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Il Vescovo ausiliare di Astana, in Kazakistan, monsignor Athanasius Schneider, ha chiesto al clero cattolico e ai laici di tutto il mondo di unirsi in una crociata di riparazione dei peccati commessi contro Gesù Cristo presente nella Santa Eucaristia. La dichiarazione è stata rilasciata il 20 luglio. Il religioso sostiene che nella storia della Chiesa non c’è mai stato un tempo in cui questo sacramento sia stato oltraggiato in misura così allarmante e grave come negli ultimi cinquant’anni.

Tali abusi riguardano la pratica della “Comunione nella mano”, la partecipazione di “coloro che non hanno ricevuto il sacramento della Penitenza per molti anni”, e l’ammissione alla funzione delle “coppie che vivono in uno stato pubblico e oggettivo di adulterio”. In particolare il monsignore lamenta come nell’attuale cosiddetta emergenza pandemica queste condotte sono aumentate.

Molte diocesi le hanno imposte, e “in quei luoghi il clero, in modo spesso umiliante, ha nega ai fedeli la possibilità di ricevere il Signore, dimostrando così un deplorevole clericalismo. Inoltre, in alcuni luoghi il Corpo eucaristico è distribuito dal clero e ricevuto dai fedeli con guanti monouso” altrove usati per trattare i rifiuti: “un indicibile abuso eucaristico”.

(…) Il Vescovo di Astana mette il punto su quella che, in questi tempi di “emergenza pandemica Covid-19”, è divenuta una questione assai dolente, ovvero la celebrazione liturgica, in particolare eucaristica, con i suoi ritmi e le sue esigenze, che da quasi due millenni ininterrottamente attualizza e rende presente il mistero della morte e risurrezione di Gesù Cristo. 

Per comprendere più a fondo, facciamo un po’ di chiarezza sul significato e l’importanza dell’assemblea liturgica nella Tradizione della Chiesa. Il termine latino ecclèsia, che risale al greco, indica l’assemblea popolare: ciò indica la collettività dei cristiani dispersi, ma anche la riunione periodica che essi fanno intorno all’ascolto della Scrittura.  

La Costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium emanata il 4 dicembre 1963 durante il Concilio Ecumenico Vaticano II, afferma che l’assemblea liturgica è la manifestazione più espressiva della Chiesa: si tratta di una vera e propria ‘epifania’, che la mostra e la rivela. Georges Martimort, convocato come esperto al Concilio Vaticano II, a questo proposito scrive parole emblematiche.

In questa assise, convocata da Dio e dove è garantita la presenza del Signore: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro”, si prefigura l’Assemblea celeste. (…) Emerge come Essa rappresenti il Corpo stesso di Cristo, la presenza certa del Signore. Grande importanza inoltre riveste l’atto di cantare. Già nell’antichità, conformemente alla tradizione biblica, furono osservate le raccomandazioni dell’apostolo Paolo che attribuivano al canto il ruolo di modalità espressiva della preghiera. Scrive l’apostolo: “Intrattenetevi a vicenda con salmi, inni, cantici spirituali, inneggiate al Signore con tutto il vostro cuore”. Il canto è segno della gioia con cui si manifesta riconoscenza per la Redenzione. E’ alla presenza della schola cantorum, come era chiamato nella Roma medievale, che viene affidata l’animazione dell’assemblea oltre l’esecuzione dei canti troppo difficili per il popolo. Il coro svolge un vero servizio ministeriale collettivo.

(…) Nel “Protocollo circa la ripresa delle celebrazioni con il popolo” firmato dal cardinale Gualtiero Bassetti, viene raccomandata l’omissione del coro e la non opportunità di sussidi per il canto. Questo priva di una parte essenziale della celebrazione, e diminuisce la partecipazione.

(…) Così come l’imposizione delle mascherine. Secondo gli studi del Dottor Russell L. Blaylock possono privare chi le indossa per ore di una quantità di ossigeno che può arrivare fino al 20% (in particolare con l’uso della maschera N95), provocando un aumento nel sangue di anidride carbonica e causando intossicazione. Il medico neurochirurgo e nutrizionista operante da oltre 25 anni in Louisiana, è autore di vari saggi di argomento medico e di un articolo sull’argomento. Nel corso della sua lunga carriera, ha introdotto un trattamento innovativo per un sottogruppo di tumori cerebrali e ha migliorato alcune operazioni nel trattamento dell’idrocefalo.

