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L’introduzione di un internet basato sulla luce rappresenta un’opportunità eccezionale per lanciare un modello completamente nuovo: “Sustainable Data Farming”. Questo concetto offre la possibilità di invertire il “big datamining” che sfrutta ogni singolo dato con totale disprezzo della dignità o della privacy del fornitore di dati che firma inconsapevolmente una consegna totale di ogni dettaglio della sua vita per l’analisi e la rivendita in cambio di un motore di ricerca gratuito, indirizzo email o account di social media. Se c’è una buona volontà politica che ha l’individuo come priorità e lo spirito imprenditoriale come guida, allora l’infrastruttura leggera esistente può evolversi nella piattaforma principale per la trasmissione dei dati. Se questa logica viene perseguita allora possiamo ridurre il consumo di energia almeno dieci volte, democratizzare Internet, e gireremo il tavolo sui poteri esistenti. Proprio come la dichiarazione fatta sul petrolio: non siamo contro, piuttosto siamo a favore del meglio. Al centro sta il concetto di”data farming”.

Proprio come la terra è fertile poiché microrganismi, funghi, muschi, insetti e piante interagiscono con acqua, aria e suolo, l’agricoltura dei dati offre una ricca comprensione delle interazioni all’interno di una famiglia e di una comunità. Questo contenuto accompagnato da senso e sensibilità non sarà mai abbinato a IoT. Questi dati sono prima di tutto locali e possono essere raccolti in “pod” come li chiama Berners-Lee. Questo permette l’Internet delle cose di evolversi in internet di e per le persone. In definitiva speriamo che questo emergerà come l’Internet della vita (comprese le persone ma anche considerando ogni altra specie vivente che fa parte dell’ecosistema).

Al centro dell’agricoltura dei dati c’è la comprensione che “La vita è imparare”. E imparare è trovare connessioni che non hai visto prima. I principali elementi costitutivi del nuovo Internet gestito dalle dieci maggiori imprese sono (1) la raccolta di dati e (2) il Cloud. C’è un terzo elemento costitutivo dell’internet di domani: (3) apprendimento. Mentre i primi due sono controllati centralmente e sono piuttosto facili da controllare dagli operatori Internet dominanti, il terzo – “apprendimento” – è dove i dataminer sono chiaramente sottoperformanti. Questo lascia una finestra unica di opportunità per le iniziative locali di decollare nei servizi di dati.

Con il Cloud non è possibile imparare a conoscere la vita, a meno che non si trascuri totalmente la cultura, la tradizione, la geografia e gli ecosistemi da cui la vita dipende in ogni parte del mondo. L’apprendimento può avere successo solo attraverso l’interazione di persone che vivono e condividono all’interno di un contesto locale e culturale. Quindi è l’apprendimento basato sul tempo e sul luogo in cui l’agricoltura dei dati, anche su scala piccola e locale, può sovraperformare i grandi dataminers. Perché? Perché l’apprendimento reale è per definizione locale e interattivo! L’apprendimento non può essere centralizzato nei supercomputer con un sacco di dati storici e degli utenti sfruttati da algoritmi intelligenti, o anche dall’intelligenza artificiale. L’apprendimento si basa sulla cultura locale e l’intelligenza in primo luogo, la capacità di capire dove e come le persone vivono. Ecco perché il data farming può offire la possibilità di costruire comunità e celebrare la cultura e la tradizione, invece di globalizzare il mondo con gli stessi giochi e domande a scelta multipla uniformi che costringono i bambini a rigurgitare le risposte conosciute invece di scoprire le domande a cui non ci sono risposte.

È sorprendente che i giganti dell’informatica abbiano investito massicciamente in infrastrutture per raccogliere dati e nel cloud per archiviare ed elaborare i dati in base agli stessi criteri uniformi. Queste condizioni offrono ai dataminer la capacità di gestire dati proprietari. Tuttavia, non investono affatto né hanno capacità – fino ad oggi – rispetto ai sistemi di apprendimento. Il loro approccio altamente centralizzato li ostacola notevolmente a imparare da sistemi che permettono di adattarsi alle condizioni locali e a creare un vero e proprio empowerment per intraprendere un miglioramento della vita. Questo è il vantaggio competitivo che rappresenta un’opportunità senza precedenti per l’agricoltura dei dati di emergere e operare con successo nelle immediate vicinanze delle comunità. L’apprendimento ha senso dalla complessità e dalla diversità per il bene comune, che è per definizione diverso per ogni comunità.

Questo concetto di base è stato lavorato da pionieri dei servizi di chat come Guillaume Asselot, il fondatore di Tree Chat, una chat di gioco per la raccolta di dati collaborativi che inizia all’interno di una piccola comunità e porta ad azioni congiunte stabilendo connessioni. La chat cresce proprio come gli alberi dove le idee emergono e si fondono fino a quando non vi è sufficiente fertile per fiorire, e passare all’azione. Proprio come l’albero nel mercato centrale pone le basi per una comunità intorno alla quale la vita locale si evolve semplicemente fornendo ombra e maestosa bellezza, questo albero Chat permette un’evoluzione naturale e spontanea di informazioni per raccogliere e aumentare di rilevanza. Come le persone scoprono gli interessi comuni e una visione comune nelle loro comunità, o bisogni semplici e di base che non sono stati riconosciuti prima, l’agricoltura di dati locale mette radici. Inizia su scala locale e su piccola scala imparando a conoscersi.

