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Odg, intervista a Crimi: “Abolirlo può migliorare la professione”

Il sottosegretario con delega all’Editoria a RN: “E’ un organismo anacronistico e non trovo motivi che ne giustifichino l’esistenza. Non si può vincolare la professione di giornalista all’iscrizione ad un ordine”

Foto Ansa. Ci siamo soffermati più volte su alcuni aspetti che riguardano l’Odg. Alcuni hanno riguardato i propositi sull’auto-riforma, altri dinamiche interne. A che serve (o a chi serve) l’Ordine dei giornalisti? Se lo domandano gli stessi operatori dell’informazione e perfino chi è estraneo alla categoria. Se l’è domandato a più riprese anche il sottosegretario con delega all’Editoria Vito Crimi, che prima e dopo la nomina aveva ribadito la necessità di liberarsi dall’organismo per ossigenare la professione. Una posizione che sembra aver avuto momenti di vacillamento, ma che oggi il sottosegretario intende ribadire con forza, rivendicandone la paternità.


Lei ha parlato della necessità di superare la fase di scontro: è superata anche la fase del dibattito sull’abolizione dell’Odg o qualcosa in merito potrebbe emergere dagli stati generali?
Superare la fase di scontro non significa mica rinnegare le proprie idee o ridurre il dibattito sui temi centrali della riforma del settore tra i quali rimane sicuramente quello del superamento dell’Ordine dei giornalisti che preferisco chiamare liberazione della professione dei giornalisti. Per me non è oggetto di scontro ma di dibattito serio e finalizzato a migliorare le condizioni della professione.


Secondo lei quali sono gli aspetti dell’Ordine che ne giustificano l’esistenza?
Dovrei porre la domanda a voi, io non trovo motivi che ne giustificano l’esistenza, o meglio che giustifichino l’obbligo di collegare la professione di giornalista all’iscrizione ad un ordine.


Verna ha manifestato la volontà di mantenere il controllo sull’accesso alla professione giornalistica: qual è la sua posizione in merito?
Ribadisco che ritengo anacronistico che ancora oggi si debba definire giornalista solo chi ha una tessera di appartenenza ad un ordine. Dovrebbe essere liberalizzata la possibilità di iscriversi senza che questo determini o pregiudichi la possibilità di essere contrattualizzato con le tutele del giornalista.


L’Odg parla sempre più insistentemente di tutele per i professionisti. Che ne sarebbe dei pubblicisti che possono essere direttori e in molti casi svolgono attività giornalistica in maniera continuativa?
Dovete chiederlo all’ordine dei giornalisti. Ribadisco che ritengo si debba superare questo concetto di giornalista professionista collegato all’iscrizione all’ordine dei giornalisti, non è l’iscrizione all’ordine (come professionista o pubblicista) a fare un vero giornalista.


Non teme che dare uno spazio crescente agli “over the top” del web possa finire col condizionare ulteriormente l’informazione?
Non siamo noi a concederlo, è il mercato. Che possa condizionare l’informazione non ci sono dubbi, per questo credo che chi fa informazione oggi dovrebbe reagire acquisendo maggiore credibilità e non credo che fare la guerra agli over the top senza fornire un’alternativa valida e credibile  porti a risultati utili per l’informazione.


Può anticiparci cosa bolle in pentola per la piccola e media editoria e se questa sarà interessata dalla ripartizione dei fondi più equa che aveva annunciato?
Questo sarà oggetto del dibattito nel corso degli stati generali. Sicuramente occorre superare il concetto di “ripartizione dei fondi” ma ragionare sul futuro, progettando e dandosi degli obiettivi. In questo momento di estrema crisi del settore non è sufficiente sostenere con elargizione di fondi, significherebbe solo rimandare i problemi al futuro. La piccola e media editoria, comunque, è quella che è più penalizzata dalla crisi e che necessita di maggior sostegno.


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