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Cosa c’è di vero sul decreto che assegnerebbe i “pieni poteri” a Draghi

In questi giorni circola la notizia secondo cui il decreto 133 del 1 agosto 2022 che entrerà in vigore il 24 settembre consegnerà al premier in carica Mario Draghi i “pieni poteri”. Il provvedimento è stato commentato da insigni giuristi, ma il vortice dei social e gli stravolgimenti posti in essere da alcuni hanno fatto sì che nel mare magnum di internet si perdesse un po’ di vista il suo reale contenuto

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Mario Draghi è il nuovo presidente incaricato | Rec News direttore Zaira Bartucca

In questi giorni circola la notizia secondo cui il decreto 133 del 1 agosto 2022 che entrerà in vigore il 24 settembre consegnerà al premier in carica Mario Draghi i “pieni poteri”. Il provvedimento è stato commentato da insigni giuristi, ma il vortice dei social e gli stravolgimenti posti in essere da alcuni hanno fatto sì che nel mare magnum di internet si perdesse un po’ di vista il suo reale contenuto.

Il testo si può leggere direttamente in Gazzetta Ufficiale e – se non si cede a facili allarmismi e si ha la pazienza di andare fino in fondo al testo e all’articolo 15 – si può notare che il provvedimento è subentrato a uno analogo del 2014, che il decreto 133 del 1 agosto abroga. In pratica di poteri simili avrebbero già goduto i governi Renzi, Letta, Gentiloni, Conte e, ovviamente, Draghi. Non si parla, poi, di “pieni poteri”, ma di “poteri speciali” in ambiti che spaziano dalla sicurezza all’energia, dall’economia alla tecnologia.

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Cosa c'è di vero sul decreto che assegnerebbe i "pieni poteri" a Draghi | Rec News dir. Zaira Bartucca

Si tratta in pratica del cosiddetto esercizio del “Golden power“, uno strumento normativo che i Paesi sovrani possono applicare per delimitare alcuni settori rilevanti per la sicurezza e lo sviluppo nazionale. I governi possono utilizzarlo, per esempio, per porre dei limiti alle privatizzazioni, oppure per apporre veti all’acquisto, da parte di Stati esteri, di asset essenziali. L’Italia è considerato un Paese che ha fatto ampio ricorso negli ultimi anni del Golden power: lo avrebbe scomodato oltre 400 volte per le imprese ma, nei fatti, la sua sovranità si è andata assottigliando di anno in anno, erosa dall’Unione europea e dalle interferenze di organismi esteri.

Cosa c’è di diverso nel Decreto 133 dell’1 agosto 2022 rispetto al passato? Si introduce anzitutto un Dipartimento per il coordinamento amministrativo che interloquisce con tutti i ministeri. In seno al Dipartimento è costituito il “Nucleo di valutazione e analisi strategica“, costituito da dieci componenti che potranno contare su “compensi fino a 50mila euro netti per singolo incarico“. Una cosa utilissima, in tempi di tagli ai parlamentari.

Viene poi affrontata la vulnerabilità dei sistemi informatici nazionali, evidentemente un problema sempre più concreto e imminente a causa della digitalizzazione in atto della pubblica amministrazione. Si parla anche (ma questo è passato completamente sottotraccia) del 5G: il decreto stabilisce infatti che le aziende in corsa per lo sviluppo della tecnologia di quinta generazione siano chiamate a rapportarsi con la presidenza del Consiglio dei ministri, cui devono presentare un piano con aggiornamento quadrimestrale e dei progetti di fattibilità.

I settori toccati dal decreto sono i più disparati: a voler semplificare, si potrebbe dire che il governo abbia in qualche modo voluto marcare il territorio mettendo nero su bianco quali sono le sue sfere d’azione, ritagliando in più un posticino per chi non otterrà uno dei 600 scranni ora a disposizione tra Camera e Senato. Certo le passate condotte del governo Draghi non sono rassicuranti, ed è legittimo che possano portare alcuni a nutrire dubbi o preoccupazioni. Questa volta, però, più che dell’ennesimo tentativo di fare il ducetto della situazione sembra che si voglia rispondere alle pretese presidenzialiste che potrebbero consegnare la gestione di settori chiave non più soggetti istituzionali interconnessi, ma ad un unico capo (o capa) che potrebbe farne il buono e il cattivo tempo. Questo spiegherebbe anche la data di entrata in vigore, che è il 24 settembre, un giorno prima delle elezioni politiche.

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ATTUALITA'

Consumi, “nessun controllo casa per casa, esiste la Privacy”

Il ministro: “Ci si limiti a moral suasion, i cittadini già si regolano da soli per risparmiare dai costi folli”. Nonostante le rassicurazioni, però, già si aggira lo spettro dei contatori intelligenti, che potrebbero rappresentare l’altra via per imporre i razionamenti alle famiglie

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Consumi, "nessun controllo casa per casa, esiste la Privacy" | Rec News dir. Zaira Bartucca

Nessun controllo casa per casa per controllare che le famiglie diano seguito alle imposizioni del governo Draghi sull’utilizzo dell’energia. E’ quanto ha chiarito il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani, che intervenendo a Radio 24 ha avanzato forti perplessità sul fatto che si possano obbligare i cittadini a utilizzare un elettrodomestico alla volta. “Non se ne è parlato a livello della ministeriale, ma c’è una ridda di voci e indiscrezioni su quello che la Commissione sta elaborando”. Pare però che, mentre propina rassicurazioni, il governo stia tentando di rintracciare il modo per imporre l’utilizzo dei contatori intelligenti e tecnologici, con cui le compagnie energetiche potranno falciare l’erogazione di energia senza che le famiglie possano fare alcunché per potersi assicurarsi il loro effettivo fabbisogno.

