POLITICA
Stati generali Informazione, avanti le sigle. Poi i cittadini e i giornalisti
La presidenza del Consiglio dei ministri raccoglierà le domande che poi dovrebbe processare dopo il 13 maggio. Solo categorie, sindacati e federazioni avranno il diritto di esprimersi nel dettaglio sulle cinque aree
Giornalisti e cittadini chiamati a esprimersi sul futuro dell’informazione. Era la promessa di Vito Crimi, il sottosegretario delegato a sbrogliare la matassa che imbriglia il mondo dell’editoria, che abbiamo intervistato nelle scorse settimane. L’avvio della prima fase degli Stati generali che si chiuderà il 13 maggio, tuttavia, non sembra rispondere a questi criteri. Sulle cinque aree di interesse evidenziate dalla Presidenza del Consiglio, infatti, stando a quando ci ha confermato il sottosegretario saranno soprattutto le sigle di settore a esprimersi. “L’accesso (ai moduli che prevedono la registrazione, ndr) – ci ha scritto – è libero a tutti, anche senza credenziali. Quelle le abbiamo riservate alle associazioni di categoria, sindacati, che possono portare proposte già lavorate e condivise con i gruppi di operatori che rappresentano”.
Le proposte sono dunque state “già lavorate e condivise” nel corso dei tavoli di questi mesi. Giornalisti e cittadini si dovranno accontentare di una sorta di form di commenti in cui specificare nome, cognome, mail, un argomento a invio e un “contributo”. Per il resto, la scelta se abolire l’Ordine dei giornalisti o meno (il quesito più atteso) sarà demandata ai componenti dello stesso Odg o a consociati come Casagit o Inpgi, che prevedibilmente non opteranno per la cancellazione di loro stessi. La stessa proposta di auto-riforma presentata lo scorso ottobre, del resto, parla da sola.
Sul mercato decideranno gli operatori di mercato, ma per quanto concerne gli operatori dell’informazione (giornalisti professionisti e pubblicisti, praticanti e collaboratori, video-maker, operatori radiofonici, web writer, componenti degli uffici stampa, ecc.) e il loro inquadramento non si sentirà chi dovrà essere interessato da possibili (e sembrerebbe remoti) mutamenti, ma ancora una volta gli esponenti del vecchio sistema che a inizio mandato Crimi si diceva risoluto a voler cancellare.
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