Ministro Centinaio, l’àncora di salvezza per l’Export agricolo c’è

di Denys Shevchenko – Manager

Dal 2014, l’Italia ha perso circa 7 miliardi di euro nel settore dell’export agricolo. Clima, concorrenza sleale? Anche, ma ha rinunciato a 7 miliardi di entrate per le sole sanzioni alla Russia. C’entra, di sicuro, l’azione dell’Ue e la passività del governo passato, che ha privilegiato misure che hanno ammazzato le aziende e, in ultimo, la produzione italiana. Solo per dirne una, la questione del grano: lo compriamo di pessima qualità da Paesi come il Canada, dove è consentito infarcirlo di microtossine.


L’Italia compra, ministro Centinaio, questa preziosa risorsa dall’estero, mentre il suo oro (soprattutto quello di un Sud ricchissimo di spighe) non è in grado di competere a causa di prezzi che rimangono volutamente alti. Lo stesso discorso si può estendere alla frutta e alla verdura, senza contare i rischi e gli shock cui sarà sottoposto l’agro-alimentare italiano con l’introduzione dell’area africana di libero scambio. Le buone notizie, tuttavia, sono due: la soluzione esiste e lei è parte essenziale di un cambiamento che consegnerebbe all’Italia un’economia forte, riossigenata. Perché nulla è in grado di influenzare la vita come il nutrimento, la sua qualità e la possibilità di accedervi e questo passa, ovviamente, proprio dall’agricoltura e dall’agro-alimentare in generale. A lei il compito forse non facile di sollevare l’agricoltura italiana e non quella africana (perché gli investimenti promossi dai suoi colleghi di partito vanno nell’indirizzo della seconda), sua è la responsabilità di ridurre la pressione fiscale che grava sui produttori, spesso costringendoli ad abbandonare le loro terre e i loro raccolti, o a svendere senza rientrare nei costi. Da manager che si occupa di import-export, vedrei bene un sistema in cui le macro-aziende si impegnano a far crescere la filiera ottenendo in cambio una riduzione della pressione fiscale.


Servono nuove leggi e nuovi bandi che permettano alle aziende più grandi di scommettere e investire sulle startup. Le prime si amplierebbero, le seconde crescerebbero nel tempo. Questo non può essere che un bene per un’agricoltura destinata a scomparire come quella italiana. I dati di Coldiretti, del resto, parlano chiaro. Dall’olio “vero” alla frutta in via di estinzione, il territorio sta per perdere le sue risorse migliori, ma non è troppo tardi. Se l’agricoltura cresce e i prezzi tornano a essere competitivi, l’Italia si ricolloca sul mercato da competitor (ora è solo un cliente, un acquirente che per giunta non può scegliere cosa compare). L’Estero tornerà a vederla come un partner commerciale, soprattutto quell’Est che ha sempre guardato con interesse alla qualità e ai prezzi accessibili dei suoi prodotti. Buon lavoro, ministro, la sua azione – ci scommetto – sarà preziosa, nell’ottica di quell’inversione di rotta che ha promesso e che sono sicuro avverrà intercettando i giusti mercati e le giuste opportunità.


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