Incandidabilità, Falchi spiega le sue ragioni

Riace, il consigliere dimissionario di maggioranza risponde sul “reato del 2003 passato in giudicato” e sulle presunte infiltrazioni criminali in un ristorante da lui gestito in passato: “La mia gestione terminò nel 2008, l’informativa dei carabinieri si riferisce a fatti del 2015”

Il consigliere dimissionario del partito di maggioranza del Comune di Riace ha risposto ad alcuni fatti che in questi giorni gli vengono contestati dalla stampa commerciale da alcuni giornalisti vicini al sodalizio “E stato il vento” e provenienti da testate che per Lucano hanno avviato raccolte fondi. “Sulla base di quanto appreso sul Fatto Quotidiano del 6 settembre del corrente anno, per la mia personale vicenda di consigliere del Comune di Riace, tengo a precisare che la mia incandidabilitá é stata presentata per un reato da me compiuto, con sentenza passata ingiudicato nel lontano 2003. Reputavo, pertanto, da quanto mi era stato riferito, che dopo dieci anni il reato scrittomi di bancarotta fraudolenta si sarebbe estinto “ex lege”.
A cagione di ciò, credo che la mia buona fede sia stata legittima per la mia candidatura in quanto avessi avuto il minimo dubbio non mi sarei proposto”.


“Inoltre, sempre come riportato sul quotidiano precedentemente citato, così continuava: “Il nome del segretario leghista, infatti, compare in un’informativa del 2015 dei Carabinieri finita agli atti del processo “Mandamento ionico” contro le cosche mafiose della Locride. All’epoca delle indagini, vicino Locri, a Portigliola, gli investigatori tenevano sotto controllo il “ristorante Bonasira” il cui titolare era proprio Claudio Falchi. Leggendo l’informativa, più che un locale commerciale sembrava un covo di ” ‘ndranghetisti”, ma per questi fatti Falchi non risulta indagato. “Presso il ristorante Bonasira – scrivono i Carabinieri – si svolgevano saltuari incontri tra esponenti delle varie consorterie criminali della zona”. E ancora “atteso che l’attivitá commerciale non viene più esercitata, quando la sera passando si vedono le luci accese molto probabilmente ci si può imbattere in un summit di “‘ndrangheta”. È necessario precisare che la genuinitá della notizia deve essere data in maniera veritiera ed oggettiva, pertanto, affermo che l’attivitá di apertura del ristorante “Bonasira” é stata da me condotta in data 21/04/2008 e per mancanza di clienti sono stato costretto, purtroppo, alla chiusura l’11/11/2008″.


“Pertanto, è del tutto evidente che quanto riportato del giornalista non corrisponde al vero, infatti l’informativa dei carabinieri cui fa riferimento è del 2015, data in cui il sottoscritto aveva cessato da lungo tempo l’attivitá, ammettendo lo stesso giornalista che io non risulto neanche indagato. Non pago di questo, viene a descrivere che in quel locale vi siano dei summit di ” ‘ndrangheta” a tutt’oggi, facendo falsamente credere che io ne sia ancora il titolare. Screditare, gettare del fango sulla mia persona, descrivendomi quasi come un facilitatore di incontri di criminalitá organizzata in un locale del quale da anni non ho più la disponibilitá, avendo consegnato le chiavi al proprietario al momento della cessazione nel 2008, mi sembra molto grave. Questo per completezza ed esaustivitá. In ogni caso, mi ritengo sin da ora di ponderare una possibile azione legale a tutela della mia persona, in riferimento al fatto che siano stati riportati fatti non coincidenti e non verificati”.


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