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Stop ai progetti Sprar e recupero dei contributi erogati a causa delle palesi irregolarità di gestione emerse nel corso delle numerose ispezioni effettuate. È quanto ha deciso il ministero dell’Interno in relazione al Comune di Riace. A togliere ogni dubbio sulla decantata bontà di un’accoglienza che – si legge nelle 21 pagine ministeriali – presentava invece gravi “pecche” – sono i funzionari del dipartimento per le Libertà civili e l’immigrazione. Gli appelli del dicastero, come emerge dal documento, sono iniziati nel 2016, cioè quando gli ispettori della Prefettura hanno iniziato a mettere insieme i pezzi di un puzzle complesso, e a smontare la facciata che Lucano, consiglieri vicini e sodali di associazioni e cooperative si erano affannati a costruire. Puntuali i rilievi dei funzionari, inascoltati da Lucano, da chi era altresì preposto alla gestione dell’accoglienza e dalle sfere alte del ministero uscente in capo al reggino Domenico (conosciuto come Marco) Minniti. Dove Lucano, stando a quanto scritto nell’ordinanza della Procura di Locri che ha disposto l’arresto del sindaco, avrebbe contato su diverse facce amiche.

La gestione delle case preposte all’accoglienza e la sovrapposizione di Cas e Sprar
Le ispezioni dei funzionari cominciano a luglio del 2016, proseguono nel 2017 e si concludono a maggio del 2018. Già alla prima occasione, in uno degli appartamenti di Riace Marina vengono sorpresi non i dei beneficiari degli Sprar, ma una coppia di nigeriani che con i progetti non c’entravano nulla. Era uno degli immobili vicini, ancora, a ospitare “beneficiari di accoglienza prefettizia”. In pratica i finanziamenti per l’accoglienza c’erano, stanziati, pronti e tanti, ma non le persone. Quelle presenti avevano già altre forme di assistenza o provenivano dai Centri di accoglienza straordinaria, i Cas. Non avrebbero dovuto avere nulla a che fare, quindi, con il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati. In alcune casi, inoltre, le case venivano trovate in condizioni di fatiscenza ed evidente abbandono.

La banca dati bypassata e le emergenze immaginarie
Non che da Lucano non arrivassero giustificazioni in merito. La gestione ambigua delle case sarebbe stata ricondicibile alla “normale interazione tra ospiti”, così come la prolungata permanenza e la gestione assai elastica dei progetti sarebbero state causate da “situazioni altamente vulnerabili”. Presunti aspetti che il sindaco, tuttavia, non aveva pensato di documentare al Servizio centrale, nonostante gli obblighi dettati dal decreto ministeriale del 10 agosto 2016. Dettagli sullo stato degli immobili e documenti catastali, nominativi degli ospiti e loro situazione sociale: al ministero, nonostante i ripetuti richiami, non arrivava nulla. Anche i pochi dati che venivano forniti per l’inserimento nella banca dati risultavano, nei fatti, non coincidenti.

“Mancata o tardiva registrazione dei contratti”
Gli ispettori rilevavano, inoltre “l’anomalia segnalata e accertata in occasione delle visite condotte nel 2016 e nel 2017, e proseguita nel corrente anno”, che riguardava diversi immobili, con scadenza superiore anche a 17 mesi” che non venivano registrati o messi in regola solo in maniera tardiva. Una condizione che Lucano attribuiva alla “drammatica carenza dei fondi” quando di fondi, a Riace, ne erano piovuti a bizzeffe.

L’utilizzo dei bonus
Stando a quanto scritto nel documento, la gestione allegra riguardava anche i pocket money che erano nelle possibilità degli ospiti di Riace. La Prefettura di Reggio Calabria nel corso delle visite del 14 e del 16 maggio di quest’anno rilevava infatti che “la soluzione continua ad essere criticata in maniera univoca, in quanto non consetirebbe l’accesso a molti negozi (e a nessun esercizio commerciale fuori dal paese) che vendono prodotti essenziali soprattutto per i bambini, e sarebbe fioriera di manipolazioni in sede di cambio-valuta”. I migranti spendevano, ma solo negli esercizi vicini all’entourage di Lucano, senza nessun riguardo verso le reali necessità. Neppure verso quelle dei minori.

