Periodico di Inchieste

Adesso vogliono toglierci pure il Natale

di Daniela Giudice

Il 20 ottobre scorso è stata diffusa dalla stampa la notizia che papa Bergoglio non celebrerà la messa di mezzanotte il prossimo Natale. Se questa notizia sarà confermata dalla Santa Sede, vorrà dire che tutti i cattolici saranno privati del rinnovo, da parte del successore di Pietro, di un avvenimento unico nella storia della salvezza: la nascita del Signore Gesù Cristo. Nell’antichità la celebrazione liturgica di tale evento fu fissata il 25 dicembre, in coincidenza con il giorno in cui gli antichi romani celebravano la festività del Dies Natalis Solis Invicti (“Giorno di nascita del Sole Invitto”). Nel solstizio d’inverno, che cade generalmente il 21 dicembre, il sole giunge nella sua fase più debole in quanto ad emissione di luce e calore: è come se dovesse precipitare nell’oscurità; ma poi riacquista forza, torna “invincibile” sulle stesse tenebre. Ed è proprio il 25 dicembre che pare rinascere, avviene quindi un nuovo “natale”.


Già il libro del profeta Malachia fa riferimento, nel terzo capitolo, al sorgere “con raggi benefici” del “sole di giustizia”, definizione successivamente applicata a Cristo (cfr. Ml 3,20). La comunità ecclesiale sa bene infatti che “laluce vera, quella che illumina ogni uomo” (Gv 1,9) è soltanto il suo Signore, unico Mediatore tra Dio e gli uomini, l’uomo Dio Gesù Cristo. Cosa spinge dunque la Chiesa, che mai nella storia, dopo l’editto di Costantino del 313 d.C. ed il passaggio da religio illicita a religio licita, aveva fermato la celebrazione liturgica, ad astenersi dal celebrare la nascita del Salvatore? E a lasciare buia e vuota, la Notte Santa, la Basilica di San Pietro, cattedra del suo successore nonché vicario di Cristo? Forse le allarmanti notizie sul virus che continuamente, come un mantra, si susseguono a mezzo stampa, televisione, ecc., ci stanno facendo abituare, quasi assuefare, alla gravità di quanto sta accadendo?


E neanche le recenti ordinanze emanate dai governatori delle Regioni Italiane, con i relativi divieti alla circolazione dei cittadini a partire dalla tarda sera, possono costituire una valida giustificazione, dal momento che la celebrazione liturgica di una veglia può essere fissata – al limite – anche alle ore 20. E persino alle ore 19, se dovessero seguire ulteriori provvedimenti restrittivi da parte del Governo, poiché ci troveremmo comunque nei primi vespri del Natale. Non è d’accordo neppure l’arcivescovo Carlo Maria Viganò, già nunzio apostolico negli Stati Uniti, che continua invece a lanciare moniti, quasi a gridare, il proprio dissenso, che non è soltanto il proprio ma che rappresenta sempre più anche quello di tutta la Chiesa universale.


Afferma mons. Viganò in una lettera pubblicata, lo scorso 23 ottobre, sul quotidiano La Verità: “Mi limito ad una constatazione: qualche giorno fa, in pieno stato di emergenza Covid, si è ritenuto possibile celebrare un rito ecumenico, alla presenza dei fedeli e delle autorità, tutti con la mascherina. Al contrario, negli spazi ben più vasti della Basilica Vaticana, qualcuno ha ritenuto imprudente che si celebri la Nascita del Salvatore nella Notte Santa. Se questa decisione troverà conferma, sapremo che Jorge Mario Bergoglio preferisce autocelebrarsi assecondando il pensiero unico e l’ideologia sincretista del Nuovo Ordine Mondiale, piuttosto di inginocchiarsi ai piedi della mangiatoia in cui è deposto il Re dei Re”. 