(…)Per la stesura del suo articolo, il dottore ha esaminato 17 studi precedenti, di cui “nessuno degli studi ha stabilito una relazione conclusiva tra l’uso di maschera e la protezione contro infezione da influenza”. Gli studi non riguardavano ancora il coronavirus.

I danni associati al calo di ossigeno nel flusso sanguigno riguardano anche una compromissione dell’immunità ed un aumento dell’infiammazione nei soggetti affetti da patologie tumorali. Il dottore conclude affermando che “dagli studi esaminati non ci sono prove sufficienti che indossare una maschera di qualsiasi tipo possa avere un impatto significativo nel prevenire la diffusione”. Con l’uso obbligatorio delle mascherine durante la celebrazione liturgica, viene inibita di fatto la partecipazione alla celebrazione stessa (…) Nel periodo estivo la situazione diviene più gravosa, mentre è un fatto che anche virologi di fama internazionale, come il professor Giulio Tarro sostengano la loro inutilità nel fermare il virus, elencando invece i rischi che possono costituire se indossate a lungo.

Un altra grave privazione dei fedeli è costituita dal divieto durante la messa, non menzionato espressamente dal “Protocollo circa la ripresa delle celebrazioni con il popolo” ma largamente applicato in molte diocesi italiane, della processione fino all’altare al momento della comunione. In questo modo non soltanto si inibisce la possibilità di ricevere il Signore come accade tradizionalmente, ma anche di avvicinarsi al fulcro della funzione.

Forse ad occhi non esperti sfugge un significativo segno iniziale compiuto dal celebrante: l’inchino. Il modo di celebrare rivela lo stile di una comunità, la sua fede, la sua devozione. Ecco perché la pastorale liturgica ha rappresentato un capitolo fondamentale ed una preoccupazione importante per ogni vescovo. Le distanze imposte, a tutt’oggi anche nelle celebrazioni all’aperto, si trasformano in segno di divisione, che è opposto all’immagine che una comunità dovrebbe dare.

(…) Ancora, in questo periodo estivo, ricco di celebrazioni mariane, giunge notizia che in molte diocesi siano stati vietati i festeggiamenti in onore della Madonna che tradizionalmente, da centinaia di anni, si sono continuati a svolgere nelle città e nei paesi italiani. Nonostante la processioni si svolgano all’aperto, e per loro stessa natura siano ordinate e distanziate. (…)

Si sono svolte ininterrottamente nella storia, perfino durante gli anni indimenticabili in cui l’epidemia della peste devastò Milano. L’ allora Arcivescovo San Carlo Borromeo, nel 1576 convinse i magistrati a concedergli tre grandi processioni penitenziali, che il santo volle ardentemente per implorare il perdono di Dio e fare penitenza dei peccati del popolo. La prima si svolse il 3 ottobre, seguita da altre due il 5 e il 6 dello stesso mese. Nel luglio del 1577 finalmente la terribile epidemia abbandonò la città.

Se la Liturgia riveste un ruolo fondamentale, non si può non volgere almeno uno sguardo a ciò che costituisce il fondamento stesso della fede della comunità dei credenti: la Sacra Scrittura.

La parola di Cristo implica il rinnegamento di se stessi per abbracciare la croce: “Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà”. La causa di Cristo e quella del Vangelo, lieto annuncio di salvezza, deve precedere qualunque preoccupazione materiale, finanche il timore per la propria vita: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato di chi sarà? Così è di chi accumula tesori per sé, e non arricchisce davanti a Dio. Per questo io vi dico: Non datevi pensiero per la vostra vita, di quello che mangerete; né per il vostro corpo, come lo vestirete. (…) Guardate i corvi: non seminano e non mietono, non hanno ripostiglio né granaio, e Dio li nutre. Quanto più degli uccelli voi valete! Chi di voi, per quanto si affanni, può aggiungere un’ora sola alla sua vita? Se dunque non avete potere neanche per la più piccola cosa, perché vi affannate del resto? (…) Non cercate perciò che cosa mangerete e berrete, e non state con l’animo in ansia: di tutte queste cose si preoccupa la gente del mondo; ma il Padre vostro sa che ne avete bisogno. Cercate piuttosto il regno di Dio e queste cose vi saranno date in aggiunta”.

