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(Esclusiva Rec News) – Pubblichiamo in anteprima la prima parte di From Data Mining to Data Farming – An internet model inspire by Nature”, testo che l’economista belga Gunter Pauli ci ha gentilmente concesso in anteprima. Nel saggio l’autore teorizza una maggiore democratizzazione di internet, per evitare il cosiddetto schiavismo 2.0, l’attuale sistema di lucro fine a se stesso dove “quasi tutte le entrate generate dai dati vengono guadagnate solo da una dozzina di giocatori in tutto il mondo”. Pauli Guarda a un Internet dove l’apprendimento e lo sviluppo dell’individuo acquistino centralità. Per giungere a questo, avverte Pauli, bisogna finalmente guardare a modelli che siano eticamente accettabili e incentrati sul benessere di tutti, compresi anziani, giovani e deboli. I sistemi cui ispirarsi, del resto – spiega Pauli – sono già presenti in natura e sono le reti fungine che attraversano tutto il sottosuolo, che contribuiscono all’equilibrio della vita senza distruggere. In uno dei paragrafi, Pauli nomina anche il discusso e controverso “Reset”. La traduzione è a cura della redazione. Cliccando sull’icona in basso si può leggere il contributo nella versione originale, in inglese.

Il mondo sta cercando di scrollarsi di dosso il danno economico e mentale causato da un virus. C’è bisogno di rilanciare l’economia dal basso verso l’alto. Sappiamo che i dati sono il nuovo petrolio e quindi, come parte di una strategia per rilanciare l’economia, potremmo usare il “potere dei dati” per fornire l’accoglienza e la fonte di reddito necessaria. Tuttavia, la sfida principale è che quasi tutte le entrate generate dai dati vengono guadagnate solo da una dozzina di giocatori in tutto il mondo. L’attuale struttura di Internet e l’alta concentrazione di guadagni implica che il marcato aumento dell’uso di Internet stia “rendendo più ricchi i ricchi”. Peggio ancora, stiamo perdendo l’opportunità di democratizzare Internet, sia il suo accesso e il suo modello di reddito. Si stima che il 50% della popolazione mondiale sia escluso dai benefici offerti da Internet, e l’altro 50% venga sfruttato su Internet attraverso un concetto di business noto come datamining che non ha alcun rispetto per la privacy e assomiglia piuttosto a una forma moderna di schiavitù e dipendenza che costringe miliardi di persone ad avere opinioni polarizzate.

In questo articolo propongo che prima di tutto ci si inizi ad ispirare a come la natura comunica, prima di entrare nei dettagli dell’Internet progettato e centrato sull’uomo. Potremmo emulare questo sistema sorprendentemente efficiente di scambio di dati e informazioni commerciali? Se sì, le chat sui social network potrebbero assomigliare ai tronchi e ai rami degli alberi, supportati da radici forti, rafforzati da funghi micorrizici che assicurano la connessione delle reti locali in un sistema coerente. Potremmo stabilire connessioni sicure da un pod (area) ad un altro, mentre ognuno ha le proprie regole per la raccolta e la condivisione dei dati, basate su un’etica universale radicata nei diritti umani. Foglie e sottobosco nutriranno il suolo, forniranno l’energia che rende i microrganismi performanti, combinando i contributi unici di ciascuno dei cinque regni della natura (batteri, alghe, funghi, piante e animali). Ognuno imparerebbe continuamente e sarebbe ispirato, trovando percorsi per migliorare le prestazioni e la resilienza, trovando gioia nel processo di scoperta. Una volta compreso come la Natura ha evoluto un sistema di raccolta e comunicazione dei dati, possiamo quindi immaginare un quadro politico e tecnico per ridisegnare internet in base alla natura? Credo che possiamo.

