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Per il mainstream si è “suicidato“, per quelli che vengono considerati complottisti “è stato aiutato ad andare”. Per alcuni, invece, a pesare è stato il clima avvelenato dalle calunnie e dagli insulti gratuiti. La morte del dottor Giuseppe De Donno – considerato erroneamente il padre della plasmaferesi, tecnica che si utilizza fin dagli anni ’50 – è un giallo completo. La stampa commerciale riferisce del decesso che sarebbe avvenuto il pomeriggio del 27, e della famiglia che avrebbe ritrovato il corpo. Si parla di “impiccagione” e dell’assenza di un biglietto con cui giustificare il gesto.

Le ombre rimangono tante, ma quel che è certo è che la narrazione dell’episodio è ora utilizzata per tentare di incutere un clima di paura nei più critici verso la dittatura sanitaria. Social, commenti ai siti e ai personaggi in vista: da ore è tutto un fiorire di “ecco che succede se ti esponi come ha fatto De Donno“, e simili. Tutte frasi che lasciano il tempo che trovano, strumentalizzazioni che tentano di scoraggiare chi ha deciso di esporsi o, meglio, di non piegarsi. E’ già, tuttavia, un fiorire di gruppi, associazioni e comitati risoluti a scoprire la “verità” sul professore attivo nel Mantovano.

La vicenda di De Donno è nota: già primario del reparto di Pneumologia del Carlo Poma – uno dei tanti che nel corso dell’emergenza ha utilizzato la contestata tecnica della prono-supinazione – ad un certo punto della sua attività – spiega la stampa commerciale – “abbandona tutto per fare il medico di base”. Alcune testate parlano di grosse somme investite nella plasmaferesi, e del conseguente “stato depressivo” che sarebbe seguito dopo il no alle terapie delle sfere alte.

Vicino o avvicinato dalla politica, diventa suo malgrado un paladino anti-sistema, pur frequentando determinati contesti. Si contrappone alla narrazione dominante e agli influencer pro-vax ma sempre debitamente in vista nelle trasmissioni più seguite, a differenza di altri medici che hanno curato centinaia di pazienti confrontandosi con un silenzio assordante da parte della stampa e delle reti commerciali. Che la questione non sia solo sanitaria, del resto, lo dice lo stesso panorama italiano sulle cure di questo tipo.

Che la plasmaferesi naturale ottenuta utilizzando semplicemente gli anticorpi dei pazienti guariti non potesse avere futuro in un Paese in cui l’emergenza è mantenuta in vita per forza – soprattutto in vista di “quei 200 miliardi che dobbiamo spendere” (cit. Fusani) – lo racconta la storia della stessa azienda Kedrion che si occupa anche di plasmaferesi, ma artificiale. Di proprietà di Paolo Marcucci (fratello del senatore del Pd Andrea), Kedrion è ormai lanciatissima, e potrà contare su almeno un quadriennio di investimenti. Quelli che De Donno cercava da tempo, che per un motivo o per l’altro non gli sono stati concessi.

Sul decesso e sulle possibili responsabilità da parte di terzi indagano ora la Procura e i Carabinieri di Mantova, coordinati dal colonnello Antonello Minutoli. Intanto, oltre alla tristezza comunicata da molti in queste ore, c’è il silenzio assordante delle Istituzioni, che non hanno inviato nessuna parola di cordoglio.

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Oli

Articolo fazioso.
Era una tecnica già conosciuta?…bene perché nessuno prima del Dott. De Donno vi ha pensato?
Se non sapete scrivere di meglio tacete vi prego….anche se le vostre parole vi definiscono!!!

