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L’Africa non è la cenerentola del pianeta già da molto tempo. Interessata dal mercato libero (AFCFTA) e dai piani dell’ONU sull’Agenda 2063, il suo è un territorio in forte ascesa economica. Abbiamo provato a raccontarlo citando i casi emblematici della Nigeria e del Ghana. In pratica in questo momento gli Stati del continente africano possono essere più ottimisti di un’Italia tornata agli anni ’50 in quanto a produttività, condannata all’estinzione a causa del crollo demografico e morsa da una crisi economica e occupazionale che nessun governo è intenzionato a risolvere.

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Le priorità di Draghi e compagni, del resto, le ha ammesse il ministro degli Esteri in una lettera inviata oggi al quotidiano dei vescovi Avvenire. “Il Continente africano – ha detto Luigi Di Maio – rappresenta da tempo un’assoluta priorità della politica estera italiana”. Buono a sapersi, e del resto ci eravamo arrivati anche noi. Ma quello che andrebbe precisato, oltre all’elenco delle politiche assistenzialiste che in questo caso servono a far piovere sul bagnato, è quanti miliardi l’Italia spende ogni anno per foraggiare l’Unione Africana a suo discapito, quanti ne spendono gli altri Stati membri europei, quanto costa aprire frantoi lì mentre i produttori pugliesi rimangono soli a dover combattere contro la Xylella e quale inaridimento porta una politica di investimenti che guarda sempre e solo all’estero, e che viene nascosta dietro il termine rassicurante di “internazionalizzazione”.

Per Di Maio il ruolo dell’Italia deve esaurirsi in quello di tramite, in nient’altro che un collegamento fisico e ideale che metta in contatto interessi esterni. In grado di passare su quello che rimane del Belpaese senza che ci sia alcun ritorno reale, se non per le aziende di sistema. In che modo le PMI dell’agro-alimentare verranno messe nelle condizioni di fronteggiare gli effetti dell’AFCFTA e la concorrenza dei prodotti che faranno capolino nell’area mediterranea a prezzi ribassati, che i nostri produttori non potranno mai garantire?

Domande che il mainstream non si pone, rassicurato e adagiato sulla propaganda di facciata. In realtà, la politica filo-africanista altro non è che il rovescio della medaglia dell’incapacità diplomatica del nostro governo, che non riesce a tessere relazioni credibili con tutti gli altri partner istituzionali e si rifugia in una politica filo-africanista a prescindere. Senza fare nulla di concreto per la propria economia interna, si limita a salire sul carro del vincitore di domani, aspettando un bacio in fronte che non arriverà mai, visto che l’Africa parallelamente costruisce relazioni ben più strette e durature (e in qualche caso ataviche) con la Francia, la Russia, la Cina e la Gran Bretagna. Tanto varrebbe, a questo punto, tornare a pensare di investire nella propria produttività e nel proprio tessuto economico, il che non equivale affatto – come pensa semplicisticamente Patuanelli – a “mettere in discussione il mercato globale”. Le due cose non si escludono a vicenda e l’ago della bilancia non può pendere sempre in direzione dell’estero.

Ma tutti gli sforzi dell’Italia, secondo Di Maio dovrebbero essere tesi al guadagnare “credibilità” nei riguardi dei partner africani. “L’Italia – è il pensiero del grillino – può e deve svolgere un ruolo di ponte su cui far passare una collaborazione tra continenti sempre più stretta. Per poter rappresentare davvero un punto di incontro tra regioni e culture diverse, accomunate da un destino condiviso, sta al nostro Paese affermarsi quale partner credibile e affidabile dei Paesi africani. Sappiamo farlo, dobbiamo farlo”.

Ancora una volta non è chiaro se il ruolo della Farnesina sia quello di fare diplomazia e costruire partnership istituzionali a favore dell’Italia o se sia quello di stanziare capitali a favore dei continenti extra-europei sventolando la favola delle emergenze umanitarie e della scarsezza di materie prime. Al primo posto per ogni ministro della Repubblica dovrebbero esserci le necessità dell’Italia e degli italiani. Chi non è d’accordo con questo assioma elementare dovrebbe seguire le sorti di Emanuela Del Re e trasformarsi in cooperante africanista, abbandonando finalmente una poltrona che forse è rimasta attaccata alle terga per troppo tempo.

