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Il 20 ottobre scorso è stata diffusa dalla stampa la notizia che papa Bergoglio non celebrerà la messa di mezzanotte il prossimo Natale. Se questa notizia sarà confermata dalla Santa Sede, vorrà dire che tutti i cattolici saranno privati del rinnovo, da parte del successore di Pietro, di un avvenimento unico nella storia della salvezza: la nascita del Signore Gesù Cristo. Nell’antichità la celebrazione liturgica di tale evento fu fissata il 25 dicembre, in coincidenza con il giorno in cui gli antichi romani celebravano la festività del Dies Natalis Solis Invicti (“Giorno di nascita del Sole Invitto”). Nel solstizio d’inverno, che cade generalmente il 21 dicembre, il sole giunge nella sua fase più debole in quanto ad emissione di luce e calore: è come se dovesse precipitare nell’oscurità; ma poi riacquista forza, torna “invincibile” sulle stesse tenebre. Ed è proprio il 25 dicembre che pare rinascere, avviene quindi un nuovo “natale”.

Già il libro del profeta Malachia fa riferimento, nel terzo capitolo, al sorgere “con raggi benefici” del “sole di giustizia”, definizione successivamente applicata a Cristo (cfr. Ml 3,20). La comunità ecclesiale sa bene infatti che “la luce vera, quella che illumina ogni uomo” (Gv 1,9) è soltanto il suo Signore, unico Mediatore tra Dio e gli uomini, l’uomo Dio Gesù Cristo. Cosa spinge dunque la Chiesa, che mai nella storia, dopo l’editto di Costantino del 313 d.C. ed il passaggio da religio illicita a religio licita, aveva fermato la celebrazione liturgica, ad astenersi dal celebrare la nascita del Salvatore? E a lasciare buia e vuota, la Notte Santa, la Basilica di San Pietro, cattedra del suo successore nonché vicario di Cristo? Forse le allarmanti notizie sul virus che continuamente, come un mantra, si susseguono a mezzo stampa, televisione, ecc., ci stanno facendo abituare, quasi assuefare, alla gravità di quanto sta accadendo?

E neanche le recenti ordinanze emanate dai governatori delle Regioni Italiane, con i relativi divieti alla circolazione dei cittadini a partire dalla tarda sera, possono costituire una valida giustificazione, dal momento che la celebrazione liturgica di una veglia può essere fissata – al limite – anche alle ore 20. E persino alle ore 19, se dovessero seguire ulteriori provvedimenti restrittivi da parte del Governo, poiché ci troveremmo comunque nei primi vespri del Natale. Non è d’accordo neppure l’arcivescovo Carlo Maria Viganò, già nunzio apostolico negli Stati Uniti, che continua invece a lanciare moniti, quasi a gridare, il proprio dissenso, che non è soltanto il proprio ma che rappresenta sempre più anche quello di tutta la Chiesa universale.

Afferma mons. Viganò in una lettera pubblicata, lo scorso 23 ottobre, sul quotidiano La Verità: “Mi limito ad una constatazione: qualche giorno fa, in pieno stato di emergenza Covid, si è ritenuto possibile celebrare un rito ecumenico, alla presenza dei fedeli e delle autorità, tutti con la mascherina. Al contrario, negli spazi ben più vasti della Basilica Vaticana, qualcuno ha ritenuto imprudente che si celebri la Nascita del Salvatore nella Notte Santa. Se questa decisione troverà conferma, sapremo che Jorge Mario Bergoglio preferisce autocelebrarsi assecondando il pensiero unico e l’ideologia sincretista del Nuovo Ordine Mondiale, piuttosto di inginocchiarsi ai piedi della mangiatoia in cui è deposto il Re dei Re”. 

La Chiesa è consapevole, lo ha affermato chiaramente il Concilio Ecumenico Vaticano II, nella Costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium sulla sacra liturgia, emanata il 4 dicembre 1963, che essa costituisce il culmine e la fonte della sua stessa vita: “La sacra liturgia non esaurisce tutta l’azione della Chiesa. […] […] Nondimeno la liturgia è il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e, al tempo stesso, la fonte da cui promana tutta la sua energia. Il lavoro apostolico, infatti, è ordinato a che tutti, diventati figli di Dio mediante la fede e il battesimo, si riuniscano in assemblea, lodino Dio nella Chiesa, prendano parte al sacrificio e alla mensa del Signore” (Cost. conc. Sacrosanctum Concilium, nn. 9-10). 