Redazione

Gentile Olimpia,
la tecnica del plasma iperimmune o plasmaferesi è conosciuta in ambito medico da decenni, come potrà confermarle qualunque dottore. Sono molti i medici che ne hanno sostenuto l’utilizzo come cura anti-covid, e tra questi c’è il professore Giulio Tarro (che la chiama “sieroterapia”).
Non è stata, dunque, un’esclusiva del dottor De Donno, anche se l’opera di De Donno ha contribuito a far conoscere a moltissime persone questa possibilità. Il dolore per la perdita di uno stimato medico è un conto, la tifoseria da stadio è un altro.
Nostro obbligo è prestare attenzione alla verità dei fatti, più che a quello che piace sentire alle varie correnti. E’ l’obiettivo che ci siamo dati, consapevoli del fatto che il nostro approccio può generare critiche tra le persone più superficiali. Ci permetta di dirle che anche le sue parole e il modo in cui si pone la qualificano. Un cordiale saluto e grazie per averci scritto.

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Verso il reintegro dei sanitari non vaccinati

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Verso il reintegro dei sanitari non vaccinati | Rec News dir. Zaira Bartucca

“Il Ministro della Salute Orazio Schillaci, a sei mesi dalla sospensione dello stato d’emergenza e in considerazione dell’andamento del contagio da Covid-19, ritiene opportuno avviare un progressivo ritorno alla normalità nelle attività e nei comportamenti, ispirati a criteri di responsabilità e rispetto delle norme vigenti”. E’ quanto si legge in un comunicato stampa del ministero della salute.

“Pertanto anche in base alle indicazioni prevalenti in ambito medico e scientifico, si procederà alla sospensione della pubblicazione giornaliera del bollettino dei dati relativi alla diffusione dell’epidemia, ai ricoveri e ai decessi, che sarà ora reso noto con cadenza settimanale, fatta salva la possibilità per le autorità competenti di acquisire in qualsiasi momento le informazioni necessarie al controllo della situazione e all’adozione dei provvedimenti del caso”.

Verso il reintegro dei sanitari non vaccinati | Rec News dir. Zaira Bartucca
Il ministro della Salute Orazio Schillaci

“Per quanto riguarda il personale sanitario soggetto a procedimenti di sospensione per inadempienza all’obbligo vaccinale e l’annullamento delle multe previste dal dl 44/21 – fa sapere ancora il ministero della Salute – in vista della scadenza al prossimo 31 dicembre delle disposizioni in vigore e della preoccupante carenza di personale medico e sanitario segnalata dai responsabili delle strutture sanitarie e territoriali è in via di definizione un provvedimento che consentirà il reintegro in servizio del suddetto personale prima del termine di scadenza della sospensione”.

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COVID

Ed è subito farsa. Il governo pensa di dare la presidenza della Commissione d’inchiesta sul covid all’opposizione

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Ed è subito farsa. Il governo pensa di dare la presidenza della Commissione d'inchiesta sul covid all'opposizione | Rec News dir. Zaira Bartucca
Ciriani sulla Commissione d’inchiesta covid

La presidenza della Commissione d’inchiesta sul covid all’opposizione. Il governo Meloni ci sta pensando, e anzi sull’argomento si è espresso questa mattina il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani. “E’ una cosa che possiamo prendere in considerazione. Questa commissione sarebbe dovuta nascere la scorsa legislatura Renzi l’aveva annunciata ma poi non se ne è fatto nulla con la campagna elettorale. Io penso che una commissione di indagine possa nascere, potrebbe anche essere che la guidi un esponente dell’opposizione, ma che la guidi un esponente dell’opposizione o maggioranza, io credo che vada fatta luce sulla gestione di fondi pubblici in maniera molto molto opaca, se c’è la commissione che indaga su questo per me è la benvenuta”.

Silenzio da parte del governo sulla campagna di vaccinazione di massa e sulle e misure liberticide

