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E’ online il nostro sondaggio sulle Elezioni Politiche 2022. Si vota fino alle 14 del 10 settembre. E’ possibile esprimere la propria preferenza seguendo il link che si trova anche alla fine di ogni articolo.

Come si vota

Si può indicare un’unica preferenza. Si può dichiarare la propria adesione alla corrente astensionista (che per la prima volta si sta concretizzando in una sorta di movimento di protesta spontaneo popolato da chi non si sente rappresentato da nessuno) o ai simboli in corsa. I partiti che si attestano al di sotto del 3% sono stati indicati con “altre liste” per l’oggettiva difficoltà a elencarli tutti.

Il campione di riferimento

Il sondaggio è stato pubblicato alle 19 di questo pomeriggio ed è stato condiviso con un campione statistico rappresentativo e politicamente variegato. Il numero dei votanti è sempre indicato nel sondaggio, dove si può vedere anche l’andamento parziale. Più aumenta il numero di adesioni, più si riducono i margini di errore che sono insiti in ogni rilevazione. Nelle prossime settimane verrà pubblicata una prima analisi dei dati provvisori.

Rec News dir. Zaira Bartucca – recnews.it

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Emanuele

Non daro’ il mio voto a nessuno, nè a chi ha sfruttato la situazione per raggranellare né tantomeno ai vecchi partiti. In questo momento non c’è nessuno che puo’ rappresentarci

POLITICA

Entrato in vigore il Trattato del Quirinale

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Entrato in vigore il Trattato del Quirinale | Rec News dir. Zaira Bartucca

Il primo febbraio 2023 è il giorno dell’entrata in vigore del Trattato tra la Repubblica italiana e la Repubblica francese per una “cooperazione bilaterale rafforzata”. Si tratta del cosiddetto “Trattato del Quirinale”. A poco più di un anno dalla sua firma, il 26 novembre 2021, il Trattato suggella quello che le istituzioni considerano un “rapporto strategico tra l’Italia e la Francia”. L’avvio della cooperazione bilaterale segna un ulteriore elemento di continuità tra il governo Draghi (in carica quando il trattato è stato firmato) e il governo Meloni. La collaborazione tra le amministrazioni italiane e francesi si dispiegherà in nuove iniziative congiunte, in linea con i dettami provenienti dall’Unione europea.

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INTERVISTE

Il racconto della figlia del 72enne di Guardia Piemontese deceduto per un caso di “malasanità”

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Il racconto della figlia del 72enne di Guardia Piemontese deceduto per un caso di malasanità | Rec News dir. Zaira Bartucca

Antonio Caroccia era un 72enne di Guardia Piemontese, un paesino in provincia di Cosenza, in Calabria. Riferiscono i familiari, assumeva dei farmaci ma godeva di buona salute, era attivo e non era affetto da nessuna patologia. Il 5 marzo dello scorso anno avverte un dolore all’altezza dei reni. E’ tardo pomeriggio, Antonio è vigile, cosciente, i familiari sono preoccupati ma nessuno si immagina quello che sarebbe successo da lì alle 8 ore successive, con una diagnosi iniziale sbagliata, “circa due ore e mezzo di attesa presso il pronto soccorso della clinica Tirrenia Hospital” – racconta una componente della famiglia – assenza di ambulanze, posti letto per ottenere i quali è necessario fare opere di convincimento, esami mai giunti a destinazione. Che sarebbe successo se i medici non avessero erroneamente diagnosticato un infarto e se il signor Antonio fosse giunto subito nel reparto di Chirurgia? Secondo i familiari, il decesso forse poteva essere evitato. Una delle due figlie, Valentina, ci ha spiegato le motivazioni alla base di questo convincimento.

Lei sta portando avanti una battaglia per il riconoscimento di un caso di malasanità che potrebbe aver causato il decesso di suo padre. Ha avuto risposte dalle Istituzioni?