Le procedure irregolari nell’affidamento dei servizi
I sei enti incaricati allo sviluppo dei progetti, inoltre, erano dal 2014 individuati senza nessuna procedura selettiva, come segnalato dalla Prefettura di Reggio Calabria in occasione della visita ispettiva del 2016. In occasione di questa veniva inoltre rilevato che le convenzioni non erano stipulate come dovuto, ed erano cioè manchevoli di possibili aspetti sanzionatori in caso di inadempienza lavorativa, o di riferimenti sulla dotazione di personale e sulla tipologia di professionalità da impiegare. Lucano si avvaleva inoltre dello strumento della “proroga tecnica” che dovrebbe invece essere utilizzato per dinamiche diverse che non riguardano la gestione ordinaria.

Le conclusioni del ministero
Per queste e per altre ragioni contingenti su cui torneremo, il ministero ha pertanto, considerato “l’ulteriore protrarsi di modalità gestionali non conformi alle regole che presiedono al corretto utilizzo dei finanziamenti pubblici destinati all’accoglienza dei richiedenti asilo”, stabilito la revoca dei benefici al Comune di Riace e “l’eventuale recupero di contributi già erogati per la cui determinazione si dovrà attendere  l’esito dei procedimenti in corso”. Al Servizio centrale è stata inoltre inviata richiesta di procedere al “trasferimento/uscita degli ospiti in accoglienza”. Il Comune di Riace è inoltre chiamato a rendicontare entro 60 giorni dal trasferimento/uscita dei beneficiari le spese sostenute, al fine di definire le somme da restituire agli organismi competenti.

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Redazione

Buonasera. Abbiamo dato conto questa mattina non della circolare ripresa da tutti i giornali, siti e tv in queste ore, ma della relazione del ministero dell’Interno di 21 pagine datata 9 ottobre. In questa come puoi leggere veniva stabilito – prima della circolare – che i progetti Sprar di Riace venissero interrotti e i migranti trasferiti.

INCHIESTE

I rischi legati al consumo di insetti svelati dagli esperti. Le marche coinvolte e come riconoscere i preparati che li contengono

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I rischi legati al consumo di insetti svelati dagli esperti. Le marche coinvolte e come riconoscere i preparati che li contengono | Rec News dir. Zaira Bartucca

L’ingresso della farina di grilli nel mercato unico europeo ha suscitato un interesse crescente tra i consumatori. Tuttavia, i rischi legati al loro consumo alimentare non sono ancora stati sufficientemente esplorati. Secondo i suoi estimatori, la farina di grilli è ricca di proteine, minerali e vitamine, ma diverse preoccupazioni emergono quando si parla di introdurla nelle proprie abitudini alimentari. I principali rischi sono malattie dell’apparato gastrointestinale, allergie e intolleranze alimentari, già evidenziate dal nutrizionista e ricercatore Pietro Senette.

Il parere dell’esperto

“Il tallone d’Achille di questi preparati sta proprio in alcune delle loro proteine potenzialmente allergeniche. Al momento attuale come spesso succede le ricerche in materia sono quasi esclusivamente a firma dei produttori, un po’ come chiedere all’oste se è buono il vino che ci serve a tavola. Resta inoltre il nodo “chitina”, un polisaccaride contenuto negli insetti che oltre a non essere digeribile per il nostro apparato gastrointestinale è stato collegato da uno studio scientifico abbastanza recente a reazioni infiammatorie non proprio di poco conto. La mia raccomandazione – ha detto l’esperto a l’Unione Sarda – è che al di fuori del principio di precauzione che esige un’etichetta alimentare segnalatrice, si facciano comunque ulteriori studi da parte degli organi competenti in modo da far stare tutti più sereni».

Un rischio in più per gli allergici

Continuano infatti a essere assenti gli studi a lungo termine sull’impatto del consumo di farina di grilli sulla salute umana, mentre la comunità scientifica dà ormai per assodato che le persone con allergie alimentari possano essere colpite più seriamente da allergie agli insetti. Uno studio ha rilevato che la farina di grilli può aumentare la sensibilità del sistema immunitario a una serie di allergeni alimentari, inclusi il grano, la soia e il latte. Un altro rischio associato al consumo di farina di grilli è l’esposizione a sostanze chimiche dannose.