Da globale ed esclusivo a scala locale e umana

L’agricoltura dei dati è locale. Mentre una data farm può sembrare insignificante, potrebbe essere necessario ricordare che la macro-economia è l’amalgama della microeconomia. Proprio come un albero è solo un albero, e un fiore è solo un fiore, pochi alberi, cespugli, muschi ed erbe si evolvono in un ecosistema resiliente ed efficiente con un continuo arricchimento della sua biodiversità grazie a cicli di feedback ed effetti moltiplicatori. Proprio come gli agricoltori hanno creato cooperative e comunità per acquistare congiuntamente materiali, elaborare il raccolto e vendere insieme con l’obiettivo di avere ricavi migliori, rafforzando il potere contrattuale, tutto in una volta ci rendiamo conto che lo stesso può essere intrapreso con i dati.

La logica parallela è potente: ogni casa – anche nelle baraccopoli – ha luce. Ogni luce dovrebbe essere il LED più efficiente risparmio energetico come mai prima, che è dotato di un chip che permette di elaborare e trasmettere dati. Questa tecnologia è disponibile oggi. Le tecnologie tuttavia non sono i cambi di gioco. Il modello di business che implementa cluster di tecnologie sono i veri framework che consentono di trasformare la realtà.

Ogni dispositivo, da un telefono a un tablet, un case per videogiochi o un televisore di casa, può connettersi tramite la rete luminosa a un server centrale domestico o con un vicino amichevole. I computer portatili di oggi hanno abbastanza potere per assumere quel ruolo. Questo può rapidamente crescere in un patchwork collettivo di piccoli server situati in scantinati o soffitte senza utilizzare nessuna delle onde radio esistenti. Invece possiamo usare cavi di rame esistenti che attraversano ogni casa e ogni stanza. Più tardi, quando il tempo è maturo, questi possono essere integrati con fibre ottiche ed espandersi in un patchwork di luci collegate, laptop e LAN (reti locali).

Cerchiamo di essere chiari: non siamo contro le onde radio! Siamo a favore dell’alta velocità e del volume, della democratizzazione e dell’inclusività di Internet, della condivisione dei ricavi derivanti dall’agricoltura dei dati e, in particolare, del controllo dei nostri dati e della partecipazione ai ricavi associati. Desideriamo coltivare le informazioni in un utile insieme di fatti correlati che consentano una migliore comprensione di come vivere sostenibile, creativo, più sano, ancora più felice, e come essere al servizio, costruendo resilienza e rafforzando il bene comune. Questa non è una visione romantica, ma piuttosto una visione che può essere resa realtà immediatamente grazie alla sua semplicità di esecuzione: una data farm alla volta.

Dal concetto alla realtà

Alcune famiglie possono lavorare insieme e unirsi a una community data farm con il supporto di un piccolo villaggio di campagna, un quartiere cittadino o un blocco che fa parte di una megalopoli. In un quadro tradizionale di internet, c’è il protocollo noto come API (Application Programming Interface), che consente di accedere e scambiare informazioni. Questo è messo a disposizione dei piccoli giocatori su internet che sono appassionati di integrazione nelle grandi reti di informazione come Google e Amazon. Ad esempio: la Metropolitana di Parigi, uno dei giganti dei dati, ha un accordo API con Google. Poiché i viaggiatori metteranno in discussione Google (e non la Metropolitana) su come arrivare dall’aeroporto al centro, la metropolitana di Parigi offre tutti i suoi dati gratuitamente a Google! Google si riserva quindi il diritto di dataminare questa grande quantità di domande e risposte generate grazie alla fornitura gratuita di informazioni da parte della società metro. La Metro, nell’attuale quadro giuridico non ha alcuna leva per negoziare. quindi, anche come ospite dei Giochi Olimpici nel 2024, la Metro consente a Google e ad altri non solo il libero accesso alle sue informazioni aggiornate, ma consente anche di sfruttare tutti i dati che possono essere estratti e guadagnare regalmente dalla pubblicità online.

Il data farming, come proposto, creerà un cambiamento nella concentrazione di potere. Le informazioni piccole e tuttavia così preziose di ogni dettaglio della vita che venivano catturate attraverso milioni di applicazioni, potrebbero essere nascoste alle grandi aziende di dati attraverso data farm accuratamente progettate. All’inizio, questo passerà inosservato. Per gli operatori di datamining la quantità di dati persi è totalmente insignificante. Tuttavia, questo piccolo intervento su scala locale potrebbe rapidamente trasformarsi in fertili piccoli “giardini di dati” dove i “pomodori” per il consumo locale sono i dati locali accumulati nel tempo e collegati ad altri fatti correlati di alta rilevanza per la comunità locale. Ognuno ha la possibilità di scoprire nuove connessioni e ha l’opportunità di imparare, guidando i cittadini a scoprire le loro potenzialità, preferenze e opportunità. I giardini possono crescere sotto il baldacchino di alberi protetti dal sole.