Tutte le informazioni di una foresta circolano all’interno dell’ecosistema locale. Pochi di noi realizzano che la Natura, questo amalgama di ecosistemi, gestisce la più grande rete di comunicazione di sempre. È autosufficiente in fatto di energia e opera da millenni. Mentre possiamo essere impressionati dagli exploit del 5G o dai satelliti 30,000 che Elon Musk desidera mettere in orbita, il sistema di informazione e comunicazione della Natura ha dimostrato di essere molto più performante e resiliente. Sorprendentemente la maggior parte opera proprio sotto i nostri piedi, o nei vasti corpi idrici dei nostri oceani. Questa rete è nascosta ai nostri occhi mentre funziona come interfaccia tra piante, funghi, terreni ricchi di microrganismi e zuppe di virus e batteri, mescolati con plancton e micro alghe nei mari. Questi sistemi funzionano tutto il tempo 24 ore al giorno con incredibile stabilità, e ha diversi metodi di comunicazione. Il suo scopo ultimo è quello di prendersi cura di tutti, anche considerando le esigenze specifiche dei giovani e degli anziani, lasciando spazio a nuova vita e anche a nuove forme di vita, come non abbiamo mai immaginato (e praticato) nel nostro mondo. Con nostra sorpresa, questo “internet” altamente performante ha origine nei mari fin dall’inizio dei tempi, e sulla terra ben prima della rivoluzione cambriana, 450 milioni di anni fa.

Le comunicazioni interspecie in mare ha raggiunto un livello di sofisticazione che non è stato studiato, quindi non è stato capito affatto. Poiché la densità dell’acqua è una dozzina di volte superiore al suolo e quasi 800 volte superiore all’aria, possiamo solo immaginare come si sia evoluto lo scambio di informazioni nei corpi idrici. Mentre la ricerca è ancora agli inizi, c’è un consenso emergente sul fatto che le informazioni e i messaggi vengono scambiati attraverso i cambiamenti biochimici nell’acqua causati dal metabolismo o dall’ansia; gli spostamenti elettromagnetici sono emanati dai movimenti degli organi; la percezione sottile dei cambiamenti nel suono da tutto, ma soprattutto il battito cardiaco che è udibile su lunghe distanze attraverso tecniche di filtrazione altamente sofisticate. Dalle chiamate con suoni perfettamente acuti ai disegni attenti che assomiglierebbero ad un’arte altamente espressiva e al gioco con i colori: c’è tutto questo e molto altro deve essere ancora scoperto, e tutto fa parte di questo portafoglio diversificato di comunicazioni.

Dall’Antropocene ai funghi-cene

Molti cittadini moderni pensano che abbiamo creato i tempi dell’Antropocene, dove la vita è determinata e dominata dagli umani. Quando i nostri scienziati informatici visionari si riferiscono all’intelligenza incorporata nella natura, di solito indicano le reti neurali. È vero, è facile essere impressionati dalla capacità del nostro cervello. Tuttavia, se vuoi davvero essere impressionato, trascorri qualche ora esplorando la magia delle reti fungine che non sono altro che i più grandi organismi viventi del mondo (100 chilometri quadrati di filamenti di funghi che attraversano il terreno con lo stesso DNA). E poi prenditi il tempo per esplorare il potere di precisione della trasmissione dei dati attraverso i feromoni; o di studiare il contenuto variabile delle canzoni delle balene e le diverse lingue padroneggiate dai capodogli. La loro capacità di esprimere istruzioni e opinioni precise nella stessa struttura del linguaggio ma con sillabe diverse a seconda degli oceani in cui vagano, ha sconcertato gli scienziati.

Possiamo essere sicuri di noi stessi del “nostro” internet e del “nostro” cervello solo se non ci rendiamo conto di come virus, batteri, funghi e microalghe organizzino la vita, proprio come coralli, squali e pesci palla. Mentre tendiamo ad osservare il nostro ruolo nella distruzione degli ecosistemi, degli habitat, della vita animale e vegetale, raramente guardiamo al fiorire di Internet della Natura nel suolo, nell’acqua e nell’aria. Solo per illustrare: i feromoni – queste minuscole molecole – passano messaggi molto selettivi con altissima precisione di una parte per miliardo attraverso l’aria per raggiungere un partner specifico (futuro) o un membro della famiglia a miglia di distanza. La Delicea pulchra, un’alga rossa che vive nel Mar di Tasmania, che potrebbe essere interpretata come una zuppa di microrganismi con un milione di virus e batteri per millimetro cubo di acqua salata, ha la capacità di inceppare il sistema di comunicazione dei batteri impedendo la creazione di biofilm e la diffusione di virus. Le balene sfruttano i gradienti di sale per comunicare con i loro parenti per migliaia di chilometri negli oceani. Queste vaste reti di comunicazione dispiegate nel suolo, nell’aria e nell’acqua hanno uno scopo principale: promuovere la vita e aumentare la resilienza. Quindi, scopriremo che il ruolo dei funghi in natura è molto più che degradare e decomporre la materia vegetale. I funghi potrebbero essere visti come i padroni di Internet di questa Natura dove tutti si connettono e comunicano tutto, garantendo al contempo l’equità nel processo. Questo elemento sociale che è parte integrante della cultura dei funghi è nuovo, e non ci si aspetta da un mondo che è stato descritto come “selvaggio da domare”.

