione, aumenta la probabilità di contrarre l’infezione rispetto ad un soggetto non vaccinato e, conseguentemente, aumenta il rischio di contagio del prossimo.

La possibile efficacia negativa, però, è solo una parte del problema, perché comunque i farmaci vaccinali non sono sicuri: il trattamento obbligatorio non è idoneo a raggiungere lo scopo (i vaccini non sono complessivamente efficaci per tutelare gli altri) ed espone la persona al rischio di eventi avversi potenzialmente gravi e persistenti (i vaccini non sono sicuri).

Non è possibile ragionare in termini quantitativi, accettando l’idea che ci possa essere una fascia percentuale di cittadini sacrificabili, perché la vita umana è sacra, inviolabile, e nessuno può stabilire che una persona debba assumere obbligatoriamente un farmaco che possa condurre a morte o ad una forma invalidante della propria integrità psico-fisica senza cadere in una gravissima violazione del diritto naturale, della libertà personale, dei diritti costituzionali e dell’habeas corpus.

Il rispetto della persona umana è un limite invalicabile anche per la legge: “nessuno può essere semplicemente chiamato a sacrificare la propria salute a quella degli altri, fossero pure tutti gli altri”. (Corte Cost. sentenza n. 118/1996 in tema di vaccinazione antipolio).

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LETTERE

Russia e Ucraina. L’arte, il denaro e la guerra

di Paolo Battaglia La Terra Borgese*

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Composizione VI è un dipinto a olio su tela (195×300 cm) realizzato nel 1913 dal pittore Vasilij Kandinskij. È conservato all'Ermitage di San Pietroburgo | Rec News dir. Zaira Bartucca
"Composizione VI" (1913) olio su tela, Vasilij Kandinskij - Ermitage, San Pietroburgo
Nell’immagine “Composizione VI” (1913). Olio su tela, Vasilij Kandinskij – Ermitage, San Pietroburgo

Affermava Bukowski che il capitalismo ha soppresso il comunismo, e che adesso il capitalismo divora se stesso.

Il denaro

In wikipedese la servitù della gleba (già colonato in epoca romana) era una figura giuridica molto diffusa nel Medioevo, che legava il contadino a un determinato terreno (la gleba, in latino propriamente “zolla [di terra]”). Una figura giuridicamente complessa, che si colloca a metà tra lo schiavo e l’uomo libero.

Istituito il vile denaro l’uomo comincia a rimettere al suo simile il lavoro, e non più la propria esistenza. Alias l’economia e l’esistenza potrebbero ora permettere ad un nucleo familiare di reggere per stare bene. Invece l’economia non è più in logica, né per la vita e tantomeno per la famiglia, è uno sviluppo che va avanti per suo conto, nella dialettica propria degli interessi di pochi eletti.

Infatti l’Uomo (peccato la maiuscola) ha rilevanza sociale solo se fornisce, se gli è concesso di produrre, per cui è la produzione che giustifica la presenza non il fatto di essere uomo: una bestemmia.

Aristotele spiegava che il denaro non può produrre denaro giacché esso mai è un bene, ma solo ed esclusivamente l’immagine di un bene, la sua rappresentazione, e con le immagini non può farsi ricchezza. Ed è nel Vangelo che Luca tramanda di prestare il denaro senza attenderne la restituzione. Invero i banchieri fanno sì che il denaro sia principio dell’economia, quel denaro che, col tempo, sempre meno meno ha avuto a che fare con la ricchezza prodotta materialmente, dall’agricoltura, e l’industria, e l’artigianato, e il commercio; ma sempre di più con la ricchezza prodotta in maniera finanziaria: denaro generante denaro, usura legalizzata: basta pensare al “paghi a rate senza interessi”, nemmeno Vanna Marchi!

E la politica, a servizio della finanza

Platone chiariva che a decidere doveva essere chiamata la politica. Al contrario, ora gli spazi decisionali sono prerogativa dell’economia, e la finanza, del denaro marchettaro. Una politica insolvente che delega a presiedere il Paese i tecnici finanziari: ora Ciampi, ora Monti, ora Draghi”.