Mentre nell’Antico e Nuovo Testamento ricorrono molto frequentemente le parole “non temere” o “non abbiate paura”, nel libro dell’Apocalisse la vigliaccheria viene condannata (…). Gesù condanna duramente i farisei e tutti i Giudei che “non mangiano se non si sono lavate le mani fino al gomito”, perché “non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa contaminarlo; sono invece le cose che escono dall’uomo a contaminarlo”. E ai suoi discepoli che chiedono spiegazioni in privato sul significato della parabola dice: “Ciò che esce dall’uomo, questo sì lo contamina. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono intenzioni cattive: fornicazioni, furti, omicidi, adulteri, cupidigie, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dal di dentro e contaminano”.

L’osservanza meticolosa dei precetti della tradizione da parte dei Giudei, non implica una vera conversione del cuore che si traduca poi in autentico amore per il prossimo: al capo della sinagoga, sdegnato perché Gesù aveva operato la guarigione di una donna inferma da diciotto anni, curva ed incapace in alcun modo di “drizzarsi”, nel giorno sacro per i Giudei e destinato al riposo, Egli risponde: “Ipocriti, non scioglie forse, di sabato, ciascuno di voi il bue o l’asino dalla mangiatoia, per condurlo ad abbeverarsi? E questa figlia di Abramo, che satana ha tenuto legata diciott’anni, non doveva essere sciolta da questo legame in questo giorno?”.

Afferma Sant’Agostino: “O tu buono e onnipotente, tu curi ognuno di noi singolarmente come se fosse il solo e ti prendi cura di tutti, come se fossero singoli”. La ricerca del bene comune, pur se legittima, non può trasformarsi in un attacco alla dignità della persona e in una limitazione dei suoi diritti inviolabili, perché ogni uomo è sacro davanti al Supremo e ne porta il volto: “Dio creò l’uomo a sua immagine; (…) maschio e femmina li creò”.

Il volto, irripetibile nella sua assoluta originalità, costituisce un modo unico di trasmettere sentimenti ed emozioni all’altro, e come tale di averne “compassione”, nel senso biblico del termine che indica intima commozione, empatia. Coprire il proprio volto nel rapportarsi all’altro significa negare la propria storia, il proprio essere, in ultima analisi la propria stessa umanità. 

La Chiesa sembra dunque ora presentarsi divisa, umiliata, in preda alla paura, e dalle fattezze irriconoscibili. Ma (…) la certezza della comunità dei credenti che rinascerà, purificata e salda più di prima, perché l’antico avversario non può e non potrà mai fermare quell’arma potentissima che è la preghiera, insieme alla protezione della Madre di Dio, Aiuto dei Cristiani, per scongiurare una folle fine della storia.

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LETTERE

Obbligo vaccinale, depositati quattro interventi e tre pareri

di Roberto Martina*

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Obbligo vaccinale, depositati quattro interventi e tre pareri a sostegno dell'illegittimità costituzionale | Rec News dir. Zaira Bartucca

Avvocati Liberi unitamente al prof. Avv. Augusto Sinagra ha depositato alla Corte Costituzionale quattro interventi e tre opiniones in qualità di amici curiae a sostegno dell’accoglimento della illegittimità costituzionale dell’obbligo vaccinale per i sanitari di cui all’art. 4 D.L. 44-2021 sollevata dal Consiglio di Giustizia Amministrativa della regione Sicilia. Nei prossimi giorni pubblicheremo il contenuto degli atti affinché possano essere conosciuti da tutti.

Iniziamo con l’opinione di carattere scientifico che Avvocati Liberi ha depositato in nome e per conto del Dr. Sandro Sanvenero, presidente dell’Albo degli Odontoiatri presso l’Ordine dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri di La Spezia, che ha documentato lo svilupparsi nel tempo di una cosiddetta efficacia negativa dei farmaci vaccinali.

L’opinione è stata redatta da un collegio illustre di sanitati di altissimo profilo (prof. Giovanni Frajese; Dr. Sandro Sanvenero; Dr. Alberto Donzelli; Dr. Eugenio Serravalle; Dr.ssa Patrizia Gentilini) che ne hanno autorizzato la pubblicazione per fini scientifici e di condivisione (in basso).