Ogni semplice dettaglio da consultare sui servizi della città, la musica che la comunità locale ama ascoltare, suonata da musicisti locali che saranno scoperti per la prima volta, i programmi artistici offerti dai dilettanti locali (che sono spesso molto professionali), gli orari dei trasporti, il programma ospedaliero, l’agenda sportiva locale. Questa informazione è coltivata. Cresce e viene raccolta con un fattore più interessante: drastica riduzione del consumo di energia e la fine di questo controllo senza precedenti dei dati. Com’è possibile?

La fine del giramondo dei dati

Se atterri a Tokyo e non capisci la lingua, interroghi Google nella tua lingua preferita su come raggiungere il tuo hotel. Anche se il Giappone ha una straordinaria rete in fibra ottica e una telefonia mobile molto ben funzionante con alcune delle aziende più professionali come NTT, NTT Data e Softbank, una domanda inserita su un telefono a Narita o all’aeroporto di Haneda viaggia attraverso queste aziende in tutto il mondo, ed è infine memorizzata in almeno 3 server in località estere sconosciute. Questa spedizione inutile di dati aiuta a riempire i cavi in fibra ottica del trans-Pacifico e il suo stoccaggio a specchio consuma tanta energia emettendo una quantità eccessiva di carbonio. Migliaia di richieste simultanee stanno spuntando in tutto l’aeroporto e un milione di domande vengono catturate in 40 milioni di unità di dati: chi arriva, da dove, in quanto tempo. Questo flusso di informazioni che coprono ogni argomento immaginabile riempie le pipeline di dati e costruisce i serbatoi di dati. Se si dovesse utilizzare il concetto di data farming, le informazioni sull’aeroporto di Tokyo necessarie a qualcuno nell’aeroporto di Tokyo verrebbero fornite immediatamente dall’aeroporto di Tokyo e mantenute su server locali. Ha senso?

In realtà ha molto senso mitigare l’intasamento delle pipeline di informazioni con così tanti dati che si muovono attraverso gli oceani che ha solo uno scopo: alimentare una dozzina di data miner. Questo successivamente mette pressione per costruire più cavi transoceanici e per facilitare una maggiore violazione della privacy.

Le società di trasmissione dati forniscono alle più grandi società di data mining una quantità sempre crescente di dettagli sulla vita di miliardi. Questi operatori locali cercheranno investimenti, permessi e ricavi garantiti dai governi al fine di esportare inconsapevolmente tutti i dati nazionali fuori dal paese. I dati non vengono inviati una volta, ma più volte e conservati su server stranieri. I minatori di dati richiederanno persino sussidi governativi per i cavi transoceanici. Se si analizza la legislazione che accompagna queste attività allora ci rendiamo conto che i cittadini sono fornitori di dati e sono trattati come schiavi: nessuna voce e nessun diritto.

Se d’altra parte, i dati vengono elaborati localmente attraverso l’infrastruttura leggera senza la necessità di comunicazione wireless o la rete globale di cavi in fibra ottica (nemmeno la connettività satellitare), le informazioni vengono raccolte solo in loco (come una casa, una comunità o un aeroporto) e controllate in loco. Così, il rapporto tra domanda e offerta di dati è diretto, senza intermediari, né analisi con l’unico obiettivo di vendere e alimentare il consumismo stimolato dalla vendita online dove tutto è disponibile con un click.

Il data farming non riguarda solo la nostra privacy, la capacità di conoscere il nostro uso e le nostre esigenze. E’ come l’agricoltura biologica: garantire che reintegriamo il suolo, la comunità senza un consumo eccessivo di energia. Ciò consente di salvaguardare l’integrità delle informazioni e la privacy del fornitore e creare una piattaforma per conoscere se stessi e diventare resilienti sapendo chi sei e cosa è veramente necessario.

Dall’agricoltura locale all’agroforestazione dei dati

Il data farming garantirà compostaggio locale, fertilizzazione incrociata, ibridi naturali, parassiti locali e controllo virale attraverso semplici interventi con specie complementari, evitando a tutti i costi di andare per monoculture ed economie di scala. Questo mette fine ai parassiti e riempie il terreno. Proprio come il parallelo di datamining e petrolio regge fin troppo bene, così fa il confronto tra data farming e agricoltura biologica locale. Proprio come se tutti i nutrienti fossero spariti dal suolo locale e ci affidassimo a un approvvigionamento alimentare globale altamente dipendente dai fertilizzanti, così potremmo capire la logica comparabile che tutti i dati saranno spariti e le comunità locali saranno private del loro sostentamento.

