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Luc Montagnier, dicono i vicini, prima di lasciare la vita terrena avrebbe deciso di dare uno schiaffo sonoro a quel mainstream che – irrispettoso di decenni di carriera – gli aveva fatto pagare il suo scetticismo sui vaccini anti-covid. Del suo decesso sarebbe stata messa a conoscenza un’unica testata, quel France Soir che varie volte lo aveva intervistato e ospitato. Così, l’8 febbraio il sito francese indipendente ha firmato uno scoop mondiale, pubblicando per prima l’esclusiva sul decesso dello scienziato e surclassando dinosauri della comunicazione come Le Monde e Le Figaro, che addirittura sono arrivati sul fatto due giorni dopo. Quasi un caso da (nuova) scuola di giornalismo.

La pietra tombale su tg e “giornaloni”

Se ne può certamente trarre la conclusione che il mainstream – chiuso nel circolo dei comunicati stampa istituzionali e delle telefonate per ottenere il via libera sulla pubblicazione – si stia via via accartocciando su se stesso, perdendo sempre più la fiducia dei lettori e degli spettatori. Non ha fatto una bella figura con tutti i dispacci allarmanti relativi al virus, men che meno con l’atto di ignorare i deceduti e danneggiati a causa dei preparati sperimentali anti-covid. Adesso, con la morte di Montagnier, è stata calata la pietra tombale definitiva sui tg e sui “giornaloni“. Il caso non è prettamente francese, ovviamente, perché a voler guardare all’Italia la situazione è disastrosa.

Si affermano sempre più i siti indipendenti, ma anche quelli che fingono di esserlo

Fortuna che si va affermando sempre più una galassia di siti indipendenti, per quanto anche il settore dell’anti-mainstream – in alcuni casi presunto tale – non sia immune da problemi. Parallelamente alle testate realmente libere, si affermano infatti sempre più network che imitano l’impostazione dei media anti-sistema, ma in realtà sono foraggiati da partiti o da organismi tramite i più svariati sistemi, donazioni comprese. C’è invece del buono in chi – coerentemente – non nasconde la propria appartenenza: è il caso del network russo stanziale in Germania Ruptly, che nel 2019 firmava immagini andate in rotazione su tutti i tg del mondo: era l’11 aprile e Julian Assange veniva arrestato a Londra, portato fuori di peso dall’ambasciata dell’Ecuador che fino a quel momento gli aveva dato ospitalità.

Nel 2018 nasce Rec News, il sito italiano “lontano dal mainstream”

Proprio sulla scia dei limiti del mainstream è nato – nel 2018 – il sito che state leggendo. Non con la presunzione di fare meglio degli altri, ma con la certezza di portare avanti il lavoro giornalistico con adesione ai fatti e ai documenti (citati e riportati), con onestà e con la dose maggiore possibile di imparzialità. Da queste colonne abbiamo svelato – unici – tutte le pieghe del sistema Riace, e pubblicato – soli – la mappa del mainstream al servizio delle Procure. Abbiamo raccontato – trasversalmente – le manovre di tutti i partiti, senza raccontare massimi sistemi ma delineando precise responsabilità. La lista è piuttosto lunga ma lungi da questo sito il tentativo di autocelebrarsi, anche perché c’è ancora molto da fare e tanto da imparare. La strada da fare è ancora tanta. Però l’esempio di Rec News è forse buono per comprendere che per fare un’informazione corretta e realmente indipendente – oggi – non servono né grandi network, né grandi finanziamenti e né grandi donazioni.

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Commenti

2 Comments

  1. Lonewolf

    12 Febbraio 2022 at 04:50

    Si vero che siete quasi indipendenti ma a volte tentate di rallenta chi commenta troppo in fretta

    • Redazione

      12 Febbraio 2022 at 09:00

      Gentile Salvo, il suo “quasi” è fuori luogo, visto che la nostra attività giornalistica è completamente libera e indipendente. Per quanto riguarda i commenti, non vengono approvati quelli fuori tema e quelli che contengono insulti o termini dispregiativi. Per esempio: si può non essere d’accordo con l’operato di un politico, ma in quel caso va criticato nel merito, senza scadere in discorsi che non hanno nulla a che vedere con l’articolo e con la politica.