L’efficacia negativa, al crescere della distanza temporale dall’ultima dose vaccinale, è supportata da prove sempre più forti e demolisce la finalità della norma: se il fine della vaccinazione dei sanitari è quello di proteggere i pazienti ed i soggetti fragili con cui entrano a contatto, allora per questi soggetti è più pericoloso essere assistiti da sanitari vaccinati da oltre 6-8 mesi, perché tendono a diventare più suscettibili all’infezione dei sanitari non vaccinati.

Una possibilità è che i farmaci vaccinali impattino negativamente sul sistema immunitario del somministrato che, dopo alcuni mesi dalla vaccinazione, aumenta la probabilità di contrarre l’infezione rispetto ad un soggetto non vaccinato e, conseguentemente, aumenta il rischio di contagio del prossimo.

La possibile efficacia negativa, però, è solo una parte del problema, perché comunque i farmaci vaccinali non sono sicuri: il trattamento obbligatorio non è idoneo a raggiungere lo scopo (i vaccini non sono complessivamente efficaci per tutelare gli altri) ed espone la persona al rischio di eventi avversi potenzialmente gravi e persistenti (i vaccini non sono sicuri).

Non è possibile ragionare in termini quantitativi, accettando l’idea che ci possa essere una fascia percentuale di cittadini sacrificabili, perché la vita umana è sacra, inviolabile, e nessuno può stabilire che una persona debba assumere obbligatoriamente un farmaco che possa condurre a morte o ad una forma invalidante della propria integrità psico-fisica senza cadere in una gravissima violazione del diritto naturale, della libertà personale, dei diritti costituzionali e dell’habeas corpus.

Il rispetto della persona umana è un limite invalicabile anche per la legge: “nessuno può essere semplicemente chiamato a sacrificare la propria salute a quella degli altri, fossero pure tutti gli altri”. (Corte Cost. sentenza n. 118/1996 in tema di vaccinazione antipolio).

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LETTERE

Russia e Ucraina. L’arte, il denaro e la guerra

di Paolo Battaglia La Terra Borgese*

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Composizione VI è un dipinto a olio su tela (195×300 cm) realizzato nel 1913 dal pittore Vasilij Kandinskij. È conservato all'Ermitage di San Pietroburgo | Rec News dir. Zaira Bartucca
"Composizione VI" (1913) olio su tela, Vasilij Kandinskij - Ermitage, San Pietroburgo
Nell’immagine “Composizione VI” (1913). Olio su tela, Vasilij Kandinskij – Ermitage, San Pietroburgo

Affermava Bukowski che il capitalismo ha soppresso il comunismo, e che adesso il capitalismo divora se stesso.

Il denaro

In wikipedese la servitù della gleba (già colonato in epoca romana) era una figura giuridica molto diffusa nel Medioevo, che legava il contadino a un determinato terreno (la gleba, in latino propriamente “zolla [di terra]”). Una figura giuridicamente complessa, che si colloca a metà tra lo schiavo e l’uomo libero.

Istituito il vile denaro l’uomo comincia a rimettere al suo simile il lavoro, e non più la propria esistenza. Alias l’economia e l’esistenza potrebbero ora permettere ad un nucleo familiare di reggere per stare bene. Invece l’economia non è più in logica, né per la vita e tantomeno per la famiglia, è uno sviluppo che va avanti per suo conto, nella dialettica propria degli interessi di pochi eletti.

Infatti l’Uomo (peccato la maiuscola) ha rilevanza sociale solo se fornisce, se gli è concesso di produrre, per cui è la produzione che giustifica la presenza non il fatto di essere uomo: una bestemmia.

Aristotele spiegava che il denaro non può produrre denaro giacché esso mai è un bene, ma solo ed esclusivamente l’immagine di un bene, la sua rappresentazione, e con le immagini non può farsi ricchezza. Ed è nel Vangelo che Luca tramanda di prestare il denaro senza attenderne la restituzione. Invero i banchieri fanno sì che il denaro sia principio dell’economia, quel denaro che, col tempo, sempre meno meno ha avuto a che fare con la ricchezza prodotta materialmente, dall’agricoltura, e l’industria, e l’artigianato, e il commercio; ma sempre di più con la ricchezza prodotta in maniera finanziaria: denaro generante denaro, usura legalizzata: basta pensare al “paghi a rate senza interessi”, nemmeno Vanna Marchi!

