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Il dipendente del Comune di Camini Carmelo Daqua che ha di recente avuto un incarico da funzionario presso il Comune di Riace, ci ha inviato una precisazione sull’articolo Riace, Camini e i funzionari intercambiabili. Il pezzo evidenzia il passaggio del sig. Daqua da un Comune all’altro, pur essendoci all’interno del Comune di Riace – da quanto è stato possibile appurare tramite fonti e documentazioni – i profili professionali che avrebbero potuto ricoprire il ruolo. Sulla “parentopoli” menzionata dall’ingegnere, facciamo presente che è riferita all’articolo A Riace c’era pure la Parentopoli. Che il cognome sia uguale a quello dell’avvocato di Lucano è, tuttavia, innegabile, e in ogni caso in nessun punto è rilevato il grado di parentela. Prendiamo tuttavia atto delle precisazioni che ci sono giunte da Carmelo Daqua e ne diamo conto tramite rettifica pubblicata con pari rilevanza.

In merito al vostro articolo sulla presunta parentopoli del comune di Riace – ci scrive – faccio presente quanto segue: il mio nome è Carmelo Daqua, responsabile dell ‘Area Tecnica del Comune di Riace dal mese di luglio 2016 e non da gennaio 2018. Sono un ingegnere e non geometra. Non ho nessun rapporto di parentela con l’avvocato Daqua, legale del sindaco Lucano. Il mio profilo professionale è tecnico comunale, categoria d5, quindi idoneo a coprire l’incarico presso il comune di Riace in quanto lo stesso comune è sprovvisto, da luglio del 2016, di tale qualifica. Per quanto specificato sono incomprensibili le nefandezze di questo vostro  articolo. Inutile dirvi che ho già dato incarico al legale di mia fuducia per la querela.

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Come specificato in separata sede all’ingegnere Daqua, il sito è pronto, qualora l’annunciata querela avesse luogo, a procedere a controquerela. Gli aspetti rilevati sono infatti correttamente documentati e riguardano non la parentopoli o la qualifica del dottor Daqua, ma la dubbia scelta di Lucano di avvalersi di personale esterno laddove il Comune poteva già contare su competenze interne. 

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SISTEMA RIACE

La conferma nella sentenza del processo Xenia: a Riace niente accoglienza ma sistema criminale

Lucano per anni è stato descritto con toni agiografici. Un’immagine che – scorrendo le 904 pagine delle motivazioni – soccombe sotto il peso di accuse ben circoscritte e di reati ben delineati, per lasciare il posto al “furbo” che dirigeva un’associazione a delinquere “tutt’altro che rudimentale”

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La conferma nella sentenza del processo Xenia: a Riace niente accoglienza ma sistema criminale | Rec News dir. Zaira Bartucca

Mimmo Lucano eroe dell’accoglienza, idealista, che agiva per l’esclusivo interesse dei migranti. Colui che salvò Becky Moses dall’oblio, che “risollevò Riace” e la “ripopolò”. Tutto – ovviamente – per la sua sconfinata generosità e per il suo sconfinato buon cuore. Con questi toni agiografici è stato per anni descritto il dominus del sistema Riace. Un’immagine che – scorrendo le 904 pagine delle motivazioni della sentenza di primo grado del Processo Xenia – soccombe profondamente sotto il peso di accuse ben circoscritte e di reati ben delineati, per lasciare il posto a un Lucano “furbo”, esclusivamente preoccupato di procurarsi vantaggi personali.

Non uno sprovveduto, ma – scrivono il presidente del Tribunale di Locri Fulvio Accurso e i giudici a latere Cristina Foti e Rosario Sobbrio – un soggetto che pur ammantandosi di un alone di “falsa innocenza” rappresentava il perno di un sistema “tutt’altro che rudimentale”. Non era il solo a farne parte: con Lucano – condannato in primo grado a 13 anni e due mesi di carcere – gli altri componenti di quello che secondo la sentenza era un sodalizio criminale vero e proprio, un’associazione a delinquere strutturata e composta da attori che ricoprivano determinati ruoli strategici con il fine di “commettere un numero indeterminato di delitti contro la pubblica amministrazione, la fede pubblica e il patrimonio”. Un sodalizio di cui faceva parte la compagna Tesfahun e i vicinissimi di Lucano che si muovevano all’interno di Città Futura – associazione di cui nei fatti Lucano aveva il controllo completo – e all’interno del resto delle cooperative apparentemente preposte all’accoglienza.

