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L’Odissea di Flora Caruso – pubblichiamo il nome su sua indicazione – inizia quattro anni fa. Le viene diagnosticato un carcinoma al seno e inizia la sua lotta. Lo tiene a bada con terapie e i controlli continui tipici di queste patologie, sballottata da un nosocomio all’altro. “Cetraro, Praia a Mare, Castrovillari, ho visto quasi tutti gli ospedali della provincia. Ora non ce la faccio più a spostarmi, il mio corpo non me lo consente”. Ma l’Annunziata di Cosenza non è in grado di garantirle una visita in tempi brevi, neppure ora che il male si sta ripresentando. “Ho un gonfiore e sono dolorante”, ha raccontato afflitta. “Ho un gene mutato che mi causa oltre il 70% di possibilità di ricadere nel tumore, ho bisogno di esami tempestivi: quando il mio oncologo ha constatato il gonfiore del tessuto, mi ha detto di fare nell’immediato una Tac total body”.

Ma quell’immediatezza per il nosocomio cosentino si traduce nel 22 giugno. “Non posso aspettare cinque mesi. Non so cosa mi può accadere nel frattempo”. Domandiamo se l’ospedale è informato della gravità del suo caso. “La loro unica risposta è che non c’è posto. Io non do la colpa a loro, a chi prenota l’esame, perché è tutto il sistema non funzionante. Ho provato a prenotarmi anche con la richiesta con la dicitura “Urgenza”, ma non cambia nulla”. A Lecce c’è un polo oncologico distaccato dal resto degli ospedali, sono stata anche lì. Perché non si può fare anche in Calabria? Perché non si dà priorità alle malattie gravi? Non esiste solo il covid anzi a me, malata oncologica, del covid non me ne frega nulla”.

La rabbia verso un virus piuttosto insignificante ma fruttuoso, che viene prima della sua patologia, è tanta: “In questi quattro anni la mia prognosi non è mai stata sciolta, ma il covid ha fatto in modo che i miei controlli venissero bloccati. Non ho fatto visite per tutto il 2020, la prima, in due anni, è stata a marzo del 2021. Chiedo al governatore Occhiuto se tutto questo è normale, se in un momento in cui si straparla di Sanità sia giusto che il CUP di CosenzaCentro Unico di Prenotazione, nda – faccia fare quattro ore di fila allo sportello a persone disabili, a donne incinta, a gente che non si regge in piedi a causa delle malattie che devono sopportare. E’ vergognoso“.

Non si tratta di critiche sterili, ma di constatazioni oggettive, tanto più che la famiglia della signora Caruso ancora patisce i segni dell’abbandono degli altri malati:La figlia di mia cugina è morta perché il suo intervento è stato rimandato causa covid. Aveva 32 anni. Ci dicano di che morte dobbiamo morire e se il diritto a essere curati esiste ancora, ci diano delle risposte immediate perché le nostre malattie non aspettano che il virus sia scomparso”.

Direttore e Founder di Rec News, Giornalista. Inizia a scrivere nel 2010 per la versione cartacea dell'attuale Quotidiano del Sud. Presso la testata ottiene l'abilitazione per iscriversi all'Albo nazionale dei giornalisti, che avviene nel 2013. Dal 2015 è giornalista praticante. Ha firmato diverse inchieste per quotidiani, siti e settimanali sulla sanità calabrese, sulle ambiguità dell'Ordine dei giornalisti, sul sistema Riace, sui rapporti tra imprenditoria e Vaticano, sulle malattie professionali e sulle correlazioni tra determinati fattori ambientali e l'incidenza di particolari patologie. Più di recente, sull'affare Coronavirus e su "Milano come Bibbiano". Tra gli intervistati Gunter Pauli, Vittorio Sgarbi, Giulio Tarro, Armando Siri, Gianmarco Centinaio, Michela Marzano, Vito Crimi, Daniela Santanché. Premio Comunical (2014, Corecom/AgCom). Autrice de "I padroni di Riace - Mimmo Lucano e gli altri. Storie di un sistema che ha messo in crisi le casse dello Stato". Telegram: t.me/zairabartucca Twitter: @Zaira_Bartucca www.zairabartucca.it

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  1. renato ferriani

    17 Gennaio 2022 at 14:54

    SI FACCIAA CURARE DAL BRAVISSIMO PROF DI BELLA MOLTO ONESTO CHE LE SALVERA’ LA VITA.HO VISTO TESTIMONIANZE.IL PROF GIUSEPPE DI BELLA E’ IN VIA MARCONI 51 BOLOGNA TEL. 051 230969 051239662

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ARTE & CULTURA

Riace50, il programma di eventi per il cinquantenario dal ritrovamento dei Bronzi