E la politica, a servizio della finanza

Platone chiariva che a decidere doveva essere chiamata la politica. Al contrario, ora gli spazi decisionali sono prerogativa dell’economia, e la finanza, del denaro marchettaro. Una politica insolvente che delega a presiedere il Paese i tecnici finanziari: ora Ciampi, ora Monti, ora Draghi”.

Diritti umani e contrattazioni

Agisce solo il mercato e la globalizzazione: l’Occidente porta all’estero il mercato e vorrebbe esportare la democrazia e pure i diritti umani come li intende. Nondimeno se tutto ciò cozza con il mercato, allora lo stesso Occidente dimentica e scorda la democrazia e pure i diritti umani.

Di fatto

Il Manifesto delle Nazioni Unite, quello per lo Sviluppo, stima che Europa e America del Nord – alias un miliardo circa di persone – necessitano dell’80% delle risorse del Pianeta per mantenere il corrente livello di vita. Significa che i rimanenti più o meno sei miliardi di persone debbono o dovrebbero accontentarsi del restante e misero 20%. Se Europa e America del Nord dessero da sgranocchiare qualche etto in più di riso ai cinesi o indiani, gli occidentali non potrebbero più reggere questi livelli di supremazia. Questa è crescita per il bene dell’Umanità? questa è la verità.

Tra produzione e consumi

Un circolo depravato e corrotto, perché se non si consumiamo è inutile produrre e senza produzione viene meno il lavoro. La legge, bibbia, è produrre, sempre, e consumare il più possibile, oltre ogni fabbisogno necessario. Tutto deve durare poco: cibo, moda, automobili, televisori, elettrodomestici, telefonini e così via, e si creano bisogni sempre nuovi “con quella pubblicità che crea infelici perché la gente felice non consuma”, (Frederic Beigbeder, pubblicitario).

La risposta “ecumenica” della guerra

Prende avvio la nuova storia, differente da quella che vedeva gli USA guardiani della Terra. Russia e Cina non sono più rurali, e la prima ha visto gli Usa che non hanno perorato la Georgia, lo stesso per l’Ucraina e pure per la Siria e la Libia e l’Afghanistan. A Putin il momento giusto non è sfuggito, ed è entrato in Ucraina per impadronirsene. Ma l’Ucraina è un scusa, l’effettiva guerra è tra Russia e Usa. La pace non è plausibile, ovvio è che Putin non rinunci a vincere una guerra che ineluttabilmente vincerà.

E allora vorrà incontrare Zelensky, potrebbe volere fare un’operazione del tipo Yalta, posizionare insieme Russia, America, Cina, e possibilmente pure l’India, per dividersi le zone d’influenza, come è stato fatto per la c.d. Guerra Fredda. E Pechino sostiene Mosca, ovvio, per entrare nel controllo delle zone d’influenza.

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LETTERE

Vi spiego cos’è il prunismo attraverso le opere di un’artista italiana

di Paolo Battaglia La Terra Borgese*

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Vi spiego cos'è il prunismo attraverso le opere di un'artista italiana | Rec News dir. Zaira Bartucca

I pittori prunisti formano la più recente diramazione delle correnti astrattiste e surrealiste europee sviluppatasi soprattutto negli USA, e nelle opere della pittrice Francesca Falli la sintesi italiana è maestra.

