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Stop ai progetti Sprar e recupero dei contributi erogati a causa delle palesi irregolarità di gestione emerse nel corso delle numerose ispezioni effettuate. È quanto ha deciso il ministero dell’Interno in relazione al Comune di Riace. A togliere ogni dubbio sulla decantata bontà di un’accoglienza che – si legge nelle 21 pagine ministeriali – presentava invece gravi “pecche” – sono i funzionari del dipartimento per le Libertà civili e l’immigrazione. Gli appelli del dicastero, come emerge dal documento, sono iniziati nel 2016, cioè quando gli ispettori della Prefettura hanno iniziato a mettere insieme i pezzi di un puzzle complesso, e a smontare la facciata che Lucano, consiglieri vicini e sodali di associazioni e cooperative si erano affannati a costruire. Puntuali i rilievi dei funzionari, inascoltati da Lucano, da chi era altresì preposto alla gestione dell’accoglienza e dalle sfere alte del ministero uscente in capo al reggino Domenico (conosciuto come Marco) Minniti. Dove Lucano, stando a quanto scritto nell’ordinanza della Procura di Locri che ha disposto l’arresto del sindaco, avrebbe contato su diverse facce amiche.

La gestione delle case preposte all’accoglienza e la sovrapposizione di Cas e Sprar
Le ispezioni dei funzionari cominciano a luglio del 2016, proseguono nel 2017 e si concludono a maggio del 2018. Già alla prima occasione, in uno degli appartamenti di Riace Marina vengono sorpresi non i dei beneficiari degli Sprar, ma una coppia di nigeriani che con i progetti non c’entravano nulla. Era uno degli immobili vicini, ancora, a ospitare “beneficiari di accoglienza prefettizia”. In pratica i finanziamenti per l’accoglienza c’erano, stanziati, pronti e tanti, ma non le persone. Quelle presenti avevano già altre forme di assistenza o provenivano dai Centri di accoglienza straordinaria, i Cas. Non avrebbero dovuto avere nulla a che fare, quindi, con il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati. In alcune casi, inoltre, le case venivano trovate in condizioni di fatiscenza ed evidente abbandono.

La banca dati bypassata e le emergenze immaginarie
Non che da Lucano non arrivassero giustificazioni in merito. La gestione ambigua delle case sarebbe stata ricondicibile alla “normale interazione tra ospiti”, così come la prolungata permanenza e la gestione assai elastica dei progetti sarebbero state causate da “situazioni altamente vulnerabili”. Presunti aspetti che il sindaco, tuttavia, non aveva pensato di documentare al Servizio centrale, nonostante gli obblighi dettati dal decreto ministeriale del 10 agosto 2016. Dettagli sullo stato degli immobili e documenti catastali, nominativi degli ospiti e loro situazione sociale: al ministero, nonostante i ripetuti richiami, non arrivava nulla. Anche i pochi dati che venivano forniti per l’inserimento nella banca dati risultavano, nei fatti, non coincidenti.

“Mancata o tardiva registrazione dei contratti”
Gli ispettori rilevavano, inoltre “l’anomalia segnalata e accertata in occasione delle visite condotte nel 2016 e nel 2017, e proseguita nel corrente anno”, che riguardava diversi immobili, con scadenza superiore anche a 17 mesi” che non venivano registrati o messi in regola solo in maniera tardiva. Una condizione che Lucano attribuiva alla “drammatica carenza dei fondi” quando di fondi, a Riace, ne erano piovuti a bizzeffe.

L’utilizzo dei bonus
Stando a quanto scritto nel documento, la gestione allegra riguardava anche i pocket money che erano nelle possibilità degli ospiti di Riace. La Prefettura di Reggio Calabria nel corso delle visite del 14 e del 16 maggio di quest’anno rilevava infatti che “la soluzione continua ad essere criticata in maniera univoca, in quanto non consetirebbe l’accesso a molti negozi (e a nessun esercizio commerciale fuori dal paese) che vendono prodotti essenziali soprattutto per i bambini, e sarebbe fioriera di manipolazioni in sede di cambio-valuta”. I migranti spendevano, ma solo negli esercizi vicini all’entourage di Lucano, senza nessun riguardo verso le reali necessità. Neppure verso quelle dei minori.

Le procedure irregolari nell’affidamento dei servizi
I sei enti incaricati allo sviluppo dei progetti, inoltre, erano dal 2014 individuati senza nessuna procedura selettiva, come segnalato dalla Prefettura di Reggio Calabria in occasione della visita ispettiva del 2016. In occasione di questa veniva inoltre rilevato che le convenzioni non erano stipulate come dovuto, ed erano cioè manchevoli di possibili aspetti sanzionatori in caso di inadempienza lavorativa, o di riferimenti sulla dotazione di personale e sulla tipologia di professionalità da impiegare. Lucano si avvaleva inoltre dello strumento della “proroga tecnica” che dovrebbe invece essere utilizzato per dinamiche diverse che non riguardano la gestione ordinaria.