Il programma ricco e ambizioso che guarda alla valorizzazione di un bene culturale in passato dimenticato. Il sindaco Trifoli: “Vogliamo che sia valorizzato il nostro territorio, che dall’esistenza delle due statue non ha mai tratto alcun beneficio”

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Riace50, il programma di eventi per il cinquantenario dal ritrovamento dei Bronzi | Rec News dir. Zaira Bartucca

Riace riparte con un insieme di eventi e progetti di rilievo per la celebrazione del Cinquantenario dal ritrovamento dei Bronzi. E’ la prima volta che la cittadina del Reggino è interessata da un programma culturale e promozionale di questa portata, che la proietterà – finalmente in maniera concreta – sul panorama nazionale e internazionale, così come merita un bene culturale unico nel suo genere quali sono i Guerrieri attribuiti da alcuni studioso allo scultore greco Fidia. Per festeggiarli è stato pensato un francobollo commemorativo stampato dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, ci sarà un evento televisivo che andrà in onda – in diretta – su Raiuno e una vetrina all’interno della Mostra del Cinema di Venezia, sarà organizzato il convegno di studi “Nel segno dei Bronzi”, percorsi multimediali (Bronzi 5.0) ed esperienziali, fino alla realizzazione di una multipiattaforma in grado di aggregare tutto quanto ruoterà attorno al brand delle due statue. Non solo: alla Festa del Cinema di Roma sarà consegnato il premio “Riace”, senza contare tutte le iniziative che ancora non sono state calendarizzate. Si partirà, comunque, ad agosto, per poi andare avanti fino al 2023 inoltrato.

Un programma ricco e ambizioso che guarda alla valorizzazione di un bene culturale in passato dimenticato: “Vogliamo – è quanto ha detto il sindaco di Riace Antonio Trifoli – che sia valorizzato il nostro territorio, che dall’esistenza delle due statue francamente non ha mai tratto alcun beneficio. Mi riferisco a Riace ma anche a tutta la Locride, che dalla scoperta devono trarre il vantaggio di uno sviluppo turistico ed economico, diventando meta di visitatori non solo italiani ma di tutto il mondo”. Da parte dell’amministrazione comunale è stata inoltre annunciata la volontà di commissionare un’opera, anch’essa in bronzo, da collocare “vicino al luogo del ritrovamento per ricordarne l’evento. Sarà realizzata da un grande scultore”, è stato anticipato.

Preziose le sinergie messe in campo per permettere la messa in pratica delle iniziative: la Fondazione Italiani, il Comitato di coordinamento istituzionale e la Regione Calabria, che ha recepito le iniziative ideate e promosse dal Comune. “La Regione Calabria – ha detto ancora il sindaco Trifoli – con l’impegno assunto direttamente con noi dal presidente Occhiuto, che ha avuto modo di apprezzare il nostro progetto al punto da volerlo pienamente sposare e condividere con i colleghi di Giunta e gli organi amministrativi della Regione Calabria, saprà individuare ulteriori strumenti attuativi per consolidare un progetto di grande qualità e spessore, capace di far apprezzare al mondo un patrimonio culturale, storico, artistico di primissimo piano, contribuendo ad offrire un’immagine straordinaria della nostra amata Calabria”.

“Grazie al lavoro portato avanti dal Comitato di coordinamento – ha proseguito – siamo già ad un punto strategico ed operativo importante di definizione del progetto, ma diventa necessario stabilire un’agenda di lavoro da subito, al fine di poter condividere con gli attori che si aggiungono al comitato da noi costituito le finalità e le attività propedeutiche alla realizzazione del grande evento. I Bronzi costituiscono dei testimonial d’eccellenza per la promozione della Calabria, in un contesto che spazia dalla Magna Grecia all’enogastronomia, dal turismo culturale a quello esperienziale, sostenibile, multiforme. Il progetto che abbiamo presentato e che il Presidente Roberto Occhiuto ha convintamente apprezzato e sostenuto, è ispirato alla scoperta, e riscoperta dei Bronzi, ma è finalizzato anche alla promozione di nuove indagini, studi e ricerche archeologiche sui fondali marini di Riace”.

“Siamo sicuri – ha detto ancora Trifoli – che sinergicamente con la Regione Calabria, la Fondazione Italiani e il Comune di Riace si potranno definire ulteriori apporti aggiuntivi al grande progetto che abbiamo sostanziato e che però, viste le scadenze temporali davvero prossime, ha bisogno di procedere immediatamente con i prossimi step. La qualità e il livello già raggiunti hanno richiesto tempi e investimenti materiali e immateriali assai significativi, che non possono essere dispersi con lungaggini o ripartendo da un punto zero. Già nei prossimi giorni attendiamo di poter definire con la Giunta Occhiuto e con il management della Regione Calabria la fase operativa di un progetto in essere, che abbiamo avuto modo già di perfezionare con una serie di accordi e partnership istituzionali, nazionali e internazionali di primissimo piano, una serie di attività insostituibili che sapranno offrire al mondo un’immagine fantastica e qualificante della Calabria”, ha concluso.

