Il governo del cambiamento e la paradossale stagnazione

Ministri “esiliati” e il freno a mano sul lavoro del Premier. Salvini direttore di orchestra, ma la banda resta muta. Le figure cardine del dibattito politico-economico lasciate fuori. Intanto dall’Est vi guardano con preoccupazione sperando in un vero cambiamento

Lo premetto: non sono italiano, anche se in Italia ci vivo e lavoro da anni. Qualcuno pensa sia un limite quando si tratta di commentare le vicende della vostra terra, io credo che sia un valore aggiunto. Perché solo dall’esterno si possono capire aspetti economico-sociali che da dentro non vengono colti facilmente. Da manager che proviene dall’Est, cioè da governi che con spirito di sacrificio si sono rialzati soprattutto grazie alla spinta popolare, ho delle aspettative per l’Italia che mi ha accolto.


Da “straniero” dico: la stretta sui migranti è necessaria. Non basta però, e un ministro dell’Interno più affaccendato con i tour e a lanciare messaggi pubblicitari dovrebbe saperlo. Perché forse è arrivato il momento per Matteo Salvini di fare un passo indietro, e di concentrarsi sulla risoluzione del problema migratorio permettendo anche agli altri di lavorare. Le frecciate agli altri componenti del governo – spiace dirlo – sono stucchevoli. Nessun uomo è un isola, e il lavoro di un Premier che sta puntando tutto sul cambiamento assumendosi la responsabilità di scelte difficili e lontane dai riflettori merita rispetto.


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Altrettanto lontani, esiliati, sono i ministri coi loro ministeri. Fontana, Centinaio, Lezzi, Grillosiete ancora ministri o avete ceduto il vostro dicastero? Su di voi non si sente mai nulla. Non sappiamo se per inattività o per semplice oscuramento mediatico. Di Salvini invece sappiamo tutto: dai prodotti che consuma a quello che mangia, dal polso slogato ai giornali con cui avvia campagne promozionali. E Bagnai e Borghi? Perché la preparazione su temi economici non trova degna collocazione ufficiale? Non parlo di partiti e di politica, ma di individuare le figure migliori che tramite i contenuti (non le parate) risolvano problemi.


E il ministro agli Affari europei Paolo Savona? Non meriterebbe più attenzione, più spazio un economista (parlo da manager) che l’Estero vi invidia? Lo riporta anche Bloomberg, non il corrierino dei piccoli. Nel governo che sogno, che risolve i problemi di un Paese affamato dall’Europa, la concretezza viene prima. Se la fiducia a Conte è necessaria, passare dalle parole ai fatti per la squadra di governo è irrimandabile. Altrimenti va privilegiato un cambio necessario.


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Manager ed esperto di economia. Fact-checker sezione Esteri. Su Rec News riverso il sogno di veder crescere l'Italia che mi ha adottato.

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Let’s face it, no look is really complete without the right finishes. Not to the best of standards, anyway (just tellin’ it like it is, babe). Upgrading your shoe game. Platforms, stilettos, wedges, mules, boots—stretch those legs next time you head out, then rock sliders, sneakers, and flats when it’s time to chill.