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Lo avevamo anticipato in concomitanza alla presentazione del piano sull’immigrazione da parte del ministro Enzo Moavero Milanesi in sede di Consiglio agli Affari esteri: attorno all’Unione africana c’è gran fermento. Lo conferma la danza di governi, aziende, multinazionali, attorno al continente che di recente ha approvato uno degli accordi commerciali più ambiziosi di sempre: quello sull’Afcfta, l’Area commerciale di libero scambio che già fa tremare le ginocchia all’agricoltura italiana e a numerosi altri settori depressi che, lamentano gli esperti del settore, potrebbero essere incapaci di tenere il passo.

Lo sdegno sarà cavalcato da leghisti e forzisti

Un’allarme commerciale ma non solo che il presidente della Commissione Affari costituzionali Antonio Tajani ha fatto suo proprio in concomitanza dell’elezione di Ursula Von der Leyen, la popolare che ha saputo conquistare perfino la fiducia dei grillini di Bruxelles, e che ora occupa uno dei posti più ambiti ma anche che destano più preoccupazione negli osservatori disinteressati: quello di presidente della commissione europea. Sul no dei leghisti e sul sì dei pentastellati è già stato detto tutto, ma non che la manovra degli uomini di Salvini per quanto giusta potrebbe in Patria agevolare la salita dei forzisti, che com’è noto agli addetti ai lavori ambiscono a una reunion con i democratici, in particolare con i reduci renziani. E’, infatti, uno sdegno cavalcabile quello che in queste ore pervade la rete e popola le piazze.

Niente veti per la tedesca. Poi, le riunioni a porte chiuse

Dal Carroccio il “no” alle politiche dell’europeista convinta è stato deciso, ma fornito solo in extremis: niente veti per la tedesca, che è riuscita a presentarsi all’audizione finale dove era prevedibile che, pur con difficoltà, l’avrebbe spuntata. Dai giallo-neri la mossa ugualmente ambigua: il 9 luglio la deputata Tiziana Beghin riferisce in Europarlamento di essere contraria alle “riunioni a porte chiuse”, che tradiscono l’ormai inflazionato “principio di trasparenza”. Appena due giorni dopo, corre assieme al collega Fabio Massimo Castaldo alla riunione privata con la commissaria in pectore. Da critici, diventano ben presto complici. Da scettici, entusiasti. E, dalle risorse energetiche polacche ai problemi di corruzione di molti Stati, è ormai chiaro che Ursula dei compromessi facili abbia fatto politicamente breccia nel cuore di più d’uno.

Il monito trasversale è investire in Africa. L’Italia della recessione aspetterà

L’Africa, per esempio, si sta trasformando in queste ore da problema (cit. Conte) a opportunità. Fabio Massimo Castaldo, altro eurodeputato in quota Cinquestelle, ne è convinto: “Tutti vogliono investire in Africa” e anzi “è necessario” farlo. Poco importa che si tratti di aree depresse o di aree che sono più ricche dell’Italia. Secondo Castaldo l’Unione africana va innaffiata tutta, trasversalmente. L’Italia della recessione, della crisi economica aspetterà, sperando che poi non diventi troppo tardi. L’effetto Von der Leyen, intanto, si fa già sentire.

LAZIO

Dopo le critiche ai termovalorizzatori, il secondo di Legambiente passa al Comune di Roma

L’associazione appena qualche giorno fa aveva criticato la volontà di Roberto Gualtieri di avviare una stagione tutt’altro che attenta all’ambiente nella Capitale. Oggi l’annuncio dell’ingresso nell’Ufficio “Clima” del gabinetto del sindaco

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Dopo le critiche ai termovalorizzatori, il secondo di Legambiente passa al Comune di Roma | Rec News dir. Zaira Bartucca

Edoardo Zanchini, già vicepresidente e membro della segreteria nazionale di Legambiente, è stato nominato direttore dell’Ufficio “Clima” del Comune di Roma, emanazione del Gabinetto del sindaco. L’associazione appena qualche settimana fa aveva criticato la volontà di Roberto Gualtieri di avviare una stagione tutt’altro che attenta all’ambiente nella Capitale, con la previsione della costruzione di nuovi termovalorizzatori. Quale sarà la posizione di Zanchini sull’argomento? Non si sa, e comunque a passaggio avvenuto le acque si sono calmate e il clima si annuncia più che disteso.