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CALABRIA

Non ha il Green Pass ma deve traghettare, fa ricorso e lo vince. Il caso dell’imprenditore ora fa giurisprudenza

Fabio Messina, agente di commercio palermitano, lo scorso lunedì si trova davanti alla zona imbarco dei traghetti di Villa San Giovanni, in provincia di Reggio Calabria. Deve…

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Non ha il Green Pass ma deve traghettare, fa ricorso e lo vince. Il caso dell'imprenditore reggino ora fa giurisprudenza | Rec News dir. Zaira Bartucca

Fabio Messina, agente di commercio palermitano, lo scorso lunedì si trova davanti alla zona imbarco dei traghetti di Villa San Giovanni, in provincia di Reggio Calabria. Deve tornare a casa, a Palermo, ma non ha il Green Pass, né intende averlo. Trattandosi di un dato sensibile e riservato, il motivo è tutto suo: può darsi non voglia vaccinarsi, è possibile che non voglia utilizzare un dispositivo sanitario quale è il tampone o – ancora – che non ritenga di dover condividere le sue informazioni private con Sogei, con le altre aziende a cui il governo cederà i dati biometrici di ognuno e con il Fascicolo sanitario elettronico (FSE).

L’imprenditore Fabio Messina

Non rinuncia, ovviamente, a tornare a casa, e decide di fare ricorso tramite gli avvocati Grazia Cutino e Mara Galletta. In più, fa qualcosa di abbastanza inusuale, ma a quanto pare efficace: si accampa nei pressi del check-in e aspetta. Prima è solo, poi viene confortato dalla generosità della gente del posto, che decide di ospitarlo nelle ultime due notti che avrebbe dovuto passare – di nuovo – all’addiaccio. La sua protesta pacifica è efficace e rompe il muro delle attese infinite legate alla Giustizia: ieri – rende noto Ansa – il Tribunale Civile di Reggio Calabria ha accolto il suo ricorso. Messina potrà tornare a casa (forse lo ha già fatto) senza esibire alcun Green Pass. Si direbbe che il suo caso faccia giurisprudenza e sia replicabile. Un’altra mazzata per l’incostituzionale certificato verde.

Non ha il Green Pass, Tribunale lo autorizza a traghettare
Fabio Messina può traghettare fino a casa: bloccato senza Green Pass all’imbarco di Villa San Giovanni
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ARTE & CULTURA

Porto Bolaro ospiterà la mostra dell’Arciere

Dal 15 dicembre all’8 gennaio la Personale di Luigi Palamara a Reggio Calabria

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Porto Bolaro ospiterà la mostra dell'Arciere | Rec News dir. Zaira Bartucca

Dopo Palazzo Alvaro “L’Arciere” approda a Porto Bolaro. La location reggina è stata scelta per ospitare i dipinti dell’artista aspromontano dal 15 dicembre 2021 all’8 gennaio 2022. Diversi i soggetti che fanno parte della sua produzione, molti dei quali si potranno ammirare nel corso dell’esposizione natalizia: dai paesaggi e gli scorci calabresi alle rappresentazioni religiose, dalle ormai iconiche “Tarantelle” ai ritratti di personaggi noti. “Esprimere la propria emozione attraverso i colori – fanno sapere dall’organizzazione – è l’intento dell’artista, per dare libera interpretazione a chi la osserva e la vive”. L’arte, dunque, “come comunicazione”. Un principio a cui L’Arciere (al secolo Luigi Palamara) crede particolarmente essendo, oltre che artista, anche scrittore e giornalista.

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CALABRIA

Vaccini ai minori, Occhiuto: I militari mobilitati per le scuole

Forze Armate per garantire una copertura in linea con le richieste del governo. Il tema della vaccinazione in età pediatrica, intanto, rimane controverso. I contatti costanti col generale che voleva “vaccinare chi passa”, tre ambulatori mobili schierati e la conferenza stampa con i militari relatori

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Vaccini ai minori, Occhiuto: "I militari andranno nelle scuole" | Rec News dir. Zaira Bartucca