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I motivi del sostegno politico a Lucano

Un ruolo aveva anche l’esperienza politica di Lucano, sostenuto da determinati partiti ed ex sindaco di Riace. A dargli man forte – nell’ottica di un sistema basato sul voto di scambio e sull’acquisizione di utilità personali – i sodali condannati assieme a lui e portatori di “pacchetti di voti”, i quali “hanno agito accettando di sostenere politicamente Lucano ricevendo da esso, in cambio, piena libertà di movimento nella loro azione illecita di accaparramento delle risorse pubbliche”.

Dietro il paravento dell’accoglienza c’era la distrazione di somme che venivano utilizzate a fini personali

Formalmente, il “modello” Riace aveva creato le botteghe artigiane, la cittadella solidale, il frantoio, l’accoglienza diffusa (in realtà inesistente e dai numeri su carta). Nei fatti, scrivono i giudici, tutto si traduceva in un sistema illecito caratterizzato da ripetute occasioni di guadagno personale, per sottrazioni milionarie. Lucano e gli altri, insomma, fiutato l’affare delle cifre da capogiro che transitavano a Riace con la scusa dell’accoglienza, secondo la Procura di Locri “piuttosto che restituire ciò che veniva versato, aveva ben pensato di reinvestire in forma privata la gran parte di quelle risorse”, operando “con costanza nell’illecito, in modo studiato, consapevole e volontario” e mettendo in pratica una sistematica “falsificazione dei rendiconti”. I giudici non hanno dubbi: si sarebbe trattato di un “vero e proprio arrembaggio ai cospicui finanziamenti”. Altro che nessun arricchimento e altro che reato di umanità. A questo “quadro a tinte fosche” si aggiunge il ruolo di associazioni come Città Futura che erano diretta emanazione di Lucano, che ogni mese riceveva somme “dalle Isole Cayman”.

Le condanne in primo grado

Abraha Gebremarian (4 mesi)
Ammendolia Giuseppe detto “Luca” (3 anni e 6 mesi)
Balde Assan (1 anno)
Curiale Oberdan (6 anni)
Ierinò Cosimina (8 anni e 10 mesi)
Keita Oumar (1 anno)
Lucano Domenico (13 anni e 2 mesi)
Maiolo Annamaria (6 anni)
Musuraca Cosimo Damiano (1 anno)
Musuraca Gianfranco (4 anni)
Romeo Salvatore (6 anni)
Taverniti Maria (6 anni e 8 mesi)
Tesfahun Lemlem (4 anni e 10 mesi)
Tesfalem Filmon (1 anno)
Tornese Jerry (6 anni)

Le assoluzioni


Gervasi Alberto
Latella Domenico
Moumen Nabil
Petrolo Antonio Santo
Prencess Daniele
Romeo Salvatore
Valilà Renzo
Rosario Zurzolo

Articolo Rec News dir. Zaira Bartucca – recnews.it

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INCHIESTE

Lucano visita la tomba di Becky Moses. Ma perché bloccò la sua salma per più di quattro mesi?

L’ex sindaco di Riace decise che il corpo carbonizzato della povera 26enne dovesse restare per mesi e mesi nella sala Morgue dell’ospedale di Polistena, nonostante i solleciti. Oggi omaggia quel loculo realizzato in ritardo per colpa dell’autorizzazione che non voleva dare

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Lucano visita la tomba di Becky Moses. Ma perché bloccò la sua salma per più di quattro mesi? | Rec News dir. Zaira Bartucca

Mimmo Lucano – l’ex sindaco di Riace condannato a 13 anni e due mesi di carcere per associazione a delinquere, peculato, truffa allo Stato, truffa per erogazioni pubbliche e falso in atto pubblico – ha recentemente visitato la tomba di Becky Moses, come riporta la stampa locale. Chi era Becky? Per chi non avesse ancora avuto modo di conoscere la sua storia drammatica, era la ragazza nigeriana appena 26enne trovata morta – riportano le cronache – nel rogo sviluppato nel campo di San Ferdinando.