L’agricoltura dei dati locali assicura la crescita e la comprensione delle risorse locali, del clima locale e del tessuto sociale che consente di avere una comunità in cattività e stabile. È come una continua ricerca di sempre meglio, di sinergie e complementarità. Una rete di data farm si evolve in data agroforestry, con pilastri di interesse comune strutturati attorno a centri di dati analogici all’acqua, banche di semi, previsioni meteorologiche localizzate e fonti di ombra. Ci rendiamo conto che una foresta genera 500 tonnellate di biomassa per ettaro all’anno spesso a partire da un terreno molto povero che si arricchisce nel tempo in un ecosistema lussureggiante, mentre una monocoltura agricola di soia e mais riesce a malapena a fornire 10 tonnellate di biomassa all’anno e impoverisce il suolo, sempre più dipendente dalla fornitura esterna di chimica,fertilizzanti e Data farming versus data mining rappresenta esattamente lo stesso.

La rivoluzione dell’agricoltura e dell’agroforestazione dei dati pone le basi di come la raccolta delle informazioni possa essere ispirata dagli ecosistemi e dall’agricoltura naturale, non solo dalle abilità computazionali. È il modello di business così come il modello sociale che è alla base di questa transizione. Proprio come una rapida urbanizzazione ha facilitato il datamining, la ri-ruralizzazione o il ritorno alla vita all’interno della capacità di carico promuoverà l’agricoltura dei dati. Ciò arricchisce la comunità locale, utilizzando cluster locali di informazioni che offrono una solida spina dorsale a una società resiliente con una cultura dell’apprendimento permanente. La comunità padroneggia tutti i suoi dati, fornisce tutte le informazioni chiave disponibili localmente senza ingombrare server e reti in fibra ottica risparmiando fino al 90% di energia. Ora Internet si trasforma nel promotore delle luci più efficienti che si fondono con i router in un unico relè di dati locale così preciso, non hackerabile e che fa sembrare le antenne 5G dinosauri.

Più importante: questo data farming fa in modo che le comunità controllino i loro dati, proteggano la loro privacy e imparino a guadagnare la loro giusta quota di reddito che oggi totalmente al di là della loro portata.

Conclusione

Quando desideri effettuare una ricerca su Bing e ti trovi in Europa, apparirà il seguente messaggio: “Microsoft e i nostri fornitori di terze parti utilizzano cookie e tecnologie simili per fornire, gestire e migliorare i nostri servizi e annunci. Se accetti, utilizzeremo questi dati per la personalizzazione degli annunci e l’analisi associata”. Questo tipo di “datawashing” dovrebbe essere riformulato. Potresti leggere tra le righe: “Microsoft e i nostri fornitori di terze parti hanno inserito circa mille cookie per estrarre, controllare e analizzare tutti i tuoi dati. Se non sei d’accordo sul fatto che facciamo un sacco di soldi su di te, allora il sistema non funzionerà. Quindi è meglio fare clic su: ACCETTA!”

Una ricerca per gli ultimi risultati della squadra di calcio Barcellona ti porta al sito web del club. Ti consente solo di leggere qualsiasi informazione pubblica se il visitatore consente al loro sistema di inserire oltre ai cookie che i coltivatori utilizzano altri 788 cookie. Questi cookie sono classificati in dettaglio come: 221 strettamente necessari che non puoi rifiutare, 30 per aggiungere funzionalità, 194 per l’analisi e 343 pubblicità comportamentali. Grazie agli sforzi dell’Unione Europea puoi declinare 567, ma non i primi 221! I quasi 2.000 cookie in soli 2 clic dalla connessione a Bing e Barcellona è ciò che è necessario per conoscere gli ultimi punteggi del tuo club preferito. Questa dura realtà ti offre un’idea di quanto il datamining sia diventato sofisticato. Abbiamo il sospetto che un marchio come FC Barcelona è in grado di mettere una certa pressione su Bing e Google per condividere la pentola d’oro, e che i motori di ricerca hanno consigliato a Barcellona come ottenere più dati e denaro dai fan entusiasti. Tu ed io siamo solo foraggio per il sistema.

Pertanto, è il momento di concentrarsi sul nuovo concetto di data farming. In realtà, questo non è così nuovo, è il modo in cui Internet ha funzionato nella sua fase infantile. Comunità consapevoli, consapevoli degli effetti drammatici e negativi del datamining per la privacy e l’economia locale hanno la capacità di creare un ambiente di apprendimento arricchente in cui vengono fatte scoperte e le sfide vengono continuamente affrontate con cura e attenzione per il bene comune, costruendo resilienza. Gli imprenditori locali potrebbero creare gli elementi costitutivi iniziali di questo nuovo approccio, a partire da una piattaforma proprietaria per l’agricoltura dei dati basata su trasmissioni di luce. E ci sono migliaia (anche milioni) che si uniranno rapidamente per costruire su concetti open source dal software all’hardware per facilitare l’accesso e la governance. Nessuno si aspetta che questo sia un successo ruggente fin dall’inizio, tuttavia ciò creerà una piccola apertura nel mercato mondiale del datamining. Proprio come alcune città del mondo hanno deciso di puntare presto alla neutralità del carbonio e alcune aziende vogliono essere riconosciute come pioniere nelle emissioni zero, le comunità saranno pioniere dell’agricoltura dei dati. Seguendo la stessa logica, sempre più “minoranze” si svegliano al fatto che il datamining ha permeato nel giro di un decennio tutte le nostre vite digitali. Il datafarming come stile di vita, una nuova cultura di cura dei dati dell’uno e dell’altro, potrebbe seguire lo stesso percorso e prepararsi per un apprendimento permanente. Mentre sia il datamining che l’agricoltura dei dati potrebbero vivere nello stesso spazio, almeno – alle persone viene offerta una scelta.