Chi sperava in un cambio di rotta in Calabria si deve già ricredere, anche in tema di Sanità. Il neo-governatore forzista Roberto Occhiuto avrebbe dovuto mantenere la delega esclusiva sulla Sanità, ma ben presto è arrivato il “sub-commissario” Bortoletti. Doveva ridare la Calabria ai calabresi, ma il contatto con Roma – dicono i critici – non viene interrotto neppure per cinque minuti al giorno, per usare un’iperbole. Segno di quella che alcuni dipingono come una scarsa autonomia decisionale. Sia vero o no, quel che è certo è che Occhiuto era trasversalmente guardato di buon occhio per i propositi di moderatezza, e per una pacatezza che avrebbe dovuto caratterizzare anche la gestione covid, checché ne dicessero Berlusconi o la Ronzulli. Invece no. Nonostante i numeri più che confortanti e l’incremento dei posti di terapia intensiva promosso dallo stesso presidente di Regione, ora si parla di vaccinazioni sui giovani e giovanissimi, da promuovere addirittura nei locali scolastici con l’ausilio delle unità mobili dell’Esercito. “Ci saranno i militari per le dosi nelle scuole” e i militari, del resto, già partecipano alle conferenze stampa promosse dalla Regione (come è accaduto oggi) in uno scenario che ricorda un po’ i modi di fare di alcuni Paesi dell’America Latina.

Ovviamente, per vaccinare i minorenni serve il consenso da parte dei genitori, e per vaccinare gli adulti è necessario che questi firmano volontariamente e in maniera convinta – senza costrizione e pressione alcuna – il consenso informato. Ma gli episodi e i tentativi costituiscono comunque il segno più diretto dell’influenza che il generale che voleva “vaccinare chi passa” e il suo presidio militare schierato in Calabria stanno mietendo su un governatore che – in fondo – pur essendo ex deputato e politico navigato è pur sempre alle prime armi in tema di governo di una Regione, dunque probabilmente per il momento più propenso ad accettare i diktat provenienti dall’esterno. Il risultato? Altro che moderatezza: la stampa locale parla di “portare il siero direttamente nelle scuole e – addirittura – nelle case”, non è chiaro con quali modalità. Un primo scivolone che ricorda un po’ quello del sindaco di San Bassano, che per troppo zelo è incorso in tutta una serie di violazioni della Privacy e finanche di violazioni di diritti costituzionalmente garantiti.

Intanto i pareri provenienti dalla comunità scientifica sulle somministrazioni dei preparati genici sui giovanissimi continuano ad essere assolutamente discordanti. Crisanti, per esempio, sconsiglia i vaccini nella fascia pediatrica che va dai cinque agli undici anni, e il ben più autorevole Giulio Tarro afferma che addirittura non ci sia alcuna utilità a vaccinare i bambini, che considera – se sani – naturalmente immuni, in forza delle difese immunitarie molto alte che caratterizzano i giovanissimi in salute (si legga la nostra intervista, interessante e rassicurante anche per quello che riguarda le varianti che si agitano nuovamente a destra e a manca). I preparati proposti, inoltre, è assodato che non mettano al riparo da un contagio cui, eventualmente, si può correre tranquillamente al riparo tramite le cure. Perché dunque rischiare gli eventi avversi e addirittura i decessi nei giovanissimi – che, per ammissione dello stesso ministro della Salute, esistono – senza considerare il rapporto rischi/beneficio? Il caso di Camilla Canepa, la giovane di Genova deceduta per una trombosi cerebrale post-vaccino, purtroppo, è ancora fresco.

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CALABRIA

Dalla Calabria nuovo guanto di sfida al fast food industriale

Una valida alternativa alle proposte poco genuine di determinate e note catene arriva da Crotone, dove si va affermando Ehilà Take Away. Il punto d’incontro pitagorico merita anzitutto per la qualità dei prodotti utilizzati, tutti a chilometro zero

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Dalla Calabria nuovo guanto di sfida al fast food industriale | Rec News dir. Zaira Bartucca

Abbiamo già scritto di Mi’ndujo, la catena di fast food made in Calabria ormai lanciatissima, presente a Cosenza e a Roma. Un’altrettanto valida alternativa alle proposte poco genuine di determinate e note catene arriva ora dal centro di Crotone, dove si va affermando in maniera crescente Ehilà Take Away. C’è da dire subito che con la startup cosentina il punto d’incontro pitagorico ha l’attenzione per la qualità dei prodotti utilizzati – tutti, si legge sul sito, “a chilometro zero” – e l’accoglienza e la gentilezza del personale. In buono stile calabrese.

Freschezza, rapidità e gusto sono le tre parole che vengono per prime in mente quando si parla di Ehilà Take Away. Se c’è un piatto declinato meglio che si può gustare in questo semplice ma grazioso ritrovo arredato di nero e di giallo, è il pollo. Abbiamo assaggiato il “Come stai” con lattuga freschissima, pollo panato “interamente lavorato in giornata”, ci dice il proprietario, cheddar e salsa burger. A differenza degli omologhi, Ehilà, ha anche una vasta scelta di piatti, compresi quelli “slow”. Un motivo in più per preferire il suo timbro alla grande distribuzione.

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