Il 28 marzo ho inviato una PEC al ministero della Salute, alla Procura della Repubblica presso il tribunale di Paola e Cosenza e al presidente della Regione Calabria in qualità di commissario ad acta della Sanità. Il ministero mi ha risposto l’11 aprile chiedendo alla Regione di relazionare sull’accaduto e domandando di mettermi a conoscenza degli esiti. La Regione ha scritto all’Asp di Cosenza limitandosi di fatto a fare da tramite, senza esprimersi sull’accaduto. Mi ha risposto allegando semplicemente i documenti ricevuti dall’Asp stessi, per giunta incompleti. Il tutto dopo circa tre mesi, durante i quali ho fatto numerosissimi solleciti telefonici e via mail.

Dal decesso di suo padre in poi è stata costretta ad appellarsi continuamente, oltre che alle istituzioni, alle strutture sanitarie coinvolte. Ha trovato disponibilità o chiusura?

Sostanzialmente dopo aver fatto più solleciti con le istituzioni ho trovato qualche forma di apertura. Il resto è stato un po’ sorprendente, anche per quello che riguarda le risposte del direttore della centrale operativa. Mi è capitato di fare presente il comportamento di un infermiere che con mio padre era stato sgarbato e poco professionale, ma la mia versione è stata messa in dubbio.

Sta dicendo che ha denunciato il comportamento di un infermiere e l’ospedale interessato non ne ha voluto saperne di più? Non è stata avviata nessuna indagine interna per comprendere se si era in presenza di una negligenza o di un disservizio?

No, assolutamente no. Anzi ho avuto l’impressione contraria, cioè che facessero da scudo a chi era intervenuto quella sera. Mi sono anzi sentita dire dal direttore della centrale operativa del 118 le testuali parole: “posto che ciò corrisponda a verità, come fa notare la scrivente sig.ra Valentina Caroccia, rientra nei comportamenti personali del singolo, sicuramente censurabili, ma non perseguibili”.

Della vicenda che ha raccontato a Rec News ha fatto molta impressione l’atteggiamento di parte del personale sanitario coinvolto.

Abbiamo provato tanta rabbia, tanta tristezza e tanto dolore. Quando i sanitari sono venuti a casa per soccorrere mio padre non riuscivano a trovargli la vena e sgarbatamente gli davano dei comandi del tipo “Metti il braccio così”, strattonandolo. L’hanno poi portato giù sulla sedia a rotelle a petto nudo, faceva pure freddo perché era quasi sera. E’ stata mia madre a coprirlo. Alla Clinica Tirrenia Hospital doveva essere ricoverato, come testimoniano gli audio, su indicazione del medico del 118 intervenuto e del cardiologo dell’UTIC di Paola (la terapia intensiva cardiologica, nda), ma arrivati lì non volevano ricoverarlo, non ho capito per quale ragione. Il medico del 118 si è rivolto a mia madre e a mio zio dicendo: “Dovete insistere per fare uscire il posto”.

“Insistere per fare uscire il posto” è una frase strana.

Alla fine comunque è stato accettato presso il pronto soccorso della Tirrenia Hospital, ma quando i sanitari della stessa hanno ritenuto di dover trasferire mio padre presso l’ospedale Annunziata di Cosenza la clinica non era in possesso di alcuna ambulanza. Ho scavato per capire le motivazioni e chiesto spiegazioni, ma la clinica in tutta risposta mi ha scritto tramite legale facendo finta di non sapere che ero una parente diretta. Ho parlato anche con il vicedirettore della clinica Tirrenia Hospital perché in tutto questo è stato anche smarrito un esame che si chiama emogasanalisi che la clinica sostiene di aver effettuato e di aver consegnato all’ambulanza di Amantea che ha trasportato papà in un secondo momento. Sta di fatto che di quest’esame non c’è traccia.

Non si trova un esame di marzo del 2022?

Non si trova. Il vicedirettore sostiene che sia stato consegnato ma le cose sono tre: o non è stato effettuato, o è stato fatto e non è stato consegnato o è stato consegnato ed è stato smarrito. Al vicedirettore ho anche domandato come mai l’ambulanza non fosse disponibile e lui ha risposto che ne hanno solo una e che era impegnata per il trasferimento di un paziente leucemico a Reggio Calabria. Pensare che la Tricarico è l’unica clinica della costa tirrenica cosentina ad avere l’emodinamica. Mio padre del resto non doveva neppure essere lì, perché la diagnosi inziale di infarto si è poi rivelata sbagliata.