Diritti umani e contrattazioni

Agisce solo il mercato e la globalizzazione: l’Occidente porta all’estero il mercato e vorrebbe esportare la democrazia e pure i diritti umani come li intende. Nondimeno se tutto ciò cozza con il mercato, allora lo stesso Occidente dimentica e scorda la democrazia e pure i diritti umani.

Di fatto

Il Manifesto delle Nazioni Unite, quello per lo Sviluppo, stima che Europa e America del Nord – alias un miliardo circa di persone – necessitano dell’80% delle risorse del Pianeta per mantenere il corrente livello di vita. Significa che i rimanenti più o meno sei miliardi di persone debbono o dovrebbero accontentarsi del restante e misero 20%. Se Europa e America del Nord dessero da sgranocchiare qualche etto in più di riso ai cinesi o indiani, gli occidentali non potrebbero più reggere questi livelli di supremazia. Questa è crescita per il bene dell’Umanità? questa è la verità.

Tra produzione e consumi

Un circolo depravato e corrotto, perché se non si consumiamo è inutile produrre e senza produzione viene meno il lavoro. La legge, bibbia, è produrre, sempre, e consumare il più possibile, oltre ogni fabbisogno necessario. Tutto deve durare poco: cibo, moda, automobili, televisori, elettrodomestici, telefonini e così via, e si creano bisogni sempre nuovi “con quella pubblicità che crea infelici perché la gente felice non consuma”, (Frederic Beigbeder, pubblicitario).

La risposta “ecumenica” della guerra

Prende avvio la nuova storia, differente da quella che vedeva gli USA guardiani della Terra. Russia e Cina non sono più rurali, e la prima ha visto gli Usa che non hanno perorato la Georgia, lo stesso per l’Ucraina e pure per la Siria e la Libia e l’Afghanistan. A Putin il momento giusto non è sfuggito, ed è entrato in Ucraina per impadronirsene. Ma l’Ucraina è un scusa, l’effettiva guerra è tra Russia e Usa. La pace non è plausibile, ovvio è che Putin non rinunci a vincere una guerra che ineluttabilmente vincerà.

E allora vorrà incontrare Zelensky, potrebbe volere fare un’operazione del tipo Yalta, posizionare insieme Russia, America, Cina, e possibilmente pure l’India, per dividersi le zone d’influenza, come è stato fatto per la c.d. Guerra Fredda. E Pechino sostiene Mosca, ovvio, per entrare nel controllo delle zone d’influenza.

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LETTERE

Vi spiego cos’è il prunismo attraverso le opere di un’artista italiana

di Paolo Battaglia La Terra Borgese*

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Vi spiego cos'è il prunismo attraverso le opere di un'artista italiana | Rec News dir. Zaira Bartucca

I pittori prunisti formano la più recente diramazione delle correnti astrattiste e surrealiste europee sviluppatasi soprattutto negli USA, e nelle opere della pittrice Francesca Falli la sintesi italiana è maestra.

MetodologismoDigital Art, e-Cutpaste e traditional painting

Oltre un secolo fa Picasso e Braque introdussero la tecnica del collage nell’arte: ritagli di giornale prendevano posto integrante nei loro lavori, così che il materiale proveniente dal contesto non artistico dei mass media divenne materiale artistico. Un anno dopo Marcel Duchamp crea i suoi ready-made, e l’oggetto già esistente entra nella potenza dell’arte. L’immagine viene dunque staccata dalla riproduzione della realtà e la vita reale entra invece nell’immagine. Il genere del collage coinvolgerà gli artisti d’avanguardia: futuristi, dadaisti e costruttivisti, e movimenti neo-avanguardisti come Fluxus e la Pop art, e persino la poesia visiva. Particolarmente col postmodernismo la tecnica del collage acquisisce uno slancio creativo. Tutto: gli stili, i frantumi, addirittura intere opere di altri artisti, così come i prodotti e i motivi della cultura popolare, i parlati quotidiani, i messaggi concettuali e quelli concernenti il credo religioso e teoretico sono riorganizzati per costruire una moderna opera d’arte attraverso la quale si rileva e rivela l’anima relativa tra significato e contesto, per analizzare e confutare problematiche sociali, politiche e artistiche più abbondanti. Francesca Falli, flexer, genio italiano della pittura, ne fa la Sua Digital Art, il Suo cutpaste contemporaneo.