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CONFLITTO RUSSO-UCRAINO

Ucraina, il Parlamento europeo promuove una “war room” per censurare la versione dei fatti da parte russa

Proprio il 25 aprile, giorno della Liberazione dal nazi-fascismo, in Ue si pensa di infliggere un duro colpo alla libertà di espressione, al diritto di critica e a quello di cronaca. Si terrà proprio in questo giorno presso il Parlamento europeo un vertice in cui verrà discussa la creazione di una “war room” sull’informazione e sui modi approvati di trattare il conflitto russo-ucraino

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La "war room" dell'Ue per censurare la versione dei fatti da parte russa | Rec News dir. Zaira Bartucca

Proprio il 25 aprile, giorno della Liberazione dal nazi-fascismo, in Ue si pensa di infliggere un duro colpo alla libertà di espressione, al diritto di critica e a quello di cronaca. Si terrà proprio in questo giorno presso il Parlamento europeo un vertice in cui verrà discussa la creazione di una “war room” sull’informazione e sui modi approvati di trattare il conflitto russo-ucraino. Le premesse sono – apparentemente – buone: “contrastare la disinformazione e i modi per rafforzare le voci di fatto e di libertà di parola”, ma i presupposti dimostrano la politicizzazione dell’iniziativa.

Tutto, infatti – si legge nell’invito inviato ai giornalisti – verrà esaminato “alla luce dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia”. Perché “è chiaro che c’è uno Stato sovrano attaccato e uno invasore”, è il mantra di un mainstream che si appella di continuo alla sovranità degli Stati sistematicamente ignorata dall’Unione europea e perfino alla terminologia cara al centrodestra in altri contesti bandita.

Ma cosa impareranno i giornalisti che correranno a Bruxelles nella “stanza della guerra” o si collegheranno in streaming per apprendere il giusto scrivere e il giusto parlare? Probabilmente, a riportare pedissequamente quanto proviene da Kiev senza approfondimento e verifica, a ignorare questioni cardine come la presenza documentata di biolaboratori in Ucraina promossi dal Pentagono, a definire i nazisti del battaglione Azov “difensori” e “nazionalisti” e – ovviamente – a forgiare epiteti sempre più dispregiativi per descrivere il presidente della Federazione russa.

Nessuna imposizione, sia chiaro, solo una serie di raccomandazioni. Che succede se i giornalisti non dovessero seguirle? Intanto la censura dei principali social funziona a gonfie vele, e se qualcosa dovesse andare storto sono sempre a disposizione gli squadroni di “fact-checker“, i vari somministratori di olio di ricino digitale e le liste di proscrizione in cui vengono inseriti i comunicatori dissidenti.

L’iniziativa è promossa dal gruppo del PPE, lo stesso del presidente del parlamento europeo Roberto Metsola. I lavori saranno ospitati dall’eurodeputata Eva Maydell e aperti dal presidente del gruppo PPE Manfred Weber.

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CONFLITTO RUSSO-UCRAINO

“Bomba sull’Ucraina”, smascherato il video fake ripreso dal mainstream

A Mattino 5 il filmato di un’esplosione avvenuta in Cina nel 2015 viene fatto passare per un attacco russo. Il servizio di Striscia la Notizia

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"Bomba sull'Ucraina", smascherato il video fake ripreso dal mainstream | Rec News dir. Zaira Bartucca

Il filmato di un’esplosione avvenuta in Cina nel 2015 fatto passare per un attacco russo all’Ucraina. E’ successo a Mattino 5, programma di punta di Mediaset specializzato in infotaintment. Lo scivolone è stato svelato da Striscia la Notizia, che ha dedicato all’accaduto un servizio andato in onda ieri sera.