Ciriani, come già la Meloni nel corso del discorso per chiedere la Fiducia alla Camera, parla inoltre di “gestione dei fondi pubblici”. Eppure la conduzione della pandemia da parte dei governi Conte II e Draghi non è certo stata caratterizzata solo da questo, né tutto si è esaurito con la cresta sulle mascherine o con il ruolo del commissario Arcuri. Ci sono la campagna di vaccinazione di massa, i contratti con le multinazionali farmaceutiche, l’imposizione del Green Pass negli uffici pubblici (su cui FdI non ha interesse a indagare, essendo stato partito promotore del certificato verde), il lockdown quasi totale per un virus che oggi Bassetti ammette si poteva curare con l’aspirina, la caccia ai non mascherati, la discriminazione sistematica dei non vaccinati, la cancellazione del diritto al lavoro, l’utilizzo improprio delle auto-certificazioni, le chiusure evitabili delle attività commerciali. Non da ultimo, i danneggiati dai vaccini (anche in maniera permanente) e i deceduti. Su tutto questo dovrebbe fare luce una Commissione d’inchiesta parlamentare degna di questo nome, ma gli esordi – con l’idea di consegnarne la presidenza a un componente dell’opposizione o a qualche duttile renziano – non sembrano essere dei migliori.

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Se ne accorgono solo ora: il covid si cura anche con dei banali anti-infiammatori

Chi, come noi, lo diceva due anni fa era un “complottista” che pubblica “fake news”. Adesso, con appena 24 mesi di ritardo, l’Istituto Mario Negri ha svelato l’arcano: il covid si cura e tanto possono fare – per approcciarsi al virus – dei banali anti-infiammatori

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Se ne accorgono solo ora: il covid si cura anche con dei banali anti-infiammatori | Rec News dir. Zaira Bartucca

Chi, come noi, lo diceva due anni fa era un “complottista” che pubblica “fake news”. Adesso, con appena 24 mesi di ritardo, l’Istituto Mario Negri ha svelato l’arcano: il covid si cura e tanto possono fare – per approcciarsi al virus – dei banali anti-infiammatori. Rec News ha iniziato a parlare di cure già all’inizio del 2020, quando pubblicava i documenti di studi resi noti all’estero e intervistava medici autorevoli che purtroppo non sono stati ascoltati da chi ricopriva ruoli decisionali.

Oggi gli scienziati e i virostar come Remuzzi, che ha preso parte allo studio del Mario Negri, giungono a questa conclusione dopo decine di migliaia di persone morte senza essere state curate al manifestarsi dei sintomi, dopo che soggetti con altre malattie sono stati lasciati fuori dagli ospedali e dopo che altri sono stati abbandonati a loro stessi anche quando dovevano sottoporsi a operazioni chirurgiche.

Se ne accorgono ora: il covid si cura anche con dei banali anti-infiammatori | Rec News dir. Zaira Bartucca

Senza contare i vaccinati, danneggiati o morti per colpa di un siero sperimentale cui si sono affidati senza remore, nella convinzione che non esistesse alternativa: questo hanno fatto credere i governi Conte e Draghi, questo ha fatto passare la stampa mainstream.

Scrive ora Ansa:

La terapia a base di antinfiammatori (in particolare non steroidei, i Fans), avviata all’inizio dei sintomi, riduce il rischio di ospedalizzazione per Covid dell’85-90% Dopo due anni e mezzo di pandemia la comunità scientifica concorda su un punto: a uccidere i malati è l’infiammazione (o flogosi), non il virus.

Ricapitolando: due anni di privazioni, mascherine, isteria, ipocondria, allarmismi ingiustificati, corse all’hub vaccinale, bambini usati come cavie e anziani immolati per un virus che, se il sistema immunitario non fa il suo lavoro, si può curare con delle bustine di anti-infiammatorio?

Possibile che nessuno si sia accorto prima – a virus, come si sostiene, “isolato” – che principi attivi conosciuti, in genere ben tollerati e presenti in tutte le case avrebbero potuto fare in modo che si evitasse la campagna di vaccinazione di massa, cioè la sperimentazione umana di un siero di cui si saprà di più solo nel 2023? Nessuno, dunque, che risponda per la baracca emergenziale messa in piedi, che non ha avuto eguali in Europa e forse nel mondo e che – ci dicono oggi gli scienziati tra le righe – si poteva evitare?

“Covid, gli antinfiammatori riducono le ospedalizzazioni del 90%” in Corriere della Sera del 26/08/22
“Covid: con antinfiammatori riduzione del 90% dei ricoveri” – in Ansa del 26/08/22

Rec News dir. Zaira Bartucca – recnews.it

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