Periodico di Inchieste

Sistema Riace e rendiconti truccati, chiesti sei rinvii a giudizio. I nomi


Le accuse di falso su prestazioni lavorative farlocche e sui fondi utilizzati per fini personali riguardano Città Futura, l’associazione fondata da Mimmo Lucano e dalla sua ex moglie



Nuova tegola – debitamente censurata dal mainstream – sul sistema Riace. Per sei indagati la Procura di Locri ha chiesto il rinvio a giudizio. Sono accusati di concorso in truffa aggravata ai danni dello Stato. Si tratta del braccio destro di Lucano Antonio Ferdinando Capone, di Giuseppe Ammendolia, Marinella Procopio, Sabrina Mancuso, Giuseppe Mirenzi e Maria Teresa Scrivo.


La lente della Procura di Locri diretta da Luigi D’Alessio è finita nuovamente sui progetti Sprar (relativi alla fantomatica accoglienza dei migranti), e in particolare su quelli che vanno dal 2016 al 2018. In questo contesto, gli inquirenti stanno considerando ben quattro fattispecie di truffa: ci sono le prestazioni occasionali false, le fatture false, l’acquisto di un device elettronico utilizzato per fini personali e le prestazioni lavorative false.


Il ruolo di Ferdinando Antonio Capone, il ” braccio destro di Lucano”

Di primo piano è il ruolo di Ferdinando Antonio Capone, formalmente legale rappresentante di Città Futura (Mimmo Lucano – annotano gli inquirenti in pagine e pagine, è sempre rimasto il “presidente di fatto di Città Futura”, associaziond fondata assieme all’ex moglie che nel pratico gestiva impartendo ordini alla segretaria Cosimina Ierinó). Capone come abbiamo scritto nel volume della serie “RN Inchieste” I padroni di Riace (in basso) nelle intercettazioni confida all’amante – anche lei rinviata a giudizio – di essere “il braccio destro di Lucano”. Già noto alle Forze dell’Ordine, nel ’94 viene arrestato nell’ambito dell’operazione Stilaro condotta da Nicola Gratteri. Adesso la magistratura gli contesta il reato di truffa, che sarebbe stato perpetrato tramite le false rendicontazioni Sprar e le false prestazioni lavorative, “con abuso dei poteri inerenti la pubblica funzione”. Un’altra presunta truffa avrebbe riguardato materiale sportivo, che secondo gli inquirenti sarebbe stato acquistato al posto dei generi di prima necessità destinati agli immigrati.



Lo smartphone dell’amante comprato con i soldi dello Sprar

Ancora una volta gli inquirenti accusano i componenti del sistema Riace di aver distratto fondi pubblici per fini personali. Questa volta per l’acquisto di uno smartphone che sarebbe stato regalato a una delle indagate, intimamente legata allo stesso Capone. Nella rendicontazione Sprar del 2016/2017, inoltre, sarebbe stata annotata una prestazione lavorativa in realtà mai avvenuta, per un importo pari a 23mila euro. Il ministero dell’Interno e la Prefettura sono indicate quali parte offese.


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