I dati di piante e funghi

Il reset di cui abbiamo bisogno per internet controllato da pochi giocatori potrebbe essere ispirato dalle reti vegetali e fungine in modo da consentire un intenso scambio di informazioni. In natura, tutti i dati sono gestiti localmente, portando benefici a tutti. Informazioni per cosa? Riassumiamo il contenuto principale degli scambi come la scienza lo ha inteso fino ad oggi: i funghi percepiscono e registrano la presenza e la quantità di carbonio. Sulla base dei loro dati proprietari – poiché non c’è nessun altro con i mezzi per raccogliere con grande precisione queste informazioni – i funghi determinano il prezzo dello zucchero. Questo non è un calcolo freddo e l’impostazione dei prezzi in base alla domanda e all’offerta. I funghi valutano il valore di un vecchio albero e il suo ruolo nell’ecosistema, garantendo al contempo la connessione con il ceppo centenario con i suoi discendenti nella zona. Sulla base di questo insieme dettagliato di osservazioni guidate da una ricerca sulla qualità della vita – non sul reddito massimo – il fungo e le piante si impegnano nel commercio in cui i funghi forniscono principalmente carbonio. I funghi alla fine decidono quante piante e quali piante pagano quale prezzo espresso in una quantità di zucchero e grassi.

Abbiamo scoperto attraverso recenti ricerche sperimentali sul campo che il prezzo del carbonio non è uniforme! Prendiamo l’esempio di un’area in cui l’attività umana ha estratto la maggior parte del carbonio dal suolo: le piante devono pagare un prezzo più alto per l’acquisizione di carbonio e di alcuni altri minerali che sono disperatamente necessari. Questo costo più elevato limita la loro crescita. Tuttavia, questo reddito extra per i funghi è in parte ridistribuito ai bisognosi e in parte utilizzato per ricostruire la rete fungina che è stata regolarmente distrutta dalla lavorazione. Il fungo ha una cultura di tassazione e ridistribuzione della ricchezza. Potremmo immaginare un internet progettato dall’uomo se fossimo completamente connessi in tutta un’area locale, e saremmo in grado di scambiare dati e fornire sostentamento e robustezza in un sistema che rigenera il suolo come suggerito sopra?

La natura crea e gestisce reti di informazione che guidano un mercato con prezzi fluttuanti per il carbonio. Inoltre, i funghi si impegneranno in partnership che si prenderanno cura dei bisogni di base al di là del cibo per tutti i membri dell’ecosistema. La rete fungina-flora, supportata da microrganismi tra cui batteri e virus, considera i giovani e i vecchi, con i loro bisogni specifici e assicura informazioni e nutrizione che siano di supporto a tutta la vita poiché i funghi hanno imparato in milioni di anni che giovani, vecchi e deboli condividono la saggezza e la conoscenza che vanno oltre i meri obiettivi utilitaristici. Questo approccio consente a tutti i presenti nel sistema locale di condividere, imparare e beneficiare. Questo rafforza il tutto.