Una volta che le comunità di data farming possono scambiarsi in tutta trasparenza, saranno in grado di costruire una comunità diversificata che accoglie opinioni diverse e dove i punti di vista possono essere emotivi, scientifici o aziendali, ma tutti sono rispettati. Non esiste un’entità privata che detta le regole ai partecipanti e alla comunità in caratteri piccoli e minacce palesi. Al contrario, sono la comunità e i suoi cittadini a determinare le condizioni fondamentali che definiscono il quadro. Dal momento che c’è una tale vicinanza di tutti i partecipanti, e la piattaforma è fiorente su apprendimento continuo che lo spirito generale del data farming permette a tutti di contribuire alla salute e la resilienza, anche quelli che non capiamo. Possiamo anche guardare i nostri vicini negli occhi e sorridere. E questo è contagioso.

Gunter Pauli è il fondatore della Blue Economy e della Strategia "Zeri". Economista belga, ha all'attivo decine di pubblicazioni sul rilancio dei territori e sull'economia sostenibile. Ultimo in ordine di tempo: "Piano A: La Trasformazione dell'Economia Argentina". All'Italia ha appena regalato "100 domande in 100 pagine". Su Rec News pubblica degli Editoriali in cui mette in campo idee e suggerimenti pratici per uscire dalla crisi, per aver cura di sé stessi e dell'ambiente.

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LETTERE

Obbligo vaccinale, depositati quattro interventi e tre pareri

di Roberto Martina*

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Obbligo vaccinale, depositati quattro interventi e tre pareri a sostegno dell'illegittimità costituzionale | Rec News dir. Zaira Bartucca

Avvocati Liberi unitamente al prof. Avv. Augusto Sinagra ha depositato alla Corte Costituzionale quattro interventi e tre opiniones in qualità di amici curiae a sostegno dell’accoglimento della illegittimità costituzionale dell’obbligo vaccinale per i sanitari di cui all’art. 4 D.L. 44-2021 sollevata dal Consiglio di Giustizia Amministrativa della regione Sicilia. Nei prossimi giorni pubblicheremo il contenuto degli atti affinché possano essere conosciuti da tutti.

Iniziamo con l’opinione di carattere scientifico che Avvocati Liberi ha depositato in nome e per conto del Dr. Sandro Sanvenero, presidente dell’Albo degli Odontoiatri presso l’Ordine dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri di La Spezia, che ha documentato lo svilupparsi nel tempo di una cosiddetta efficacia negativa dei farmaci vaccinali.

L’opinione è stata redatta da un collegio illustre di sanitati di altissimo profilo (prof. Giovanni Frajese; Dr. Sandro Sanvenero; Dr. Alberto Donzelli; Dr. Eugenio Serravalle; Dr.ssa Patrizia Gentilini) che ne hanno autorizzato la pubblicazione per fini scientifici e di condivisione (in basso).

L’efficacia negativa, al crescere della distanza temporale dall’ultima dose vaccinale, è supportata da prove sempre più forti e demolisce la finalità della norma: se il fine della vaccinazione dei sanitari è quello di proteggere i pazienti ed i soggetti fragili con cui entrano a contatto, allora per questi soggetti è più pericoloso essere assistiti da sanitari vaccinati da oltre 6-8 mesi, perché tendono a diventare più suscettibili all’infezione dei sanitari non vaccinati.

Una possibilità è che i farmaci vaccinali impattino negativamente sul sistema immunitario del somministrato che, dopo alcuni mesi dalla vaccinazione, aumenta la probabilità di contrarre l’infezione rispetto ad un soggetto non vaccinato e, conseguentemente, aumenta il rischio di contagio del prossimo.

La possibile efficacia negativa, però, è solo una parte del problema, perché comunque i farmaci vaccinali non sono sicuri: il trattamento obbligatorio non è idoneo a raggiungere lo scopo (i vaccini non sono complessivamente efficaci per tutelare gli altri) ed espone la persona al rischio di eventi avversi potenzialmente gravi e persistenti (i vaccini non sono sicuri).

Non è possibile ragionare in termini quantitativi, accettando l’idea che ci possa essere una fascia percentuale di cittadini sacrificabili, perché la vita umana è sacra, inviolabile, e nessuno può stabilire che una persona debba assumere obbligatoriamente un farmaco che possa condurre a morte o ad una forma invalidante della propria integrità psico-fisica senza cadere in una gravissima violazione del diritto naturale, della libertà personale, dei diritti costituzionali e dell’habeas corpus.

