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Avviate le indagini sulla morte di De Donno. Silenzio assordante da parte delle Istituzioni
Sul decesso e sulle possibili responsabilità da parte di terzi indagano ora la Procura e i Carabinieri di Mantova, coordinati dal colonnello Antonello Minutoli. Per il momento nessuna frase di cordoglio da parte di Draghi, Speranza e Mattarella
Per il mainstream si è “suicidato“, per quelli che vengono considerati complottisti “è stato aiutato ad andare”. Per alcuni, invece, a pesare è stato il clima avvelenato dalle calunnie e dagli insulti gratuiti. La morte del dottor Giuseppe De Donno – considerato erroneamente il padre della plasmaferesi, tecnica che si utilizza fin dagli anni ’50 – è un giallo completo. La stampa commerciale riferisce del decesso che sarebbe avvenuto il pomeriggio del 27, e della famiglia che avrebbe ritrovato il corpo. Si parla di “impiccagione” e dell’assenza di un biglietto con cui giustificare il gesto.
Le ombre rimangono tante, ma quel che è certo è che la narrazione dell’episodio è ora utilizzata per tentare di incutere un clima di paura nei più critici verso la dittatura sanitaria. Social, commenti ai siti e ai personaggi in vista: da ore è tutto un fiorire di “ecco che succede se ti esponi come ha fatto De Donno“, e simili. Tutte frasi che lasciano il tempo che trovano, strumentalizzazioni che tentano di scoraggiare chi ha deciso di esporsi o, meglio, di non piegarsi. E’ già, tuttavia, un fiorire di gruppi, associazioni e comitati risoluti a scoprire la “verità” sul professore attivo nel Mantovano.
La vicenda di De Donno è nota: già primario del reparto di Pneumologia del Carlo Poma – uno dei tanti che nel corso dell’emergenza ha utilizzato la contestata tecnica della prono-supinazione – ad un certo punto della sua attività – spiega la stampa commerciale – “abbandona tutto per fare il medico di base”. Alcune testate parlano di grosse somme investite nella plasmaferesi, e del conseguente “stato depressivo” che sarebbe seguito dopo il no alle terapie delle sfere alte.
Vicino o avvicinato dalla politica, diventa suo malgrado un paladino anti-sistema, pur frequentando determinati contesti. Si contrappone alla narrazione dominante e agli influencer pro-vax ma sempre debitamente in vista nelle trasmissioni più seguite, a differenza di altri medici che hanno curato centinaia di pazienti confrontandosi con un silenzio assordante da parte della stampa e delle reti commerciali. Che la questione non sia solo sanitaria, del resto, lo dice lo stesso panorama italiano sulle cure di questo tipo.
Che la plasmaferesi naturale ottenuta utilizzando semplicemente gli anticorpi dei pazienti guariti non potesse avere futuro in un Paese in cui l’emergenza è mantenuta in vita per forza – soprattutto in vista di “quei 200 miliardi che dobbiamo spendere” (cit. Fusani) – lo racconta la storia della stessa azienda Kedrion che si occupa anche di plasmaferesi, ma artificiale. Di proprietà di Paolo Marcucci (fratello del senatore del Pd Andrea), Kedrion è ormai lanciatissima, e potrà contare su almeno un quadriennio di investimenti. Quelli che De Donno cercava da tempo, che per un motivo o per l’altro non gli sono stati concessi.
Sul decesso e sulle possibili responsabilità da parte di terzi indagano ora la Procura e i Carabinieri di Mantova, coordinati dal colonnello Antonello Minutoli. Intanto, oltre alla tristezza comunicata da molti in queste ore, c’è il silenzio assordante delle Istituzioni, che non hanno inviato nessuna parola di cordoglio.
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