Le conclusioni del ministero
Per queste e per altre ragioni contingenti su cui torneremo, il ministero ha pertanto, considerato “l’ulteriore protrarsi di modalità gestionali non conformi alle regole che presiedono al corretto utilizzo dei finanziamenti pubblici destinati all’accoglienza dei richiedenti asilo”, stabilito la revoca dei benefici al Comune di Riace e “l’eventuale recupero di contributi già erogati per la cui determinazione si dovrà attendere  l’esito dei procedimenti in corso”. Al Servizio centrale è stata inoltre inviata richiesta di procedere al “trasferimento/uscita degli ospiti in accoglienza”. Il Comune di Riace è inoltre chiamato a rendicontare entro 60 giorni dal trasferimento/uscita dei beneficiari le spese sostenute, al fine di definire le somme da restituire agli organismi competenti.

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2 Comments

  1. rikkinadir

    13 Ottobre 2018 at 17:14

    Potete indicare di quale circolare si tratta?

    • Redazione

      13 Ottobre 2018 at 17:32

      Buonasera. Abbiamo dato conto questa mattina non della circolare ripresa da tutti i giornali, siti e tv in queste ore, ma della relazione del ministero dell’Interno di 21 pagine datata 9 ottobre. In questa come puoi leggere veniva stabilito – prima della circolare – che i progetti Sprar di Riace venissero interrotti e i migranti trasferiti.

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CONFLITTO RUSSO-UCRAINO

L’Italia tra i Paesi che collaboravano con un biolaboratorio ucraino finanziato dal Pentagono

Recnews.it | Il legame tra medici e organizzazioni italiane e lo IEKVUM di Karkhiv, dove si studiano, conservano e producono patogeni. E’ classificato come a rischio biologico alto. 194 i bio-laboratori ucraini finora noti finanziati dal Pentagono e da organizzazioni estere. La minaccia biologica agitata ai confini della Russia e dell’Ue che il mainstream non racconta e che in parte ha motivato l’intervento russo

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L'Italia tra i Paesi che collaboravano con un biolaboratorio ucraino finanziato dal Pentagono | Rec News dir. Zaira Bartucca

Si parla tanto di una minaccia nucleare che a diversi analisti di geo-politica appare infondata, ma si parla ancora poco della possibile guerra biologica – un’altra, subito dopo il covid – che si agita ai confini della Russia e della stessa Ue. Lo scorso 6 marzo RIA Novosti ha pubblicato il documento relativo all’ordine del Ministro della Salute ucraino Viktor Lyashko di distruggere gli agenti patogeni e i documenti compromettenti nei laboratori biologici finanziati dal Pentagono di Poltava e Kharkiv. Stranamente tra i media mainstream nostrani sempre pronti a fare da cassa di risonanza ai sottoposti di Zelensky, la notizia non ha avuto alcuna eco. C’è una buona ragione e risiede nei rapporti – di cui si dirà più avanti – intercorsi tra alcune organizzazioni del nostro Paese e uno di questi bio-laboratori.

L'Italia tra i Paesi che collaboravano con un biolaboratorio ucraino finanziato dal Pentagono | Rec News dir. Zaira Bartucca
Fonte: Agenzia di stampa RIA Novosti

L’11 marzo Ansa rilanciava un monito analogo dell’OMS che era tutto un’ammissione, quello cioè di “distruggere gli agenti patogeni ad alto rischio nei laboratori sanitari per prevenire potenziali fuoriuscite”.

“L’Oms ha raccomandato all’Ucraina di distruggere gli agenti patogeni ad alto rischio nei laboratori sanitari per prevenire potenziali fuoriuscite. Lo riferisce la Cnn. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha “fortemente raccomandato” al Ministero della Salute in Ucraina di distruggere in sicurezza “agenti patogeni ad alta minaccia” che potrebbero essere ospitati nei laboratori di salute pubblica del Paese al fine di prevenire “eventuali fuoriuscite. L’Oms ha anche incoraggiato “lo smaltimento sicuro e protetto di qualsiasi agente patogeno” e si è messa a disposizione per assistere se necessario e ove possibile”.

Il riferimento è ai 194 laboratori ucraini dove – almeno dal 2012 – si studiano patogeni in grado di colpire umani e animali e di contaminare spazi naturali (per esempio fiumi, laghi o piantagioni). Coronavirus, Lassa, febbre suina, peste, antrace, la lista è davvero infinita: si parla di migliaia tra virus e batteri e altrettanti esemplari di campioni di DNA di genotipi specifici schedati dai medici finanziati dal Pentagono. Un faro sull’argomento è stato acceso da RT Spagna dopo la conferenza stampa degli scorsi giorni del comandante delle truppe per la Protezione radiologica, chimica e biologica Igor Kirillov, dove è stata resa nota parte della documentazione comprovante la presenza di laboratori dove si effettua anche sperimentazione umana (reazioni a vaccini e farmaci, studi sul DNA e sull’RNA, trasmissioni di virus e batteri dagli animali all’uomo). Emblematico il caso di 4000 soldati ucraini – svelano i carteggi – volontariamente esposti a una forma di febbre emorragica.