La Chiesa è consapevole, lo ha affermato chiaramente il Concilio Ecumenico Vaticano II, nella Costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium sulla sacra liturgia, emanata il 4 dicembre 1963, che essa costituisce il culmine e la fonte della sua stessa vita: “La sacra liturgia non esaurisce tutta l’azione della Chiesa. […] […] Nondimeno la liturgia è il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e, al tempo stesso, la fonte da cui promana tutta la sua energia. Il lavoro apostolico, infatti, è ordinato a che tutti, diventati figli di Dio mediante la fede e il battesimo, si riuniscano in assemblea, lodino Dio nella Chiesa, prendano parte al sacrificio e alla mensa del Signore” (Cost. conc. Sacrosanctum Concilium, nn. 9-10). 


Senza celebrazione liturgica, non vi può essere autentico annuncio, che di essa si nutre. E senza annuncio, la Chiesa universale di Cristo è condannata alla distruzione di se stessa. Anche se sappiamo che “le porte degli inferi non prevarranno” (Mt 16,18), tuttavia ai cristiani, ed in particolare ai cattolici, è affidato oggi il compito affinché ciò non avvenga. La comunità cristiana è stata già privata, durante questo lungo anno, della celebrazione della Pasqua del suo Signore. Non può essere privata, adesso, anche della sua Nascita. La celebrazione del Natale, da un punto di vista teologico e liturgico, è strettamente congiunta all’attesa del ritorno definitivo di Cristo, di cui la Chiesa non conosce né il giorno, né l’ora. Ma il Signore stesso le ha lasciato un monito: rimanere pronta, come una sposa in attesa del suo sposo.


La parabola delle vergini sagge, che entrano alle nozze partecipando alla gioia dello sposo, e delle stolte, che rimarranno chiuse fuori perché non hanno voluto essere previdenti, è esemplificativa in proposito (cfr. Mt 25, 1-13). Il cardinale Gerhard Muller, ex prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, ha dichiarato – in un’intervista alla Nuova Bussola Quotidiana, il 7 maggio scorso – come la sospensione delle messe con il popolo e di tutte le altre celebrazioni liturgiche fosse “una cosa molto grave, è il pensiero secolarista entrato nella Chiesa. Un conto è prendere delle misure cautelari per minimizzare i rischi di contagio, altra cosa è vietare la liturgia. La Chiesa non è cliente dello Stato, e nessun vescovo ha il diritto di vietare l’Eucarestia in questo modo. […] Eppure ci sono vescovi che dicono che alcuni fedeli sono troppo fissati sull’Eucarestia. È assurdo. L’Eucarestia è l’unica vera adorazione di Dio per mezzo di Gesù Cristo”.  



Non possiamo dunque acconsentire ad essere privati della grazia di Dio, perché “dalla liturgia, […], e particolarmente dall’eucaristia, deriva in noi, come da sorgente, la grazia, e si ottiene con la massima efficacia quella santificazione degli uomini nel Cristo e quella glorificazione di Dio, alla quale tendono, come a loro fine, tutte le altre attività della Chiesa” (Cost. conc. Sacrosanctum Concilium, n. 10). Come afferma anche il canone 834 del codice di diritto canonico: “la Chiesa adempie la funzione di santificare in modo peculiare mediante la sacra liturgia”, senza la quale viene privata della sua fonte vitale, la grazia dello Spirito di Cristo santificante, Spirito di verità e di conoscenza (Gv 16,13; cfr. Gv 14,26) che conduce alla glorificazione di Dio e costituisce la forza propulsiva di tutte le attività della Chiesa. Cristo stesso, poi, ha affidato alla sua “diletta sposa”, la Chiesa, il memoriale della sua morte e della sua risurrezione, per “perpetuare nei secoli fino al suo ritorno il sacrificio della croce […]: sacramento di amore, segno di unità, vincolo di carità, convito pasquale nel quale si riceve Cristo, l’anima viene ricolma di grazia e ci è dato il pegno della gloria futura” (Cost. conc. SacrosanctumConcilium, n. 47). 