Senza celebrazione liturgica, non vi può essere autentico annuncio, che di essa si nutre. E senza annuncio, la Chiesa universale di Cristo è condannata alla distruzione di se stessa. Anche se sappiamo che “le porte degli inferi non prevarranno” (Mt 16,18), tuttavia ai cristiani, ed in particolare ai cattolici, è affidato oggi il compito affinché ciò non avvenga. La comunità cristiana è stata già privata, durante questo lungo anno, della celebrazione della Pasqua del suo Signore. Non può essere privata, adesso, anche della sua Nascita. La celebrazione del Natale, da un punto di vista teologico e liturgico, è strettamente congiunta all’attesa del ritorno definitivo di Cristo, di cui la Chiesa non conosce né il giorno, né l’ora. Ma il Signore stesso le ha lasciato un monito: rimanere pronta, come una sposa in attesa del suo sposo.

La parabola delle vergini sagge, che entrano alle nozze partecipando alla gioia dello sposo, e delle stolte, che rimarranno chiuse fuori perché non hanno voluto essere previdenti, è esemplificativa in proposito (cfr. Mt 25, 1-13). Il cardinale Gerhard Muller, ex prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, ha dichiarato come la sospensione delle messe con il popolo e di tutte le altre celebrazioni liturgiche fosse “una cosa molto grave, è il pensiero secolarista entrato nella Chiesa. Un conto è prendere delle misure cautelari per minimizzare i rischi di contagio, altra cosa è vietare la liturgia. La Chiesa non è cliente dello Stato, e nessun vescovo ha il diritto di vietare l’Eucarestia in questo modo. […] Eppure ci sono vescovi che dicono che alcuni fedeli sono troppo fissati sull’Eucarestia. È assurdo. L’Eucarestia è l’unica vera adorazione di Dio per mezzo di Gesù Cristo”.  

Non possiamo dunque acconsentire ad essere privati della grazia di Dio, perché “dalla liturgia, […], e particolarmente dall’eucaristia, deriva in noi, come da sorgente, la grazia, e si ottiene con la massima efficacia quella santificazione degli uomini nel Cristo e quella glorificazione di Dio, alla quale tendono, come a loro fine, tutte le altre attività della Chiesa” (Cost. conc. Sacrosanctum Concilium, n. 10). Come afferma anche il canone 834 del codice di diritto canonico: “la Chiesa adempie la funzione di santificare in modo peculiare mediante la sacra liturgia”, senza la quale viene privata della sua fonte vitale, la grazia dello Spirito di Cristo santificante, Spirito di verità e di conoscenza (Gv 16,13; cfr. Gv 14,26) che conduce alla glorificazione di Dio e costituisce la forza propulsiva di tutte le attività della Chiesa. Cristo stesso, poi, ha affidato alla sua “diletta sposa”, la Chiesa, il memoriale della sua morte e della sua risurrezione, per “perpetuare nei secoli fino al suo ritorno il sacrificio della croce […]: sacramento di amore, segno di unità, vincolo di carità, convito pasquale nel quale si riceve Cristo, l’anima viene ricolma di grazia e ci è dato il pegno della gloria futura” (Cost. conc. SacrosanctumConcilium, n. 47). 

Ricordi oggi la Chiesa quello che costituisce l’essenza del suo ministero: essere sacramento universale di salvezza per tutti i popoli (cfr. Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen Gentium, n. 48). Che si traduce concretamente nel compito ricevuto di salvare tutto l’uomo, ma la sua salvezza passa anzitutto dal suo spirito. Lo chiarisce bene il Vangelo, senza mezzi termini, nell’atto compiuto da Gesù stesso di rimettere i peccati al paralitico: «Gesù, vista la loro fede, disse al paralitico: “Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati”. Seduti là erano alcuni scribi che pensavano in cuor loro: “Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può rimettere i peccati se non Dio solo?”