Con lo zucchero come moneta e il carbonio come merce principale, questo sistema commerciale costruisce interrelazioni che si trasformano in elementi costitutivi della biodiversità. I servizi offerti da questa rete di comunicazione si estendono alle misure di salute e sicurezza, anche alle chiamate di emergenza. Prendiamo l’esempio di un branco di elefanti che si avvicina. Questi mammiferi giganti strappano rami e foglie per mantenere il loro grande appetito. Questo è doloroso per gli alberi. Una volta che la rete fungina percepisce l’arrivo della mandria grazie al suo martellamento sul terreno che riverbera attraverso la regione, annuncerà rapidamente questo pericolo imminente attraverso il suo sistema di comunicazione sotterraneo che offre un senso di direzione e tempismo. È come un allarme di furto con scasso controllato a distanza, si estende anche a un’assicurazione sanitaria e di sicurezza, comprese le misure preventive per ridurre i possibili danni. Annunciando l’arrivo di elefanti con un appetito feroce, le piante spareranno rapidamente le loro foglie con abbondanza di acidi, aiutate dalla rete fungina. Questo rapido scambio in cui litri di sostanze chimiche fresche vengono pompati attraverso i ramoscelli e le foglie dell’albero è possibile solo grazie alla raccolta dei dati, alla comunicazione e al potere commerciale dei funghi. Gli elefanti assaggiano le foglie amare e passano rapidamente oltre per evitare disturbi allo stomaco.

Siamo solo all’inizio della nostra scoperta di come funzionano la natura e i suoi sistemi di comunicazione. E ci rendiamo conto che hanno appena graffiato la superficie delle comunicazioni subacquee. Ora è chiaro che il terreno con funghi e flora è cablato con ramificazioni che vanno oltre la nostra comprensione. Questa resilienza recentemente scoperta negli ecosistemi consente alle comunità locali di prosperare, rafforzare le basi della vita come la conosciamo. Questa incredibile realtà sotto i nostri piedi e nell’acqua ci offre la possibilità di diventare umili invece della – spesso arrogante – convinzione di avere sistemi informatici e di comunicazione moderni e unici. La realtà è che rispetto a ciò che sta accadendo nel suolo e nel mare, anche le nostre connessioni satellitari e il nostro scambio di dati su Internet sono una scarsa approssimazione di ciò che fa la natura.

Lo scambio di informazioni al centro di queste reti è locale, tutti i dati vengono elaborati localmente, memorizzati, condivisi, appresi e messi in atto? Questo mi ispira a suggerire come evolvere dal datamining all’agricoltura dei dati e all’agroforestazione dei dati. Ma prima di entrare in proposte, cerchiamo prima di studiare il potere economico dietro queste proposte tracciando un parallelo tra dati e petrolio (continua).

Gunter Pauli è il fondatore della Blue Economy e della Strategia "Zeri". Economista belga, ha all'attivo decine di pubblicazioni sul rilancio dei territori e sull'economia sostenibile. Ultimo in ordine di tempo: "Piano A: La Trasformazione dell'Economia Argentina". All'Italia ha appena regalato "100 domande in 100 pagine". Su Rec News pubblica degli Editoriali in cui mette in campo idee e suggerimenti pratici per uscire dalla crisi, per aver cura di sé stessi e dell'ambiente.

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LETTERE

Obbligo vaccinale, depositati quattro interventi e tre pareri

di Roberto Martina*

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Obbligo vaccinale, depositati quattro interventi e tre pareri a sostegno dell'illegittimità costituzionale | Rec News dir. Zaira Bartucca

Avvocati Liberi unitamente al prof. Avv. Augusto Sinagra ha depositato alla Corte Costituzionale quattro interventi e tre opiniones in qualità di amici curiae a sostegno dell’accoglimento della illegittimità costituzionale dell’obbligo vaccinale per i sanitari di cui all’art. 4 D.L. 44-2021 sollevata dal Consiglio di Giustizia Amministrativa della regione Sicilia. Nei prossimi giorni pubblicheremo il contenuto degli atti affinché possano essere conosciuti da tutti.

Iniziamo con l’opinione di carattere scientifico che Avvocati Liberi ha depositato in nome e per conto del Dr. Sandro Sanvenero, presidente dell’Albo degli Odontoiatri presso l’Ordine dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri di La Spezia, che ha documentato lo svilupparsi nel tempo di una cosiddetta efficacia negativa dei farmaci vaccinali.

L’opinione è stata redatta da un collegio illustre di sanitati di altissimo profilo (prof. Giovanni Frajese; Dr. Sandro Sanvenero; Dr. Alberto Donzelli; Dr. Eugenio Serravalle; Dr.ssa Patrizia Gentilini) che ne hanno autorizzato la pubblicazione per fini scientifici e di condivisione (in basso).