Per uno di questi bio-laboratori – l’Istituto di Medicina Veterinaria Sperimentale e Clinica di Kharkiv – Rainews e AGI hanno perfino fatto una vera e propria levata di scudi, pubblicando due articoli quasi identici, non solo nel titolo:
Ucraina, Science: “La propaganda russa diffonde fake news sulla ricerca scientifica”
La propaganda russa diffonde fake news sulla ricerca internazionale

Il legame tra medici e organizzazioni italiane e lo IEKVUM

Scavando di un livello e incrociando i dati emersi dai documenti resi noti, si scopre che l’Italia fa parte dei Paesi che collaboravano/collaborano con l’Istituto di Medicina Veterinaria di Kharkiv (e presumibilmente con altri) assieme a Polonia, Danimarca, Serbia, Germania, Cina, Svizzera, Gran Bretagna, Spagna, Canada, Svezia e Francia. Come si può notare, se si mette da parte la Cina sono tutti Stati che stanno difendendo la retorica dell’invasione ucraina e stanno ignorando il problema dei laboratori biologici. Nella Republika Srpska a maggioranza serba la guerra in Ucraina ha addirittura fatto scoppiare un conflitto parallelo con le popolazioni croato-bosniache, mentre per quanto riguarda la Danimarca si è parlato a più riprese di una possibile e funzionale annessione alla NATO, proprio mentre il Paese si prepara – il prossimo 1 giugno – a esprimersi tramite referendum su una possibile sottomissione alla Difesa dell’Unione Europea.

L'Italia tra i Paesi che collaboravano con un biolaboratorio ucraino finanziato dal Pentagono | Rec News dir. Zaira Bartucca

Non è la difesa del popolo ucraino a motivare la retorica degli interventisti

Non è, insomma, la “causa ucraina” o “il popolo ucraino” – ignorato dal 2014 in poi, anche mentre avvenivano sanguinosi scontri nel Donbass – a motivare i vari governi che stanno inviando armi e capitali, ma piuttosto il desiderio di nascondere le proprie responsabilità e di tutelare i cospicui investimenti fatti in ambito – ancora una volta – sanitario e sperimentale. Se il covid è stata una “guerra” (biologica, più che figurata), un altro conflitto silenzioso e silenziato avveniva in un’Ucraina piegata da morbi un tempo messi da parte e poi – contestualmente alla presenza di laboratori – riesumati. Nel 2017 a Kharkiv si verifica un focolaio di Epatite virale A e altri simili si verificano a Zaporizhye, Mykolaev e Odessa (tutte zone interessate dall’operazione speciale russa di bonifica dai laboratori e dai presidi NATO). Sempre a Kharkiv nel 2019 si verificano nuovi focolai, prima di meningite e poi nuovamente di Epatite, che questa volta si manifesta in 328 soggetti, il 52% dei quali bambini.

La zona è interessata dalla presenza del Karkhiv Regional Laboratory Center, struttura dislocata al confine con la Russia finanziata dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. Consultando fonti aperte, è possibile accertare due finanziamenti (uno da 1,64 milioni di dollari e uno da 440 mila dollari) erogati tramite l’appaltatore generale Black & Veatch. Non è l’unica struttura a fare capo al Pentagono, e qui torniamo al laboratorio che vanta una partnership “primaria” con organizzazioni italiane e dunque all’Istituto di Medicina Veterinaria Sperimentale e Clinica di Kharkiv. Il Centro sorge o sorgeva (la città, al pari delle altre che ospitano laboratori e presidi NATO, nelle ultime settimane è stata interessata da diversi attacchi) sull’edificio originario della vecchia clinica del 1923 in via Pushkinskaja 83, protetto da ampie mura perimetrali e alti viali alberati che lo circondano sui quattro lati.

Nel 2015 sugli insediamenti originari si sviluppa un laboratorio moderno che lavora su patogeni letali, organizzato in uno dei sotterranei dell’Istituto e ad accesso impedito ai medici ucraini. Prevalente la componente americana, ma molti sono anche i professori e le professoresse italiani. Dopo i primi cospicui foraggiamenti devoluti dall’amministrazione Obama (che, ancora senatore, visiterà il complesso per vedersi “sventolare davanti una fialetta di antrace e una di peste”, dirà in un suo libro) sorgono i problemi: i rubinetti vengono chiusi dagli stessi democratici e e al plesso rimangono i problemi di gestione e soprattutto conservazione dei patogeni. Il rischio di fuoriuscite diventa un problema concreto, ammesso dallo stesso ex presidente degli USA: “Vidi un frigo tenuto chiuso da un filo”, è il racconto allarmante che farà più tardi.

Per comprendere il pericolo agitato ai confini della Russia e della stessa Europa, bisogna sottolineare che lo IEKVUM comprende/comprendeva una raccolta di virus di malattie animali, collezioni di determinati pool genetici, colture cellulari per la medicina veterinaria e le biotecnologie. Negli anni l’Istituto ha studiato, sperimentato e manipolato i virus di aviaria, tubercolosi e altri che provocano malattie nelle zanzare, nelle api, negli uccelli e nei pesci. Il lavorìo sotterraneo prendeva corpo in 14 laboratori (uno specializzato proprio sull’aviaria) una stazione di ricerca e 5 centri di produzione. Il tutto in pieno centro di Karkhiv, ma sottoterra, al riparo da sguardi indiscreti, mentre il livello superiore (in alto, nella foto), appariva come un normale centro di ricerca. Moltiplicare almeno per cento (periferia di Kiev, Lviv, Zaporizhzhya, Mykolaiv) per comprendere l’altro volto dell’Ucraina nascosto dalla macchina della propaganda e dai dispacci dei servizi segreti esteri pilotati dalla CIA. E il ruolo delle organizzazioni italiane coinvolte, come accennato, è tutt’altro che secondario, essendo collegate a laboratori con il più alto livello di rischio biologico.