Ma Gesù, avendo subito conosciuto nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: “Perché pensate così nei vostri cuori? Che cosa è più facile: dire al paralitico: Ti sono rimessi i peccati, o dire: Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati, ti ordino – disse al paralitico – alzati, prendi il tuo lettuccio e va’ a casa tua”. Quegli si alzò, prese il suo lettuccio e se ne andò in presenza di tutti e tutti si meravigliarono e lodavano Dio dicendo: “Non abbiamo mai visto nulla di simile!”» (Mc 2,5-12). La guarigione del corpo, in tutta la Scrittura, è sempre subordinata a quella dell’anima, perché solo essa può salvare veramente ed interamente l’uomo: “Che gioverà infatti allʹuomo guadagnare il mondo intero, se poi perde lʹanima sua?” (Mc 8,36). 

Mons. Athanasius Schneider, vescovo ausiliare di Astana, in Kazakistan, scrivendo sull’importante quotidiano tedesco Die Tagespost, il 14 maggio 2020, afferma: “i cittadini si stanno abituando alle forme di una tirannide tecnocratica e diretta a livello centrale, con la conseguenza che il coraggio civico, il pensiero indipendente e soprattutto qualsiasi resistenza sono gravemente paralizzati. Un aspetto delle misure di sicurezza e prevenzione, attuato in modo analogo in quasi tutti i Paesi, consiste nel drastico divieto del culto pubblico, che in tale implacabilità esisteva solo in tempi di una sistematica persecuzione dei Cristiani. La cosa assolutamente nuova è anche il fatto che le autorità statali in alcuni luoghi prescrivono alla Chiesa persino norme liturgiche, come il modo di distribuire la Santa Comunione: un’interferenza in questioni che appartengono alla responsabilità immediata della Chiesa. Un giorno la Storia ricorderà con rammarico i chierici di regime del nostro tempo che hanno accettato servilmente tali interferenze da parte dell’autorità statale. La Storia ha sempre deplorato il fatto che in tempi di grande crisi la maggioranza sia rimasta in silenzio e le voci dei dissidenti siano state soffocate”. 

La paura di un male che può affliggere il corpo – le più svariate e pericolose patologie infettive, sempre, purtroppo, hanno accompagnato l’intera storia dell’umanità – non può privare nuovamente i credenti della partecipazione attiva alla celebrazione liturgica. Né è possibile sostituirla con una partecipazione tramite mezzi televisivi o altro, senza la reale presenza: tale partecipazione infatti rimane passiva e non pienamente consapevole. La celebrazione eucaristica non è spettacolo, né il cattolicesimo può accontentarsi, come altre confessioni cristiane, di fare a meno dell’eucaristia, viva, vera e presente sul luogo di celebrazione. Piuttosto, poiché la storia è tessuta di corsi e di ricorsi, forse i cristiani finiranno col dover tornare a celebrare nascosti nelle catacombe. Conserva sicura memoria di un clima di oppressione politica e persecuzione religiosa mons. Athanasius Schneider, il quale trascorse l’intera infanzia nell’allora Unione Sovietica, dove la madre era una “donna eucaristica”: una di quelle pie donne cui era affidato il compito di custodire l’ostia consacrata quando i sacerdoti venivano improvvisamente arrestati o messi sotto indagine dalle autorità.   

L’arcivescovo Carlo Maria Viganò, nel documento: “Un atto di accusa a papa Francesco e di amore alla Chiesa”, pubblicato il 19 dicembre 2019, esorta coloro che non si sono lasciati ingannare dai “nemici della Chiesa” a “far fronte comune contro il Maligno, da lungo tempo sconfitto, tuttavia ancora in grado di nuocere e di provocare la perdizione eterna di moltitudini”. “Ora tocca a noi”, dichiara risoluto mons. Viganò: “Senza lasciarci scacciare da questa Chiesa di cui siamo figli legittimi e nella quale abbiamo il sacrosanto diritto di sentirci a casa”. “Il trionfo del Cuore Immacolato di Maria – sostiene mons. Viganò – passa attraverso i suoi ‘piccoli’, fragili certamente, e peccatori, ma di segno assolutamente contrario ai membri arruolati nell’esercito del Nemico”. 