Il rispetto della persona umana è un limite invalicabile anche per la legge: “nessuno può essere semplicemente chiamato a sacrificare la propria salute a quella degli altri, fossero pure tutti gli altri”. (Corte Cost. sentenza n. 118/1996 in tema di vaccinazione antipolio).

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LETTERE

Russia e Ucraina. L’arte, il denaro e la guerra

di Paolo Battaglia La Terra Borgese*

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Composizione VI è un dipinto a olio su tela (195×300 cm) realizzato nel 1913 dal pittore Vasilij Kandinskij. È conservato all'Ermitage di San Pietroburgo | Rec News dir. Zaira Bartucca
"Composizione VI" (1913) olio su tela, Vasilij Kandinskij - Ermitage, San Pietroburgo
Nell’immagine “Composizione VI” (1913). Olio su tela, Vasilij Kandinskij – Ermitage, San Pietroburgo

Affermava Bukowski che il capitalismo ha soppresso il comunismo, e che adesso il capitalismo divora se stesso.

Il denaro

In wikipedese la servitù della gleba (già colonato in epoca romana) era una figura giuridica molto diffusa nel Medioevo, che legava il contadino a un determinato terreno (la gleba, in latino propriamente “zolla [di terra]”). Una figura giuridicamente complessa, che si colloca a metà tra lo schiavo e l’uomo libero.

Istituito il vile denaro l’uomo comincia a rimettere al suo simile il lavoro, e non più la propria esistenza. Alias l’economia e l’esistenza potrebbero ora permettere ad un nucleo familiare di reggere per stare bene. Invece l’economia non è più in logica, né per la vita e tantomeno per la famiglia, è uno sviluppo che va avanti per suo conto, nella dialettica propria degli interessi di pochi eletti.

Infatti l’Uomo (peccato la maiuscola) ha rilevanza sociale solo se fornisce, se gli è concesso di produrre, per cui è la produzione che giustifica la presenza non il fatto di essere uomo: una bestemmia.

Aristotele spiegava che il denaro non può produrre denaro giacché esso mai è un bene, ma solo ed esclusivamente l’immagine di un bene, la sua rappresentazione, e con le immagini non può farsi ricchezza. Ed è nel Vangelo che Luca tramanda di prestare il denaro senza attenderne la restituzione. Invero i banchieri fanno sì che il denaro sia principio dell’economia, quel denaro che, col tempo, sempre meno meno ha avuto a che fare con la ricchezza prodotta materialmente, dall’agricoltura, e l’industria, e l’artigianato, e il commercio; ma sempre di più con la ricchezza prodotta in maniera finanziaria: denaro generante denaro, usura legalizzata: basta pensare al “paghi a rate senza interessi”, nemmeno Vanna Marchi!

E la politica, a servizio della finanza

Platone chiariva che a decidere doveva essere chiamata la politica. Al contrario, ora gli spazi decisionali sono prerogativa dell’economia, e la finanza, del denaro marchettaro. Una politica insolvente che delega a presiedere il Paese i tecnici finanziari: ora Ciampi, ora Monti, ora Draghi”.

Diritti umani e contrattazioni

Agisce solo il mercato e la globalizzazione: l’Occidente porta all’estero il mercato e vorrebbe esportare la democrazia e pure i diritti umani come li intende. Nondimeno se tutto ciò cozza con il mercato, allora lo stesso Occidente dimentica e scorda la democrazia e pure i diritti umani.

Di fatto

Il Manifesto delle Nazioni Unite, quello per lo Sviluppo, stima che Europa e America del Nord – alias un miliardo circa di persone – necessitano dell’80% delle risorse del Pianeta per mantenere il corrente livello di vita. Significa che i rimanenti più o meno sei miliardi di persone debbono o dovrebbero accontentarsi del restante e misero 20%. Se Europa e America del Nord dessero da sgranocchiare qualche etto in più di riso ai cinesi o indiani, gli occidentali non potrebbero più reggere questi livelli di supremazia. Questa è crescita per il bene dell’Umanità? questa è la verità.

Tra produzione e consumi

Un circolo depravato e corrotto, perché se non si consumiamo è inutile produrre e senza produzione viene meno il lavoro. La legge, bibbia, è produrre, sempre, e consumare il più possibile, oltre ogni fabbisogno necessario. Tutto deve durare poco: cibo, moda, automobili, televisori, elettrodomestici, telefonini e così via, e si creano bisogni sempre nuovi “con quella pubblicità che crea infelici perché la gente felice non consuma”, (Frederic Beigbeder, pubblicitario).

La risposta “ecumenica” della guerra

Prende avvio la nuova storia, differente da quella che vedeva gli USA guardiani della Terra. Russia e Cina non sono più rurali, e la prima ha visto gli Usa che non hanno perorato la Georgia, lo stesso per l’Ucraina e pure per la Siria e la Libia e l’Afghanistan. A Putin il momento giusto non è sfuggito, ed è entrato in Ucraina per impadronirsene. Ma l’Ucraina è un scusa, l’effettiva guerra è tra Russia e Usa. La pace non è plausibile, ovvio è che Putin non rinunci a vincere una guerra che ineluttabilmente vincerà.