“Che ci sia una forma moral suasion per usare le fasce orarie corrette ed avere di avere una giusta sequenza di dispositivi elettrici in casa – ha proseguito Cingolani – lo trovo ragionevole, ma i cittadini lo fanno già automaticamente per risparmiar dati i costi folli. Sulla teoria che si possano ottenere risultati riducendo di un grado il riscaldamento, il ministro ha detto che non ci saranno controlli per i singoli cittadini perché c’è un problema di privacy”. A livello di Commissione, ha detto ancora,“c’è un taglio volontario del 15% del consumo e uno obbligatorio con criteri più stringenti che per l’Italia è del 7%, tre miliardi e mezzo di metri cubi”.

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Cingolani è anche intervenuto sul cosiddetto “price cap”. “E’ bastato parlare di tetto al prezzo del gas – ha continuato – e il prezzo gas e il prezzo è caduto. Putin diceva una parola e saliva: il mercato è folle, non è credibile, è troppo volatile e ha prezzi che non riflettono la realtà. Mettiamo in ginocchio le imprese europee e i cittadini – ha proseguito a Radio 24 – perché c’è un mercato che dà dei costi del gas che non hanno senso”. In conclusione Cingolani ha fornito rassicurazioni anche sugli stoccaggi: “In questo momento siamo tra l’84 e l’85 per cento. Dobbiamo arrivare al 90 per ottobre. Siamo anche in leggero anticipo”.

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POLITICA

Fratelli d’Italia candida Carlo Nordio, l’ex magistrato che crede che la pedofilia sia “un orientamento sessuale” (video)

Chiese anche il test psichiatrico per i pm che non si vogliono vaccinare, ora Meloni lo vorrebbe ministro della Giustizia. E’ capolista in Veneto ed è stato il candidato di FdI alla presidenza della Repubblica. Ma sul capo del giurista continuano a pesare le dichiarazioni fatte nel corso di un audizione in Senato, dove sembrava giustificare quello che in realtà è un reato punito con il carcere

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Fratelli d'Italia candida Carlo Nordio, l'ex magistrato che crede che la pedofilia sia "un orientamento sessuale" (video) | Rec News dir. Zaira Bartucca
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Fratelli d’Italia ha presentato Carlo Nordio come capolista in Veneto. L’ex magistrato è stato anche il candidato dei meloniani alla presidenza della Repubblica. Non è chiaro perché FdI abbia tanto a cuore il posizionamento strategico dell’anziano giurista, quel che è certo è che Nordio è personalità piuttosto controversa. Pur avendo alle spalle una carriera di tutto rispetto (si è occupato delle Brigate Rosse, della Tangentopoli Veneta e dell’inchiesta sul Mose) nel corso di un’audizione in Senato sul Ddl Zan ha definito la pedofilia “un orientamento sessuale”, (video in basso) provocando lo sgomento di mezza stampa.

Possibile che si sia espresso male, che volesse dire altro? Probabilmente no perché, da buon uomo di Legge, saprà senz’altro qual è il confine invalicabile tra una propensione e una condotta illegale in grado di arrecare danni e disturbi permanenti ai minorenni. Nordio in più, come si sente chiaramente nel filmato proposto in basso, si è spinto oltre, aggiungendo nel discorso che “non c’è nulla di più volatile della concezione del sesso che noi abbiamo”, quasi a voler in apparenza scusare il fenomeno che secondo i dati del ministero degli Interni nel 2021 ha mietuto 5316 vittime finite nel vortice degli abusi online.

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“La pedofilia è un reato punibile col carcere”, si affrettava a chiarire Il Fatto Quotidiano. “Un’affermazione falsa e pericolosa. Sul fronte psicologico – commentava ancora Wired concentrandosi sulle dichiarazioni di Nordio – la pedofilia è considerata un disturbo mentale e non un orientamento sessuale. Sul fronte del diritto, nell’ordinamento italiano è un reato punibile con una pena da 5 a 10 anni di carcere“.

Pensare che, nel caso in cui Fratelli d’Italia andasse al governo, Nordio potrebbe ricoprire il ruolo di ministro alla Giustizia. E’ Meloni in prima persona a volerlo Guardiasigilli, dove lavorerebbe a una riforma della Giustizia “in senso garantista”, metterebbe le mani sulla Costituzione (con buone possibilità per garantire il presidenzialismo tanto voluto da FdI) e continuerebbe il lavoro della Cartabia, che reputa buono. L’ex magistrato guarda con favore anche al ritorno dell’immunità parlamentare e all’abolizione di reati come l’abuso di ufficio.

E se lavorasse anche – garantisticamente, chiaro – alla depenalizzazione di quello che considera “un orientamento sessuale”? Si aprirebbero, nell’eventualità, scenari più che inquietanti. Meloni, come minimo, a questo punto dovrebbe prendere le distanze da dichiarazioni che non meritano neppure di essere commentate e intervenire: ci appelliamo ai responsabili provinciali di Fratelli d’Italia che varie volte sono intervenuti dalle colonne di questo sito affinché agevolino un chiarimento.

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