L’altro “modello” Riace

Quasi cinque milioni per 118 migranti. Possibile, nell’altro sistema di presunta accoglienza che ha permesso a un piccolissimo Comune di rastrellare fondi a man bassa. “Facciamo come fanno lì”: così parlava Lucano intercettato

“Facciamo come fanno a Camini”. Così l’ex sindaco di Riace rispondeva (come da intercettazioni) alle preoccupazioni di Cosimina Ierinò, la segretaria chiamata a rattoppare gli ammanchi in bilancio provocati dalla gestione all’acqua di rose dell’accoglienza. Per chi non lo conoscesse, il riferimento è a un piccolissimo Comune in provincia di Reggio Calabria con appena 810 abitanti per il 2017 (dati Istat) che – dando per buone le misurazioni di Itinerari stradali – dalla cittadina orfana dei Bronzi dista appena due chilometri.


Una vicinanza geografica ma anche amministrativa e “d’opportunità”. Qui è di stanza l’onnipresente Carmelo Daqua, il funzionario multitasking che, assodato un atto monocratico del Comune di Riace di cui abbiamo già parlato e una determina di cui stiamo per dare conto, allo stato ha all’attivo due incarichi nei due enti.

Ignorate le disposizioni del decreto Sicurezza sulla chiusura degli Spar. Nella determina sottoscritta da Daqua e dall’addetto alle pubblicazioni Enrico Micelotto vengono richiamati una procedura concorsuale del 2013 del Ministero dell’Interno (che stabiliva un cofinanziamento per la gestione dei migranti ripartito tra Viminale, Fondo Nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo e soggetti partner) e un decreto ministeriale del 2016 sulla gestione dell’accoglienza pre-governo Conte. Camini, in pratica, batte cassa all’indirizzo del dicastero guidato da Matteo Salvini, senza tuttavia recepirne il decreto Sicurezza. Che, tra le altre cose, stabilisce la chiusura degli Spar, eccezion fatta per quelli riguardanti i minori non accompagnati. Il decreto, com’è noto, è entrato in vigore il 4 dicembre di quest’anno e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale numero 281 del 3 dicembre, mentre il documento cui facciamo riferimento è del 13 dicembre.
Eurocoop “jolly” dell’accoglienza. Le cooperative riacesi legate a doppio filo all’amministrazione comunale non sarebbero l’unico caso calabrese. Eurocoop a Camini nel corso di diverse tornate elettorali sarebbe stato il “serbatoio” di voti cui attingere per garantire l’ascesa di De Agostino prima e di suo cognato Alfarano poi. Questo sostengono quanti hanno ravvisato “irregolarità” nelle procedure di spoglio che sono già allo studio degli inquirenti. Il caso Camini è un vulcano che dorme che, svegliandosi, potrebbe contribuire a delineare un sistema molto più articolato di quanto la sola operazione Xenia abbia ipotizzato. Eurocoop per Daqua è, in ogni caso, la cooperativa in grado di “garantire la migliore soluzione progettuale per l’ottenimento del finanziamento”. Per scoprirlo, il Comune di Camini non si è affidato a un nuovo bando di evidenza pubblica, ma si è basato su quello relativo al triennio 2014/2016. A certe latitudini del Reggino, insomma, similmente a quanto accade più a nord, un bando di gara è per sempre.
Quasi 5 milioni per 118 migranti. Non solo. Il decreto Salvini non viene palesemente ignorato in fase di enunciazione della richiesta, ma anche quando arriva il momento, per il funzionario preposto, di stabilire la cifra richiesta in relazione al numero di migranti effettivamente presenti su suolo caminese. Sono, stando alle cifre fornite dallo stesso Daqua nel documento, 118. Tutti adulti, dunque impossibilitati a usufruire del sistema d’accoglienza per come prima concepito. Poco importa perché, en passant, l’ingegnere che è anche responsabile dell ‘Area Tecnica del Comune di Riace da luglio 2016 opta comunque per cifre a sei zeri che sfiorano i cinque milioni in tre anni e il milione e mezzo all’anno.

L’anticipo di 210mila euro. L’intraprendenza caminese non si ferma qui. Non basta la richiesta esorbitante per meno di 120 migranti che, stando a quanto disposto dal decreto Salvini, non hanno diritto a permanere nei progetti Spar e non basta la predilezione, senza un nuovo bando a evidenza pubblica, verso Eurocoop. Il firmatario della determina ci mette pure un anticipo che supera il 10 per cento di quanto richiesto per annualità. Servirà, si legge, a far fronte alle spese necessarie per la gestione dei servizi d’accoglienza” che, similmente a quanto avveniva a Riace, non vengono enucleati nelle loro caratteristiche.
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