Seguici

© Rec News -

del

Tempo fa ci siamo occupati del caso di Giampiero Decicco, un 52enne di Torino che ci ha scritto raccontando una storia di trattamenti sanitari obbligatori e ingiustizie. Dopo il suo appello accorato, abbiamo interessato della questione diverse associazioni e Comitati di settore, uno dei quali si occupa specificatamente di Diritti Umani e di TSO ingiusti. Abbiamo messo a conoscenza della questione delicata anche diversi politici che si sono interessati a casi noti di cui ci siamo occupati, confidando anche stavolta in un’interrogazione parlamentare. Purtroppo, abbiamo dovuto constatare tanta incuranza e nullafacienza da parte degli interpellati. C’è stato chi in tutta risposta ci ha chiesto una “donazione”, perché “le spese sono già tante”, e allora per fare in modo che si prenda in carico un caso bisogna devolvere il gettone. C’è stato anche chi – pur mandando un comunicato dietro l’altro sui TSO – quando è stato messo davanti a un caso concreto (che magari non è sfruttabile politicamente), ha fatto orecchie da mercante.

La breve lettera di oggi

Ecco perché, con estremo rammarico, non abbiamo potuto fare molto rispetto al pubblicare la lettera del signor Decicco, offrirgli supporto tentando di aiutarlo a trovare una sistemazione alternativa, idonea, autonoma, provvisoria e gratuita nel Torinese tramite nostri contatti e invitarlo a contattare personalmente alcune associazioni per le necessità immediate. In quel contesto, però, l’interessato ci faceva sapere di non volere cambiare casa, perché vivrebbe il trasferimento come un’ingiustizia e una sconfitta. Oggi ci ha riscritto: “Sono Decicco Giampietro, la persona di cui vi siete occupati per i tso illegali; volevo dirvi che a tuttora nulla è cambiato e non ho avuto alcuna giustizia, i problemi di salute sono peggiorati ed i criminali nelle istituzioni, come il dottor Guido Mensi e il pm Sanini, che mi hanno distrutto, coscientemente e con accanimento, sono ancora liberi di operare. In queste condizioni, penso spesso a come porre fine alla mia vita, che oramai è diventata un infinito trascorrere di giorni vuoti. Vorrei che questi criminali pagassero per quello che hanno fatto”.

Continua a leggere dopo le foto

Diamo conto delle sue parole senza esprimere giudizi di merito su una questione che conosciamo solo per come ci è stata raccontata, sperando che il caso possa essere materia di approfondimento da parte delle Autorità e delle Istituzioni preposte e da parte di tutti quei soggetti che si occupano di casi come questi.

Correlati: Mario Adinolfi: "Google Italia non sia complice di Gayburg"

PRIMO PIANO

Meloni non sceglie tra Ue e sovranità. Il giano bifronte di FdI all’evento di Coldiretti

Nel primo discorso pubblico dopo le elezioni la leader di Fratelli d’Italia sceglie di dare un colpo al cerchio e uno alla botte. Rispolvera i vecchi slogan che le hanno regalato la vittoria ma scandisce: “Non vogliamo fare da soli senza l’Europa e senza i corpi intermedi”

© Rec News -

del

Meloni continua a non scegliere tra Ue e sovranità nazionale. Il giano bifronte di FdI all'evento di Coldiretti | Rec News dir. Zaira Bartucca

Nel primo discorso pubblico dopo le elezioni che si è svolto nel corso di un evento promosso da Coldiretti, la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni ha scelto di dare un colpo al cerchio e uno alla botte. Rispolverando vecchi slogan che le hanno regalato la vittoria ma scandendo, allo stesso tempo, la sua adesione completa all’Unione europea e a quelli che definisce “corpi intermedi”. Perché, dall’Aspen Insitute al Forum Ambrosetti che nel 2021 teorizzava la siccità con un libro bianco, Giorgia ormai presidia e partecipa tutti i tavoli e tutti i think-thank che contano. “Non vogliamo fare da soli”, afferma rassicurando la platea e mettendo da parte il sovranismo di facciata che aveva caratterizzato la campagna elettorale.