MetodologismoDigital Art, e-Cutpaste e traditional painting

Oltre un secolo fa Picasso e Braque introdussero la tecnica del collage nell’arte: ritagli di giornale prendevano posto integrante nei loro lavori, così che il materiale proveniente dal contesto non artistico dei mass media divenne materiale artistico. Un anno dopo Marcel Duchamp crea i suoi ready-made, e l’oggetto già esistente entra nella potenza dell’arte. L’immagine viene dunque staccata dalla riproduzione della realtà e la vita reale entra invece nell’immagine. Il genere del collage coinvolgerà gli artisti d’avanguardia: futuristi, dadaisti e costruttivisti, e movimenti neo-avanguardisti come Fluxus e la Pop art, e persino la poesia visiva. Particolarmente col postmodernismo la tecnica del collage acquisisce uno slancio creativo. Tutto: gli stili, i frantumi, addirittura intere opere di altri artisti, così come i prodotti e i motivi della cultura popolare, i parlati quotidiani, i messaggi concettuali e quelli concernenti il credo religioso e teoretico sono riorganizzati per costruire una moderna opera d’arte attraverso la quale si rileva e rivela l’anima relativa tra significato e contesto, per analizzare e confutare problematiche sociali, politiche e artistiche più abbondanti. Francesca Falli, flexer, genio italiano della pittura, ne fa la Sua Digital Art, il Suo cutpaste contemporaneo.

Falli, Kant e I Polli

Il tocco concettuale, dunque, come strumento principale: Kant ha insegnato che la realtà in sé non può essere posseduta, ogni qual volta noi la fissiamo in uno schema, la perdiamo e la falsifichiamo. La ragione ci inganna. I Polli di Francesca Falli allora aprono la battaglia per un’espressione che non sia della realtà, ma di una surrealtà più vera, sono la critica del dogmatismo, una protesta alla compatta struttura dei modelli e dei valori acquisiti, ed esprimono, in tutta la loro cifra, quel sottosuolo umano che è escluso o negato dalla tradizione.

Linguae artis

Disponendo di una scrittura speciale, glottoteta, immutabile nei suoi principi e fissa nel suo vocabolario cromatico, la pittrice si preoccupa soprattutto di mantenere vive, tra di loro, la conoscenza e la pratica; Lei raffina, elabora, partendo da questa stessa scrittura, tutto il sistema dell’arte definita, sviluppa infine le sue possibilità sfruttando sino ai limiti dell’assurdo i principi che ne definiscono i valori. Sono così composte le significazioni della Falli, per un nuovo arricchimento dei contenuti artistici contemporanei universali, senza avanzare nessuna primazia, attraverso un linguaggio autonomo staccato dai supporti tradizionali, cioè crea segni nuovi spesso ispiratamente mossi dalla letteratura classica.

Stilistica, sentimento, passione, genialità

Ora lei moltiplica le varianti, snuda, resuscita forme antiche cadute dall’uso. Sono cutpaste tratti da valori narrativi digitali, tradotti su selezionati materiali di supporto come gli specchi, i PMMA, le tele pittoriche o plastificate, le piastrelle di ceramica, le lamine in alluminio o ferro, le tavole. Ecco come fa: celebra matrimoni tra ecoline, acrilici, aerografie da spray e glitter in pieno stile surrealista, altermoderno, nella luce ineffabile dei riverberi, con alcune espressività naif, tra motivi storici e sociali. E lo spettatore è dentro l’opera.

L’allocuzione, la comunicazione artistica

L’irreale diventa così surreale interpretandolo come il rivelarsi dell’inconscio che è in noi, nudo, con le chiavi dell’altermodernismo per descrivere con evidenza spietata ed evidenza clinica. Breton: «Tutto induce a credere che esista un punto dello spirito da cui la vita o la morte, il reale e l’immaginario, il passato e il futuro, il comunicabile e l’incomunicabile, l’alto e il basso cessano di essere concepiti come contraddizioni». Tutto è in analisi.

Initium

Basi ben piantate nella tradizione, quelle di famiglia, coltivate nel laboratorio di arte e cornici del nonno materno, un atelier frequentato da collezionisti in cerca di opere e di artisti affermati che lo praticavano. Lì emerge l’incredibile curiosità, il desiderio di vedere. E, curiosando tra “I maestri del colore”, la collana edita dalla casa editrice Fratelli Fabbri – dono del nonno – inizia le prime ricerche. Trova nella figurazione primitiva ed esotica delle opere illustrate e criticate un tentativo di ritorno alle origini e di liberazione dell’inconscio. Produce pensiero. E già immagina un proprio psicologismo.