Falli, Kant e I Polli

Il tocco concettuale, dunque, come strumento principale: Kant ha insegnato che la realtà in sé non può essere posseduta, ogni qual volta noi la fissiamo in uno schema, la perdiamo e la falsifichiamo. La ragione ci inganna. I Polli di Francesca Falli allora aprono la battaglia per un’espressione che non sia della realtà, ma di una surrealtà più vera, sono la critica del dogmatismo, una protesta alla compatta struttura dei modelli e dei valori acquisiti, ed esprimono, in tutta la loro cifra, quel sottosuolo umano che è escluso o negato dalla tradizione.

Linguae artis

Disponendo di una scrittura speciale, glottoteta, immutabile nei suoi principi e fissa nel suo vocabolario cromatico, la pittrice si preoccupa soprattutto di mantenere vive, tra di loro, la conoscenza e la pratica; Lei raffina, elabora, partendo da questa stessa scrittura, tutto il sistema dell’arte definita, sviluppa infine le sue possibilità sfruttando sino ai limiti dell’assurdo i principi che ne definiscono i valori. Sono così composte le significazioni della Falli, per un nuovo arricchimento dei contenuti artistici contemporanei universali, senza avanzare nessuna primazia, attraverso un linguaggio autonomo staccato dai supporti tradizionali, cioè crea segni nuovi spesso ispiratamente mossi dalla letteratura classica.

Stilistica, sentimento, passione, genialità

Ora lei moltiplica le varianti, snuda, resuscita forme antiche cadute dall’uso. Sono cutpaste tratti da valori narrativi digitali, tradotti su selezionati materiali di supporto come gli specchi, i PMMA, le tele pittoriche o plastificate, le piastrelle di ceramica, le lamine in alluminio o ferro, le tavole. Ecco come fa: celebra matrimoni tra ecoline, acrilici, aerografie da spray e glitter in pieno stile surrealista, altermoderno, nella luce ineffabile dei riverberi, con alcune espressività naif, tra motivi storici e sociali. E lo spettatore è dentro l’opera.

L’allocuzione, la comunicazione artistica

L’irreale diventa così surreale interpretandolo come il rivelarsi dell’inconscio che è in noi, nudo, con le chiavi dell’altermodernismo per descrivere con evidenza spietata ed evidenza clinica. Breton: «Tutto induce a credere che esista un punto dello spirito da cui la vita o la morte, il reale e l’immaginario, il passato e il futuro, il comunicabile e l’incomunicabile, l’alto e il basso cessano di essere concepiti come contraddizioni». Tutto è in analisi.

Initium

Basi ben piantate nella tradizione, quelle di famiglia, coltivate nel laboratorio di arte e cornici del nonno materno, un atelier frequentato da collezionisti in cerca di opere e di artisti affermati che lo praticavano. Lì emerge l’incredibile curiosità, il desiderio di vedere. E, curiosando tra “I maestri del colore”, la collana edita dalla casa editrice Fratelli Fabbri – dono del nonno – inizia le prime ricerche. Trova nella figurazione primitiva ed esotica delle opere illustrate e criticate un tentativo di ritorno alle origini e di liberazione dell’inconscio. Produce pensiero. E già immagina un proprio psicologismo.

Studi

Fare arte dopo averla studiata: è l’insegnamento del nonno. Nella sua città Falli s’iscrive perciò all’allora ancora esistente in Italia Istituto Statale d’Arte (all’Aquila), da dove si congeda con il titolo di Maestro d’Arte, ricca di nozioni, sia di progettazione d’interni sia di decorazione, di lavorazione del legno e della ceramica, di scultura, cinema e teatro, e scenografia, organizzazione degli studios, audio e video. Per Francesca tutto ciò non è ancora bastevole. La sua mente studia e progetta generi declinati per fare arte nuova: sa che per questo le occorrono altre sinapsi artistiche, e prosegue perciò la sua formazione, sino a laurearsi, negli anni ottanta, in Grafica Pubblicitaria e Editoriale allo IED di Roma. Ancora una volta, Falli, non è pienamente soddisfatta del suo equilibrio formativo, del suo know-how, intenzionata com’è a spingere i limiti della figurazione classica. Decide perciò di laurearsi in pittura, per processare e apprendere meglio le competenze di base in disegno, soprattutto quello pittorico, e in fotografia, sound design, graphic design, video, storia dell’arte e arte contemporanea, e negli anni novanta – durante i quali frequenta lo studio di Fabio Mauri ed è allieva di Fulvio Caldarelli – si laurea all’Accademia di Belle Arti dell’Aquila.