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FREE SPEECH

“Accedono solo gli Host Broadcaster”, così il governo istituisce la stampa di regime

Il 28 giugno si terrà la Ministeriale della Coalizione Anti-Daesh, che vedrà anche la partecipazione del Segretario di Stato americano Blinken. Un evento atteso da molti giornalisti, che però dovranno farsi bastare la versione ufficiale di RAI e ANSA e la conferenza lampo

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"Accedono solo gli Host Broadcaster", così il governo istituisce la stampa di regime | Rec News dir. Zaira Bartucca

Il 28 giugno presso la Nuova Fiera di Roma si terrà la Ministeriale della Coalizione Anti-Daesh, che vedrà la partecipazione del ministro degli Esteri Luigi Di Maio, del Segretario di Stato americano Antony L. Blinken e delle delegazioni di 83 Paesi. Un evento atteso da molti giornalisti, che però dovranno farsi da parte e farsi bastare la versione ufficiale che sarà diramata dall’ANSA e dalla RAI. I cronisti dovranno infatti fare fideisticamente riferimento ai partner privilegiati del governo, che oltre alle riprese e alle fotografie distribuiranno e gestiranno monopolisticamente la fruizione degli interventi. I lavori inizieranno alle 10.00 con l’arrivo delle delegazioni, e andranno avanti oltre le 15 con la conferenza stampa – ad accesso limitato – sulla Siria. Oltre 5 ore di confronti ad accesso sbarrato per i cronisti che non sono stipendiati dall’esecutivo, fatta eccezione per una conferenza stampa lampo di appena mezz’ora che, visti i tempi, sarà caratterizzata da poche domande debitamente preparate. Per accedervi, inoltre, servirà il solito tampone obbligatorio: dopo lo schiaffo in faccia ai giornalisti e alle testate accreditate trattate come se fossero di serie B, quello all’articolo 32 della Costituzione.

Cosa dovrebbero essere gli Host Broadcaster e qual è il pericolo legato alla loro applicazione in ambito istituzionale

Il sistema degli Host Broadcaster non è certo nuovo, ma fino a questo momento veniva applicato in prevalenza per gli eventi sportivi e per le grandi manifestazione di carattere non politico. In pratica una emittente “padrona di casa”, si occupa dell’acquisizione delle immagini e delle riprese, e poi le gira agli altri organi televisivi e di stampa. Un sistema che crea uniformità e se vogliamo appiattimento, che però si rivela utile per seguire da remoto un avvenimento. E’ così, per esempio, un canale televisivo può dare conto delle partite degli Europei trasmessi in esclusiva da altri, o un’emittente dal budget ridotto può avere il suo occhio sulle Olimpiadi senza inviare degli operatori. Ma che succede se questo sistema prende piede anche per gli eventi istituzionali e politici? Che si dà un colpo secco e definitivo al pluralismo dell’informazione, e perfino alla libertà dei giornalisti di fare il loro lavoro. Ad uscirne frantumato, ovviamente, sarà il diritto del lettore e del telespettatore ad essere informato e a farsi un’idea personale e soggettiva, visto che ad essere disponibile sarà solo la versione ufficiale. Il passato coinvolgimento – in epoca pre-covid – di tutta la stampa accreditata, ha fatto in modo che Rec News potesse per esempio documentare l’incontro tra il ministro Luigi Di Maio e il suo omologo russo Sergej Lavrov a Villa Madama, a Roma. Anche in quel caso si parlava di Siria, e il nostro sito ha potuto raccontare ai propri lettori tutto lo svolgimento dei lavori. Questa volta non potrà farlo, e sarà perché le testate che non dipendono dal governo sono state escluse dalla parte rilevante della Ministeriale.

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ATTUALITA'

Facta e gli altri. Conflitti di interessi e metodi dei (presunti) sbufalatori del sistema

Chi sono davvero i (presunti) cacciatori di bufale? Chi li finanzia e quali tecniche utilizzano? Perché colpiscono i giornalisti e i comunicatori indipendenti?