E allora vorrà incontrare Zelensky, potrebbe volere fare un’operazione del tipo Yalta, posizionare insieme Russia, America, Cina, e possibilmente pure l’India, per dividersi le zone d’influenza, come è stato fatto per la c.d. Guerra Fredda. E Pechino sostiene Mosca, ovvio, per entrare nel controllo delle zone d’influenza.

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LETTERE

Vi spiego cos’è il prunismo attraverso le opere di un’artista italiana

di Paolo Battaglia La Terra Borgese*

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Vi spiego cos'è il prunismo attraverso le opere di un'artista italiana | Rec News dir. Zaira Bartucca

I pittori prunisti formano la più recente diramazione delle correnti astrattiste e surrealiste europee sviluppatasi soprattutto negli USA, e nelle opere della pittrice Francesca Falli la sintesi italiana è maestra.

MetodologismoDigital Art, e-Cutpaste e traditional painting

Oltre un secolo fa Picasso e Braque introdussero la tecnica del collage nell’arte: ritagli di giornale prendevano posto integrante nei loro lavori, così che il materiale proveniente dal contesto non artistico dei mass media divenne materiale artistico. Un anno dopo Marcel Duchamp crea i suoi ready-made, e l’oggetto già esistente entra nella potenza dell’arte. L’immagine viene dunque staccata dalla riproduzione della realtà e la vita reale entra invece nell’immagine. Il genere del collage coinvolgerà gli artisti d’avanguardia: futuristi, dadaisti e costruttivisti, e movimenti neo-avanguardisti come Fluxus e la Pop art, e persino la poesia visiva. Particolarmente col postmodernismo la tecnica del collage acquisisce uno slancio creativo. Tutto: gli stili, i frantumi, addirittura intere opere di altri artisti, così come i prodotti e i motivi della cultura popolare, i parlati quotidiani, i messaggi concettuali e quelli concernenti il credo religioso e teoretico sono riorganizzati per costruire una moderna opera d’arte attraverso la quale si rileva e rivela l’anima relativa tra significato e contesto, per analizzare e confutare problematiche sociali, politiche e artistiche più abbondanti. Francesca Falli, flexer, genio italiano della pittura, ne fa la Sua Digital Art, il Suo cutpaste contemporaneo.

Falli, Kant e I Polli

Il tocco concettuale, dunque, come strumento principale: Kant ha insegnato che la realtà in sé non può essere posseduta, ogni qual volta noi la fissiamo in uno schema, la perdiamo e la falsifichiamo. La ragione ci inganna. I Polli di Francesca Falli allora aprono la battaglia per un’espressione che non sia della realtà, ma di una surrealtà più vera, sono la critica del dogmatismo, una protesta alla compatta struttura dei modelli e dei valori acquisiti, ed esprimono, in tutta la loro cifra, quel sottosuolo umano che è escluso o negato dalla tradizione.

Linguae artis

Disponendo di una scrittura speciale, glottoteta, immutabile nei suoi principi e fissa nel suo vocabolario cromatico, la pittrice si preoccupa soprattutto di mantenere vive, tra di loro, la conoscenza e la pratica; Lei raffina, elabora, partendo da questa stessa scrittura, tutto il sistema dell’arte definita, sviluppa infine le sue possibilità sfruttando sino ai limiti dell’assurdo i principi che ne definiscono i valori. Sono così composte le significazioni della Falli, per un nuovo arricchimento dei contenuti artistici contemporanei universali, senza avanzare nessuna primazia, attraverso un linguaggio autonomo staccato dai supporti tradizionali, cioè crea segni nuovi spesso ispiratamente mossi dalla letteratura classica.

Stilistica, sentimento, passione, genialità

Ora lei moltiplica le varianti, snuda, resuscita forme antiche cadute dall’uso. Sono cutpaste tratti da valori narrativi digitali, tradotti su selezionati materiali di supporto come gli specchi, i PMMA, le tele pittoriche o plastificate, le piastrelle di ceramica, le lamine in alluminio o ferro, le tavole. Ecco come fa: celebra matrimoni tra ecoline, acrilici, aerografie da spray e glitter in pieno stile surrealista, altermoderno, nella luce ineffabile dei riverberi, con alcune espressività naif, tra motivi storici e sociali. E lo spettatore è dentro l’opera.

L’allocuzione, la comunicazione artistica

L’irreale diventa così surreale interpretandolo come il rivelarsi dell’inconscio che è in noi, nudo, con le chiavi dell’altermodernismo per descrivere con evidenza spietata ed evidenza clinica. Breton: «Tutto induce a credere che esista un punto dello spirito da cui la vita o la morte, il reale e l’immaginario, il passato e il futuro, il comunicabile e l’incomunicabile, l’alto e il basso cessano di essere concepiti come contraddizioni». Tutto è in analisi.

