INCHIESTE
Chi guadagna col vaiolo delle scimmie
Sono diverse le multinazionali farmaceutiche al lavoro per sfruttare l’affare Monkeypox, ma la società che già si sfrega le mani (perché ha un vaccino pronto per chi si volesse immolare) è Bavarian Nordic. L’antivirale lo producono in molti, compresa un’azienda collegata a Pfizer
Il vaiolo delle scimmie ha già tutto quello che aveva il coronavirus a gennaio del 2020. Anzitutto, un nome orecchiabile da piazzare ovunque (“monkeypox”) e un animale a cui deve la sua “fortuna” mediatica. In attesa di un autunno che per alcuni deve prospettare sempre qualcosa di terribile, può contare fin da ora su immagini terroristiche in grado di far azionare il meccanismo problema-soluzione: una volta erano i pazienti intubati, oggi il sistema scommette tutto sui bubboni e sulle pustole in bella vista. Non è un bel vedere, certo, ma è giusto per tranquillizzare. Anche il web e i social fanno la loro parte: meme, previsioni apocalittiche e tutte le malattie della pelle conosciute si materializzano nei profili e nei gruppi con un solo obiettivo: cancellare il covid (e forse la guerra) e piazzare un’altra emergenza.
In grado di legittimare le misure agendiste e draconiane del governo, e di rimpolpare business che altrimenti evaporerebbero. Il 90% degli italiani, ormai, compra solo per necessità, e la salute è una di queste. La sanità, poi, deve essere cambiata a colpi di allarmismi. Il futuro è la telemedicina: ospedali chiusi o trasformati, e un conveniente controllo da remoto che farà in modo che si possa scrivere la parola fine su un sistema sanitario nazionale a torto vissuto come spesa anziché come occasione di supporto al cittadino.
Ma c’è una differenza
Ma c’è una differenza tra il covid e il vaiolo “delle scimmie”. E’ infatti già stato reso noto che il morbo (se mai si riuscisse a contrarlo, visto che l’OMS ne ha dichiarato la scomparsa nel 1980) si cura. Farmaci locali, antipiretici, antibiotici, antivirali e chi più ne ha più ne metta: almeno stavolta, la stampa commerciale non farà finta di non sapere per un anno e mezzo. Il rovescio della medaglia, però, è che – come è stato per Pfizer – diverse aziende sono già schierate e già si leccano i baffi per l’impennata delle loro azioni, che hanno ottenuto grazie all’avvio dell’ennesima campagna global-terroristica (in un’altra epoca, si sarebbe chiamato aggiottaggio).
Basti notare che il John Hopkins Center da qualche giorno ha affiancato alla conta dei contagi covid quella dei casi isolatissimi di vaiolo delle scimmie, e che anche alle nostre latitudini tutti gli ospedali e i virologi di sistema stanno tentando di tornare ai loro posti, in molti casi con i loro conflitti di interessi e i loro legami a doppio filo con le big pharma e con gli informatori scientifici. Negli ultimi anni abbiamo imparato a conoscere AstraZeneca, Moderna, Pfizer, Johnson&Johnson, ma chi c’è, stavolta, in prima fila? Vediamolo.
L’azienda che produce il vaccino
Sono diverse le multinazionali farmaceutiche al lavoro per sfruttare l’affare Monkeypox, ma la società che già si sfrega le mani (perché ha un vaccino pronto per chi si volesse immolare) è Bavarian Nordic. L’azienda biotecnologica con sede a Hellerup, in Danimarca, di recente ha annunciato diversi ordini da parte di alcuni Stati europei, anche se non è voluta entrare nello specifico. Affari che, comunque, hanno permesso un rialzo delle sue azioni, che nell’ultima settimana hanno guadagnato un 20-30% in più. Non c’è che dire, la paura frutta e in questo caso ha un nome: Imvanex, il vaccino che – come per il covid – non può essere acquistato dai cittadini, ma può essere ordinato solo dai governi o da enti militari. E’ stato già impiegato in Gran Bretagna e anche in Israele, che come si ricorderà è stato tra i Paesi maggiormente vaccinati e che più hanno scontato le politiche repressive legate al covid.
L’antivirale lo produce un’azienda collegata a Pfizer
Spostandosi nell’area farmaci antivirali, salta all’occhio Viatris, multinazionale attiva in diversi campi medici e biotecnologici. Non sorprenderà sapere che è nata tra la fusione tra una parte di Pfizer (altrove associata a Biontech) e Mylan. L’antivirale che produce si chiama Cidofovir, che viene impiegato anche per altre malattie.
Vaiolo, ma anche antrace
Molto attiva anche nel campo dell’antrace (ne abbiamo parlato quando ci siamo soffermati sulla presenza di biolaboratori in Ucraina) è l’americana Emergent Bio Solution. Il suo antivirale è a marchio Tembexa (brincidofovir). C’è poi Siga Technologies e il suo Tpoxx, che già vanta ordini milionari da parte del Pentagono, con la commessa appena ottenuta da quasi 8 milioni di dollari. In tutti i casi, si tratta di farmaci e vaccini che, pur venendo impiegati per altre malattie, non potrebbero contare su commesse milionarie senza una campagna allarmistica appositamente generata. Almeno per quanto riguarda il vaiolo: eradicato, come accennato, dal 1980, con esso rischiano di scomparire anche i business delle aziende che guadagnano sulla sua esistenza.