Monsignor Viganò rappresenta ormai sempre più un punto di riferimento per tutti i cattolici che sono divenuti pienamente consapevoli del “cono d’ombra dottrinale, morale, liturgico e disciplinare” in cui è precipitata la Chiesa, come ha dichiarato nel suo discorso tenuto per la Catholic Identity Conference, il 23 ottobre scorso. “Da sessant’anni stiamo assistendo all’eclissi della vera Chiesa, oscurata da un’anti-chiesa che si è progressivamente appropriata del suo nome, ha occupato la Curia romana e i suoi Dicasteri, le Diocesi e le parrocchie, i Seminari e le Università, i Conventi e Monasteri”, afferma Viganò: “Proprio come accade in natura, questa eclissi non avviene tutta in una volta; passa dalla luce all’oscurità quando un corpo celeste si inserisce tra il sole e noi. Si tratta di un processo relativamente lento ma inesorabile, in cui la luna dell’anti-chiesa segue la sua orbita fino a sovrapporsi al sole, generando un cono d’ombra che si proietta sulla terra”.

Prosegue poi: “Quando l’anti-chiesa dovesse essere completamente instaurata nell’eclissi totale della Chiesa Cattolica, l’autorità dei suoi capi dipenderà dal grado di asservimento al Nuovo Ordine Mondiale, che non tollererà alcuna deroga al proprio credo e applicherà spietatamente quel dogmatismo, quel fanatismo, quell’integralismo che oggi tanti Prelati e sedicenti intellettuali criticano in chi rimane fedele al Magistero. Così la deep church potrà forse continuare a fregiarsi del marchio di fabbrica “Chiesa Cattolica” ma sarà di fatto costretta ad essere solo l’ancella del pensiero unico, rinnovando quel che avvenne agli Ebrei quando, negando il titolo di Re a Nostro Signore dinanzi a Pilato, si condannarono ad esser servi dell’autorità civile: «Non abbiamo altro re all’infuori di Cesare» (Gv 19, 15). 

Oggi Cesare comanda di tener chiuse le chiese, di indossare la mascherina, di sospendere le celebrazioni con la scusa di una pseudo-pandemia; il regime comunista perseguita i Cattolici cinesi, nel silenzio pavido e interessato di Roma”. Ora tocca a noi. Sempre all’insegna del dialogo, non possiamo lasciarci privare anche del diritto – ereditato dalla Tradizione unanime della Chiesa, insieme alla grazia che ne scaturisce – di celebrare degnamente la Notte Santa. 

LETTERE

Obbligo vaccinale, depositati quattro interventi e tre pareri

di Roberto Martina*

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Obbligo vaccinale, depositati quattro interventi e tre pareri a sostegno dell'illegittimità costituzionale | Rec News dir. Zaira Bartucca

Avvocati Liberi unitamente al prof. Avv. Augusto Sinagra ha depositato alla Corte Costituzionale quattro interventi e tre opiniones in qualità di amici curiae a sostegno dell’accoglimento della illegittimità costituzionale dell’obbligo vaccinale per i sanitari di cui all’art. 4 D.L. 44-2021 sollevata dal Consiglio di Giustizia Amministrativa della regione Sicilia. Nei prossimi giorni pubblicheremo il contenuto degli atti affinché possano essere conosciuti da tutti.

Iniziamo con l’opinione di carattere scientifico che Avvocati Liberi ha depositato in nome e per conto del Dr. Sandro Sanvenero, presidente dell’Albo degli Odontoiatri presso l’Ordine dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri di La Spezia, che ha documentato lo svilupparsi nel tempo di una cosiddetta efficacia negativa dei farmaci vaccinali.

L’opinione è stata redatta da un collegio illustre di sanitati di altissimo profilo (prof. Giovanni Frajese; Dr. Sandro Sanvenero; Dr. Alberto Donzelli; Dr. Eugenio Serravalle; Dr.ssa Patrizia Gentilini) che ne hanno autorizzato la pubblicazione per fini scientifici e di condivisione (in basso).

