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Arriva dalla Calabria – e in particolare dalla provincia di Cosenza – l’alternativa al fast food industriale e di massa. Si chiama Mi’ndujo e, se il nome può suonare particolare, quello che convince è l’idea e il modo di gestirla secondo i criteri dell’alta ristorazione, cioè con un’attenzione quasi maniacale per la qualità dei prodotti. Sono le tradizioni e gli ingredienti “veri” che dichiarano guerra ai surgelati, agli hamburger in stile “mac” dove la carne non mantiene i suoi pregi o è frutto di lavorazioni che non giovano certo alla salute.

Mi’ndujo ribalta l’idea del cibo veloce standardizzato, tutto uguale e piatto, puntando tutto sugli ingredienti a filiera corta. Dai formaggi pre-silani alla cipolla di Tropea, dalla carne locale (non importata da chissà dove) al pane italiano come si faceva una volta, con 24 ore di lavorazione e la cottura su pietra. Tutte cose che non ci si aspetta di trovare in un fast-food, ma che invece ci possono essere. Se funziona? Sono gli stessi numeri del franchising calabrese a parlare: dopo le tre aperture della provincia di Cosenza, la catena è sbarcata anche nella Capitale con due locali, guadagnandosi per di più un posto nell’ultima edizione della guida dei 600 indirizzi di street food da non perdere del Gambero Rosso.

Altra particolarità è l’utilizzo della tecnologia per migliorare l’esperienza di consumazione del cliente. Niente di invasivo, solo un piccolo telecomando (in alto) che per mezzo di un led e di una vibrazione avverte gli avventori del fatto che il proprio ordine è pronto. Fine delle file che si vedono spesso nei fast food: come promette il frinchising ci si può sedere e rilassarsi nell’attesa, per poi prendere, in tempi più che ragionevoli senza attese infinite, il panino (anche in formato menu con bibita e originali patatite spesse) o i dolci.

Abbiamo provato questa paninoteca nella formula della consumazione sul posto, perché l’asporto rischia di vanificare i pregi della cottura su pietra. Siamo rimasti piacevolmente sorpresi dalle patatine: fette a nuvola anziché le classiche listelle, croccanti fuori e morbide dentro. Del panino colpisce la sintonia di sapori e gli ingredienti che si distinguono, cosa che in un fast-food non avviene praticamente mai. Del Sud il frinchising calabrese porta con sé anche il calore: personale molto gentile e accogliente, per di più qualificato.

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1 Commento

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  1. Renato Ferriani

    5 Gennaio 2021 at 09:15

    Era ora.E’stata una moda autolesionista.Ho mangiato una volta sola a un Wimpy di Londra nel 1968 e a un Mc di Albuquerque New Mexico.Una roba infame un ambiente ascettico con lo stesso odore indescrivibile in tutto il pianeta.Aveva ragione Alberto Sordi : mi avete provocato e io vi distruggo riferendosi a un bel piatto di spaghetti dopo aver buttato nel cestino la porcheria am esclamando ‘mazza’ che sozzeria.Il miglior cibo lo abbiamo noi.

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FOOD & WINE

I vini rossi Vosne-Romanée, capolavoro della Borgogna

Originariamente chiamato solo Vosne, il villaggio prese il suffisso Romanée nel 1866 in onore al suo vigneto più pregiato, La Romanée, così come fece la maggior parte dei comuni lungo la Côte d’Or tra la metà del XIX e l’inizio del XX secolo. Questo villaggio è la culla di vini rossi Grand Cru

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I vini rossi Vosne-Romanée, capolavoro della Borgogna

Situato tra Digione e Beaune, il villaggio di Vosne-Romanée è la “perla” della regione vinicola della Borgogna: nel cuore della Route des Grands Crus viticoltori appassionati accolgono i visitatori nelle loro cantine per fargli scoprire il loro patrimonio unico che dà ottimi vini rossi.

Originariamente chiamato solo Vosne, il villaggio prese il suffisso Romanée nel 1866 in onore al suo vigneto più pregiato, La Romanée, così come fece la maggior parte dei comuni lungo la Côte d’Or tra la metà del XIX e l’inizio del XX secolo. Questo villaggio è la culla di vini rossi Grand Cru di fama mondiale come Richebourg, La Tâche, Grande Rue, Romanée-Conti, senza dimenticare i tantissimi vini etichettati Premiers Crus e Vosne-Romanée Village. Coloro che decidono di dedicarsi al turismo enogastronomico da queste parti scopriranno le strade del villaggio segnate dalla storia e un panorama ammirevole dalle alture della collina, con una vista eccezionale sui vigneti, sul castello di Clos Vougeot, ma anche sulla vetta del Monte Bianco, che a volte può essere avvistata nelle giornate più limpide.

La denominazione Vosne-Romanée si trova all’interno della Côte de Nuits, nel territorio dei comuni di Vosne-Romanée e Flagey-Échezeaux. Si tratta di 100 ettari dedicati esclusivamente alla produzione di vini rossi da uva Pinot Noir, di cui 27 sono classificati Grand Cru. La denominazione si trova su entrambi i lati della Strada dei Grands Crus della Borgogna, in cima alla collina o ai piedi. I suoli sono per lo più composti da calcari misti e marne argillose ad una profondità che varia da poche decine di centimetri fino a 1 metro. Il territorio del comune Vosne-Romanée è suddiviso in sei climat individuali: La Grand Rue, La Tâche, Richebourg, La Romanée, Romanée-Saint-Vivant ed il più famoso, Romanée-Conti. La conferma della qualità di quest’ultimo cru è arrivata recentemente anche dall’evento londinese Golden Vines dove il Domaine de la Romanée-Conti è stato votato come miglior produttore di vino del mondo dagli oltre 400 professionisti del settore votanti.