Da chi sono finanziati i biolaboratori in Ucraina

Sui finanziamenti di questi laboratori biologici è già stato scritto molto dopo la fuga di informazioni che è avvenuta tra fine febbraio e inizio marzo e dopo il punto stampa del comandante delle truppe per la Protezione radiologica, chimica e biologica Igor Kirillov. Oltre al Pentagono, le strutture possono contare sui foraggiamenti delle solite fondazioni sorosiane, sull’incubatore Black & Veatch e sulle iniezioni di capitale da parte dei Paesi coinvolti. Un ruolo cardine ha la famiglia Biden, legata – abbiamo scritto due anni fa – a doppio filo con l’Ucraina. Il riferimento è alla società di investimenti Rosemont Seneca Partners, fondata nel 2009 dal rampollo che ha avuto tanta parte anche nella nota vicenda Burisma. Gli affari erano intrecciati a quelli di Metabiota, azienda con sede a San Francisco specializzata in patogeni in grado di scatenare pandemie.


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CONFLITTO RUSSO-UCRAINO

Il dossier ucraino che nel 2021 predisse la guerra con la Russia. Il ruolo dei super 007 radicati all’estero

Gli spoiler del Libro Bianco”, con prefazione di Zelensky. La diaspora ucraina e il riconoscimento provvisorio delle Repubbliche di Luhansk e Donetsk e le sanzioni personali contro i funzionari russi si sono già avverati. Perché il governo di Kiev, già allora, ne sapeva più di tutti?

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Il dossier del governo ucraino che nel 2021 predisse la guerra con la Russia (Pdf). Il ruolo dei super 007 radicati all'estero | Rec News dir. Zaira Bartucca

Nel 2021 il “Біла книга” – il libro bianco istituzionale pubblicato dal governo ucraino con prefazione del presidente Volodymir Zelensky – era poco più che un bollettino ufficiale, una dispensa informativa a uso interno. Celebrava la potenza di Kiev, le sue velleità europeiste, i collegamenti con la NATO e l’Unione europea e un servizio di spionaggio tecnologicamente avanzatissimo con tentacoli ovunque, in Patria come all’estero. Una sorta di NSA dell’Est. Nel mezzo, la narrazione di un possibile conflitto con la Russia raccontato nei minimi particolari con straordinarie doti di preveggenza: le presunte cause interpretate da Palazzo Mariinskij, gli agenti provocatori, la diaspora degli ucraini e uno Stato costretto a rinunciare alla sua Ortodossia e alle tradizioni che ricordano i legami con la Russia: “Il mondo di Neanderthal che il regime del Cremlino impone oggi all’umanità” per “fermare il progresso euro-atlantico dell’Ucraina”, secondo il capo degli 007 ucraini Valery Kondratyuk. Settantaquattro pagine che servono anche a dichiarare guerra a Putin proprio nel periodo cruciale in cui Vladimyr Medinsky – ex ministro della Federazione Russa oggi mediatore nel conflitto che si è sviluppato – si sedeva al tavolo con la NATO chiedendo lo stop di ogni intromissione nei territori dell’ex Unione Sovietica. Quelli che per trattato non dovevano mai essere valicati. Un documento che assume tanto più valore dopo il rogo degli archivi operato negli scorsi giorni da parte della SBU, la Sicurezza nazionale ucraina, proprio mentre i mezzi russi iniziavano la smilitarizzazione di alcune città e la presa dei laboratori sperimentali.

“In futuro ci sarà la formazione di un nuovo ordine mondiale”

“Nei prossimi anni, lo sviluppo della situazione nel mondo sarà determinato dalla formazione di un nuovo ordine mondiale. Le conseguenze economiche della pandemia di COVID-19 apriranno la strada all’escalation del conflitto USA-Cina, catalizzeranno attori globali e regionali per la leadership geopolitica, l’accesso alle risorse naturali (energia, acqua potabile, terreni agricoli, ecc.) e stabiliranno anche il controllo sulle principali vie di trasporto e canali di comunicazione”. Si apre con questo scenario il bollettino istituzionale del 2021 del governo ucraino. Non mancano i riferimenti al mondialismo – considerato inevitabile e anzi accettato – e a un conflitto tra Stati Uniti e Cina che, dicono gli analisti oggi, rischia di scoppiare proprio a partire dall’esacerbazione del conflitto tra Russia e Ucraina in forza dell’interventismo ingiustificato della NATO. Il governo di Zelensky già allora, inspiegabilmente, ne sapeva più di tutti. “Nel tempo – scandisce il rapporto – i Paesi europei potrebbero perdere un po’ di attenzione al conflitto russo-ucraino, e alcuni di loro prenderanno provvedimenti per liberalizzare le relazioni con la Russia, ma i Paesi europei vicini perseguiranno una politica amichevole nei confronti dell’Ucraina e sosterranno le sue aspirazioni euro-atlantiche“.