L’efficacia negativa, al crescere della distanza temporale dall’ultima dose vaccinale, è supportata da prove sempre più forti e demolisce la finalità della norma: se il fine della vaccinazione dei sanitari è quello di proteggere i pazienti ed i soggetti fragili con cui entrano a contatto, allora per questi soggetti è più pericoloso essere assistiti da sanitari vaccinati da oltre 6-8 mesi, perché tendono a diventare più suscettibili all’infezione dei sanitari non vaccinati.

Una possibilità è che i farmaci vaccinali impattino negativamente sul sistema immunitario del somministrato che, dopo alcuni mesi dalla vaccinazione, aumenta la probabilità di contrarre l’infezione rispetto ad un soggetto non vaccinato e, conseguentemente, aumenta il rischio di contagio del prossimo.

La possibile efficacia negativa, però, è solo una parte del problema, perché comunque i farmaci vaccinali non sono sicuri: il trattamento obbligatorio non è idoneo a raggiungere lo scopo (i vaccini non sono complessivamente efficaci per tutelare gli altri) ed espone la persona al rischio di eventi avversi potenzialmente gravi e persistenti (i vaccini non sono sicuri).

Non è possibile ragionare in termini quantitativi, accettando l’idea che ci possa essere una fascia percentuale di cittadini sacrificabili, perché la vita umana è sacra, inviolabile, e nessuno può stabilire che una persona debba assumere obbligatoriamente un farmaco che possa condurre a morte o ad una forma invalidante della propria integrità psico-fisica senza cadere in una gravissima violazione del diritto naturale, della libertà personale, dei diritti costituzionali e dell’habeas corpus.

Il rispetto della persona umana è un limite invalicabile anche per la legge: “nessuno può essere semplicemente chiamato a sacrificare la propria salute a quella degli altri, fossero pure tutti gli altri”. (Corte Cost. sentenza n. 118/1996 in tema di vaccinazione antipolio).

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LETTERE

Russia e Ucraina. L’arte, il denaro e la guerra

di Paolo Battaglia La Terra Borgese*

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Composizione VI è un dipinto a olio su tela (195×300 cm) realizzato nel 1913 dal pittore Vasilij Kandinskij. È conservato all'Ermitage di San Pietroburgo | Rec News dir. Zaira Bartucca
"Composizione VI" (1913) olio su tela, Vasilij Kandinskij - Ermitage, San Pietroburgo
Nell’immagine “Composizione VI” (1913). Olio su tela, Vasilij Kandinskij – Ermitage, San Pietroburgo

Affermava Bukowski che il capitalismo ha soppresso il comunismo, e che adesso il capitalismo divora se stesso.

Il denaro

In wikipedese la servitù della gleba (già colonato in epoca romana) era una figura giuridica molto diffusa nel Medioevo, che legava il contadino a un determinato terreno (la gleba, in latino propriamente “zolla [di terra]”). Una figura giuridicamente complessa, che si colloca a metà tra lo schiavo e l’uomo libero.

Istituito il vile denaro l’uomo comincia a rimettere al suo simile il lavoro, e non più la propria esistenza. Alias l’economia e l’esistenza potrebbero ora permettere ad un nucleo familiare di reggere per stare bene. Invece l’economia non è più in logica, né per la vita e tantomeno per la famiglia, è uno sviluppo che va avanti per suo conto, nella dialettica propria degli interessi di pochi eletti.

Infatti l’Uomo (peccato la maiuscola) ha rilevanza sociale solo se fornisce, se gli è concesso di produrre, per cui è la produzione che giustifica la presenza non il fatto di essere uomo: una bestemmia.

Aristotele spiegava che il denaro non può produrre denaro giacché esso mai è un bene, ma solo ed esclusivamente l’immagine di un bene, la sua rappresentazione, e con le immagini non può farsi ricchezza. Ed è nel Vangelo che Luca tramanda di prestare il denaro senza attenderne la restituzione. Invero i banchieri fanno sì che il denaro sia principio dell’economia, quel denaro che, col tempo, sempre meno meno ha avuto a che fare con la ricchezza prodotta materialmente, dall’agricoltura, e l’industria, e l’artigianato, e il commercio; ma sempre di più con la ricchezza prodotta in maniera finanziaria: denaro generante denaro, usura legalizzata: basta pensare al “paghi a rate senza interessi”, nemmeno Vanna Marchi!