“Abbiamo in mente di dare risposte ai principali problemi della Nazione”, promette. “Stiamo lavorando su questo. E’ un momento difficile per il nostro sistema agro-alimentare e per il nostro sistema produttivo. Ci siamo dati come grande obiettivo quello di modificare il rapporto tra Stato e cittadino e tra Stato e imprese. Non vogliamo disturbare chi produce lavoro, chi vuole assumere e chi vuole creare ricchezza. La ricchezza dello Stato la fanno le imprese”.

Continua a leggere dopo le foto

“Ci siamo dati come obiettivo – chiosa – anche quello di restituire a questa Nazione una strategia industriale con gli elementi identificativi del nostro sistema produttivo tra cui c’è il tema dell’eccellenza del prodotto, del marchio e dell’agroalimentare. Non possiamo fingere di non vedere che è un comparto che versa in situazioni molto complesse. Va citata la siccità e gli effetti atmosferici e il tema dell’aumento dei costi dall’energia fino ai fertilizzanti. Diverse aziende sono pertanto costrette a produrre in perdita e a non poter andare avanti”.

“E’ una tendenza che tuttavia si può invertire. Serve uno Stato che vuole lavorare con determinazione e coraggio. Sul tema del caro-energia sono in costante contatto con il governo uscente per cercare contatti a livello europeo perché facciamo un errore se pensiamo di poter fare da soli”.

Meloni riprende, a questo punto, la retorica agendista sulla sostenibilità già cara al governo Draghi, ribadendo di non volersi discostare dalle politiche portate avanti dall’attuale premier. “Di sicuro – afferma il presidente di FdI – c’è da affrontare il tema della sostenibilità ambientale che va difesa. Vogliamo difendere l’ambiente ma con l’uomo dentro, non vogliamo cacciare l’uomo dall’ambiente”.

Utilizzata anche, nel corso dell’incontro promossa da Coldiretti, la storica battaglia leghista sul Nutriscore, con Meloni che promette che nel caso di un governo da lei presieduto lavorerà sulla “sovranità alimentare” e sulla centralità delle catene di approvvigionamento nazionali.

Rec News dir. Zaira Bartucca – recnews.it

Correlati: Mario Adinolfi: "Google Italia non sia complice di Gayburg"

Continua a leggere

ECONOMIA

Dati Eurostat, in Italia aumenta la percentuale di persone ridotte in povertà

Sono quasi 15 milioni le persone ridotte in povertà con redditi bassi, bassissimi o assenti, impossibilitati a far fronte a necessità primarie e ad accedere ad attività sociali

© Rec News -

del

Dati Eurostat, in Italia aumenta la percentuale di persone ridotte in povertà | Rec News dir. Zaira Bartucca

E’ un Paese sul baratro – senza che la politica in eterna campagna elettorale se ne occupi minimamente – quello fotografato dagli ultimi dati Eurostat. Aumenta il tasso di persone ridotte in povertà, con redditi bassi, bassissimi o assenti, impossibilitati a far fronte a necessità primarie: secondo l’Istituto di Statistica in seno alla Commissione Europea sono 11,84 milioni.

La cifra lievita a 14,83 milioni – puntualizza Eurostat – se si includono nel conteggio i nuovi poveri, cioè quelle persone che già “non possono permettersi una serie di beni materiali o attività sociali” o vivono in famiglie con un alto tasso di disoccupazione (in neolingua ufficiale, “bassa intensità lavorativa”). Sono i dati peggiori mai registrati dal 1995.

Continua a leggere dopo le foto

   Rec News dir. Zaira Bartucca – recnews.it

   

Correlati: Mario Adinolfi: "Google Italia non sia complice di Gayburg"

Continua a leggere

CALABRIA

“Nord Africa”, la Corte dei Conti respinge le eccezioni della difesa. Presunto danno erariale da oltre 5 milioni

La Procura ipotizza la presenza di “un sistema teso a favorire l’indebita percezione dei contributi pubblici concessi per assicurare un ricovero ai migranti”. Coinvolto anche l’ex sindaco di Riace Mimmo Lucano e alcuni componenti della sua giunta comunale

© Rec News -

del

Nord Africa, la Corte dei Conti respinge le eccezioni della difesa. Presunto danno erariale da 5 milioni. Coinvolto anche l'ex sindaco di Riace Mimmo Lucano | Rec News dir. Zaira Bartucca

La Sezione Giurisdizionale della Corte dei Conti di Catanzaro ha rigettato le eccezioni presentate dalla Difesa dei sindaci e delle cooperative coinvolte nel procedimento “Nord Africa”. La Procura ipotizza un danno erariale di oltre 5 milioni e la presenza di “un sistema teso a favorire l’indebita percezione dei contributi pubblici concessi per assicurare un ricovero ai soggetti migranti”. I giudici Luigi Cirillo, Carlo Efisio Marré Brunenghi e Guido Tarantelli hanno dunque disposto il prosieguo dei giudizio.