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OPINIONI

Povero Fazzolari. Cosa non si fa per accaparrarsi la simpatia dell’Ue e del Pd (e per andare a tutti i costi al governo)

Il senatore meloniano e il futuro possibile governo dei surrogati dei migliori. Due regimi – quello di Conte e quello di Draghi – contro cui Fratelli d’Italia non ha fatto neppure un minuto di opposizione

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Povero Fazzolari. Cosa non si fa per accaparrarsi la simpatia dell'Ue e del Pd (e per andare a tutti i costi al governo) | Rec News dir. Zaira Bartucca

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OPINIONI

L’errore dei partiti, la Flat tax e il futuro dell’Italia

di Denys Shevchenko

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L’economia italiana e le proposte deboli dei partiti, quasi tutte manchevoli di reali idee di crescita per il Paese. Non ci sono proposte concrete, non c’è rispetto per le esigenze e per le istanze dei cittadini. Si sentono troppi monologhi, mentre sarebbe importante scendere dal piedistallo e iniziare ad ascoltare. Questo potrebbe migliorare il rapporto tra la politica e un popolo sempre più disgustato e disilluso. Le parole si dimenticano, il rispetto no.

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Che dire poi della campagna elettorale e di tecnici sempre più improvvisati, che fanno commettere scivoloni grossolani pur essendo – in alcuni casi – lautamente retribuiti? Per me qualcosa non funziona. E se non funziona dall’inizio, come può funzionare nel momento in cui i partiti si troveranno a governare?

Non basta promettere di azzerare le tasse o parlare dell’aumento del potere d’acquisto se gli stipendi rimangono più bassi della media europea. L’azienda che viene agevolata dalla Flat Tax paga meno tasse, ma che fa per i lavoratori? Forse – non è sicuro – ne assume altri, ma per loro la situazione rimane la stessa, quindi è un regalo a una fetta troppo esigua di popolazione. In tempi di crisi si deve guardare all’aumento della produttività, ma anche con la tassa piatta il futuro imprenditore ci penserebbe mille volte prima di aprire un’attività. Certo, chi non rischia non saprà mai come andrà a finire.

Ma secondo me questa misura – che potrebbe essere promettente – continua ad avere delle debolezze che vanno sanate. Per farla funzionare, se quello è l’intento, ci vogliono moltissimi anni, oppure bisogna collegare un progetto di ampio respiro. Il punto però è che i tecnici spesso non sono in grado di vedere abbastanza avanti, oppure sono troppo restii ad accettare proposte.

Un’altra cosa che ho sentito è l’azzeramento dell’Iva sui prodotti alimentari. Per il cittadino forse è bello sentire una cosa del genere, ma nella pratica si crea un buco nell’economia nazionale. I soldi per sanarlo vanno trovati, e non possono essere cercati in uno strumento indebitante come il PNRR.

Il primo punto in agenda dovrebbe essere invece la creazione di nuove aziende su tutto il territorio nazionale. L’Italia deve essere unita e stretta attorno a questo proposito, con tutti i governatori di tutte le regioni, senza divisioni politiche. La politica, tanto brava a scendere a compromessi, dovrebbe trovare urgentemente un accordo per non far perire l’Italia. Esistono modi per creare lavoro in poco tempo e per sempre, anche guardando alla sostenibilità. Ho avuto già modo di parlare varie volte del mio progetto “Ragnatele”, pensato specificatamente per un territorio come l’Italia che ha bisogno di rialzarsi in fretta, perché in caso contrario rischia molto.

Concludo dicendo che gli italiani devono essere apprezzati e premiati per la loro pazienza infinita, e che va garantito loro un futuro migliore. Questo nessuno lo dice, e da come parlano certi politici si sente chiaramente che dei cittadini non gliene frega purtroppo niente. L’Italia è il Paese della bellezza, dove le decisioni spetteranno sempre ai cittadini. Se qualcuno pensa di prenderli in giro anche questa volta deve prepararsi al caos.