E la politica, a servizio della finanza

Platone chiariva che a decidere doveva essere chiamata la politica. Al contrario, ora gli spazi decisionali sono prerogativa dell’economia, e la finanza, del denaro marchettaro. Una politica insolvente che delega a presiedere il Paese i tecnici finanziari: ora Ciampi, ora Monti, ora Draghi”.

Diritti umani e contrattazioni

Agisce solo il mercato e la globalizzazione: l’Occidente porta all’estero il mercato e vorrebbe esportare la democrazia e pure i diritti umani come li intende. Nondimeno se tutto ciò cozza con il mercato, allora lo stesso Occidente dimentica e scorda la democrazia e pure i diritti umani.

Di fatto

Il Manifesto delle Nazioni Unite, quello per lo Sviluppo, stima che Europa e America del Nord – alias un miliardo circa di persone – necessitano dell’80% delle risorse del Pianeta per mantenere il corrente livello di vita. Significa che i rimanenti più o meno sei miliardi di persone debbono o dovrebbero accontentarsi del restante e misero 20%. Se Europa e America del Nord dessero da sgranocchiare qualche etto in più di riso ai cinesi o indiani, gli occidentali non potrebbero più reggere questi livelli di supremazia. Questa è crescita per il bene dell’Umanità? questa è la verità.

Tra produzione e consumi

Un circolo depravato e corrotto, perché se non si consumiamo è inutile produrre e senza produzione viene meno il lavoro. La legge, bibbia, è produrre, sempre, e consumare il più possibile, oltre ogni fabbisogno necessario. Tutto deve durare poco: cibo, moda, automobili, televisori, elettrodomestici, telefonini e così via, e si creano bisogni sempre nuovi “con quella pubblicità che crea infelici perché la gente felice non consuma”, (Frederic Beigbeder, pubblicitario).

La risposta “ecumenica” della guerra

Prende avvio la nuova storia, differente da quella che vedeva gli USA guardiani della Terra. Russia e Cina non sono più rurali, e la prima ha visto gli Usa che non hanno perorato la Georgia, lo stesso per l’Ucraina e pure per la Siria e la Libia e l’Afghanistan. A Putin il momento giusto non è sfuggito, ed è entrato in Ucraina per impadronirsene. Ma l’Ucraina è un scusa, l’effettiva guerra è tra Russia e Usa. La pace non è plausibile, ovvio è che Putin non rinunci a vincere una guerra che ineluttabilmente vincerà.

E allora vorrà incontrare Zelensky, potrebbe volere fare un’operazione del tipo Yalta, posizionare insieme Russia, America, Cina, e possibilmente pure l’India, per dividersi le zone d’influenza, come è stato fatto per la c.d. Guerra Fredda. E Pechino sostiene Mosca, ovvio, per entrare nel controllo delle zone d’influenza.

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LETTERE

Vi spiego cos’è il prunismo attraverso le opere di un’artista italiana

di Paolo Battaglia La Terra Borgese*

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Vi spiego cos'è il prunismo attraverso le opere di un'artista italiana | Rec News dir. Zaira Bartucca

I pittori prunisti formano la più recente diramazione delle correnti astrattiste e surrealiste europee sviluppatasi soprattutto negli USA, e nelle opere della pittrice Francesca Falli la sintesi italiana è maestra.

MetodologismoDigital Art, e-Cutpaste e traditional painting

Oltre un secolo fa Picasso e Braque introdussero la tecnica del collage nell’arte: ritagli di giornale prendevano posto integrante nei loro lavori, così che il materiale proveniente dal contesto non artistico dei mass media divenne materiale artistico. Un anno dopo Marcel Duchamp crea i suoi ready-made, e l’oggetto già esistente entra nella potenza dell’arte. L’immagine viene dunque staccata dalla riproduzione della realtà e la vita reale entra invece nell’immagine. Il genere del collage coinvolgerà gli artisti d’avanguardia: futuristi, dadaisti e costruttivisti, e movimenti neo-avanguardisti come Fluxus e la Pop art, e persino la poesia visiva. Particolarmente col postmodernismo la tecnica del collage acquisisce uno slancio creativo. Tutto: gli stili, i frantumi, addirittura intere opere di altri artisti, così come i prodotti e i motivi della cultura popolare, i parlati quotidiani, i messaggi concettuali e quelli concernenti il credo religioso e teoretico sono riorganizzati per costruire una moderna opera d’arte attraverso la quale si rileva e rivela l’anima relativa tra significato e contesto, per analizzare e confutare problematiche sociali, politiche e artistiche più abbondanti. Francesca Falli, flexer, genio italiano della pittura, ne fa la Sua Digital Art, il Suo cutpaste contemporaneo.