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Facta e gli altri. Conflitti di interessi e metodi dei (presunti) sbufalatori del sistema | RN dir Zaira Bartucca

Chi sono davvero i (presunti) cacciatori di bufale? Chi li finanzia e quali tecniche utilizzano? Perché colpiscono i giornalisti e i comunicatori indipendenti? A questa e ad altre domande ha fornito una risposta Nobufale.it, sito di fact checker che si propone di contrastare le fake news di regime che trovano nei media mainstream e, appunto, in siti come Butac e gli altri terreno fertile. Nella trattazione coerente e documentata, anche il caso “Facta vs Rec News”.

Scrive Enrica Perucchietti: “I ricercatori indipendenti si trovano a dover fronteggiare gli attacchi costanti di debunkers che alterano spesso la realtà, avvelenando la verità e screditando il lavoro dell’informazione indipendente. RecNews ha pubblicato un articolo a cura di Zaira Bartucca, in cui si risponde punto per punto a un pezzo di Facta contro il sito dal titolo “No, il governo israeliano non dovrà rispondere di «crimini contro l’umanità» per la campagna di vaccinazione” mostrandone la faziosità e i numerosi errori. Il contenuto dell’articolo di RecNews preso di mira da Facta è però corretto così come le fonti e i documenti citati: pertanto RecNews ha inviato una richiesta di rettifica che è stata ignorata. Commenta Bartucca: “Sappiamo già, comunque, qual è l’abitudine di questi siti che non contrastano la disinformazione ma la propagano: ignorare ogni contraddittorio e ogni rettifica”.

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FREE SPEECH

Gayburg, Zaira Bartucca chiede un parere all’Odg, all’AgCom e al Garante per la Privacy

Il testo completo dell’istanza inviata ieri. Le domande del direttore: “Quelle di Gayburg sono notizie e, se si, cosa significa notizia?” Chiesta trasparenza circa l’azione dei motori di ricerca e su chi pubblica i contenuti, che continua a celarsi dietro l’anonimato

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Gayburg, Zaira Bartucca chiede un parere all'Odg, all'AgCom e al Garante per la Privacy
Comunicazione di servizio

Il direttore di Rec News Zaira Bartucca, che nel 2018 ha denunciato il sito Gayburg per diffamazione e nel 2020 per diffamazione aggravata ed atti persecutori, ha chiesto ieri un parere al Garante per la Privacy – Dipartimento Libertà di Manifestazione del Pensiero e cyberbullismo, all’Ordine dei Giornalisti e all’AgCom sui contenuti violenti e di incitazione all’odio verso determinate persone e categorie, pubblicati nel più totale anonimato. Questo il testo dell’istanza.

Si pongono alla C.se Attenzione del Garante per la Privacy – Dipartimento Libertà di manifestazione del Pensiero e ciberbullismo, dell’Ordine dei Giornalisti in qualità di organo di tutela degli iscritti e dell’AgCom quale Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, le pubblicazioni del sito Gayburg, che legge in copia e che è stato da me querelato per diffamazione aggravata ed atti persecutori (quasi 200 articoli scritti con cadenza pressoché giornaliera, in un caso dieci al giorno).

La sottoscritta, giornalista regolarmente iscritta all’ODG, domanda un parere circa le pubblicazioni che avvengono a cadenza regolare sul sito Gayburg, che per quello che mi riguarda si occupano di schedare ogni mia libera manifestazione del pensiero (fino ad attribuirmi considerazioni non mie) ogni mia opinione e quasi ogni articolo proveniente dal sito di cui sono responsabile, sempre e solo per avanzare aspre critiche, offese gratuite, per intavolare discorsi violenti incentrati all’odio (hate speech) e discorsi sessisti di disprezzo verso chi scrive, con una noncuranza plateale verso l’articolo 21 della Costituzione e non solo.

Tali contenuti controversi, cui si rimanda, nonostante numerose diffide sono catalogate e messe a disposizione di Google Italia come “Notizie”. La spirale di violenza del sito “Gayburg” è giunta a tal punto che negli articoli che mi riguardano è possibile leggere commenti di lettori che auspicano la mia morte per tumore, per coronavirus, all’interno di una terapia intensiva, cadendo da un palazzo. Mi si augura – grazie al lavoro di Gayburg e alla compiacenza di Google – di avere un prolasso uterino, di essere legalmente perseguita, di finire in carcere sottoposta a violente punizioni e di essere radiata dall’Ordine cui appartengo, pur essendo una cittadina incensurata che nell’arco della sua intera vita non ha commesso alcun crimine.