Ricordi oggi la Chiesa quello che costituisce l’essenza del suo ministero: essere sacramento universale di salvezza per tutti i popoli (cfr. Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen Gentium, n. 48). Che si traduce concretamente nel compito ricevuto di salvare tutto l’uomo, ma la sua salvezza passa anzitutto dal suo spirito. Lo chiarisce bene il Vangelo, senza mezzi termini, nell’atto compiuto da Gesù stesso di rimettere i peccati al paralitico: «Gesù, vista la loro fede, disse al paralitico: “Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati”. Seduti là erano alcuni scribi che pensavano in cuor loro: “Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può rimettere i peccati se non Dio solo?”. Ma Gesù, avendo subito conosciuto nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: “Perché pensate così nei vostri cuori? Che cosa è più facile: dire al paralitico: Ti sono rimessi i peccati, o dire: Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati, ti ordino – disse al paralitico – alzati, prendi il tuo lettuccio e va’ a casa tua”. Quegli si alzò, prese il suo lettuccio e se ne andò in presenza di tutti e tutti si meravigliarono e lodavano Dio dicendo: “Non abbiamo mai visto nulla di simile!”» (Mc 2,5-12). La guarigione del corpo, in tutta la Scrittura, è sempre subordinata a quella dell’anima, perché solo essa può salvare veramente ed interamente l’uomo: “Che gioverà infatti allʹuomo guadagnare il mondo intero, se poi perde lʹanima sua?” (Mc 8,36). 


Mons. Athanasius Schneider, vescovo ausiliare di Astana, in Kazakistan, scrivendo sull’importante quotidiano tedesco Die Tagespost, il 14 maggio 2020, afferma: “i cittadini si stanno abituando alle forme di una tirannide tecnocratica e diretta a livello centrale, con la conseguenza che il coraggio civico, il pensiero indipendente e soprattutto qualsiasi resistenza sono gravemente paralizzati. Un aspetto delle misure di sicurezza e prevenzione, attuato in modo analogo in quasi tutti i Paesi, consiste nel drastico divieto del culto pubblico, che in tale implacabilità esisteva solo in tempi di una sistematica persecuzione dei Cristiani. La cosa assolutamente nuova è anche il fatto che le autorità statali in alcuni luoghi prescrivono alla Chiesa persino norme liturgiche, come il modo di distribuire la Santa Comunione: un’interferenza in questioni che appartengono alla responsabilità immediata della Chiesa. Un giorno la Storia ricorderà con rammarico i chierici di regime del nostro tempo che hanno accettato servilmente tali interferenze da parte dell’autorità statale. La Storia ha sempre deplorato il fatto che in tempi di grande crisi la maggioranza sia rimasta in silenzio e le voci dei dissidenti siano state soffocate”. 


La paura di un male che può affliggere il corpo – le più svariate e pericolose patologie infettive, sempre, purtroppo, hanno accompagnato l’intera storia dell’umanità – non può privare nuovamente i credenti della partecipazioneattiva alla celebrazione liturgica. Né è possibile sostituirla con una partecipazione tramite mezzi televisivi o altro, senza la reale presenza: tale partecipazione infatti rimane passiva e non pienamente consapevole. La celebrazione eucaristica non è spettacolo, né il cattolicesimo può accontentarsi, come altre confessioni cristiane, di fare a meno dell’eucaristia, viva, vera e presente sul luogo di celebrazione. Piuttosto, poiché la storia è tessuta di corsi e di ricorsi, forse i cristiani finiranno col dover tornare a celebrare nascosti nelle catacombe. Conserva sicura memoria di un clima di oppressione politica e persecuzione religiosa mons. Athanasius Schneider, il quale trascorse l’intera infanzia nell’allora Unione Sovietica, dove la madre era una “donna eucaristica”: una di quelle pie donne cui era affidato il compito di custodire l’ostia consacrata quando i sacerdoti venivano improvvisamente arrestati o messi sotto indagine dalle autorità.   



L’arcivescovo Carlo Maria Viganò, nel documento: “Un atto di accusa a papa Francesco e di amore alla Chiesa”, pubblicato il 19 dicembre 2019, esorta coloro che non si sono lasciati ingannare dai “nemici della Chiesa” a “far fronte comune contro il Maligno, da lungo tempo sconfitto, tuttavia ancora in grado di nuocere e di provocare la perdizione eterna di moltitudini”. “Ora tocca a noi“, dichiara risoluto mons. Viganò: “Senza lasciarci scacciare da questa Chiesa di cui siamo figli legittimi e nella quale abbiamo il sacrosanto diritto di sentirci a casa”. “Il trionfo del Cuore Immacolato di Maria – sostiene mons. Viganò – passa attraverso i suoi ‘piccoli’, fragili certamente, e peccatori, ma di segno assolutamente contrario ai membri arruolati nell’esercito del Nemico”. 