Becky, stando a quanto afferma una testimone oculare che la conosceva di persona che abbiamo raggiunto tempo fa, era giunta a Riace credendo alla favola dell’accoglienza, ma lì più che aiuto aveva trovato Lemlem Tesfahun e le sue volontà lapidarie e insindacabili. Quanto decideva Lemlem – compagna di Lucano – non poteva essere discusso, e lei aveva deciso che per Becky non c’erano progetti solidali. “Cacciata” e in difficoltà estrema, era dunque giunta nel campo di San Ferdinando, dove ha trovato la morte.

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Un decesso su cui tuttora non è stata fatta luce, nonostante i tentativi. Ma perché Mimmo Lucano (che all’epoca della morte della giovane era sindaco di Riace) lasciò il corpo carbonizzato della povera Becky per almeno quattro mesi nella cella frigo della sala Morgue dell’ospedale di Polistena senza autorizzarne il trasferimento e dunque la tumulazione? Abbiamo sollevato varie volte questo quesito, basandoci su due documenti pubblicati in esclusiva, cioè due relazioni dell’Asp di Polistena del 13 aprile e del 14 maggio 2020, ma ad oggi non ci sono risposte. Oggi – paradossalmente, richiamo della coscienza o meno, Lucano va a rendere omaggio a un corpo che ha trovato degna sepoltura quattro mesi più tardi del previsto, e proprio in forza della sua volontà di non autorizzarne il trasferimento.

La giovane nigeriana, infatti, è stata tumulata dopo mesi e mesi di dimenticanza, quando Lucano ha deciso che era abbastanza e che addirittura la volontà di seppellirla andasse pubblicizzata perché – riporta un articolo online – “ha voluto che la propria amministrazione si facesse carico delle spese di un rito funerario formale e solenne”. Ma perché, allora, non lo ha fatto prima, sollecitato com’era dai dirigenti dell’Asp, e soprattutto perché sulla vicenda di Becky Moses dopo tre anni non è stata ancora fatta chiarezza?

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SISTEMA RIACE

Processo Xenia, il momento della requisitoria: “A Riace cattiva gestione dei fondi, prestanomi e sistema clientelare”

Il procuratore di Locri Luigi D’Alessio: “Non si favoriva l’accoglienza. Ai migranti, parti offese, date solo le briciole dei finanziamenti”. Chiesta una condanna a quasi 8 anni di reclusione

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Processo Xenia, il momento della requisitoria: "A Riace cattiva gestione dei fondi, prestanomi e sistema clientelare" | Rec News dir. Zaira Bartucca
Immagine di repertorio

“È stato un processo complesso e difficile da conoscere in tutte le sue pieghe. Non è un processo all’accoglienza o al nobile ideale dell’accoglienza. Non è mai stato nelle intenzioni della Procura contrastare un principio fondamentale. Quello che ha mosso quest’indagine a seguito di una relazione prefettizia, è stata la consapevolezza di un agire che muoveva in direzione opposta a quella del favorire l’accoglienza, cioè una mala gestio che ha avuto come parti offese gli stessi migranti, mirata a creare clientele con le associazioni, gestite da prestanome, con un’unica finalità: essere composte da persone gradite. Ai migranti sono state date solo le briciole dei finanziamenti”.

E ancora: Non era una buona finalità quella che ha animato l’accoglienza mitizzata di Riace. Se fosse stata una finalità nobile, può un buon fine giustificare la commissione di reati? Auspico che un giorno Riace possa tornare al centro del mondo come nobile esempio di accoglienza, ma si faccia nella legalità”. E’ quanto il procuratore di Locri Luigi D’Alessio ha detto oggi nel corso della requisitoria del processo Xenia che riguarda la gestione dei migranti a Riace da parte della passata amministrazione targata Lucano.

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Chiesta una condanna a 7 anni e 11 mesi di reclusione

Al termine della requisitoria, il sostituto procuratore Michele Permunian ha chiesto una condanna per Mimmo Lucano a 7 anni e 11 mesi di reclusione. Chiesti 4 anni e 4 mesi per Lemlem Tesfahun, la compagna di Lucano, mentre per gli altri imputati sono state chieste tre assoluzioni e condanne che vanno da sei mesi in su.

Rec News dir. Zaira Bartucca – recnews.it

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