L’efficacia negativa, al crescere della distanza temporale dall’ultima dose vaccinale, è supportata da prove sempre più forti e demolisce la finalità della norma: se il fine della vaccinazione dei sanitari è quello di proteggere i pazienti ed i soggetti fragili con cui entrano a contatto, allora per questi soggetti è più pericoloso essere assistiti da sanitari vaccinati da oltre 6-8 mesi, perché tendono a diventare più suscettibili all’infezione dei sanitari non vaccinati.

Una possibilità è che i farmaci vaccinali impattino negativamente sul sistema immunitario del somministrato che, dopo alcuni mesi dalla vaccinazione, aumenta la probabilità di contrarre l’infezione rispetto ad un soggetto non vaccinato e, conseguentemente, aumenta il rischio di contagio del prossimo.

La possibile efficacia negativa, però, è solo una parte del problema, perché comunque i farmaci vaccinali non sono sicuri: il trattamento obbligatorio non è idoneo a raggiungere lo scopo (i vaccini non sono complessivamente efficaci per tutelare gli altri) ed espone la persona al rischio di eventi avversi potenzialmente gravi e persistenti (i vaccini non sono sicuri).

Non è possibile ragionare in termini quantitativi, accettando l’idea che ci possa essere una fascia percentuale di cittadini sacrificabili, perché la vita umana è sacra, inviolabile, e nessuno può stabilire che una persona debba assumere obbligatoriamente un farmaco che possa condurre a morte o ad una forma invalidante della propria integrità psico-fisica senza cadere in una gravissima violazione del diritto naturale, della libertà personale, dei diritti costituzionali e dell’habeas corpus.

Il rispetto della persona umana è un limite invalicabile anche per la legge: “nessuno può essere semplicemente chiamato a sacrificare la propria salute a quella degli altri, fossero pure tutti gli altri”. (Corte Cost. sentenza n. 118/1996 in tema di vaccinazione antipolio).

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LETTERE

Russia e Ucraina. L’arte, il denaro e la guerra

di Paolo Battaglia La Terra Borgese*

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Composizione VI è un dipinto a olio su tela (195×300 cm) realizzato nel 1913 dal pittore Vasilij Kandinskij. È conservato all'Ermitage di San Pietroburgo | Rec News dir. Zaira Bartucca
"Composizione VI" (1913) olio su tela, Vasilij Kandinskij - Ermitage, San Pietroburgo
Nell’immagine “Composizione VI” (1913). Olio su tela, Vasilij Kandinskij – Ermitage, San Pietroburgo

Affermava Bukowski che il capitalismo ha soppresso il comunismo, e che adesso il capitalismo divora se stesso.

Il denaro

In wikipedese la servitù della gleba (già colonato in epoca romana) era una figura giuridica molto diffusa nel Medioevo, che legava il contadino a un determinato terreno (la gleba, in latino propriamente “zolla [di terra]”). Una figura giuridicamente complessa, che si colloca a metà tra lo schiavo e l’uomo libero.

Istituito il vile denaro l’uomo comincia a rimettere al suo simile il lavoro, e non più la propria esistenza. Alias l’economia e l’esistenza potrebbero ora permettere ad un nucleo familiare di reggere per stare bene. Invece l’economia non è più in logica, né per la vita e tantomeno per la famiglia, è uno sviluppo che va avanti per suo conto, nella dialettica propria degli interessi di pochi eletti.

Infatti l’Uomo (peccato la maiuscola) ha rilevanza sociale solo se fornisce, se gli è concesso di produrre, per cui è la produzione che giustifica la presenza non il fatto di essere uomo: una bestemmia.

Aristotele spiegava che il denaro non può produrre denaro giacché esso mai è un bene, ma solo ed esclusivamente l’immagine di un bene, la sua rappresentazione, e con le immagini non può farsi ricchezza. Ed è nel Vangelo che Luca tramanda di prestare il denaro senza attenderne la restituzione. Invero i banchieri fanno sì che il denaro sia principio dell’economia, quel denaro che, col tempo, sempre meno meno ha avuto a che fare con la ricchezza prodotta materialmente, dall’agricoltura, e l’industria, e l’artigianato, e il commercio; ma sempre di più con la ricchezza prodotta in maniera finanziaria: denaro generante denaro, usura legalizzata: basta pensare al “paghi a rate senza interessi”, nemmeno Vanna Marchi!

