Morire per la Giustizia e non avere giustizia nel Paese del patto Stato-mafia
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Morire per la Giustizia e non avere giustizia nel Paese del patto Stato-mafia

di Angelo Teani

Morire per la Giustizia e non avere giustizia nel Paese del patto Stato-mafia | Rec News dir. Zaira Bartucca

Ventotto anni fa nel Sud Italia si compivano due attentati mortali di gravità mondiale. A Palermo il 23 maggio 1992 la mafia colpì a morte il giudice Giovanni Falcone e a distanza di poco più di due mesi, il 15 luglio 1992, sempre per mano della mafia toccò al giudice Paolo Borsellino, amico e collaboratore di Falcone nella lotta alla mafia. Ma quella vera di mafia, quella che aveva i legami con lo Stato; loro stavano riuscendo nell’impresa di far venire a galla tutto il meccanismo, come Aldo Moro.

Il 9 maggio 1978, quindi quattordici anni prima, il politico statista venne rapito e ucciso dalle Brigate Rosse perché ritenuto ideologicamente pericoloso. Troppo democratico all’interno di uno Stato che gestiva gli interessi di vita del Paese con patti ai terroristi, i quali erano la parte armata e visiva, come la mafia, di un progetto sommerso e tutt’ora vigente ma più raffinato. Questi due magistrati avevano intuito e poi chiarito i vari complotti e le varie correnti politiche della magistratura, la stessa che oggi va contro la legalità. Va contro i rappresentanti del popolo, pur di proseguire nel progetto di sottomissione politica dell’Italia.

Una sottomissione che porta a una sinistra “moderna”, ma con metodi antichi, con metodi di corruzione da malavitosi, una sinistra che divide in
due il Paese, gestendo i redditi e il lavoro con micro operazioni nascoste e per poi farle diventare grandiose ma solo di facciata, perché nello specifico poi si scopre un lavoro sottopagato, con caporalato e con attività gestite dalla mafia. Ed è questa l’ultima mossa compiuta dal governo con la regolarizzazione di 500.000 clandestini per metterli a lavorare. Ma piccolo particolare: questi non vogliono, anche perché il permesso è per sei mesi e loro vogliono documenti, non un foglio di carta per sei mesi.

Questo è un problema del Sud dove non c’è lavoro ma ci sono da raccogliere frutta, verdura, uva, olive e servono 500.000 clandestini. Non ci sono italiani? Perché? Perché lo Stato li sta mantenendo con il reddito di cittadinanza e sussidi vari, ma perché la mafia non si è imposta a questo? Perché anche loro prendono il reddito di cittadinanza, perché la nostra Giustizia ha scarcerato i loro boss con la scusa della pandemia…che non sia ancora un patto Stato-mafia? Io ti libero e tu stai bravo sulle regolarizzazioni dei clandestini che fai lavorare sottopagati…E i nostri teniamoli lì tranquilli…

Falcone e Borsellino avevano già visto 30 anni fa questo scenario, e la loro lealtà il loro senso della Giustizia li hanno portati a morire. Con quale senso del rispetto delle regole delle Leggi possono crescere i giovani d’oggi se il primo a non avere rispetto è lo Stato con i suoi rappresentanti?

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