Monsignor Viganò rappresenta ormai sempre più un punto di riferimento per tutti i cattolici che sono divenuti pienamente consapevoli del “cono d’ombra dottrinale, morale, liturgico e disciplinare” in cui è precipitata la Chiesa, come ha dichiarato nel suo discorso tenuto per la Catholic Identity Conference, il 23 ottobre scorso. “Da sessant’anni stiamo assistendo all’eclissi della vera Chiesa, oscurata da un’anti-chiesa che si è progressivamente appropriata del suo nome, ha occupato la Curia romana e i suoi Dicasteri, le Diocesi e le parrocchie, i Seminari e le Università, i Conventi e Monasteri”, afferma Viganò: “Proprio come accade in natura, questa eclissi non avviene tutta in una volta; passa dalla luce all’oscurità quando un corpo celeste si inserisce tra il sole e noi. Si tratta di un processo relativamente lento ma inesorabile, in cui la luna dell’anti-chiesa segue la sua orbita fino a sovrapporsi al sole, generando un cono d’ombra che si proietta sulla terra”.


Prosegue poi: “Quando l’anti-chiesa dovesse essere completamente instaurata nell’eclissi totale della Chiesa Cattolica, l’autorità dei suoi capi dipenderà dal grado di asservimento al Nuovo Ordine Mondiale, che non tollererà alcuna deroga al proprio credo e applicherà spietatamente quel dogmatismo, quel fanatismo, quell’integralismo che oggi tanti Prelati e sedicenti intellettuali criticano in chi rimane fedele al Magistero. Così la deep church potrà forse continuare a fregiarsi del marchio di fabbrica “Chiesa Cattolica” ma sarà di fatto costretta ad essere solo l’ancella del pensiero unico, rinnovando quel che avvenne agli Ebrei quando, negando il titolo di Re a Nostro Signore dinanzi a Pilato, si condannarono ad esser servi dell’autorità civile: «Non abbiamo altro re all’infuori di Cesare» (Gv 19, 15). 


Oggi Cesare comanda di tener chiuse le chiese, di indossare la mascherina, di sospendere le celebrazioni con la scusa di una pseudo-pandemia; il regime comunista perseguita i Cattolici cinesi, nel silenzio pavido e interessato di Roma”. Ora tocca a noi. Sempre all’insegna del dialogo, non possiamo lasciarci privare anche del diritto – ereditato dalla Tradizione unanime della Chiesa, insieme alla grazia che ne scaturisce – di celebrare degnamente la Notte Santa. 


beenhere

Caro amico prima che caro lettore, Rec News ti ricorda che nella Costituzione sono regolati i Diritti del cittadino. Essi riguardano il proprio domicilio (Art.14) che è “inviolabile” come la libertà personale. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’autorità giudiziaria (Art.13). Ogni cittadino può circolare liberamente all’interno del territorio nazionale (Art.16), riunirsi e manifestare in pubblico (Art. 17), professare la propria religione (Art.19) senza limitazioni (Art. 20). Diritto inviolabile è l’espressione del proprio pensiero in forma scritta o parlata (Art.21). Secondo l’Articolo 32 della Costituzione, nessuno può essere obbligato a un trattamento sanitario (tamponi, vaccini, test, utilizzo della mascherina ecc.) se non è previsto dalla legge, non dai Dpcm e dalle ordinanze. Allo stesso modo, ognuno può astenersi da un trattamento in forza delle sue convinzioni religiose o sociali. L’obiezione di coscienza è un diritto. Uno governo Democratico consente il confronto tra le varie forze politiche e include anche le forze d’opposizione. Un premier che agisce secondo principi democratici non decide da solo o con i tecnici, ma si confronta con il Parlamento.


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Let’s face it, no look is really complete without the right finishes. Not to the best of standards, anyway (just tellin’ it like it is, babe). Upgrading your shoe game. Platforms, stilettos, wedges, mules, boots—stretch those legs next time you head out, then rock sliders, sneakers, and flats when it’s time to chill.