E la politica, a servizio della finanza

Platone chiariva che a decidere doveva essere chiamata la politica. Al contrario, ora gli spazi decisionali sono prerogativa dell’economia, e la finanza, del denaro marchettaro. Una politica insolvente che delega a presiedere il Paese i tecnici finanziari: ora Ciampi, ora Monti, ora Draghi”.

Diritti umani e contrattazioni

Agisce solo il mercato e la globalizzazione: l’Occidente porta all’estero il mercato e vorrebbe esportare la democrazia e pure i diritti umani come li intende. Nondimeno se tutto ciò cozza con il mercato, allora lo stesso Occidente dimentica e scorda la democrazia e pure i diritti umani.

Di fatto

Il Manifesto delle Nazioni Unite, quello per lo Sviluppo, stima che Europa e America del Nord – alias un miliardo circa di persone – necessitano dell’80% delle risorse del Pianeta per mantenere il corrente livello di vita. Significa che i rimanenti più o meno sei miliardi di persone debbono o dovrebbero accontentarsi del restante e misero 20%. Se Europa e America del Nord dessero da sgranocchiare qualche etto in più di riso ai cinesi o indiani, gli occidentali non potrebbero più reggere questi livelli di supremazia. Questa è crescita per il bene dell’Umanità? questa è la verità.

Tra produzione e consumi

Un circolo depravato e corrotto, perché se non si consumiamo è inutile produrre e senza produzione viene meno il lavoro. La legge, bibbia, è produrre, sempre, e consumare il più possibile, oltre ogni fabbisogno necessario. Tutto deve durare poco: cibo, moda, automobili, televisori, elettrodomestici, telefonini e così via, e si creano bisogni sempre nuovi “con quella pubblicità che crea infelici perché la gente felice non consuma”, (Frederic Beigbeder, pubblicitario).

La risposta “ecumenica” della guerra

Prende avvio la nuova storia, differente da quella che vedeva gli USA guardiani della Terra. Russia e Cina non sono più rurali, e la prima ha visto gli Usa che non hanno perorato la Georgia, lo stesso per l’Ucraina e pure per la Siria e la Libia e l’Afghanistan. A Putin il momento giusto non è sfuggito, ed è entrato in Ucraina per impadronirsene. Ma l’Ucraina è un scusa, l’effettiva guerra è tra Russia e Usa. La pace non è plausibile, ovvio è che Putin non rinunci a vincere una guerra che ineluttabilmente vincerà.

E allora vorrà incontrare Zelensky, potrebbe volere fare un’operazione del tipo Yalta, posizionare insieme Russia, America, Cina, e possibilmente pure l’India, per dividersi le zone d’influenza, come è stato fatto per la c.d. Guerra Fredda. E Pechino sostiene Mosca, ovvio, per entrare nel controllo delle zone d’influenza.

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LETTERE

Vi spiego cos’è il prunismo attraverso le opere di un’artista italiana

di Paolo Battaglia La Terra Borgese*

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Vi spiego cos'è il prunismo attraverso le opere di un'artista italiana | Rec News dir. Zaira Bartucca

I pittori prunisti formano la più recente diramazione delle correnti astrattiste e surrealiste europee sviluppatasi soprattutto negli USA, e nelle opere della pittrice Francesca Falli la sintesi italiana è maestra.

MetodologismoDigital Art, e-Cutpaste e traditional painting

Oltre un secolo fa Picasso e Braque introdussero la tecnica del collage nell’arte: ritagli di giornale prendevano posto integrante nei loro lavori, così che il materiale proveniente dal contesto non artistico dei mass media divenne materiale artistico. Un anno dopo Marcel Duchamp crea i suoi ready-made, e l’oggetto già esistente entra nella potenza dell’arte. L’immagine viene dunque staccata dalla riproduzione della realtà e la vita reale entra invece nell’immagine. Il genere del collage coinvolgerà gli artisti d’avanguardia: futuristi, dadaisti e costruttivisti, e movimenti neo-avanguardisti come Fluxus e la Pop art, e persino la poesia visiva. Particolarmente col postmodernismo la tecnica del collage acquisisce uno slancio creativo. Tutto: gli stili, i frantumi, addirittura intere opere di altri artisti, così come i prodotti e i motivi della cultura popolare, i parlati quotidiani, i messaggi concettuali e quelli concernenti il credo religioso e teoretico sono riorganizzati per costruire una moderna opera d’arte attraverso la quale si rileva e rivela l’anima relativa tra significato e contesto, per analizzare e confutare problematiche sociali, politiche e artistiche più abbondanti. Francesca Falli, flexer, genio italiano della pittura, ne fa la Sua Digital Art, il Suo cutpaste contemporaneo.