Il dispiegamento di armi e basi NATO al confine dell’Ue? “Fobie della Russia imposte ai Paesi europei”

Singolare è poi l’interpretazione che il governo di Kiev dà del “dispiegamento delle ultime armi d’attacco offensive vicino ai confini dell’Ue” con l’Ucraina. Il riferimento sembra essere alle basi NATO che nell’ultimo decennio si sono andate moltiplicando. Una minaccia ibrida che non ha risparmiato il territorio conteso della Crimea e snodi cruciali come il porto di Odessa, il Mar Nero e il Mar d’Azov. “Fobie” di Putin per il governo di Zelensky, che a pagina 13 definisce la NATO “la principale organizzazione di difesa in Europa”.

Dalla Russia non sono previste grandi iniziative militari contro i nuovi membri della NATO, ma gli incidenti nell’aria, nel mare e nel cyberspazio continueranno a minacciare l’escalation del conflitto Russia-NATO a causa di scontri non intenzionali. La NATO rimarrà la principale organizzazione di difesa in Europa. L’Alleanza dimostrerà una politica della porta aperta per l’Ucraina e aumenterà la cooperazione con il nostro Paese nel rafforzamento del settore della sicurezza e della difesa. Tuttavia, la Russia cercherà di bloccare tale cooperazione sia provocando una spaccatura nella società ucraina sull’adesione alla NATO sia indebolendo l’unità dell’Alleanza nell’ammettere l’Ucraina nell’Organizzazione. Aumenteranno le minacce legate ai cambiamenti climatici, gli squilibri negli ecosistemi delle singole regioni, che comporteranno un aumento della migrazione globale, l’esacerbazione dell’accesso a cibo di qualità e sicuro e l’acqua potabile”.

“In Russia ci sarà un trasferimento di potere”

Particolare attenzione nel libro bianco è destinata prevedibilmente anche al presidente della Federazione Russa Vladimir Putin, che secondo Kiev si preparerà a lasciare il posto a causa delle presunte condizioni di salute cagionevoli. Il rapporto prevede la destituzione di Putin – non è chiaro con quali mezzi e per mezzo dell’intervento di chi – ma non la fine del “putinismo”. “Il contesto internazionale generale – si legge nel dossier promosso dal governo ucraino e dagli 007 ucraini e stranieri – è sfavorevole alla Russia per diversi fattori, tra cui la vittoria di Joe Biden alle elezioni presidenziali americane. La Russia sta cambiando tattica in modo flessibile nella direzione ucraina, ma l’obiettivo strategico rimane lo stesso: impedire un’Ucraina orientata ad Occidente. Così, sullo sfondo di problemi sempre più evidenti con la salute di Putin, la notevole difficoltà per lui di svolgere fisicamente le funzioni pubbliche di Capo di Stato in Russia ha de facto iniziato il periodo di trasferimento del potere. Indipendentemente dall’opzione specifica (“Putin è un presidente permanente”, “Putin è il leader della nazione”, “Putin è un tandem”, “Il successore di Putin”, ecc.), lo scenario di base per il medio termine è di mantenere il modello statale del “Putinismo” in Russia, con o senza Putin“.

Anche le sanzioni personali contro i funzionari russi e il riconoscimento di Luhansk e di Donetsk erano stati previsti: “Serviranno a giungere a una soluzione pacifica, poi ci saranno le elezioni”

Il dossier del governo ucraino del 2021 prevede anche il riconoscimento ufficiale – allora piuttosto lontano – dei territori di Luhansk (LPR, Repubblica popolare di Luhansk) e di Donetsk (DPR, Repubblica popolare di Donetsk). Come si ricorderà, la proclamazione dell’indipendenza del territorio e il trattato di mutuo soccorso tra la Russia e la nuove Repubbliche sono stati suggellati al Cremlino il 21 febbraio di quest’anno, e negli intenti della Federazione Russa avrebbero dovuto fermare parte delle ostilità. Poi però sono arrivate le provocazioni militari che russi e ucraini si attribuiscono a vicenda e i primi attacchi del 24 febbraio. Una situazione composita di cui nel 2021 non si poteva avere ancora contezza, e che nessuno – ad eccezione dello staff di Zelensky che ne scriveva apertamente – in Ucraina poteva immaginare. “Sarà riconosciuto – scrivono gli interessati – lo statuto speciale di questi territori. In sostanza, si tratta della loro sovranità, che prevede una piena sanatoria per funzionari e militanti della “DPR” e della “LPR”, svolgendo elezioni con la partecipazione di rappresentanti delle autoproclamate “repubbliche”. Bisognerà risolvere i problemi ambientali che da oltre 5 anni di ostilità e occupazione sono diventati quasi catastrofici, e ottenere la revoca delle sanzioni occidentali alla Russia nei settori del commercio, della finanza e della tecnologia a causa dei fattori di cui sopra, nonché la revoca delle sanzioni personali contro gli alti funzionari russi. Allo stesso tempo, le intenzioni tattiche della Federazione Russa in merito ai territori occupati degli oblast di Donetsk e Luhansk nel periodo precedente il loro pieno reinserimento in Ucraina, prevedono il riconoscimento (formale o informale) da parte dell’Ucraina delle cosiddette DPR e LPR come soggetti a pieno titolo del processo negoziale per una soluzione pacifica“.