La presenza di metalli pesanti e la possibilità di incorrere in carenze nutrizionali

Alcuni grilli contengono tossine come arsenico, cadmio e piombo, che sono note per causare gravi danni alla salute. Inoltre è importante ricordare che, a causa della loro consistenza, i grilli possono essere più difficili da digerire rispetto ad altri alimenti. Ciò – dicono gli esperti – potrebbe causare problemi nell’assorbimento di nutrienti da parte dell’organismo, portando a carenze nutrizionali.

Un altro aspetto importante riguarda il diritto del consumatore a essere informato, soprattutto in un momento in cui manca un’etichettatura chiara e normata che faccia subito comprendere a chi acquista un prodotto che si rischia di mangiare degli insetti. Basterà la dicitura “polvere parzialmente sgrassata di Acheta domesticus” per far comprendere a tutti che si sta per mangiare degli insetti? Non serve, infatti, comprare un pacco di farina di grilli per trovarsela nello stomaco, perché questa può essere assunta tramite biscotti, gelati, salse, cracker, barrette e tutti i preparati a base di farina (pizza, pane, pasta, ecc.). In Italia l’azienda specializzata nella produzione di alimenti a base di insetti è Fucibo, mentre tra le importabili figurano la francese Agronutris e l’olandese Fair Insects B.V., che fa capo a Protix e ha ottenuto l’ok dalla Ue per la commercializzazione sia della farina proteica di grillo (Acheta domesticus) sia di grilli essiccati sia di locuste. 

L’Italia è anche il Paese che ospita una delle prime filiere in cui si alleva e sfrutta il grillo per scopi alimentari e commerciali. Se una volta i prodotti a base di farina erano tutti a base vegetale e provenienti dal grano altri cereali, oggi alcuni guardano a questi insetti indifesi come a un’alternativa alle farine ricavate dalla natura. Su questa idea è nata Alia Insect Farm, filiera che si propone di aumentare il consumo di massa di questi piccoli animaletti.

Cosa cambia con il Regolamento introdotto quest’anno dall’Unione europea

Dal 24 gennaio di quest’anno, inoltre, la società vietnamita Cricket One Co. Ltd è stata autorizzata a immettere sul mercato dell’Unione preparati che contengono grilli. E’ quanto precisa il Regolamento pubblicato nella Gazzetta Ufficiale Ue, che al contempo lascia spazio all’ipotesi che anche altre aziende possano richiedere – e ottenere- l’autorizzazione alla vendita di insetti per scopi cosiddetti alimentari.

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INCHIESTE

L’Odissea lunga otto ore, poi il decesso. Storia di A., vittima di un caso di “malasanità” in Calabria

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"Morto per una serie di disattenzioni". L'Odissea di A., vittima di un caso di malasanità in Calabria | Rec News dir. Zaira Bartucca

Commissariamenti, carenze di posti letto, personale e attrezzature, negligenze. Pur esistendo picchi di eccellenze, curarsi e ricevere soccorso in Calabria si rivela spesso un terno al Lotto, con esiti anche letali. Lo documentano i numerosi fatti di cronaca e lo sa bene la famiglia di A.C., 72enne di Guardia Piemontese. E’ il 5 marzo di quest’anno quando – intorno alle 18.00 – avverte un dolore lombare che nel giro di una decina di minuti si trasforma in un malessere generale. Alle 18.50 circa è chiaro che la situazione è preoccupante, ma recuperabile. Nel giro di un’ora A. tenta di farsi spalmare un unguento nell’illusione di poter allievare il dolore, cerca di misurarsi la pressione e alla fine si accascia al suolo. Sta male ma da lì alla serata rimarrà“vigile, collaborante e orientato nel tempo e nello spazio”, si legge nella relazione del Tirrenia Hospital di Belvedere Marittimo, dove giungerà alle 19.31. Di tenore differente quanto scritto dall’ASP di Cosenza, dove si parla di “paziente non cosciente” già alle 18.48.