Parentesi ottanta, la grafica come lavoro

Quelli ottanta sono anni che Falli spende nell’Art Déco, per meglio soddisfare le precise committenze che le pervengono da strutture ricettive ed anche dalle numerose residenze private, tutt’altro che modali, senza contare – nelle sue qualità di writer e post-graffitista – le richieste istituzionali di arte urbana. Per i suoi costituendi decorativi prenderà spunto dall’Egitto faraonico, dall’arte precolombiana, dalla meticolosità artistica cinese, dal Cubismo e dal Futurismo. Sono anni nei quali Francesca Falli, da libera professionista, progetta anche in ambito visivo nell’area del graphic, nell’interesse di enti pubblici e realtà aziendali.

Fare l’artista

Pensieri e linee, colori e volumi: nelle Sue opere c’è regia, inequivocabile e potente. Falli forma apparati di colore e luce in intima magia, sprigionando estetica ereticale, immune dal pregiudizio della gravità, come in taluni film o fumetti. Il linguaggio è molto espressivo dal punto di vista progettuale ed esecutivo, ri-presentificando la condizione ideale dell’origine, elemento fondamentale della sua ricerca. Nei percorsi tra natura e cultura c’è volontà di guidare un viaggio. È perciò lecito ritenere ogni opera una sperimentazione, una ricerca, e una ricerca dell’altro, verso tutte le direzioni di metaforizzazione che possono amplificare rivisitazioni sintetizzate, che generano e necessitano di situazioni contrastive, di ostacoli, di aspetti tanto interiori quanto esteriori, come nelle esperienze che s’ispirano ai grandi nomi della storia dell’arte: “Van Coc”, “Chi è Pollok”, “Poll-Gauguin”, “Pollo della Francesca”, “Cha-Gall”, dove la matrice diretta del colore e del disegno è sempre la sensazione.

Exhibitions

L’Aquila, Pescara, Cagliari, Roma, Venezia, Formentera, Bergamo, Napoli, Miami, Vasteras, Treviso, Salerno, Sassari, Caserta, Fiera di Genova – Sezione grandi Gallerie, Fiera di Bologna – Sezione grandi Gallerie, Ischia, Amalfi, Matera, Cava dei Tirreni, Malta, Stoccolma, Palestina, San Pietroburgo, Figueres, Arles, Malta, Motta di Livenza, New York, Parigi, Palermo, Spoleto, Amburgo, Praga, Bologna, Longarone Fiere, Casagiove, Lanzarote, San Diego (California), Chengdu, Capua, Nigde (Turchia), Istanbul, Ercolano, Londra, Lanciano, Shanghai, Torino, Weiz, Barcellona, Veroli, Venezia: Palazzo Albrizzi Capello – in concomitanza con la rassegna del Padiglione Guatemala presente alla 16° Biennale di Venezia e in concomitanza della Biennale di Architettura Venezia, Padiglione Europa Venezia -, Elda (Spagna), Milano, Mumbai, Vasto, Lisbona, Rio de Janeiro, Berlino, Nottingham (Regno Unito), Glasgow, Lithuania, Mosca, Art Expo New York 2021, Helsinki, Brooklyn, Favara, Padova, Alzano Lombardo. 