Specifico che dal 2013 – anno della mia iscrizione all’Ordine dei Giornalisti – non ho mai subito alcun provvedimento disciplinare, ivi compresi gli ammonimenti e i richiami verbali.

La presente è dunque per porre anche all’attenzione degli organismi strettamente competenti la mia vicenda di giornalista cui è impedito l’esercizio della libertà d’espressione, che si vede vessata e perseguitata nell’esercizio del suoi diritti di critica e di cronaca e per domandare l’avvio di azioni concrete.

Al Garante per la Privacy – Dipartimento Libertà di manifestazione del pensiero e cyberbullismo – si domanda di valutare il possibile avvio (dopo i dovuti accertamenti) di un’azione quotidiana di monitoraggio dei contenuti pubblicati da Gayburg che comprenda la lettura dei testi onde individuare discorsi d’odio o infamanti, in grado di ledere la reputazione e i diritti altrui. Si fa riferimento non solo alla vicenda di chi scrive, ma a quella di altri colleghi e non solo che sono oggetto di violente invettive quotidiane, che hanno ridotto alcuni all’abbandono delle proprie pagine social pur di non subire ritorsioni nel momento in cui decidevano di esprimere la loro libera opinione su un dato argomento. Tali atti, a parere di chi scrive, sono assimilabili al cd. “cyberbullismo”.

All’AgCom si domanda il monitoraggio di Google Italia e di valutare la pubblicazione di dati che permettano ai comunicatori e ai cittadini di comprendere i criteri che l’azienda adotta per evidenziare determinati contenuti e penalizzarne altri, nell’ottica della trasparenza. Si domanda inoltre all’AgCom la verifica dei requisiti di legge dei sito Gayburg, che non espone il numero di iscrizione al ROC – Registro degli Operatori della Comunicazione – pur ospitando al suo interno pubblicità. Si domanda inoltre un parere circa l’anonimato di detto sito, che non specifica un responsabile e non firma nessuno dei suoi articoli.

All’Ordine dei Giornalisti si chiede di avviare tutte le azioni che riterrà opportune per la tutela di un’iscritta, e di verificare che l’autore/ gli autori del sito Gayburg abbiano tutti i requisiti previsti dall’ordinamento vigente per esercitare attività assimilabile a quella giornalistica, visto che Gayburg si auto-descrive quale sito di “informazione, attualità, cultura e notizie gay. Scopri le ultime news”). Si fa presente che Gayburg, in quanto sito proprietario di dominio autonomo con hosting Aruba, non è un blog ma un sito, e che quindi secondo l’interpretazione estesa della normativa attualmente in vigore svolge attività assimilabile a quella della stampa e dello stampato. Si chiede, altresì, all’Ordine dei Giornalisti di esprimersi circa il concetto di “Notizia”, e circa i criteri permettono di definire “notizia” un contenuto.

Si domanda, in altre parole, se un testo impostato per mezzo di discorsi d’odio che incitano alla violenza verso un determinato soggetto, infarcito di post social e di critiche feroci, che non tiene conto dei principi di continenza e contingenza, possa essere definito “Notizia” e messo a disposizione di milioni di lettori attraverso gli aggregatori di notizie.

A Google Italia, infine, si domanda di nuovo di rendersi reperibile fornendo i recapiti fisici e legali di Google Ireland, onde permettere l’esercizio di eventuali azioni di tutela. Si domanda altresì all’azienda di avviare azioni di cooperazione con gli organismi preposti, al fine di individuare situazioni di criticità e di porvi rimedio, nell’interesse dei comunicatori, dei giornalisti e dei liberi cittadini che sono vittime di azioni di cyberbullismo.

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Rec News dir. Zaira Bartucca

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