Negli audio vagliati da Rec News si sentono anche i sanitari che rispondono flemmatici e le attese lunghe intervallate dalla Primavera di Vivaldi…

Infatti si nota subito l’incapacità di comunicare e gestire l’urgenza. Si passano il telefono di persona in persona. Mancavano mezzi, preparazione e c’era pure chi rispondeva scocciato alla richiesta di intervento.

Suo padre è deceduto dopo un’Odissea di circa otto ore.

Era un codice rosso. Avrebbero dovuto mobilitarsi subito, non avere quell’atteggiamento rilassato passandosi il telefono di persona in persona.

C’è stato anche quel problema “di connessione” che ha impedito a un esame di arrivare a destinazione.

Quando si fa l’ECG a casa, a esito ottenuto c’è il consulto tra il medico che è sul posto, del medico che è in centrale operativa e del medico di turno all’UTIC di competenza, in questo caso l’UTIC di Paola. Però alla centrale operativa del 118 l’esame non è mai arrivato per mancanza di linea. E’ arrivato però, come documentano gli atti, all’UTIC di Paola, quindi gli unici due che hanno avuto modo di confrontarsi sono stati il medico del 118 che è venuto qua a casa e il cardiologo. Il medico non è stato assolutamente in grado di gestire la situazione. Mio padre era a casa lucido e cosciente, avvertiva un dolore all’altezza dei reni ma gli è stato diagnosticato un infarto. Quando è stato trasportato sulla seconda ambulanza già non rispondeva e secondo i referti aveva già i valori sballati. Dopo ore di attesa, due ore circa delle quali presso la Tirrenia Hospital, è deceduto.

Mi diceva che in un referto clinico anziché scrivere “sottorenale” hanno scritto “soprarenale”. Sono questioni di lana caprina oppure ha senso porsi delle domande?

Sì, ha senso porsi il quesito e stiamo seguendo anche tutta la parte medica per comprendere meglio come si sono svolti i fatti. Sappiamo che è arrivato in Chirurgia all’Annunziata in condizioni già critiche e che i medici hanno innestato le protesi. L’operazione è durata circa due ore e mezzo e da come si legge dalla cartella clinica ci sono stati due arresti cardiaci, uno dei quali ripreso con il defibrillatore. Hanno provato a recuperarlo, ma all’una e trenta di notte è stato constatato il decesso.

Nel caso di suo padre la diagnostica appare mancante o errata.

Sì, non gli è stata fatta la TAC a contrasto che avrebbe dovuto evidenziare le rotture subentrate che inizialmente non c’erano, e poi gli è stato diagnosticato, sbagliando, un infarto. Mio padre aveva bisogno di essere trasferito immediatamente, e sottolineo immediatamente, presso la struttura dove è stato operato, invece è stato perso inutilmente tanto tempo e non c’erano neppure i mezzi per effettuare il trasporto.

La prima diagnosi di suo padre è avvenuta tramite telemedicina, però il referto non è mai giunto a destinazione per un problema di connessione. Il timore è che determinate procedure macchinose che coinvolgono tanto personale sanitario e tante unità distanti tra loro, possano mettere in pericolo il paziente. Se si spezza un anello della catena, i rischi possono superare i vantaggi.

Ma se alla fine mi sono sentita dire “Ritieniti fortunata che quella sera c’era il medico con l’ambulanza”, perché la prima ambulanza è venuta 5 minuti dopo la chiamata, ma solo perché stava facendo rifornimento lì vicino. Mi sono vergognata per loro a sentire frasi del genere. Per riuscire a fare gli accessi agli atti che riguardano il decesso di mio padre mi sono trovata di fronte a telefoni sbattuti in faccia. Se scegli di fare il medico devi avere una vocazione passione, ma se poi non hai professionalità e sei perfino disumano, è meglio che cambi mestiere. Ora non c’è solo il dolore, ma anche la rabbia.