“Nelle nuove Repubbliche si testeranno tecnologie di controllo, nuovi equipaggiamenti militarie e farmaci e vaccini che non hanno superato tutte le fasi di sperimentazione”

Una parte decisamente inquietante riguarda i test che starebbero avvenendo o avverranno sulle popolazioni delle Repubbliche di Luhansk e di Donetsk. Secondo il documento, questi territori sarebbero utilizzati come “territorio dove si testano tecnologie di controllo”. In particolare, lo scenario delineato in fieri riguarda (pagina 23):

  • La riduzione della popolazione, il suo ritorno a forme primitive di relazioni economiche”
  • Test nei territori temporaneamente occupati di nuovo equipaggiamento militare, che non ha ancora superato tutte le fasi dei test e potrebbe essere imperfetto”
  • “Test segreti sulla popolazione delle “repubbliche” di nuovi farmaci e vaccini che non hanno superato tutte le fasi di test necessarie”, non è chiaro se da parte ucraina o da parte russa, anche se lo stesso governo ucraino ammette che dal Cremlino si stia lavorando “a una legittimazione delle Repubbliche attraverso l’ottenimento del cessate il fuoco” (pagina 25).

“Armi di distruzione di massa nelle acque antistanti l’Ucraina”

Abbiamo scritto varie volte della volontà di Mosca di “smilitarizzare” i territori ucraini illegittimamente occupati dalla NATO che starebbe caratterizzando quella che il Cremlino definisce “un’operazione militare speciale”. Non una guerra o un’invasione, ma la liberazione dell’Ucraina dai presidi stranieri che si sono installati per trasformare il granaio d’Europa nel deposito di armi nucleari e sperimentali della nuova Europa. La conferma arriva dalla stessa Kiev, che nelle pagine del Libro Bianco – a sorpresa – sferra un attacco contro alcuni organismi internazionali. “E’ stata confermata – scrivono i funzionari ucraini – l’inefficienza delle principali istituzioni di sicurezza (ONU, OSCE) nella risoluzione dei conflitti regionali. Allo stesso tempo, c’è stata una tendenza alla militarizzazione dei territori e delle acque adiacenti al confine ucraino, distruggendo l’attuale sistema di accordi internazionali nel campo della non proliferazione delle armi di distruzione di massa, delle tecnologie sensibili e della conoscenza; maggiore influenza sull’ambiente di sicurezza regionale da parte della Federazione Russa e di altri Paesi che cercano di realizzare le proprie ambizioni, compreso l’uso delle risorse dell’Ucraina (territorio, potenziale scientifico e tecnologico, risorse agricole, idriche, umane e di altro tipo). (…) “In questo contesto, la regione dell’Azov-Mar Nero è considerata da Mosca come un’importante testa di ponte per l’espansione nel Mediterraneo, nel Medio Oriente e nel continente africano. La militarizzazione della Crimea annessa svolge un ruolo chiave nel modificare l’equilibrio politico-militare nella regione del Mar Nero, in particolare istituendo un sistema per limitare la libertà d’azione della NATO nella regione”. Tutto ciò anche per preservare nel lungo periodo – scrive il governo ucraino – “l’espansione umanitaria del “mondo russo” nello spazio post-sovietico, le sue idee di messianismo ortodosso, l’anti-americanismo e la diffusione di idee euroscettiche”. Un qualcosa che lo staff del presidente Zelensky, dal principio in comunione di intenti con gli Usa di Biden, con Bruxelles e con i vertici della NATO, non può ovviamente tollerare.

Il quartier generale della SZRU in Ucraina

I nuovi servizi segreti esteri (SZRU)

L’ultima parte del libro bianco, quella che parla del “Servizio di intelligence straniera dell’Ucraina”, è una delle più discutibili. Tracciamo prima un quadro di insieme: il 17 settembre del 2020 la Verkhovna Rada approva la normativa che regolamenta i nuovi servizi segreti ucraini (SZRU). trasformandoli di fatto in un presidio di organismi che agiscono in territorio extra-ucraino. L’acronimo ricorda quello della CIA, in ucraino ZRU. La legge ha previsto l’introduzione di un’Accademia dei Servizi Segreti dell’Ucraina, con corsi di formazione che possono durare “da un giorno a sei mesi”. Uno sforzo di controllo e di passaggio di informazioni rilevanti che il governo di Zelensky – supportato dalla NATO, dall’UE e di recente dal Fondo Monetario Internazionale con iniezioni cospicue di capitali – supporta con stanziamenti multi-milionari. Nel solo 2021, l’Ucraina ha destinato 4 miliardi di grivne per finanziare il Servizio di Intelligence estera. Il governo chiarisce che anche nel quadriennio 2021-2025 i “fondi dei contribuenti saranno destinati a due aree chiave: il rafforzamento drastico delle agenzie di Intelligence all’estero e il corretto livello di remunerazione dei militari SZRU“, che devono essere “fluenti in diverse lingue straniere“. La legge varata nel 2020 prevede inoltre “nuovi e progressivi standard di protezione per le spie, che avranno anche alloggio, sicurezza sociale e assicurazione sanitaria”. I compiti della SZRU li descrive lo stesso staff di Zelenskij nel dossier che stiamo analizzando, e tra questi c’è “la partecipazione delle istituzioni ucraine all’estero e la sicurezza dei cittadini ucraini inviati all’estero che sono a conoscenza di informazioni che costituiscono un segreto di Stato“. Attività di intromissione nella sovranità degli Stati esteri e di spionaggio, per riassumere. L’Ucraina è inoltre uno dei Paesi di elezione per lo sviluppo dell’Intelligence elettronica e degli strumenti di analisi predittiva, in buono stile Minority Report. “Il Dipartimento di intelligence tecnica e le sue divisioni situate nelle regioni del Paese – è quanto viene chiarito – dispongono di attrezzature uniche, specialisti esperti nel campo dell’intercettazione radio e della crittografia, programmatori di sistemi e analisti. Ciò consente di ottenere regolarmente informazioni riservate di particolare valore di natura politica, economica, scientifica, tecnica e militare-strategica”. (…) “Ai consumatori di informazioni di intelligencecontinua il rapporto governativo – vengono forniti dati tempestivi e predittivi su questioni prioritarie, che vengono utilizzati nella preparazione di decisioni importanti, negoziati con partner stranieri“.