Initium

Basi ben piantate nella tradizione, quelle di famiglia, coltivate nel laboratorio di arte e cornici del nonno materno, un atelier frequentato da collezionisti in cerca di opere e di artisti affermati che lo praticavano. Lì emerge l’incredibile curiosità, il desiderio di vedere. E, curiosando tra “I maestri del colore”, la collana edita dalla casa editrice Fratelli Fabbri – dono del nonno – inizia le prime ricerche. Trova nella figurazione primitiva ed esotica delle opere illustrate e criticate un tentativo di ritorno alle origini e di liberazione dell’inconscio. Produce pensiero. E già immagina un proprio psicologismo.

Studi

Fare arte dopo averla studiata: è l’insegnamento del nonno. Nella sua città Falli s’iscrive perciò all’allora ancora esistente in Italia Istituto Statale d’Arte (all’Aquila), da dove si congeda con il titolo di Maestro d’Arte, ricca di nozioni, sia di progettazione d’interni sia di decorazione, di lavorazione del legno e della ceramica, di scultura, cinema e teatro, e scenografia, organizzazione degli studios, audio e video. Per Francesca tutto ciò non è ancora bastevole. La sua mente studia e progetta generi declinati per fare arte nuova: sa che per questo le occorrono altre sinapsi artistiche, e prosegue perciò la sua formazione, sino a laurearsi, negli anni ottanta, in Grafica Pubblicitaria e Editoriale allo IED di Roma. Ancora una volta, Falli, non è pienamente soddisfatta del suo equilibrio formativo, del suo know-how, intenzionata com’è a spingere i limiti della figurazione classica. Decide perciò di laurearsi in pittura, per processare e apprendere meglio le competenze di base in disegno, soprattutto quello pittorico, e in fotografia, sound design, graphic design, video, storia dell’arte e arte contemporanea, e negli anni novanta – durante i quali frequenta lo studio di Fabio Mauri ed è allieva di Fulvio Caldarelli – si laurea all’Accademia di Belle Arti dell’Aquila.

Parentesi ottanta, la grafica come lavoro

Quelli ottanta sono anni che Falli spende nell’Art Déco, per meglio soddisfare le precise committenze che le pervengono da strutture ricettive ed anche dalle numerose residenze private, tutt’altro che modali, senza contare – nelle sue qualità di writer e post-graffitista – le richieste istituzionali di arte urbana. Per i suoi costituendi decorativi prenderà spunto dall’Egitto faraonico, dall’arte precolombiana, dalla meticolosità artistica cinese, dal Cubismo e dal Futurismo. Sono anni nei quali Francesca Falli, da libera professionista, progetta anche in ambito visivo nell’area del graphic, nell’interesse di enti pubblici e realtà aziendali.

Fare l’artista

Pensieri e linee, colori e volumi: nelle Sue opere c’è regia, inequivocabile e potente. Falli forma apparati di colore e luce in intima magia, sprigionando estetica ereticale, immune dal pregiudizio della gravità, come in taluni film o fumetti. Il linguaggio è molto espressivo dal punto di vista progettuale ed esecutivo, ri-presentificando la condizione ideale dell’origine, elemento fondamentale della sua ricerca. Nei percorsi tra natura e cultura c’è volontà di guidare un viaggio. È perciò lecito ritenere ogni opera una sperimentazione, una ricerca, e una ricerca dell’altro, verso tutte le direzioni di metaforizzazione che possono amplificare rivisitazioni sintetizzate, che generano e necessitano di situazioni contrastive, di ostacoli, di aspetti tanto interiori quanto esteriori, come nelle esperienze che s’ispirano ai grandi nomi della storia dell’arte: “Van Coc”, “Chi è Pollok”, “Poll-Gauguin”, “Pollo della Francesca”, “Cha-Gall”, dove la matrice diretta del colore e del disegno è sempre la sensazione.

Exhibitions

L’Aquila, Pescara, Cagliari, Roma, Venezia, Formentera, Bergamo, Napoli, Miami, Vasteras, Treviso, Salerno, Sassari, Caserta, Fiera di Genova – Sezione grandi Gallerie, Fiera di Bologna – Sezione grandi Gallerie, Ischia, Amalfi, Matera, Cava dei Tirreni, Malta, Stoccolma, Palestina, San Pietroburgo, Figueres, Arles, Malta, Motta di Livenza, New York, Parigi, Palermo, Spoleto, Amburgo, Praga, Bologna, Longarone Fiere, Casagiove, Lanzarote, San Diego (California), Chengdu, Capua, Nigde (Turchia), Istanbul, Ercolano, Londra, Lanciano, Shanghai, Torino, Weiz, Barcellona, Veroli, Venezia: Palazzo Albrizzi Capello – in concomitanza con la rassegna del Padiglione Guatemala presente alla 16° Biennale di Venezia e in concomitanza della Biennale di Architettura Venezia, Padiglione Europa Venezia -, Elda (Spagna), Milano, Mumbai, Vasto, Lisbona, Rio de Janeiro, Berlino, Nottingham (Regno Unito), Glasgow, Lithuania, Mosca, Art Expo New York 2021, Helsinki, Brooklyn, Favara, Padova, Alzano Lombardo. 

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