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PRIMO PIANO

Covid, una lettera alle Istituzioni rimarca l’importanza dell’immunità naturale

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Covid, una lettera alle Istituzioni rimarca l'importanza dell'immunità naturale | Rec News dir. Zaira Bartucca

Una lettera congiunta per rimarcare l’importanza dell’immunità naturale in fatto di contrasto al covid e per chiedere di non estendere le vaccinazioni a chi ha contratto il virus ed è guarito senza bisogno di interventi farmacologici. L’ha redatta il Coordinamento Comitati Guariti Covid e l’hanno sottoscritta diverse associazioni – Condav ODV, Comitato Ascoltami, ACU Marche, Immuni per sempre, Comilva, Noi Avvocati per la Libertà, Associazione Jenner, Coscienze Critiche, Associazione Thomas International, Diritti Umani e Salute, La Genesi, Arbitrium, IDU, Reaction 19, Eunomis – oltre che decine tra avvocati e medici. La missiva è stata inviata alle massime istituzioni. In essa si legge:

Preg.ma Presidente del Consiglio, Onorevoli Ministri, Onorevoli Parlamentari, formuliamo la presente nell’interesse del Coordinamento Comitati Guariti da Covid 19 e di tutte le Associazioni e Comitati che lo costituiscono, composto da avvocati, medici e professionisti per la salvaguardia e gli interessi dei GUARITI da Covid 19 e a tutela della discriminazione che gli stessi hanno subito dal punto di vista umano, scientifico e lavorativo negli ultimi due anni. La scienza medica, da sempre, riconosce la validità e l’efficacia dell’immunità naturale a seguito di infezione, assioma inspiegabilmente dimenticato nella pandemia causata dal virus Sars Cov-2, nonostante le conferme degli studi scientifici susseguitisi in questi ultimi due anni e mezzo.

Evidenze che, oltre a confermare, come detto, l’assoluta validità ed efficacia dell’immunità naturale a seguito di pregressa infezione, hanno evidenziato, invero, che vaccinare un soggetto guarito non apporta beneficio né alla comunità né al soggetto stesso, ma lo espone al 60% in più di potenziali effetti avversi e a un rischio maggiore del 50% di miocardite grave, rispetto a un soggetto covid-naive! Il Coordinamento di Comitati dei Guariti da Covid, unitamente ad altre importanti Associazioni nazionali, ha cercato sin da subito ma inutilmente, di richiamare l’attenzione del Ministero della Salute e delle varie Autorità competenti in merito a queste evidenze, come risulta dalle comunicazioni in allegato.

In relazione al silenzio delle Autorità adite, confidiamo che si voglia fare chiarezza, tenuto conto che sul punto guarigione e immunità naturale sono state disattese le risultanze di centinaia di pubblicazioni medico-scientifiche internazionali degli ultimi due anni a sostegno delle basi dell’immunologia e della fisiologia, senza giustificazione alcuna e sulla base di sparuti studi in contro tendenza (ampiamente discussi nella documentazione da noi inviata già dal mese di aprile u.s).

E ciò, peraltro, in palese violazione dell’art. 7 del Regolamento Europeo 2021/953, art. 3 lett. c, e dell’art. 7 comma 4, che, in ossequio al predetto principio di immunità naturale, autorizza espressamente il test anticorpale, compreso un test sierologico per la ricerca degli anticorpi contro il SARS COV 2, o qualsiasi altro metodo convalidato dalla comunità scientifica per l’ottenimento del Green Pass. Tutt’ora, infatti, per l’accesso ad alcune strutture sanitarie viene richiesta tale certificazione, per il cui ottenimento la circostanza della guarigione rileva, inspiegabilmente, solo per un lasso temporale limitato.

Non possiamo dimenticare che in spregio al predetto Regolamento Europeo, che consente ai Guariti di essere esonerati dalla vaccinazione anche tramite esecuzione di esame postumo e successivo all’infezione, in Italia non solo è stata imposta la vaccinazione ma sono stati ordinati richiami vaccinali con tempistiche sempre più ridotte per lo svolgimento di attività lavorative e sociali; le circolari sul richiamo vaccinale ai Guariti si sono trasformate da mera raccomandazione a imposizione vaccinale attraverso il c.d. richiamo “booster” con una lasso temporale sempre più stringente, ovverosia da un anno a 3 mesi, in assenza di qualsivoglia dato di evidenza scientifica.