Legambiente ha già inviato il suo bigliettino virtuale di felicitazioni: “Auguri di buon lavoro per il nuovo prestigioso incarico. Roma ha bisogno della sua competenza ed esperienza”. I termovalorizzatori ora non sono più un problema: il baricentro si è già spostato sulla “diffusione degli impianti a fonti rinnovabili, gli interventi per l’efficientamento energetico degli edifici e i progetti di forestazione per contribuire a combattere la crisi climatica”: questi i punti indicati dal presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani assieme alla “decarbonizzazione”.

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POLITICA

Petrocelli silurato, la Commissione Esteri del Senato ha un nuovo presidente

Le manovre per il suo insediamento – supportate anche dalla Lega di Salvini, che oggi si è complimentato via social – sono la conseguenza…

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Petrocelli silurato, la Commissione Esteri del Senato ha un nuovo presidente | Rec News dir. Zaira Bartucca
Immagine Angelo Carconi (Ansa)

La Commissione Esteri del Senato ha un nuovo presidente: è Stefania Craxi, figlia di Bettino. Le manovre per il suo insediamento – supportate anche dalla Lega di Salvini, che oggi si è complimentato via social – sono la conseguenza dell’addio di Petrocelli. Il pentastellato è stato costretto a lasciare la commissione e anche il M5S dopo aver espresso posizioni critiche verso l’invio di armi in Ucraina e verso l’operato del governo Draghi.

Negli scorsi giorni la Giunta per il regolamento aveva votato a favore dello scioglimento della Commissione Esteri dopo che venti membri di tutti i partiti avevano annunciato le loro dimissioni.

Rec News dir. Zaira Bartucca

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POLITICA

Chiesta la sfiducia di Draghi

Ma a sostenere l’operato del premier con le dimissioni di massa dalla Commissione Affari Esteri ci sono esponenti di tutti i partiti. Anche i “pacifisti” della Lega con a capo Matteo Salvini e la cosiddetta opposizione di Fratelli d’Italia. Petrocelli: “Hanno votato tutti la delega in bianco per armare l’Ucraina fino a dicembre 2022, tutto il resto è propaganda”

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Chiesta la sfiducia di Draghi | Rec News dir. Zaira Bartucca
Immagine di repertorio (Imagoeconomica)

“Togliere la fiducia a Draghi” e “fermare l’invio di tutte le armi” all’Ucraina. E’ quanto ha chiesto oggi il presidente della Commissione Esteri al Senato Vito Petrocelli. E’ l’epilogo di tensioni che si sono manifestate nel corso di tutta la settimana, prima con la promessa di ricorrere alla Corte Costituzionale e poi con le dimissioni di diversi componenti della commissione.

Ad abbandonare l’organismo in segno di protesta verso le recenti prese di posizione di Petrocelli negli scorsi giorni sono stati esponenti di tutti i partiti. Ci sono anche i leghisti “pacifisti” a difendere l’operato del premier Draghi e l’invio di armi all’Ucraina: Matteo Salvini, Tony Iwobi, Stefano Lucidi, e Manuel Vescovi.

Non resta fuori neanche la cosiddetta opposizione di Fratelli d’Italia, che ha confermato le dimissioni del presidente del Copasir Adolfo Urso. A fare blocco contro la via diplomatica sono poi stati Stefania Craxi (Forza Italia), Alberto Airola (M5S), Laura Garavini (Italia Viva) e Pier Ferdinando Casini.

“Tutti i partiti – ha detto Petrocelli – hanno votato la delega in bianco per armare l’Ucraina fino a dicembre 2022. Tutto il resto sono chiacchiere e propaganda elettorale”.

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