Studi

Fare arte dopo averla studiata: è l’insegnamento del nonno. Nella sua città Falli s’iscrive perciò all’allora ancora esistente in Italia Istituto Statale d’Arte (all’Aquila), da dove si congeda con il titolo di Maestro d’Arte, ricca di nozioni, sia di progettazione d’interni sia di decorazione, di lavorazione del legno e della ceramica, di scultura, cinema e teatro, e scenografia, organizzazione degli studios, audio e video. Per Francesca tutto ciò non è ancora bastevole. La sua mente studia e progetta generi declinati per fare arte nuova: sa che per questo le occorrono altre sinapsi artistiche, e prosegue perciò la sua formazione, sino a laurearsi, negli anni ottanta, in Grafica Pubblicitaria e Editoriale allo IED di Roma. Ancora una volta, Falli, non è pienamente soddisfatta del suo equilibrio formativo, del suo know-how, intenzionata com’è a spingere i limiti della figurazione classica. Decide perciò di laurearsi in pittura, per processare e apprendere meglio le competenze di base in disegno, soprattutto quello pittorico, e in fotografia, sound design, graphic design, video, storia dell’arte e arte contemporanea, e negli anni novanta – durante i quali frequenta lo studio di Fabio Mauri ed è allieva di Fulvio Caldarelli – si laurea all’Accademia di Belle Arti dell’Aquila.

Parentesi ottanta, la grafica come lavoro

Quelli ottanta sono anni che Falli spende nell’Art Déco, per meglio soddisfare le precise committenze che le pervengono da strutture ricettive ed anche dalle numerose residenze private, tutt’altro che modali, senza contare – nelle sue qualità di writer e post-graffitista – le richieste istituzionali di arte urbana. Per i suoi costituendi decorativi prenderà spunto dall’Egitto faraonico, dall’arte precolombiana, dalla meticolosità artistica cinese, dal Cubismo e dal Futurismo. Sono anni nei quali Francesca Falli, da libera professionista, progetta anche in ambito visivo nell’area del graphic, nell’interesse di enti pubblici e realtà aziendali.

Fare l’artista

Pensieri e linee, colori e volumi: nelle Sue opere c’è regia, inequivocabile e potente. Falli forma apparati di colore e luce in intima magia, sprigionando estetica ereticale, immune dal pregiudizio della gravità, come in taluni film o fumetti. Il linguaggio è molto espressivo dal punto di vista progettuale ed esecutivo, ri-presentificando la condizione ideale dell’origine, elemento fondamentale della sua ricerca. Nei percorsi tra natura e cultura c’è volontà di guidare un viaggio. È perciò lecito ritenere ogni opera una sperimentazione, una ricerca, e una ricerca dell’altro, verso tutte le direzioni di metaforizzazione che possono amplificare rivisitazioni sintetizzate, che generano e necessitano di situazioni contrastive, di ostacoli, di aspetti tanto interiori quanto esteriori, come nelle esperienze che s’ispirano ai grandi nomi della storia dell’arte: “Van Coc”, “Chi è Pollok”, “Poll-Gauguin”, “Pollo della Francesca”, “Cha-Gall”, dove la matrice diretta del colore e del disegno è sempre la sensazione.

Exhibitions

L’Aquila, Pescara, Cagliari, Roma, Venezia, Formentera, Bergamo, Napoli, Miami, Vasteras, Treviso, Salerno, Sassari, Caserta, Fiera di Genova – Sezione grandi Gallerie, Fiera di Bologna – Sezione grandi Gallerie, Ischia, Amalfi, Matera, Cava dei Tirreni, Malta, Stoccolma, Palestina, San Pietroburgo, Figueres, Arles, Malta, Motta di Livenza, New York, Parigi, Palermo, Spoleto, Amburgo, Praga, Bologna, Longarone Fiere, Casagiove, Lanzarote, San Diego (California), Chengdu, Capua, Nigde (Turchia), Istanbul, Ercolano, Londra, Lanciano, Shanghai, Torino, Weiz, Barcellona, Veroli, Venezia: Palazzo Albrizzi Capello – in concomitanza con la rassegna del Padiglione Guatemala presente alla 16° Biennale di Venezia e in concomitanza della Biennale di Architettura Venezia, Padiglione Europa Venezia -, Elda (Spagna), Milano, Mumbai, Vasto, Lisbona, Rio de Janeiro, Berlino, Nottingham (Regno Unito), Glasgow, Lithuania, Mosca, Art Expo New York 2021, Helsinki, Brooklyn, Favara, Padova, Alzano Lombardo. 

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