Nonostante lo scrivente Coordinamento abbia attenzionato la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero della Salute, il Cts, l’Iss e le altre Autorità, citando la più accreditata scienza medica, nessun provvedimento è stato preso a salvaguardia dei Guariti. A suggello di quanto da sempre esplicitato nelle nostre diffide e comunicazioni, si ricordi il recentissimo e ampio studio italiano dell’Istituto Altamedica, presentato dal Prof. Giorlandino al congresso della Società Italiana di Genetica Umana (Margiotti et al., 2022) che, assieme alla recente revisione narrativa sul ruolo dell’immunità naturale (Diani et al., 2022), nonché al recentissimo articolo apparso pochi giorni fa su Biomedicines (Ferraresi e Isidoro, 2022), ha confermato tutte le precedenti conoscenze sulla valenza dell’immunità naturale. Inoltre, il rapporto appena pubblicato dall’ISS, dal titolo: “Impatto della vaccinazione e della pregressa diagnosi sul rischio di infezione e di malattia severa associata a SARS-CoV- 2: un’analisi dei casi diagnosticati nel mese di ottobre 2022”, indica chiaramente che non vi sono differenze sostanziali tra immunuità naturale (acquisita tramite pregressa infezione da 90 a oltre 180 giorni) e immunità ibrida (infezione naturale preceduta o seguita da ciclo vaccinale con ultima dose somministrata entro o oltre i 180 giorni), anzi con un piccolo vantaggio a favore dell’immunità naturale, nella protezione nei confronti di Sars-Cov-2 per infezioni, Covid grave e ricovero in terapia intensiva.

Nel periodo considerato, infatti (Cfr. Tabelle 3, 4, 5 e 6), i casi di reinfezione rilevati nei soggetti guariti non vaccinati sono stati lo 0,85% della relativa popolazione suscettibile, contro lo 0,91% dei soggetti con immunità ibrida; i casi ospedalizzati sono stati lo 0,0046313% dei guariti non vaccinati, contro lo 0,0077545% dei soggetti con immunità ibrida; i casi ricoverati in TI sono stati lo 0,0001535% dei guariti non vaccinati, contro lo 0,0002713% dei soggetti con immunità ibrida. I decessi risultano lo 0,0003326% nei guariti non vaccinati, contro lo 0,0009905% nei soggetti con immunità ibrida.

Peraltro, a conferma della protezione esercitata dall’immunità naturale acquisita tramite infezione, indipendentemente se associata o meno a vaccinazione, il dato delle reinfezioni risulta attestato al 2,2%.

Ancora una volta, quindi, viene confermato che:
❖ ai primi studi che dimostravano (Wajnberg et al., 2020) come l’immunità umorale permanesse per almeno i cinque mesi successivi all’infezione, si sono susseguite le evidenze che dimostrano come l’immunità naturale umorale, derivante dall’aver contratto l’infezione, perduri per almeno 20 mesi (Alejo et al., 2022; Yang et al., 2022) e che nei guariti è rilevabile una immunità cellulare di memoria permanente (Wang et al., 2021; Ng et al., 2016; Rodda et al., 2021; Cohen et al., 2021; Ansari et al., 2021; Bilich et al., 2021; Turner et al., 2021; Gao et al., 2022; Jeffery-Smith et al., 2021; Le Bert et al., 2021; Winklemeier et al., 2022; Martner et al., 2022);

In base alle analogie osservate con altri coronavirus umani e animali (dalla cui infezione è derivata una immunità eccezionalmente duratura e sicuramente rilevabile fino a 18 anni (Ng et al., 2016; Le Bert et al., 2020; Kojima et al., 2021), si può ragionevolmente affermare che l’immunità acquisita con l’infezione da Sars-Cov-2 permanga stabilmente nel tempo;

la pregressa infezione produce un’immunità protettiva di maggior efficacia e di lunga durata anche nei confronti delle nuove VOC che, qualora si verifichi il raro evento della reinfezione, è efficacemente protettiva anche da malattia grave, ospedalizzazione e morte (Chemaitelly et al., 2022; Altarawneh et al., 2022; Flacco et al., 2022; Nyberg et al., 2022; Wolter et al., 2022; Pilz et al., 2022; Gazit et al., 2022; Goldberg et al., 2022; Azzi et al., 2021; Reddy et al., 2021; Neidleman et al., 2021; Sheikh-Mohamed et al. 2022);