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OPINIONI

Partiti e punti in programma, gli “up and down” della settimana

Le mance ai 18enni, la scuola tirata in ballo come un jolly, la Russia, il (presunto) attacco al sistema e la pandemia immaginaria: in questa tornata elettorale non manca davvero nulla, e c’è da immaginarsi che dal 25 settembre in poi tutti – indistintamente – avranno dimenticato le loro promesse. Intanto ecco cosa ci è piaciuto e cosa si potrebbe migliorare

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Partiti e punti in programma, gli "up and down" della settimana | Rec News dir. Zaira Bartucca

Il vecchio trucco della sinistra di attaccare i partiti per mezzo di presunti scandali questa volta non funzionerà. Gli italiani sono stanchi delle parole e daranno credito solo a chi saprà concepire progetti concreti. Intanto è già corsa a chi si intesta lo slogan migliore e a chi si accaparra più simpatie elettorali riesumando vecchi cavalli di battaglia. Le mance ai 18enni, la scuola tirata in ballo come un jolly, la Russia, il (presunto) attacco al sistema e la pandemia immaginaria: in questa tornata elettorale non manca davvero nulla, e c’è da immaginarsi che dal 25 settembre in poi tutti – indistintamente – avranno dimenticato le loro promesse. Intanto ecco cosa mi è piaciuto e cosa si potrebbe migliorare.

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Un milione di alberi da piantare

La proposta di Berlusconi di piantare un milione di alberi sarebbe ottima se permettesse di creare nuovi posti di lavoro. Aumentare il verde delle città e collegare i centri a una rete di parchi – come ha detto recentemente – potrebbe diventare un progetto a lungo termine in grado di migliorare la salubrità dell’aria e la salute dei cittadini. Si può anche creare profitto dal verde e perfino dalle erbacce, ma questo è un altro argomento su cui mi soffermerò in futuro.

Flat Tax

La Flat Tax, la tassa fissa, dovrebbe davvero essere tale, invece oggi riguarda solo una piccolissima platea, mentre le partite Iva continuano a dover far fronte a un sacco di pagamenti. E’ una misura nata negli Stati Uniti dove funziona perfettamente, ma in Italia non può avere senso se non è collegata a un progetto economico-finanziario di ampio respiro.

Pensioni

Mille euro ai pensionati, alle mamme, alle nonne. Bene, ma il governo dove prenderà i soldi? L’economia senza investimenti non può durare. E’ giusto dare respiro agli italiani, ma bisogna prima spiegare come si vuole fare nel pratico. Spero che i politici non abbiano in mente nuove tasse. In Italia la disoccupazione è ai massimi storici, ma dov’è un progetto urgente per garantire l’innalzamento dei livelli occupazionali?

Rdc e stipendio minimo

Non basta più raccontare la favola che gli italiani non vogliono lavorare: la verità è che ci sono troppe tasse e gli stipendi sono troppo bassi per garantire un tenore di vita adeguato. Sto parlando di stipendi che possano dirsi tali e di nuovi posti di lavoro. Un’azienda italiana non può pagare meno di 1500 euro. Il reddito di cittadinanza serve a sopravvivere, non a vivere. Bisogna legiferare per stipendi minimi dignitosi e contemporaneamente garantire una base di aiuto per far fronte alle spese crescenti e al caro bollette. Questo permetterebbe di far girare più soldi: una persona che spende di più, aiuta le aziende e anche lo Stato.

Nazionalizzare le imprese e aiutare quelle che restano

Chi verrà dopo Draghi si deve ricordare che nazionalizzare non è un crimine, anzi. L’Italia è ormai stata spogliata di tutte le realtà produttive e chi andrà al governo dovrà operare una poderosa inversione di tendenza se vorrà rimanere saldo al suo posto. Basta affamare il territorio e basta incentivare gli esodi verso l’estero. Semmai bisogna fare il contrario, aiutando chi nonostante la crisi decide di rimanere in Italia e di riportare qui i capitali.

Infine, una preghiera

Per ultimo, basta cadere in provocazioni stupide, in litigi e in botta e risposta da asilo. Il tempo passa e alle tantissime famiglie in difficoltà serve un governo responsabile, un futuro migliore e la certezza di vivere in modo dignitoso.

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