Falli, Kant e I Polli

Il tocco concettuale, dunque, come strumento principale: Kant ha insegnato che la realtà in sé non può essere posseduta, ogni qual volta noi la fissiamo in uno schema, la perdiamo e la falsifichiamo. La ragione ci inganna. I Polli di Francesca Falli allora aprono la battaglia per un’espressione che non sia della realtà, ma di una surrealtà più vera, sono la critica del dogmatismo, una protesta alla compatta struttura dei modelli e dei valori acquisiti, ed esprimono, in tutta la loro cifra, quel sottosuolo umano che è escluso o negato dalla tradizione.

Linguae artis

Disponendo di una scrittura speciale, glottoteta, immutabile nei suoi principi e fissa nel suo vocabolario cromatico, la pittrice si preoccupa soprattutto di mantenere vive, tra di loro, la conoscenza e la pratica; Lei raffina, elabora, partendo da questa stessa scrittura, tutto il sistema dell’arte definita, sviluppa infine le sue possibilità sfruttando sino ai limiti dell’assurdo i principi che ne definiscono i valori. Sono così composte le significazioni della Falli, per un nuovo arricchimento dei contenuti artistici contemporanei universali, senza avanzare nessuna primazia, attraverso un linguaggio autonomo staccato dai supporti tradizionali, cioè crea segni nuovi spesso ispiratamente mossi dalla letteratura classica.

Stilistica, sentimento, passione, genialità

Ora lei moltiplica le varianti, snuda, resuscita forme antiche cadute dall’uso. Sono cutpaste tratti da valori narrativi digitali, tradotti su selezionati materiali di supporto come gli specchi, i PMMA, le tele pittoriche o plastificate, le piastrelle di ceramica, le lamine in alluminio o ferro, le tavole. Ecco come fa: celebra matrimoni tra ecoline, acrilici, aerografie da spray e glitter in pieno stile surrealista, altermoderno, nella luce ineffabile dei riverberi, con alcune espressività naif, tra motivi storici e sociali. E lo spettatore è dentro l’opera.

L’allocuzione, la comunicazione artistica

L’irreale diventa così surreale interpretandolo come il rivelarsi dell’inconscio che è in noi, nudo, con le chiavi dell’altermodernismo per descrivere con evidenza spietata ed evidenza clinica. Breton: «Tutto induce a credere che esista un punto dello spirito da cui la vita o la morte, il reale e l’immaginario, il passato e il futuro, il comunicabile e l’incomunicabile, l’alto e il basso cessano di essere concepiti come contraddizioni». Tutto è in analisi.

Initium

Basi ben piantate nella tradizione, quelle di famiglia, coltivate nel laboratorio di arte e cornici del nonno materno, un atelier frequentato da collezionisti in cerca di opere e di artisti affermati che lo praticavano. Lì emerge l’incredibile curiosità, il desiderio di vedere. E, curiosando tra “I maestri del colore”, la collana edita dalla casa editrice Fratelli Fabbri – dono del nonno – inizia le prime ricerche. Trova nella figurazione primitiva ed esotica delle opere illustrate e criticate un tentativo di ritorno alle origini e di liberazione dell’inconscio. Produce pensiero. E già immagina un proprio psicologismo.