L’introduzione del sistema di controllo presidenziale

Se una legge del genere fosse stata promossa dalla Duma anziché dalla Verkhovna Rada, ne avremmo sentito delle belle. La normativa passata il 17 febbraio di due anni fa, infatti, fa in modo che venga relegato nelle mani del solo Zelenskij, comico prestato alla politica, un controllo praticamente illimitato. Il controllo capillare dell’informazione e i toni propagandistici promossi in Ucraina e all’estero non è che il riflesso di questo nuovo regime. Nel libro bianco che stiamo analizzando viene chiamato “Sistema di controllo presidenziale”, ed è esercitato attraverso la direzione generale del Capo di Stato da parte del Servizio di Intelligence estero. “Questa ripartizione dei poteri di controllo – chiariscono le istituzioni ucraine – corrisponde a standard democratici ed è vicina ai principi di base del controllo e della supervisione delle attività di intelligence secondo gli standard europei“. (…) “SZRU cambiò radicalmente la sua organizzazione e la sua geografia nel 2014 anno dello scoppio della guerra civile, nda – attribuendo particolare importanza alla cooperazione internazionale con le autorità competenti di Stati esteri e organizzazioni internazionali. Il Servizio ha ufficialmente stabilito e mantiene contatti con 174 agenzie di intelligence, speciali e forze dell’ordine in 84 Paesi“.

Il lavorìo della SZRU per annettere l’Ucraina alla NATO e alla UE

La parte finale del dossier motiva la complessa attività di Intelligence appena delineata, getta una nuova luce sulla macchina della propaganda che si è mossa in perfetta sincronia dopo lo scoppio dei conflitti con la Russia e – se vogliamo – dà ragione alla Federazione Russa e ai suoi timori di intromissione da parte della NATO nei territori dell’ex Unione Sovietica. E’ scritto chiaramente nel Біла книга:

“L’Ucraina sta perseguendo un percorso strategico verso la piena adesione all’Unione Europea e all’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO, nda). Pertanto, più attiva e produttiva è la cooperazione della SZRU con le agenzie di intelligence e i servizi speciali della NATO e degli Stati membri dell’UE. La SZRU ha iniziato a implementare attivamente l’esperienza dei Paesi occidentali sviluppati nel campo dell’intelligence. A loro volta, i partner stranieri hanno mostrato grande interesse per le capacità dell’intelligence strategica ucraina. Dopotutto, la SZRU è stata in grado di colmare le lacune nella comprensione degli strumenti e della logica delle azioni ibride della Russia nell’arena internazionale. Nuove forme di cooperazione con i partner occidentali hanno consentito all’Ucraina di ottenere lo status di partner della NATO con capacità potenziate nell’ambito dell’Iniziativa di interoperabilità del partenariato. Oggi, la SZRU partecipa a tutti i formati di cooperazione che l’Alleanza offre ai servizi di intelligence partner. E dal 2018, la SZRU partecipa come osservatore a forum sotto gli auspici dell’Alleanza del Nord Atlantico, che in precedenza si svolgevano esclusivamente con i membri della NATO. La SZRU sta lavorando attivamente per diventare un partecipante a pieno titolo nel sistema di comunicazione a breve termine di intelligence e servizi speciali dell’Alleanza del Nord Atlantico. Abbiamo inoltre in programma di intensificare ed espandere la presenza dell’intelligence ucraina nelle pertinenti strutture collegiali della NATO e dell’UE. La SZRU mantiene intensi contatti con i servizi speciali di alcuni paesi del Medio Oriente e della regione. La SZRU ha stabilito un regolare scambio di informazioni con partner stranieri. Oltre all’enfasi sulle questioni russe, la sfera universale della cooperazione internazionale della SZRU con i servizi di intelligence stranieri è la formazione professionale dei dipendenti in vari settori delle attività di intelligence. La formazione sistematica e l’istruzione in corsi specialistici in centri di formazione specializzati esteri sono diventati parte integrante dello sviluppo professionale del personale del Servizio. Il servizio è aperto per l’attuazione di audaci progetti congiunti in vari settori delle attività di intelligence e ha servizi che si possono offrire ai partner“.