Il signor A. non aveva malattie, anzi – pur assumendo farmaci – era un uomo che si definirebbe, almeno in apparenza, in salute. “Lui era quello che a 72 anni riusciva ancora a rincorrere un treno”, racconta la figlia senza riuscire a celare l’emozione. Quel pomeriggio tutto lascia pensare che può farcela: l’ambulanza del PET di Cetraro è nei paraggi e arriva sul posto nel giro di 7 minuti. Ma da lì a poco iniziano una serie di eventi concatenati che porteranno nel giro di 7 ore e mezzo al decesso. Tutto inizia da un tracciato diagnostico ECG teletrasmesso dal 118 ma mai arrivato all’ASP di Cosenza. “Problemi di linea dati”, si legge nella relazione del Direttore della centrale operativa dei soccorsi.

In centrale iniziano a piovere chiamate dai famigliari di A. e dal medico che ha fatto la prima diagnosi, che per giunta poi si rivelerà errata. Si tenta di capire che fine abbia fatto l’ECG, ma dall’altro capo del telefono – documentano gli audio – si succedono stranianti attese con tanto di registrazioni della “Primavera” di Vivaldi e infermieri flemmatici e in alcuni casi sgarbati, come se in quelle drammatiche ore non si decidesse della vita e della morte di una persona. “Quello che mi fa ancora male – racconta una delle due figlie di A. – è la mancanza di tatto e di umanità da parte di alcuni che hanno dovuto subire mio padre e la mia famiglia”.

Ascoltando le registrazioni audio si sente infatti a un “Che vuoi?”, leggendo i resoconti si apprende che il povero A. nelle quasi otto ore angoscianti che sono intercorse tra il malore e la morte è stato maltrattato dall’infermiere della PET di Cetraro che provvedeva al posizionamento dell’agocannula per la somministrazione di un farmaco e trasportato fuori di casa seminudo in sedia a rotelle per essere imbarcato in una delle ambulanze che ha visto quel giorno. “E’ stata mia mamma a mettergli un plaid addosso”, ricorda la figlia amareggiata e ancora addolorata per quell’immagine del padre. Anche l’istantanea di un autista del 118 fermo e “occupato a fumarsi tranquillamente una sigaretta” mentre il papà aspetta di essere trasportato in un altro presidio sanitario è un qualcosa che non dimenticherà facilmente.

Sballottato da una parte all’altra in forza di convinzioni e diagnosi che poi si riveleranno errate, A. riesce a raggiungere il reparto di Chirurgia dell’Ospedale Annunziata di Cosenza solo alle 22.37, quasi cinque ore dopo il malore. Alle 23.10, si tenta di intervenire per l’“aneurisma soprarenale dell’aorta addominale di 10 centimetri” finalmente diagnosticato. All’1.30 subentra il decesso, che forse poteva essere evitato. All’arrivo dei soccorsi – documenta un verbale del 118 – A. è infatti in grado di tenere gli occhi aperti, risponde agli stimoli esterni, è in grado di interloquire, non presenta asimmetrie facciali, disartrie o afasie e non ha emiparesi o ipostenie agli arti. Ma dalla richiesta di soccorso all’arrivo in Chirurgia in codice rosso – complici le diagnosi errate, la mancanza di posti letto e i veti posti al ricovero di cui riferisce la famiglia – trascorrono quasi otto lunghe ore che saranno, purtroppo, le ultime di A.

Oggi, nove mesi dopo il decesso del loro congiunto, per i familiari di A. è stato il Natale più triste. C’è poca voglia di festeggiare ma non si perde la speranza, perché c’è una battaglia da combattere. Quella per far sì che la morte – per quanto dolorosa e ingiusta – di un marito e di un padre non sia stata vana. “Credo fortemente – scrive a Rec News Valentina, una delle due figlie – che portare all’attenzione della opinione pubblica questi episodi non sia solo un dovere civico ma sia importante per far risvegliare sempre più le coscienze di coloro che devono decidere, nella speranza che le cose cambino“. Parole che vengono dalla Calabria buona, quella che non si arrende alle ingiustizie, non si nasconde e lotta per un futuro in cui non si debba morire per le attese infinite, per la mancanza di posti letto, per le disattenzioni croniche e per le diagnosi errate. Tutte cose che il povero A. ha dovuto subire e che ancora oggi provocano “rabbia e tristezza” nei familiari.