Studi

Fare arte dopo averla studiata: è l’insegnamento del nonno. Nella sua città Falli s’iscrive perciò all’allora ancora esistente in Italia Istituto Statale d’Arte (all’Aquila), da dove si congeda con il titolo di Maestro d’Arte, ricca di nozioni, sia di progettazione d’interni sia di decorazione, di lavorazione del legno e della ceramica, di scultura, cinema e teatro, e scenografia, organizzazione degli studios, audio e video. Per Francesca tutto ciò non è ancora bastevole. La sua mente studia e progetta generi declinati per fare arte nuova: sa che per questo le occorrono altre sinapsi artistiche, e prosegue perciò la sua formazione, sino a laurearsi, negli anni ottanta, in Grafica Pubblicitaria e Editoriale allo IED di Roma. Ancora una volta, Falli, non è pienamente soddisfatta del suo equilibrio formativo, del suo know-how, intenzionata com’è a spingere i limiti della figurazione classica. Decide perciò di laurearsi in pittura, per processare e apprendere meglio le competenze di base in disegno, soprattutto quello pittorico, e in fotografia, sound design, graphic design, video, storia dell’arte e arte contemporanea, e negli anni novanta – durante i quali frequenta lo studio di Fabio Mauri ed è allieva di Fulvio Caldarelli – si laurea all’Accademia di Belle Arti dell’Aquila.

Parentesi ottanta, la grafica come lavoro

Quelli ottanta sono anni che Falli spende nell’Art Déco, per meglio soddisfare le precise committenze che le pervengono da strutture ricettive ed anche dalle numerose residenze private, tutt’altro che modali, senza contare – nelle sue qualità di writer e post-graffitista – le richieste istituzionali di arte urbana. Per i suoi costituendi decorativi prenderà spunto dall’Egitto faraonico, dall’arte precolombiana, dalla meticolosità artistica cinese, dal Cubismo e dal Futurismo. Sono anni nei quali Francesca Falli, da libera professionista, progetta anche in ambito visivo nell’area del graphic, nell’interesse di enti pubblici e realtà aziendali.

Fare l’artista

Pensieri e linee, colori e volumi: nelle Sue opere c’è regia, inequivocabile e potente. Falli forma apparati di colore e luce in intima magia, sprigionando estetica ereticale, immune dal pregiudizio della gravità, come in taluni film o fumetti. Il linguaggio è molto espressivo dal punto di vista progettuale ed esecutivo, ri-presentificando la condizione ideale dell’origine, elemento fondamentale della sua ricerca. Nei percorsi tra natura e cultura c’è volontà di guidare un viaggio. È perciò lecito ritenere ogni opera una sperimentazione, una ricerca, e una ricerca dell’altro, verso tutte le direzioni di metaforizzazione che possono amplificare rivisitazioni sintetizzate, che generano e necessitano di situazioni contrastive, di ostacoli, di aspetti tanto interiori quanto esteriori, come nelle esperienze che s’ispirano ai grandi nomi della storia dell’arte: “Van Coc”, “Chi è Pollok”, “Poll-Gauguin”, “Pollo della Francesca”, “Cha-Gall”, dove la matrice diretta del colore e del disegno è sempre la sensazione.

Exhibitions

L’Aquila, Pescara, Cagliari, Roma, Venezia, Formentera, Bergamo, Napoli, Miami, Vasteras, Treviso, Salerno, Sassari, Caserta, Fiera di Genova – Sezione grandi Gallerie, Fiera di Bologna – Sezione grandi Gallerie, Ischia, Amalfi, Matera, Cava dei Tirreni, Malta, Stoccolma, Palestina, San Pietroburgo, Figueres, Arles, Malta, Motta di Livenza, New York, Parigi, Palermo, Spoleto, Amburgo, Praga, Bologna, Longarone Fiere, Casagiove, Lanzarote, San Diego (California), Chengdu, Capua, Nigde (Turchia), Istanbul, Ercolano, Londra, Lanciano, Shanghai, Torino, Weiz, Barcellona, Veroli, Venezia: Palazzo Albrizzi Capello – in concomitanza con la rassegna del Padiglione Guatemala presente alla 16° Biennale di Venezia e in concomitanza della Biennale di Architettura Venezia, Padiglione Europa Venezia -, Elda (Spagna), Milano, Mumbai, Vasto, Lisbona, Rio de Janeiro, Berlino, Nottingham (Regno Unito), Glasgow, Lithuania, Mosca, Art Expo New York 2021, Helsinki, Brooklyn, Favara, Padova, Alzano Lombardo. 

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