la carica virale dei soggetti guariti e poi reinfettati è bassa (e comunque di molto inferiore a quella dei soggetti vaccinati anche con booster), e quindi con esigua potenzialità di diffusione virale (Kuhlmann et al., 2022; Abu-Raddad et al., 2022; Letizia et al., 2021; Pilz et al., 2022; McGonagle, 2022);

la vaccinazione nei guariti produce un beneficio insignificante (Nordström et al., 2022; Shenai et al. 2021; Medic et al., 2022; Gazit et al., 2021) mentre espone i soggetti a una percentuale di effetti avversi superiore fino al 60% rispetto ai soggetti covid-naive (d’Arminio Monforte et al., 2021; Mathioudakis et al., 2021; Menni et al., 2021; Raw et al. 2022; Debes et al., 2021; Zappa et al., 2021; Joob et al., 2021; Angeli et al., 2022; Krammer et al., 2021; Kings College London COVID Symptom Study, 2021, Tré-Hardy et al., 2021, Buonfrate et al., 2021; Barda et al., 2021) con rischio doppio di miocardite grave, rispetto ai soggetti vaccinati senza infezione (Patone et al., 2022), senza differenze significative per sesso;

una recente pubblicazione su Science cita il fenomeno dello “smorzamento immunitario ibrido”, descrivendo come la combinazione di infezione e successiva vaccinazione (c.d. immunità ibrida) determinerebbe un impatto negativo sulla successiva immunità protettiva nei confronti della Voc Omicron e dei suoi sottolignaggi (Reynols et al. 2022);

non vi è differenza alcuna tra immunità naturale e immunità ibrida nel prevenire i rischi correlati a una successiva reinfezione o infezione post vaccinale (Al-Aly et al., 2022); anzi, nella fascia di età dai 5 agli 11 anni, l’immunità ibrida per Omicron raggiunge efficacia negativa dopo soli quattro mesi (Lin et al., 2022);

gli attuali vaccini non hanno attività sterilizzante (come peraltro recentemente dichiarato dalla Dr.ssa Janine Small, responsabile per i mercati internazionali della casa farmaceutica Pfizer BionThec che, nel corso dell’audizione al Parlamento Europeo del 12 ottobre scorso) e il loro effetto immunizzante degrada rapidamente nel tempo fino a raggiungere addirittura efficacia negativa, finanche sui decessi (Nordstrom et al., 2022; Tseng et al., 2022; Chemiatelly et al., 2022; Andrews et al., 2022; cfr. anche Emani et al., 2022, preprint), per cui gli obblighi previsti ex-lege al fine di prevenire il contagio, non potevano essere assolti utilizzandoli;

come peraltro accertato dai consulenti tecnici della Procura della Repubblica di Siracusa nel “caso Paternò”, esiste correlazione eziologica tra la presenza di IgG per Sars-CoV-2 (che indicano una pregressa infezione) e la morte per disregolazione immunitaria (ADE) avvenuta a seguito di successiva vaccinazione antiCovid.

Considerato inoltre che:

non esistono dati sperimentali relativi a vaccinazione di soggetti guariti, dal momento che gli stessi sono stati esclusi aprioristicamente da tutti i trials pre-marketing condotti dalle case farmaceutiche produttrici dei vaccini;

la prescrizione degli interventi sanitari deve fondarsi sulle evidenze scientifiche disponibili, sull’uso ottimale delle risorse e sul rispetto dei principi di efficacia clinica, di sicurezza e di appropriatezza, valutando l’applicabilità al caso specifico delle linee guida diagnostico terapeutiche, non intraprendendo né insistendo in interventi terapeutici clinicamente inappropriati ed eticamente non proporzionati, dai quali non ci si possa fondatamente attendere un effettivo beneficio per la salute e/o un miglioramento della qualità della vita (cfr. Codice di Deontologia Medica);