Un futuro dove la vita di un paziente venga considerata preziosa, dove l’assistenza di qualità e la solidarietà prendano il posto delle negligenze e del cinismo che paradossalmente spesso si registra in molti operatori sanitari, cioè in chi è preposto al soccorso e alla cura delle persone. Un caso di malasanità – l’ennesimo in una Regione vittima di tagli selvaggi alla Sanità – che è giunto anche al Ministero della Salute con protocollo 7374-31/03/2022, che però poi si è perso nel turnover politico e in richieste di relazioni inoltrate alla Regione Calabria che fino a questo momento non hanno avuto seguito.

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DOC

“Resta solo per gli affari correnti”. Ma nel Decreto Trasporti il governo Draghi nasconde piani fino al 2025 e 700 assunzioni in due Ministeri

Ieri è entrato in vigore il Decreto Trasporti recante “disposizioni urgenti per la sicurezza e lo sviluppo delle Infrastrutture, dei trasporti e della mobilità sostenibile”, che prevede misure anche in materia di grandi eventi. Diverse le novità introdotte

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"Resta solo per gli affari correnti". Ma nel Decreto Trasporti il governo Draghi nasconde piani fino al 2025 e 700 assunzioni in due Ministeri | Rec News dir. Zaira Bartucca

Ieri è entrato in vigore il Decreto Trasporti recante “disposizioni urgenti per la sicurezza e lo sviluppo delle Infrastrutture, dei trasporti e della mobilità sostenibile”, che prevede misure anche in materia di grandi eventi. E’ il caso del Giubileo del 2025, di cui si sarebbe potuto occupare l’esecutivo che dovrebbe insediarsi tra qualche mese. Non si capisce, dunque, tutta questa “urgenza”. Il provvedimento è passato alla Camera con 259 voti favorevoli, 9 contrari e 18 astenuti.

Diverse le novità introdotte: dall’obbligo di aggiornamento del Piano morfologico e ambientale della Laguna di Venezia (in mancanza del quale scatta il commissariamento straordinario) agli accentramenti nelle mani di ANAS s.p.a., che potrà stipulare accordi con Ferrovie dello Stato anche per la gestione degli immobili e si occuperà delle autostrade A24 e A25 subentrando a Strada dei Parchi, il vecchio concessionario superato per “gravi inadempienze”, si legge nel decreto.

Ma l’aspetto interessante è che tra le multe aumentate per i mezzi pesanti che superano i carichi previsti e l’istituzione di un Tavolo presso il Ministero delle infrastrutture, il governo Draghi ha nascosto l’assunzione di “un contingente di 700 unità” di dipendenti a tempo indeterminato che andranno a ingrossare le fila del Ministero dell’Economia e delle Finanze e del Ministero dell’Interno per il biennio 2022-2023, anche attingendo alle vecchie graduatorie. Il personale andrà ad occupare gli uffici territoriali del governo e il Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato.

Chissà che non possa rivelarsi una buona notizia per i deputati e senatori (in linea con le professionalità richieste, è chiaro) che saranno costretti a rimanere fuori dal Palazzi dopo il taglio dei parlamentari.

Rec News dir. Zaira Bartucca - recnews.it
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ECONOMIA

Beppe Grillo, Bill Gates, Agenda 2030 e il “cibo del futuro”

Insetti e cellule animali coltivate in laboratorio: sono le “ghiottonerie” che potrebbero riempire gli scaffali in un prossimo futuro. Come sarà segnalata la loro presenza ai consumatori? E che alternative avrà chi vorrà mantenere un’alimentazione tradizionale mentre un sofisticato progetto di ingegneria sociale mira a ridisegnare le abitudini di tutti?