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LETTERE

Cinquantenario dei Bronzi, bene appoggio della Regione Calabria ma serve progettualità

di Antonio Trifoli*

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Cinquantenario dal ritrovamento dei Bronzi, bene appoggio della Regione Calabria ma serve progettualità | Rec News dir. Zaira Bartucca

di Antonio Trifoli – sindaco di Riace
Intendiamo manifestare il nostro pieno compiacimento e plauso alla Regione Calabria, al Presidente, al Vicepresidente ed alla Giunta tutta, per l’importante stanziamento di 3 milioni di euro che hanno deciso di destinare al programma nazionale e internazionale in occasione del 50° anniversario del ritrovamento dei Bronzi di Riace per le importanti celebrazioni e progettualità. La Regione manifesta attenzione verso una delle nostre meraviglie artistiche, archeologiche, storiche culturali e, insieme, lungimiranza strategica volendo connotare un programma ambizioso, di ampio respiro che possa offrire alla dimensione dei Bronzi un giusto profilo mondiale. Tale scelta concreta costituisce una grande occasione di visibilità per l’intero territorio, un’ampia opportunità di sviluppo e di valore occupazionale, un investimento turistico-culturale di primissimo livello.

Ci pare assai saggia anche l’idea di riunire un Comitato di coordinamento interistituzionale per le linee programmatiche. La sola problematica che vediamo all’orizzonte di questa magnifica iniziativa è il fattore tempo. Da Istituzione deputata, congiuntamente con la Fondazione Italiani, da oltre un anno siamo partiti nell’ideazione e attuazione di un programma da mettere in piedi in occasione del 50° anniversario del ritrovamento dei Bronzi di Riace, coinvolgendo anche una serie di partner e soggetti pubblici e privati di alto spessore. Tale attività ha richiesto tempo e la maturazione di dati percorsi che intendiamo mettere a disposizione del Comitato di coordinamento. Siamo certi che la Regione Calabria vorrà avvalersi di tutto il lavoro da noi faticosamente prodotto e delle alte professionalità che vi stanno dedicando impegno, abnegazione e amore.

Le attività che abbiamo previsto e che potranno certamente arricchirsi dei meritori contributi del Comitato di coordinamento, in assoluta sinergia e cooperazione, consentiranno di realizzare un progetto di insieme con una visione che sconfina i confini della nostra terra, e concretizza un progetto mai visto prima della Calabria per l’Italia e della Calabria per il mondo. Siamo da subito a disposizione perché il poco tempo che ci divide dalla ricorrenza possa essere ottimizzato. Il nostro Coordinamento scientifico, tecnico e artistico, è pronto sin da ora a farsi carico delle attività organizzative e realizzative fianco a fianco con la Regione Calabria.

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LETTERE

L’Esenzione dal vaccino diventa digitale (quasi un pass parallelo). Come evitare di perderla e come richiedere la delibazione

di Roberto Martina*

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L'Esenzione diventa digitale. Come evitare di perderla e come richiedere la delibazione | Rec News dir. Zaira Bartucca

Il DPCM 4 febbraio 2022, pubblicato sulla G.U. del 7/02/2022, ha previsto l’onere per coloro che sono in possesso di certificati di esenzione o differimento già rilasciati, di chiedere al “medico certificatore” il caricamento dei dati del certificato di esenzione sulla piattaforma TS al fine di trasformare quel certificato cartaceo in uno digitale. La richiesta dovrà essere fatta dall’interessato entro 20 (venti) giorni dalla pubblicazione, ossia entro il 27 febbraio 2022, a pena di perdita di efficacia dell’esenzione.

Si è creato in tal modo un nuovo “green pass”, denominato CUEV, che funziona con lo stesso meccanismo del certificato verde covid-19, il cui scopo avrà un triplice beneficio (solo per lo Stato) di censire gli italiani e la loro condizione sanitaria, di scremare la platea degli over 50 cui irrogare le sanzioni per la violazione dell’obbligo vaccinale e di contrastare le esenzioni.

E’ necessario ripeterlo: se non si richiede la delibazione l’immissione del vecchio certificato nel nuovo sistema digitalizzato – o la si richiede oltre i 20 giorni – la sua efficacia verrà meno.

Avvocati Liberi ha predisposto un modello di richiesta che ciascun interessato dovrà inviare ai destinatari (medico certificatore e medico di base) al fine interrompere il termine dimostrando di aver comunque effettuato la richiesta di registrazione entro il 27 febbraio. In ogni modo si consiglia di recarsi personalmente presso il proprio medico di famiglia o da quello che ha certificato (anche ASL o hub) cui richiedere di provvedere all’adempimento.

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