Falli, Kant e I Polli

Il tocco concettuale, dunque, come strumento principale: Kant ha insegnato che la realtà in sé non può essere posseduta, ogni qual volta noi la fissiamo in uno schema, la perdiamo e la falsifichiamo. La ragione ci inganna. I Polli di Francesca Falli allora aprono la battaglia per un’espressione che non sia della realtà, ma di una surrealtà più vera, sono la critica del dogmatismo, una protesta alla compatta struttura dei modelli e dei valori acquisiti, ed esprimono, in tutta la loro cifra, quel sottosuolo umano che è escluso o negato dalla tradizione.

Linguae artis

Disponendo di una scrittura speciale, glottoteta, immutabile nei suoi principi e fissa nel suo vocabolario cromatico, la pittrice si preoccupa soprattutto di mantenere vive, tra di loro, la conoscenza e la pratica; Lei raffina, elabora, partendo da questa stessa scrittura, tutto il sistema dell’arte definita, sviluppa infine le sue possibilità sfruttando sino ai limiti dell’assurdo i principi che ne definiscono i valori. Sono così composte le significazioni della Falli, per un nuovo arricchimento dei contenuti artistici contemporanei universali, senza avanzare nessuna primazia, attraverso un linguaggio autonomo staccato dai supporti tradizionali, cioè crea segni nuovi spesso ispiratamente mossi dalla letteratura classica.

Stilistica, sentimento, passione, genialità

Ora lei moltiplica le varianti, snuda, resuscita forme antiche cadute dall’uso. Sono cutpaste tratti da valori narrativi digitali, tradotti su selezionati materiali di supporto come gli specchi, i PMMA, le tele pittoriche o plastificate, le piastrelle di ceramica, le lamine in alluminio o ferro, le tavole. Ecco come fa: celebra matrimoni tra ecoline, acrilici, aerografie da spray e glitter in pieno stile surrealista, altermoderno, nella luce ineffabile dei riverberi, con alcune espressività naif, tra motivi storici e sociali. E lo spettatore è dentro l’opera.

L’allocuzione, la comunicazione artistica

L’irreale diventa così surreale interpretandolo come il rivelarsi dell’inconscio che è in noi, nudo, con le chiavi dell’altermodernismo per descrivere con evidenza spietata ed evidenza clinica. Breton: «Tutto induce a credere che esista un punto dello spirito da cui la vita o la morte, il reale e l’immaginario, il passato e il futuro, il comunicabile e l’incomunicabile, l’alto e il basso cessano di essere concepiti come contraddizioni». Tutto è in analisi.

Initium

Basi ben piantate nella tradizione, quelle di famiglia, coltivate nel laboratorio di arte e cornici del nonno materno, un atelier frequentato da collezionisti in cerca di opere e di artisti affermati che lo praticavano. Lì emerge l’incredibile curiosità, il desiderio di vedere. E, curiosando tra “I maestri del colore”, la collana edita dalla casa editrice Fratelli Fabbri – dono del nonno – inizia le prime ricerche. Trova nella figurazione primitiva ed esotica delle opere illustrate e criticate un tentativo di ritorno alle origini e di liberazione dell’inconscio. Produce pensiero. E già immagina un proprio psicologismo.