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Beppe Grillo, Bill Gates, Agenda 2030 e il "cibo del futuro" | Rec News dir. Zaira Bartucca

Una volta si diceva che ai figli bisogna cercare di dare il meglio, oggi si pensa ad utilizzarli come cavie della “sostenibilità”. Ce lo chiede l’Europa, ce lo ordina l’ONU tramite il suo programma capillare Agenda 2030, ce lo impone la nostra classe dirigente. Sono da inquadrare in questo contesto le recenti esternazioni di Beppe Grillo, che ha elogiato la scelta dell’Università di Cardiff di fare un esperimento sugli alunni delle scuole elementari britanniche. Lo studio sui bambini dai cinque agli undici anni prevede la somministrazione di insetti quali surrogato dell’alimentazione tramite il preparato chiamato VeXo, pubblicizzato dal capo ufficioso del M5S con tanto di rimando al sito ufficiale.

“I bambini – assicura Grillo – impareranno così i benefici nutrizionali e ambientali del consumo di insetti, come grilli, cavallette, bachi da seta, locuste e vermi della farina”. Nomen Omen, verrebbe da dire. Il pretesto è che il consumo di animali che saltano ovunque e strisciano – con tutti i limiti igienico-sanitari connessi – in linea teorica “potrebbe – dice il comico – contribuire a ridurre i 64 milioni di tonnellate di anidride carbonica emesse ogni anno dalla produzione e dal consumo di prodotti a base di carne”. Ma che dire dell’impatto di determinate fabbriche o dei termovalorizzatori? Davvero il problema è sostituire la bistecca con i vermi, o c’è dell’altro?

Un sofisticato progetto di ingegneria sociale mascherato da buone intenzioni

A ben guardare, determinate idee e scelte economico-sociali si collocano sotto l’ombrello dell’Agenda 2030, un sofisticato e capillare progetto di ingegneria sociale concepito fin dagli anni ’90 dai gruppi di pressione, e sottoscritto solo nel 2015 da 193 Paesi membri dell’ONU (tra cui l’Italia). L’alimentazione in questo contesto ha ruolo preponderante, tanto che si trova al punto 2. I suoi promotori vorrebbero cambiare il modo di coltivare, i tipi di allevamento e conseguentemente il modo di nutrirsi delle popolazioni interessate. Ufficialmente, per giungere all’obiettivo “fame zero” nel mondo nel giro di meno di un decennio. Eppure non tutti i Paesi aderiscono al progetto. Le parole d’ordine sono “agricoltura smart” o “agricoltura 4.0” (in Italia capofila è l’Enel), sostituti della carne (insetti o preparati sintetici che derivano dalla coltivazione cellulare di tessuti animali), integratori alimentari. I propositi sembrano buoni, ma gli interrogativi sulle reali ricadute e le zone d’ombra rimangono tanti.

Cancellati allevatori ed agricoltori medi e piccoli: il regalo dell’ONU alle multinazionali

Nei fatti, per esempio, la digitalizzazione forzata dei meccanismi di produzione agricola (con l’ausilio della tecnologia di quinta generazione, il 5G), lasceranno indietro tutti i piccoli produttori che non potranno adeguarsi, e che già scontano le politiche vessatorie di un’unione europea che obbliga a lasciare porzioni considerevoli di terra incolta. Come verranno reimpiegati questi soggetti nel prossimo futuro? All’orizzonte non c’è notizia di politiche attive a favore del loro ricollocamento, soprattutto in una società incentrata sull’idea del telelavoro (l’ormai noto smartworking) che già fatica a trovare la quadra sul salario minimo.

Se, insomma, da un lato la propaganda ambientale sulla “sostenibilità” fa pensare ai meno attenti che ci sarà tanto per tutti, nei fatti il livellamento sociale ed economico di stampo quasi maoista o stalinista lascerà perire i piccoli produttori, che con il lavoro messo in sordina si troveranno a scontare – paradossalmente – proprio quella fame che l’ONU dice di voler scongiurare. E l’acqua, bene primario per ogni coltivatore? Un po’ ovunque si va nella direzione della sua privatizzazione, con il rischio che ne venga controllata la somministrazione (magari grazie all’idea che scarseggia e che lo si fa in nome dell’ambiente) e che venga sottratta a determinate fasce sociali o categorie. Sono solo alcune delle tante incoerenze che riguardano l’applicazione dell’Agenda.