Coinvolto anche l’ex sindaco di Riace Mimmo Lucano

A essere coinvolti sono 27 rappresentanti di cooperative con sede a Cosenza, Catanzaro, Crotone e Reggio Calabria e 14 amministratori locali. Tra questi l’ex sindaco di Riace Mimmo Lucano e alcuni componenti della sua giunta, nelle persone di Giuseppe Gervasi (vice-sindaco), Antonio Rullo, Giovanni Nisticò e Maria Immacolata Cesare (assessori). Coinvolto anche Cosimo Damiano Musuraca. Alcuni dei soggetti sono stati condannati in primo grado – come abbiamo avuto modo di documentare – nell’ambito del Processo Xenia, che tra le altre cose si concentra sulla presunta distrazione di fondi pubblici e sul loro utilizzo a fini personali.

Continua a leggere dopo le foto
Gli altri nomi (ordine alfabetico)

A essere altresì interessati dal procedimento sono Ilario Ammendolia, Carlo Berardini, Angela Biondi, Francesco Cagliuso, Gennaro Capparelli, Antonio Cavallo, Anna Maria Costabile, Pino Piero De Lucia Lumeno, Angelo Ilario Di Masi, Carmine Federico, Daniela Ferrari, Pasquale Fragale, Francesco Giordano, Domenico Lia, Salvatore Maisano, Giovanni Manoccio, Salvatore Mazzeo, Vincenzo Pati, Federica Porcarelli, Silvestro Raso, Giovanni Riccio, Luisa Scalise, Giuseppe Sera, Caterina Spanò.

“Accordi illeciti”, assenza di gare pubbliche e distrazione di fondi

Da parte della Guardia di Finanza sono state inoltre evidenziate presunte irregolarità nella gestione delle convenzioni intercorse tra soggetto attuatore e contraenti. Secondo la Procura “l’emergenza migranti nella Regione Calabria era stata oggetto di un accordo illecito”. In particolare i soggetti interessati avrebbero agito “senza effettuare una gara anche informale”. “Senza avere i requisiti per garantire le prestazioni stabilite nei provvedimenti emergenziali” avrebbero inoltre “percepito compensi e remunerazioni non dovuti ed esorbitanti rispetto ai servizi offerti”.

Le origini del procedimento

Tutto nasce nel 2017, quando su input di varie denunce alle Fiamme Gialle vengono avviati diversi procedimenti penali dalla Procura di Paola e dalla Procura di Catanzaro. I finanzieri iniziano a concentrarsi sulle presunte gravi irregolarità che avrebbero determinato un ingiustificato arricchimento dei gestori dei progetti che avrebbero dovuto essere indirizzati ai migranti provenienti dal Nord Africa. La lente degli inquirenti non trascura neppure il soggetto attuatore Salvatore Mazzeo, delegato a stipulare le convenzioni per il ricovero dei migranti in rappresentanza del Settore Protezione Civile della Regione Calabria. In questo contesto sarebbe stata messa in atto una condotta illecita tesa a favorire società, cooperative e consorzi costituiti in data successiva alla presentazione delle offerte. Sarebbero stati inoltre liquidati corrispettivi sovrastimati rispetto alla reale ricettività, riconoscendo agli affidatari compensi per posti non occupati.

Rec News dir. Zaira Bartucca – recnews.it

Correlati: Mario Adinolfi: "Google Italia non sia complice di Gayburg"

Continua a leggere

Ora di tendenza

© 2018-2022 Rec News - Lontani dal Mainstream. Iscrizione Registro Operatori della Comunicazione (ROC) n. 31911. Copyright WEB121116. Direttore Zaira Bartucca P.IVA 03645570791 - Vietata la riproduzione anche parziale

Accedi ai contenuti extra di Rec News!

X
error: Vietata ogni tipo di copia e di riproduzione