Studi

Fare arte dopo averla studiata: è l’insegnamento del nonno. Nella sua città Falli s’iscrive perciò all’allora ancora esistente in Italia Istituto Statale d’Arte (all’Aquila), da dove si congeda con il titolo di Maestro d’Arte, ricca di nozioni, sia di progettazione d’interni sia di decorazione, di lavorazione del legno e della ceramica, di scultura, cinema e teatro, e scenografia, organizzazione degli studios, audio e video. Per Francesca tutto ciò non è ancora bastevole. La sua mente studia e progetta generi declinati per fare arte nuova: sa che per questo le occorrono altre sinapsi artistiche, e prosegue perciò la sua formazione, sino a laurearsi, negli anni ottanta, in Grafica Pubblicitaria e Editoriale allo IED di Roma. Ancora una volta, Falli, non è pienamente soddisfatta del suo equilibrio formativo, del suo know-how, intenzionata com’è a spingere i limiti della figurazione classica. Decide perciò di laurearsi in pittura, per processare e apprendere meglio le competenze di base in disegno, soprattutto quello pittorico, e in fotografia, sound design, graphic design, video, storia dell’arte e arte contemporanea, e negli anni novanta – durante i quali frequenta lo studio di Fabio Mauri ed è allieva di Fulvio Caldarelli – si laurea all’Accademia di Belle Arti dell’Aquila.

Parentesi ottanta, la grafica come lavoro

Quelli ottanta sono anni che Falli spende nell’Art Déco, per meglio soddisfare le precise committenze che le pervengono da strutture ricettive ed anche dalle numerose residenze private, tutt’altro che modali, senza contare – nelle sue qualità di writer e post-graffitista – le richieste istituzionali di arte urbana. Per i suoi costituendi decorativi prenderà spunto dall’Egitto faraonico, dall’arte precolombiana, dalla meticolosità artistica cinese, dal Cubismo e dal Futurismo. Sono anni nei quali Francesca Falli, da libera professionista, progetta anche in ambito visivo nell’area del graphic, nell’interesse di enti pubblici e realtà aziendali.

Fare l’artista

Pensieri e linee, colori e volumi: nelle Sue opere c’è regia, inequivocabile e potente. Falli forma apparati di colore e luce in intima magia, sprigionando estetica ereticale, immune dal pregiudizio della gravità, come in taluni film o fumetti. Il linguaggio è molto espressivo dal punto di vista progettuale ed esecutivo, ri-presentificando la condizione ideale dell’origine, elemento fondamentale della sua ricerca. Nei percorsi tra natura e cultura c’è volontà di guidare un viaggio. È perciò lecito ritenere ogni opera una sperimentazione, una ricerca, e una ricerca dell’altro, verso tutte le direzioni di metaforizzazione che possono amplificare rivisitazioni sintetizzate, che generano e necessitano di situazioni contrastive, di ostacoli, di aspetti tanto interiori quanto esteriori, come nelle esperienze che s’ispirano ai grandi nomi della storia dell’arte: “Van Coc”, “Chi è Pollok”, “Poll-Gauguin”, “Pollo della Francesca”, “Cha-Gall”, dove la matrice diretta del colore e del disegno è sempre la sensazione.

Exhibitions

L’Aquila, Pescara, Cagliari, Roma, Venezia, Formentera, Bergamo, Napoli, Miami, Vasteras, Treviso, Salerno, Sassari, Caserta, Fiera di Genova – Sezione grandi Gallerie, Fiera di Bologna – Sezione grandi Gallerie, Ischia, Amalfi, Matera, Cava dei Tirreni, Malta, Stoccolma, Palestina, San Pietroburgo, Figueres, Arles, Malta, Motta di Livenza, New York, Parigi, Palermo, Spoleto, Amburgo, Praga, Bologna, Longarone Fiere, Casagiove, Lanzarote, San Diego (California), Chengdu, Capua, Nigde (Turchia), Istanbul, Ercolano, Londra, Lanciano, Shanghai, Torino, Weiz, Barcellona, Veroli, Venezia: Palazzo Albrizzi Capello – in concomitanza con la rassegna del Padiglione Guatemala presente alla 16° Biennale di Venezia e in concomitanza della Biennale di Architettura Venezia, Padiglione Europa Venezia -, Elda (Spagna), Milano, Mumbai, Vasto, Lisbona, Rio de Janeiro, Berlino, Nottingham (Regno Unito), Glasgow, Lithuania, Mosca, Art Expo New York 2021, Helsinki, Brooklyn, Favara, Padova, Alzano Lombardo. 

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