Mentre l’agricoltura (europea) cambia, la Cina fa shopping sui terreni esteri e i governi inaugurano la stagione delle requisizioni

Il futuro possibile è raccontato in un documentario di Deloitte (“Presto sarà domani”, con Riccardo Scamarcio e Carolina Crescentini), dove si vede un fruttivendolo coltivare erbette e bacche (poco altro) in sofisticate teche digitali che simulano la luce solare e il calore. Viene spontaneo domandarsi, a questo punto, cosa succederà ai terreni che potrebbero rimanere incolti e perché, mentre l’Ue fa proprie le politiche imposte dall’ONU, le multinazionali e Stati come la Cina continuano ad acquisire fette sempre maggiori di terreni in giro per il mondo. Non solo: molti Stati negli ultimi anni hanno ripreso a varare leggi sulle requisizioni, ufficialmente per scopi sanitari o di utilità sociale. E’ successo nell’era covid nella Spagna di Sanchez e in Italia con il decreto Cura Italia varato dal governo Conte. “Con la crisi sta avvenendo un passaggio di ricchezza dalle classi povere alle altre”, ha detto Draghi negli scorsi giorni. Con la scusa delle ristrettezze, della sostenibilità e della tutela della salute, è possibile che in un futuro non molto lontano i beni mobili ed immobili passeranno dai legittimi proprietari a governi pronti a svenderle per far quadrare i bilanci, tanto nel frattempo si sarà imposte le mode – anche queste in Agenda – della co-abitazione, del co-sharing, del co-working.

L’ipocrisia sul “benessere animale”: spariscono gli allevamenti intensivi, rimangono caccia, pellicce ed esperimenti

Il piano di contrasto ai sistemi di produzione per come li conosciamo, poi, farebbe sparire gli allevamenti. Quelli intensivi spesso costringono gli animali a stare in spazi ristretti e poco igienici, è vero, ma quello che è strano è che l’ONU colpisce le filiere della carne ma parallelamente continua a non mettere alcun freno a pratiche ben più lesive del benessere animale come la caccia di animali selvatici (volpi e specie protette di volatili, per esempio), e l’utilizzo di animali per pelli e pellicce o per esperimenti di laboratorio e test cosmetici.

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La multinazionale della carne sintetica di Bill Gates e Richard Branson

Il caso vuole, poi – perché è chiaro che, come per il covid, si tratti di una coincidenza – che a essere in prima fila nella produzione di carne sintetica da laboratorio in sostituzione di quella naturale ci siano Bill Gates e Richard Branson della Virgin. Nel 2017 i due hanno annunciato un maxi-finanziamento verso Memphis Meat, all’epoca startup di stanza nella Silicon Valley che già si preparava al salto di qualità, forte di mutamenti annunciati. La presenza del magnate della bio-tecnologia e di quello dello spazio e una cordata capeggiata da Google Ventures, Cargill e Khosla Ventures le ha permesso di contare su un’investimento iniziale di 22 milioni di dollari. Il coinvolgimento di uno dei paperoni che hanno fatto affari d’oro col covid, tuttavia, non deve aver generato troppo entusiasmo, visto che nel giro di qualche anno il colosso delle cellule da laboratorio trasformate in hamburger e in polpette ha cambiato nome in Upside Food.

Suo concorrente per l’area asiatica è Eat Just, il cui nome ricorda quello della multinazionale delle consegne a domicilio. La tecnologia che sfruttano si chiama cell-based, e prevede la modifica e la coltivazione di cellule, in questo caso animali. Non si sa ancora quale impatto possa avere sull’organismo umano e sullo stesso DNA un’alimentazione di questo tipo, visto che molti governi negli anni hanno espresso forti riserve e posto limiti vistosi all’utilizzo di OGM (organismi geneticamente modificati) considerati dannosi. Altri dubbi nascono sull’etichettatura dei prodotti, perché mentre ci si concentra sul Nutriscore, non si sa in che modo verrà segnalata la presenza di carne sintetica o di insetti negli alimenti, e in che modo il consumatore che non intende assumerli possa essere tutelato.

Rec News dir. Zaira Bartucca – recnews.it

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