Il prestigio rende i vini Vosne-Romanée dei veri e proprio oggetti da collezione, il cui valore parte dai 100 euro a bottiglia ma può raggiungere cifre astronomiche con il passare degli anni. Per sapere come muoversi e quali etichette vale la pena portare a casa, un eccellente canale è l’enoteca online Svino, che nel corso degli anni si è specializzata nella vendita dei grandi vini di Borgogna sul mercato italiano, mantenendo sempre un occhio di riguardo per il prezzo e puntando su etichette che offrono il miglior rapporto qualità/prezzo possibile. Nel caso dei vini Vosne-Romanée si parla in particolare di Premier Cru come Les Chaumes Vieilles Vignes e del lieux dit Les Barreaux di Anne Gros.

Al calice un vino Vosne-Romanée si presenta di colore rosso vermiglio, tendente al viola scuro. Il frutto molto maturo su fondo speziato costituisce il tratto aromatico più frequente di questi vini, assortito con fragola, lampone, mirtillo e ribes nero. Questo complesso di aromi suadenti e raffinati evolve con l’età verso le ciliegie in acquavite e sentori di cuoio e pelliccia. Al palato, l’assaggiatore si trova immerso nel velluto e nella pienezza del Pinot Noir di alta scuola. Un vino che equilibra ricchezza e tannini, struttura e architettura sotto un attacco ben deciso. Il fondo può apparire austero in gioventù, caratteristica di un vino che deve sviluppare in bottiglia la sua struttura e la sua ricchezza. Spesso corposo, voluttuoso e fuori dagli schemi.

La struttura fortemente tannica ma comunque vellutata di questo vino speziato, opulento e carnoso lo inclina verso l’abbinamento con carni dal sapore deciso, dalla consistenza marcatamente fibrosa che il vino sa domare e avvolgere. Pollame di buona qualità, agnello e selvaggina da penna cotti arrosto sono facili prime scelte. Un taglio spesso di manzo magro e dalla consistenza soda si abbinerà splendidamente alla pienezza del vino, mentre il couscous piccante con il pollo sarà ugualmente deliziato dall’avere un vino del genere per compagnia.

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FOOD & WINE

Hawaiian taste, a Roma apre un nuovo Ami Poké store

La catena apprezzata per le sue bowl dal gusto esotico il 10 febbraio inaugurerà un nuovo locale a Piazza Re di Roma, nel quartiere Appio-San Giovanni

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Hawaiian taste, a Roma apre un nuovo Ami Poké store | Rec News dir. Zaira Bartucca

Il gusto hawaiano del Pokè – il piatto unico a base di riso, pesce, frutta e verdura sistemati nella tipica bowl – continua a conquistare la Capitale. Merito anche di Ami Pokè, la catena di store che per prima vi si è insediata con le aperture del Rione Monti, Ponte Milvio, Marconi, Prati, Piazza Istria e Tiburtina. Il settimo locale sarà inaugurato il 10 febbraio alle ore 18, e per l’occasione sarà possibile gustare le creazioni del team under 30 usufruendo di uno sconto di benvenuto del cinquanta per cento. La location scelta è il quartiere Appio-San Giovanni. Il nuovo Ami Pokè sorgerà a Piazza dei Re di Roma, e a rendere più piacevole la permanenza nelle sale dove il rosa la fa da padrone ci sarà un albero di banano alto 3 metri (i soffitti sono di cinque metri), strutturato attorno a un tavolo sociale.

Ami Pokè è stata fondata nel 2018 da due romani classe 1992 – Alessandro De Crescenzo e Riccardo Bellini – che hanno puntato tutto sull’iconico simbolo del pesciolino azzurro e rosa che continua la sua espansione a Roma. “Siamo orgogliosi di questo nuovo traguardo e di portare la nostra cucina sana e gustosa nel quartiere più popoloso della Capitale: i romani hanno dimostrato di apprezzare la nostra proposta e questo ci ha permesso di diventare in breve tempo un’insegna sempre più amata, dai giovani e non solo”, hanno detto.

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CALABRIA

Dalla Calabria nuovo guanto di sfida al fast food industriale

Una valida alternativa alle proposte poco genuine di determinate e note catene arriva da Crotone, dove si va affermando Ehilà Take Away. Il punto d’incontro pitagorico merita anzitutto per la qualità dei prodotti utilizzati, tutti a chilometro zero

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Dalla Calabria nuovo guanto di sfida al fast food industriale | Rec News dir. Zaira Bartucca

Abbiamo già scritto di Mi’ndujo, la catena di fast food made in Calabria ormai lanciatissima, presente a Cosenza e a Roma. Un’altrettanto valida alternativa alle proposte poco genuine di determinate e note catene arriva ora dal centro di Crotone, dove si va affermando in maniera crescente Ehilà Take Away. C’è da dire subito che con la startup cosentina il punto d’incontro pitagorico ha l’attenzione per la qualità dei prodotti utilizzati – tutti, si legge sul sito, “a chilometro zero” – e l’accoglienza e la gentilezza del personale. In buono stile calabrese.

Freschezza, rapidità e gusto sono le tre parole che vengono per prime in mente quando si parla di Ehilà Take Away. Se c’è un piatto declinato meglio che si può gustare in questo semplice ma grazioso ritrovo arredato di nero e di giallo, è il pollo. Abbiamo assaggiato il “Come stai” con lattuga freschissima, pollo panato “interamente lavorato in giornata”, ci dice il proprietario, cheddar e salsa burger. A differenza degli omologhi, Ehilà, ha anche una vasta scelta di piatti, compresi quelli “slow”. Un motivo in più per preferire il suo timbro alla grande distribuzione.

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