Il Dr. Giovanni Rezza, già Direttore della Direzione Generale della Prevenzione Sanità del Ministero della Salute con riguardo ai guariti da Covid ha affermato testualmente che: “siccome ci sono delle novità rispetto a uno o due anni fa, sicuramente questo è un punto che è sotto revisione”. Invero, la Circolare 43189 del 17 ottobre scorso del Ministero della Salute continua a non distinguere affatto tra soggetti con pregressa infezione e soggetti Covid-naive e le raccomandazioni che l’ISS e il Ministero continuano a emanare non tengono in alcun conto la circostanza della pregressa guarigione.

le numerose evidenze scientifiche che si sono susseguite sulla vaccinazione ai guariti hanno dimostrato e stanno dimostrando, che richiedere una vaccinazione per i soggetti con pregressa infezione sottopone gli stessi a gravissimo rischio, esponendoli a fenomeni patologici da disregolazione immunitaria (fenomeni trombotici, autoimmunitari, iperinfiammatori, fino a potenziale exitus), a fronte di un beneficio pressoché nullo per sé stessi e per la comunità;

la richiesta, o addirittura l’obbligo vaccinale per il GUARITO, oltre a contrastare con i principi basilari della medicina, fa disperdere preziose risorse pubbliche ed espone la collettività e i singoli (si pensi ai sanitari guariti sospesi dall’attività professionale fino al 1 novembre u.s. o ai guariti con esiti conseguenti a vaccinazione) a ulteriori ricadute economiche, sia sotto un punto di vista sanitario che sociale; riteniamo sia, invero, assolutamente necessario, di norma, NON RACCOMANDARE una successiva vaccinazione ai soggetti guariti.

Pertanto, chiediamo formalmente, anche alla luce delle notizie allarmistiche che giungono dalla Cina e della possibilità che venga attuata una nuova campagna vaccinale anti Covid.19, che il Governo e il Parlamento Italiani vogliano prendere finalmente atto delle inconfutabili evidenze scientifiche che riguardano i soggetti guariti, per l’adozione delle azioni e soluzioni più corrette, così da porre rimedio all’assurdità antiscientifica e antietica di raccomandare loro una successiva vaccinazione.

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DOC

Cosa svela l’ultima circolare di Schillaci: il turnover al ministero della Salute in realtà non c’è mai stato

Qualcuno si sarà sentito sollevato all’idea che il cambio di governo significasse anche l’allontanamento di Roberto Speranza. Peccato che, pur cambiando il titolare del dicastero più importante in tempi di pandemie, non cambino…

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Cosa svela l'ultima circolare di Schillaci: il turnover al ministero della Salute in realtà non c'è mai stato
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Qualcuno si sarà sentito sollevato all’idea che il cambio di governo significasse anche l’allontanamento di Roberto Speranza dal ministero della Salute. Peccato che, pur cambiando il titolare del dicastero più importante in tempi di pandemie, non cambino i funzionari. I divieti imposti dal bersaniano di Potenza sono ormai acqua passata, è vero, ma lo stesso non si può dire dello stuolo di funzionari che continuano a popolare il ministero della Salute. Stesso discorso per altri dicasteri chiave: alla Farnesina per esempio non c’è più Di Maio, ma il team di africanisti che in questi giorni organizza tavoli diplomatici per “appianare le divergenze” tra Unione Africana e Unione Europea e per comprendere “cosa gli africani si aspettano dall’Italia” è piuttosto attivo. Tajani o non Tajani. Governo Meloni o no.

E’ così che il mandato di Orazio Schillaci – medico già rettore dell’Università di Tor Vergata – si annuncia come un copia-incolla di quello di Speranza. Lo racconta una circolare in grado di trasportare idealmente ai governi Draghi e Conte. Non solo per il contenuto, ma perché è stata firmata dall’inamovibile direttorissimo Gianni Rezza. Dirigente dell’Istituto Superiore di Sanità, tutti lo ricorderanno per le conferenze stampa fiume a fianco di Locatelli e per essere stato un componente del Comitato Tecnico Scientifico. Organismo che ufficialmente è stato dismesso con la cessazione dello stato di emergenza, per quanto molti dei suoi componenti continuano a rivestire – come si vede – ruoli chiave anche all’interno del governo Meloni. Non c’è da stupirsi se – a queste condizioni – una nuova pandemia possa essere sempre dietro l’angolo.

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