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CONFLITTO RUSSO-UCRAINO

Ucraina, alle origini del conflitto una pericolosa tecnologia di estrazione del gas

Recnews.it | Obama e la corsa americana agli idrocarburi che rischiò di lasciare fuori gli ucraini del Donbass dalle loro case. I Biden e l’altra faccia della Crimea. La lettura degli eventi del nostro Denys Shevchenko, Contributor di Rec News e Manager ucraino

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Ucraina, alle origini del conflitto una pericolosa tecnologia di estrazione del gas | Rec News dir. Zaira Bartucca

Si deve scongiurare a tutti i costi la terza guerra mondiale. Non lascerebbe immune l’Europa e sarebbe l’ultima, ma è invocata da un presidente a rischio demenza che ha già avuto due aneurismi cerebrali. L’Ucraina è il teatro privilegiato delle manovre belliche degli USA e delle ansie di annessione della NATO per ovvi motivi. E’ sempre stata sull’orlo di una guerra che poi è avvenuta davvero e si è sempre misurata con crisi economiche strutturate e spaventose, che oggi sono aumentate e che rischiano di sfociare in carestia. Eppure il suo popolo fiero e orgoglioso – di cui faccio parte – è sempre uscito dalle situazioni critiche a testa alta. Il peggio è arrivato con le cosiddette rivoluzioni gialloblu. Yushenko, Yanukovich e poi gli scandali che tutti ricordano e che hanno portato alla vittoria del primo, con la felicità di George Soros e di chi ha usufruito dei suoi investimenti politici.

E Obama, l’ex presidente americano? Pochi lo sanno, ma c’entrano anche le sue pretese di espansione economica in territorio ucraino attraverso una tecnologia per l’estrazione di idrocarburi (gas e petrolio) potenzialmente molto pericolosa. E’ il cosiddetto Fracking o hydrofracking, che negli USA ha già provocato contaminazioni delle falde acquifere e concentrazioni di vapori di benzene e di toulene nell’aria. Qualcuno ricorderà le immagini delle fiamme che escono dai rubinetti delle case in Pennsylvania. L’Ucraina – già scossa dal disastro di Chernobyl del 1986 – era stata scelta come territorio sperimentale di questo progetto, rifiutato categoricamente dalla gente del posto. E’ lì, in realtà, che tutto è iniziato, anche prima del conflitto del 2014. Yushenko sapeva che non sarebbe stato facile cacciare i cittadini dalle loro case. Il tentativo è fallito e quando si è insediato Yanukovich – proveniente da Donetsk, nel Donbass, è iniziata una nuova fase, ma altrettanto problematica dal punto di vista economico.

Eppure Yanukovich mentre gli ucraini si sentivano abbandonati e scontavano le solite ristrettezze, si trincerava dentro al palazzo dagli intarsi d’oro che si era fatto costruire. Crescevano, intanto, la rabbia e il desiderio di verità e giustizia, e su questi sentimenti si è instaurata la politica del miliardario Poroshenko. Il Donbass a quel punto viene attraversato da caos e guerriglie. Ci sono le risorse e finché in America c’è Obama transitano affari miliardari per i clintoniani – anche per la famiglia di Biden – che poi saranno interrotti con l’insediamento di Trump.

Quando finisce la presidenza di Poroshenko, Hunter Biden e lo stesso ex presidente vengono indagati per riciclaggio di milioni di dollari che uscivano fuori attraverso la Crimea, che dunque non è territorio conteso solo per le risorse, ma è territorio di affari poco chiari. E qui giungiamo al governo di Zelensky, mentre in America si insedia Biden, il presidente che con l’Ucraina ha sempre avuto accordi opachi e privilegiati, che però per il momento è rimasto immune da indagini che possano dirsi tali. Che fa sleepy Joe? Al contrario di Trump investe nel rafforzamento della NATO. Il governo di Zelenskij è travolto – nel frattempo – da uno scandalo miliardario che ha riguardato la banca tedesca Dresdner, ma inizia comunque a premere per l’annessione al Trattato del Nord Atlantico su cui Putin ha sempre messo un veto.

Oltre alla politica e ai balletti opachi e miliardari che essa ha fatto con aziende e multinazionali, c’entrano anche le risorse. L’Ucraina del Donbass è ricca di carbonio (su cui adesso guarda caso si concentrano le attenzioni del governo Draghi) e di molto altro, e ha un’agricoltura che da sola potrebbe sfamare interi Stati. L’Ucraina è uno Stato che sarebbe solido se non fosse attraversato dalle intromissioni esterne che provengono da un lato e dall’altro. Se decide di essere oggetto di negoziati che coinvolgano Russia e America, può impostare una nuova fase lontana da una guerra in divenire che non vuole nessun ucraino. I Paesi che invocano il nucleare e che aiutano la corsa agli armamenti, dovrebbero capirlo, perché un reale conflitto armato non si fermerebbe certo alle porte di Kiev. Domandare a Cina e a Corea del Nord, che già si scaldano, sollecitate dalla Russia.

L’unico intervento possibile è pacifico, consistente in sanzioni selettive che non devono travolgere il sistema produttivo russo e soprattutto quello relativo alle forniture agli altri Paesi. L’Ucraina, intanto, deve diventare territorio neutrale e indipendente, una sorta di Svizzera dell’Est, un corridoio tra l’Europa e la Russia che non deve più essere coinvolta nelle provocazioni create da altri.

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